sabato 27 novembre 2010

The Rocky Horror Picture Show


Grandissimo successo del 1973, diretto da Jim Sharman e tratto dall'omonimo spettacolo teatrale di Richard O'Brien, che nel film interpreta il servitore gobbo, Riff Raff.
La giovane coppia Janet e Brad sono in viaggio nel bel mezzo di una tempesta e quando gli si rompe la macchina, decidono di andare a chiedere soccorso a un misterioso castello, dove pare si tiene una festa. E' qui che i giovani fanno la conoscenza del maggiordomo Riff Raff, della domestica Magenta e del padrone di casa Frank-N-Furter, scienziato travestito, che li accompagna poi ad assistere alla nascita di Rocky, l'amante perfetto.
La coppia d'ora in avanti è la protagonista e la spettatrice di cose mai viste o sentite; la loro purezza e castità viene violata dal perverso Frank, che li seduce scatenando in loro confusione, rabbia, rancore e dolore, tutti sentimenti fino ad allora sconosciuti, non accettati o repressi. Si scopriranno intrecci tra i singoli personaggi e risvolti psicologici, che faranno accapponare la pelle e la verità stessa della vicenda viene svelata solamente negli ultimi minuti.
Tim Curry interpreta il folle Frank-n-Furter con singolare scioltezza, conferendo al suo già molto caratteristico personaggio, dei colori e un realismo tali da renderlo quasi appetibile, nonostante l'aspetto. La psicologia di Frank è particolare; egli si presenta come un semplice, 'dolce travestito proveniente da Trans-sexual, Transilvania', quindi innocente, ma in realtà è l'essenza stessa dell'istinto umano. In lui sono concentrati, in un mix esplosivo: curiosità bruciante, perversione, sessualità, sensualità, primitività e intelligenza, il tutto che sfocia poi, in ferocia e cattiveria inaudita. In chiave religiosa può essere considerato come il Diavolo, in quanto essere capace di annientare la ragione, il pudore, i limiti mentali e pratici; in quanto rivoluzionario animato da sacri e validi propositi. Anche se resta costante il dubbio di:'vittima o carnefice?'
Janet(Susan Sarandon) e Brad rappresentano la purezza per eccellenza, lo yin e lo yang; entrambi sensibili e virtuosi, pieni di principi ed etica. Ma a differenza della loro apparente solidità, essi sono poi i primi ad essere plasmati da Frank, ad essere completati da lui, come se fosse il Dio stesso creatore. Egli da loro l'opportunità di arrivare in fondo a se stessi, di provare le più alte trasgressioni, gioie e dolori, come fosse anche una guida o il Fato. La coppia è inizialmente restia a lasciarsi andare, ma è anche palesemente combattuta, perché in fondo desidera abbandonarsi totalmente. Sono gli eroi della vicenda che attraversano il bosco scuro e tenebroso, pieno d'insidie e pericoli e poi giungono al termine del viaggio purificati e più completi.
Riff-Raff, Magenta e Columbia sono fedeli servitori ma anche vittime delle volontà di Frank, che spesso hanno prevaricato i ruoli dei suddetti, arrivando persino alle loro vite private, vedi Columbia con Eddie; cosa che, in ultimo ha portato a crepare il rispetto/timore verso Frank.
La pellicola non è stata considerata alla sua uscita, ma in breve è diventato un cult che tutt'oggi raccoglie fans sfegatati in giro per tutto il mondo. Le rappresentazioni teatrali americane vanno avanti dagli anni'70 e hanno scavalcato senza fatica, le iniziali e ovvie critiche ricevute, a causa dei temi trattati e delle oscenità rappresentate. Favoloso il 'Time Warp', che resta nelle memorie come un piacevole tarlo e la sigla iniziale, rappresentata dalla bocca rosso sangue su sfondo nero, che racchiude emblematicamente con quei colori, il titolo stesso del film.
Numerosi anche i riferimenti alla cultura: il discorso delle dimissioni di Nixon, che pare consacrare l'inizio delle avventure di Janet e Brad; la Creazione e il David di Michelangelo e l'antenna dell'R.K.O nella scena finale.
Esiste anche un seguito! S'intitola 'SHOCK TREATMENT'.
Consiglio vivamente la visione non di questo film, ma di questo pezzo di storia dissacrante e sorprendente.

venerdì 26 novembre 2010

Io Abooorrrrrooo!!

