lunedì 30 aprile 2012

La furia dei titani


La furia dei Titani, di Jonathan Liebesman uscito recentemente nelle sale italiane è il sequel di 'Scontro tra Titani'. La furia dei Titani è ambientato nella Grecia antica, in quel delicato momento in cui il paganesimo stava per essere disarcionato dal cristianesimo. Gli Dei temevano di cadere nel dimenticatoio e Crono, padre di tutti gli dei stava per essere risvegliato da un triumvirato di Dei traditori. Nell'estremo tentativo di rischiare il tutto per tutto, Zeus invoca l'aiuto del figlio semidio Perseo, per distruggere Crono e salvare gli Dei dall'ineluttabilità della storia.

Chiedo venia per la mia mancanza, ma non ho visto il primo episodio, quindi mi trovo a recensire un film indipendentemente dal suo precedente (in questo caso non so quanto possa essere punto a mio sfavore).

Il mio giudizio è questo: assolutamente vuoto e commerciale. Questa nuova generazione di film, come pure Immortals uscito a fine 2011 creati a scopi puramente commerciali, dove l'unico merito sta nell'eccellente uso di effetti speciali, mi porta a chiedere quale sarà la massa mondiale, che versa miliardi per la loro continua produzione! 
Certamente lo studio di uscita nelle sale che vi è dietro è degno di questi miliardi, ma è scandaloso proporre al cervello umano certa roba.
La trama parte carica d'entusiasmo e del solito 'mondo da salvare', ma si perde poi a breve, in vari tentativi, in una corsa affannosa e infruttuosa.
Personaggi stereotipati, molti ritorni a film come 'Troy', soprattutto nella caratterizzazione di Perseo, che lotta tra la sua vita da semidio e quella da pescatore e padre di famiglia (ma fare il semidio è davvero cosi atroce?!). Battute degne di fragorosa risata del tipo 'Usa il dio che è in te' (Zeus cit.), molto simile alla storica battuta di Star Wars 'usa la forza Luke'(perlopiù recitata dal medesimo attore che in 'Star Wars- La minaccia fantasma' è nel ruolo del maestro Qui-Gon Jinn), ambientazioni polverose e un intreccio che è tutto fumo negli occhi, ne fanno una vera schifezza.
Avevano troppa fretta di finire le riprese, il regista è un cane, o non c'erano sufficienti fondi per fare un film quantomeno accettabile? Esclusi i fondi che si sa, non servono alla produzione di un film 'quantomeno accettabile' e quindi la fretta che va di pari passo col punto precedente, non resta che la qualità del regista che, dando un'occhiata alla sua filmografia è ancora forse troppo acerbo per potersi cimentare in imprese cosi ... eroiche!

mercoledì 4 aprile 2012

Amore-polvere da sparo



Ho passato la vita ascoltando canzoni parlar d'altri;


Sospirando, immaginavo di poter avere anch'io, quel confronto.


Quel duello mi eccitava e per anni ho affilato spade e mutilato uomini,


per epurare il mio spirito da quell'ardore inespresso ...


                                                      ... finché non sei arrivato tu ...




Un ardore in quello sguardo.


Una forza e una presenza mai incontrati prima.


Fiamma aizzata dall'ossigeno il mio corpo, al tuo stringermi i capelli.


Il dolore è in realtà piacere di chi emette l'ultimo, esanime sforzo, d'amore.

lunedì 2 aprile 2012

THE RAVEN












The Raven, 'Il corvo': oscuro, misterioso, macabro e inquietante, psicologico e intrigante, sanguigno e soffocante.
The Raven,non è la rivisitazione del celebre film del 1994 con Brandon Lee,anche se usa la stessa figura del corvo, come punto di partenza per narrare la sua storia. In The Raven, il bandolo della matassa è ben più complesso e imprevisto.

1849 un uomo ciondola per le umide strade di Baltimora, ubriaco e folle, odiato e scansato da tutti.
Quest'uomo dal dubbio pudore ma ben vestito è Edgar Allan Poe, noto scrittore, che scavalcato il successo dopo 'Il corvo'(The Raven appunto) e 'Il cuore rivelatore' è ora in piena crisi creativa, che trascina la sua carriera nel baratro del dimenticatoio.
Ad avvolgere questo bizzarro personaggio, le notti di Baltimora, che si tingono del rosso di atroci omicidi, apparentemente senza senso.
Il detective Emmett Fields nota che il serial killer prende spunto proprio dalle opere di Poe per commettere i suoi misfatti, cosi egli decide di usare lo scrittore, per risalire all'assassino.
Ad accorciare i tempi della caccia?
Il rapimento dell'amore di Poe, la bella Emily, sua promessa sposa.

Diretto da James McTeigue (V per vendetta) ha come protagonista John Cusack, che si rivela ottimo col suo sguardo perso e malinconico.
Nonostante però, i tentativi registici di avere un ritmo serrato e avvolto nell'asfissia, il prodotto è un pò lentino e quella che dovrebbe essere asfissia eccitante è in realtà una gara pallosa, a chi riesce a rimanere di più senza fiato.
A tirar su il ritmo sbrindellato sono però la fotografia, quasi tattile tanto tridimensionale, gli effetti speciali, le sorprese e i colpi di scena, che senza dubbio rendono The Raven, un film accettabile.
Amando i thriller psicologici, non posso non ammettere che The Raven ne sia pieno zeppo!
L'originalità della trama aggiunge pepe a questa pellicola e si avverte anche un forte spessore morale.
Il sarcasmo, infatti, è il condimento, la spezia distinta e caratteristica che sfreccia ovunque, marchiando fortemente il tutto, della critica alla società che ci piace tanto.
L'ignoranza è presa di mira e attraversa senza freno più di 100 anni di storia, giungendo fino a noi. La corruzione e il mecenatismo di chi svuota gli artisti della loro fiamma creativa, a meri fini di lucro e la facilità con cui ci si dimentica di chi vale per davvero, sono monito agghiacciante di una realtà quotidiana.
Anche la follia ha il suo nobile spazio, una follia intrisa però di passione, di ammirazione e rispetto, di valore, se si impara a guardare con altri occhi.
Ultimo ma non ultimo, quanto possa spronare il pensiero della perdita di chi si ama, quanto può sospingerci anche oltre i limiti da noi stessi imposti e quanto questo pensiero possa essere terribile e al contempo benedetto, perché creativo.
Poe aveva perso ispirazione e voglia di essere, nonché di esistere, stava perdendo tutto come stava perdendo se stesso e costretto da un pazzo omicida aveva rimesso le mani nella sua pasta, una pasta che richiedeva solo nuova forma per poter essere comunque valida. Ed ecco che il genio si risveglia, sopito e assopito dall'assenza di nuovi stimoli, da nuove gioie o terrori scoprendosi vivo, solo nella morte.