lunedì 26 settembre 2011

Halloween, la notte delle streghe


Sono scomparsa, mi dispiaceee! Ho avuto problemi con Internet! Spero di essere perdonata! ^.^
Torno alla riscossa con un pezzo che ho scoperto essere storia: HALLOWEEN, LA NOTTE DELLE STREGHE. Uscito nel 1978 diretto da John Carpenter, che con questa pellicola lancia sul grande schermo, la giovane Jamie Lee Curtis. Film a basso costo, prodotto con soli 325.000 dollari e basti pensare che tutti gli attori hanno lavorato con i propri abiti, perché non c'erano sufficienti soldi per i costumi di scena. Diventato il capostipite dei film 'slasher' (in italiano, 'tagliente', 'squarciante'; genere di film che ha per antagonista un maniaco omicida, per lo più mascherato e per vittime giovani) è dal 2006 al National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli USA, per essere 'storicamente, culturalmente ed esteticamente significativo'. Hai capito!
Siamo in un paesino dell'Illinois, Haddonfield e la notte di Halloween, il piccolo Michael Myers uccide a coltellate la sorella maggiore. Viene immediatamente rinchiuso in una clinica, dove vi sta per 15 anni, seguito e studiato dal dottor Loomis. Dopo questi 15 anni Michael evade dalla clinica e torna ad Haddonfield in cerca di nuove vittime. E' proprio qui che trova Laurie e le sue amiche; tre giovanissime ragazze, ciascuna diversa dall'altra. Quella più diversa è Laurie, la "cervellona" del gruppo, la secchiona di scuola e quella eternamente single, perché poco attraente. Laurie e Annie lavorano come baby sitter e anche la notte di Halloween devono badare a due bambini rimasti soli a casa.
Cosa succede generalmente a questo tipo di personaggi? Che fine fanno le tre amiche? Chi è e da cosa è ossessionato l'omicida mascherato, Michael Myers?
Alcuni critici hanno trovato nel film tracce di sadismo e misoginia, altri ancora credono si nasconda una sottile critica alla promiscuità dei ragazzi degli anni '70, sessualmente disinvolti e consumatori di droghe, alcol e stupefacenti, ma il regista ha smentito queste ipotesi.
A mio modesto parere credo sia assurdo fare un film e non 'mostrare' qualcosa che è quotidiano, qualcosa che fa parte della realtà che si vive, perciò credo che in fondo in fondo, Carpenter volesse davvero illuminare l'adolescenza di quei ragazzi, in tutte le sue forme, le sue pecche e i suoi pregi. Il fascino di questa pellicola risiede non solo nella sua unicità, ma soprattutto nel mistero che resta costante persino a fine film; nelle ambientazioni sempre in penombra, dove a malapena si riescono a distinguere i contorni di una stanza o, tanto più, di un volto. C'è una scena in cui la maschera di Myers cade e per qualche frazione di secondo si scorge il profilo del viso, ma la scena dura talmente poco che non si capisce comunque molto, della fisionomia dell'assassino. In aggiunta, non si sa nulla di Myers, non lo si vede in relazione con qualcuno, ne con un genitore, ne a scuola con gli amici, perciò è ancor più oscuro il chi è e il cosa gli è successo per arrivare a commettere quel gesto folle. Aveva forse un'ostilità verso la sorella? Viveva un senso d'inferiorità con lei, col genere femminile? Come lo trattavano i genitori?
E' tutto un mistero, ma un mistero che a mio avviso vale la pena assaporare, quantomeno per capire da dove provengono tutti quei film, che vedono giovani in corse folli, in disperati tentativi di salvarsi la pelle, con un tizio brandente un coltellaccio, che gli sta alle calcagna.