Non è per cattiveria...ma io di politica non so niente! Perché? Perché capisco poco di storia e secondo me le due cose vanno di pari passo. Mi dicono:' Tu non segui la politica, non puoi parlare!' e io penso: è vero, la politica non la seguo, non mi interessa e penso anche che arrivati a un certo punto, si debba fare una bella cosa: MANDARE TUTTI A FANCULO! Esattamente. Mi sembra che sin dall'inizio della politica, si è cercato di risolvere i problemi e di fare i "buoni", ma che poi ci siamo un pò persi per strada e alla fine ci ritroviamo impelagati in questioni sempre maggiori, come fossimo aggrovigliati in un gomitolo! Ma se a quel bel gomitolo gli dessimo fuoco? Via, si ricomincia, con gente nuova, nuove teste, nuovi ragionamenti. Magari non si risolve un cazzo e si sta da capo a 12, ma almeno si può dire di averci provato, di aver tentato. Invece qui vige la religione, l'omertà, il coltivare il singolo giardinetto personale, senza curarsi dell'esterno. Ribadisco: IO NON SEGUO LA POLITICA..però è come un'ombra che mi segue..ovunque si vada si parla di politica e di quanto va male in Italia (io per prima ne parlo) , però ancora viene votata gentaccia che ci rimpinza di stronzate giornalmente (e qui mi astengo). E se nessuno votasse più? Insomma...votare è un diritto-dovere, quindi se nessuno, in Italia parlo, non votasse più: che succederebbe? Me lo chiedo, perché molti votano meccanicamente, senza riflettere...o magari non votano ed è la stessa cosa. Poi mi chiedo anche: ma votare ha ancora un perchè? Le elezioni subiscono variazioni e c'è sempre qualcuno che si diverte a cambiare i risultati, manco fossimo a na partita de Monopoli, quindi vince chi ha detto di 'dover' vincere. E noi fessacchiotti restiamo fregati, in tutti i modi. Tempo fa si facevano rivoluzioni sostanziose e si, ci scappava spesso il morto, ma almeno era lo 'start' per un cambiamento! E mo che si fa? Manifestazioni, si strilla un pò in piazza...ma chi è che cambia davvero le cose? Si ha paura del cambiamento perché spesso questo, ci porta in condizioni radicalmente diverse, che non si conoscono...MA IO LO VOGLIO!
E voi?

sabato 20 novembre 2010

CasaBlanca

Finalmente l'ho vistooo!!! Posso dire di averlo visto e anche: CHE MI E' PIACIUTO!
Inizio della Seconda Guerra Mondiale, Casablanca, città di rifugio e galera, per tutti coloro che non potevano attraversare l'Europa, per raggiungere gli USA. L'affascinante e fascinoso Rick(Humphrey Bogart), ex contrabbandiere d'armi gestisce un locale, quando si trova coinvolto nella sparizione di due preziose lettere di permesso, a lui affidategli dal criminale Ugarte. Nello scompiglio generale fa capolino, nella vita di Rick, Ilsa(Ingrid Bergman), suo grande amore nella Parigi pre-guerra, col marito Victor Laszlo,(Paul Henreid) grande rappresentante della Resistenza cecoslovacca. Ilsa aveva amato Rick credendo il marito morto nel campo di concentramento, ma non lo aveva mai dimenticato. I due si rivedono e la passione si riaccende, gettando nella confusione Ilsa, che ora è contesa tra due grandi amori. Quando però la donna viene a sapere delle lettere e che queste le aveva Rick, tenta di farsele dare da egli stesso, per far fuggire il marito in salvo, lontano da Casablanca. Rick inizialmente rifiuta, poi, quando anche Victor tenta di farsi dare le lettere, non per lui, ma per la moglie, si lascia commuovere e organizza un piano. Bellissimo film del 1942, diretto da Michael Curtis, inserito nel 1998 tra i cento migliori film americani, di tutti i tempi. Casablanca ti prende e ti trascina dolcemente nella musica degli anni '30-40, senza mai annoiarti o stancarti, riportandoti anche ai vecchi amori...DA VEDERE!

Agora

Fine IV secolo, Alessandria d'Egitto, gli scontri tra la religione cristiana e il paganesimo mettono a ferro e fuoco le città. In questo scenario di dispersione, disperazione e morte, come fosse una bolla protetta dal resto del mondo, Ipazia(Rachel Weisz), affascinante filosofa riporta alla luce gli studi compiuti da Aristarco, che ponevano il Sole al centro del sistema solare. Ipazia però, non può astenersi per sempre dal suo contesto storico- politico e si trova a fare i conti anche col suo ruolo di donna, trovandosi contesa dall'allievo Oreste e il suo schiavo Davo. Quest'ultimo, fedele fino alla morte alla sua padrona, si lascerà conquistare dalla religione cristiana e si convertirà, abbandonando cosi, il suo grande amore.
Regia di Alejandro Amenabar uscito in Italia nell'Aprile 2010 viene presentato a vari concorsi, tra cui quello di Cannes, come film fuori concorso. Amando teneramente Rachel Weisz, per la sua eleganza e la sua raffinatezza, non posso certo dire che la sua interpretazione è stata brutta, ma ammetto che il film può risultare, a volte, eccessivamente "spaccato"; quasi ci si dimentica, infatti, della storia di Ipazia e sembra quasi che il regista abbia voluto usare il pretesto della figura di Ipazia, realmente esistita ma di dubbia origine i suoi studi, per mostrare la durezza di quel periodo. A parte questo è un film che vale la pena esser visto, perché interessante, fatto tecnicamente bene e poi...e poi perché c'è Rachel Weisz!!!

venerdì 19 novembre 2010

LoSt In TrAsLaTiOn

Tokyo, un attore americano insoddisfatto e amareggiato dalla vita incontra Charlotte, sposata da due anni, con un ragazzo che non le dà attenzioni e non la coinvolge nella sua vita. Il desiderio di fuga, la solitudine e l'insoddisfazione avvicinano i due protagonisti insonni che, lentamente riscoprono il gusto nel ridere, nel comunicare e nel vivere. Pensavo fosse solo un'esperimento quello di 'Somewhere', film della stessa regista, Sofia Coppola proposto al Festival di Venezia di quest'anno...ma ahimè non è cosi. La lentezza, il simbolismo e il profondo tratto intimista sono la firma della regista che però, con questo film ha vinto Oscar e vari premi di riconoscimento. Da notare quante palesi differenze ci sono, nel viversi un rapporto sentimentale, come per esempio, quando Charlotte rivede delle foto e nota l'onnipresente primo piano del marito e la sua eterna posizione marginale; oppure il fatto che la moglie di Jack lo chiama continuamente, mentre lui mai a lei e si dimentica il compleanno del figlio. Mettiamo una lucetta anche alle nostre relazioni, che ne dite?

ED WOOD

Un aspirante regista, squattrinato, sfortunato, privo di talento, con la passione per gli abiti femminili, ma amante del cinema tenta in tutti i modi di creare un film "da botteghino". Siamo nell'Hollywood degli anni'50, dove talenti come Bela Lugosi, grande interprete di Dracula sono ormai passati di moda per tutti, ma per il giovane protagonista sono miti da rispolverare. Film del 1994 del genio gotico di Tim Burton che, anche qui, mantiene il suo stile noir, stavolta si contorna da spumosi riccioli rosa. Una commedia biografica frizzante, grottesca e curiosa. Il paradosso per eccellenza, dell'esperienza di un uomo che viene ricordato, per il contrario di ciò che voleva.

martedì 9 novembre 2010

Il Circo Dei Fantasmi

Quanto ama, il Circo Burlesque rendere una realtà diversa da com'è veramente! Il Circo Burlesque si muove e fa muovere la gente, gli umori cambiano in base allo show proposto. Se un attore si mette la maschera della commedia, allora li che tutti ridono a crepapelle; se un attore si mette la maschera della tragedia, allora giù coi lacrimoni! Il Circo Burlesque non ammette i "fuori coro", quelle persone che non ridono quando c'è da ridere e che non piangono, quando c'è da piangere. Li prende dal pubblico e li mette al centro dell'arena. Li sfotte, li prende in giro fa di loro uno spettacolo. Ma questa è la storia di un bambino, che è riuscito a capovolgere la situazione e che ha rimesso il Circo Burlesque, al suo posto.
Antoine era sempre cresciuto con l'idea del circo, come del Paese dei Balocchi. La sua cameretta aveva le pareti tappezzate coi ritagli di giornale, ogni volta che parlavano del circo. Tra tutti i circhi in viaggio, Antoine amava però il Circo Burlesque! Il più grande, il più spettacolare e a dire della gente, il più divertente di tutti. Una sera, i genitori di Antoine regalarono al bambino un biglietto per il Circo Burlesque e grande fu la gioia che lo pervase. Il giorno dello spettacolo, Antoine non era più nella pelle e non vedeva l'ora di ridere e di piangere. Lo spettacolo cominciò e i clowns diedero il meglio di loro stessi, mandando la folla in visibilio. Ma Antoine non rideva. Gli pareva strano, ma non riusciva a ridere. Quelle battute non gli facevano ridere, non lo rendevano contento, anzi lo intristivano! Più lo spettacolo proseguiva, più Antoine era deluso e i genitori non sapevano cosa fare. D'un tratto, dall'arena un clown vide il volto serio e crucciato di Antoine e indignato lo prese per mano e lo portò al centro dell'arena. I clown cominciarono a fargli i peggio scherzi e le battute più pesanti, ma Antoine non riusciva a ridere. Li guardava attonito e quasi per chiedergli: dovrei dire qualcosa? I clowns caricarono di più la loro ironia, ma senza risultato, quando all'improvviso, il capo dei clowns disse:-Ma insomma! Com'è possibile che questo bambino non ride? Non siamo forse il miglior circo in viaggio?- disse il grassoccio clown rivolgendosi sorridente al pubblico. Il pubblico non rispose e attese la parola di Antoine. Il bambino prese fiato e con meraviglia disse:- La verità è che non mi fate ridere!-.Allora tutti i clowns urlarono di stupore e il capo clown, con sguardo severo, si diresse davanti al bambino e gli chiese spiegazioni. Antoine continuò:- Voi siete solo tristi e mi fate tristezza; ridete per non piangere e quando piangete è solo uno sfogo. Non siete reali! E poi pretendete che tutti ridano e piangano quando lo fate voi, non è giusto!A me non fate venir voglia di ridere e se mi viene da piangere è solo perchè non siete bravi!- Tutta la platea scoppiò in un 'Oooh' che persino il più lontano dal tendone poteva sentire e grande fu la vergogna dei genitori di Antoine, per le cose che aveva detto il figlio. Antoine non voleva più stare li, cosi corse verso l'uscita, seguito dai genitori.
Il giorno dopo, su tutti i giornali venne messa in prima pagina, la notizia del bambino che aveva "tirato giù il tendone del circo". Il Circo Burlesque fallì di li a pochi mesi, dopo le parole di Antoine, e l'ironia e il dramma vennero rivalutate. Non si rideva più per far contenti altri e non si piangeva più, perché ce lo chiedevano gli altri.

lunedì 11 ottobre 2010

MondoTorta


Se mi soffermo e cerco di non guardare il mondo incasellato: bello, buono, brutto, cattivo, giusto, ingiusto, corretto, scorretto, etc etc...
...non è poi cosi brutto.
Basta immaginarlo come una torta gigante dai mille colori, dove tutto è mischiato senza un ordine.

sabato 9 ottobre 2010

Una nuova tela


Una nuova tela ed è un nuovo mondo che bussa alla porta per poter entrare.
Una nuova tela è una secchiata di colori che impertinente vuole macchiare indelebilmente il suo candore.
Una nuova tela e il cuore si sente finalmente libero di poter parlare...
Ogni volta che compro una nuova tela, mi si accende un braciere alla bocca dello stomaco.
Il suo candore mi accieca e alto è il desiderio di imprimerci un qualcosa di mio.
Tutto quello spazio spazioso; tutto quel candore...quasi mi dà fastidio! Perchè mi fissa in quel modo? Cosa vuole da me?
E la risposta giunge chiara: vuole che io prenda il pennello, lo intinga prepotentemente nel colore e lo pigi su di essa ferendola di pigmento.
La tela gode quando il pennello la sfiora; è una donna che si lascia leccare dall'amante; che si lascia esplorare per non morire in se stessa.
La tela è una signora vogliosa, che sotto la doccia si ricopre di tinta e si maschera di essa.
La tela è una risata fragorosa, che schiocca nelle orecchie vergini sconvolgendole di verità.
Non potrei stare senza il colore e non potrei stare senza le tele...loro sono l'amica che mi porge la spalla e che si lascia fare tutto quello che mi è necessario x poter guarire...

martedì 28 settembre 2010

...Annegare...

Mi sento risucchiare lo stomaco in un abisso di dolore immenso...
e uscirne è difficile.
Mi sembra di affogare, mi sento affogare e soffocare da quest'acqua melmosa che riempie i polmoni e non lascia scampo.
Vado sempre più giù, mi agito verso la superficie, sgranando gli occhi dal terrore: non voglio perdere la vita, ma il vortice di dolore è troppo grande e mi incatena verso il fondo.
I capelli si aggrappano alle braccia, come funi resistenti e le gambe non hanno forza sufficiente.
Sento l'aria mancare e quel fastidioso, anzi odioso nodo in gola che mi fa venir voglia di vomitare!
E tu sei in superficie e mi guardi annegare;
il tuo sguardo impassibile è frastagliato dalle increspature dell'acqua, ma riesco cmq a vedere un mezzo sorriso sulla tua bocca.
Mi stai lasciando annegare senza neppure uno spiraglio d'umanità.
Dove sta l'uomo che ho amato? Dove sta il principe delle mie fantasie che mi proteggeva e mi tutelava dal mondo brutto e cattivo?
Ho perso tutto e sto per perdere anche me stessa.
Ora il mio corpo cede alla morte imminente e i miei occhi decidono di restare aperti;
vogliono imprimere quelle ultime immagini nella retina e portarti con me nell'altro mondo, dove forse avrò pace.
Lascio tutto, cedo tutto;
disperdo i miei sogni come le lacrime in quest'acqua e le ultime bolle d'ossigeno, che oziose fuoriescono dalla mia bocca.
Il canto del mio cuore che volge al termine è l'ultimo suono che riesco a sentire...poi..
...l'oscurità.

giovedì 23 settembre 2010

SPEAK, le parole non dette


Quali segreti potrà mai nascondere una ragazza di 14 anni, che non parla mai con nessuno?
Interrogativi silenziosi che aleggiano involontari, nelle menti degli adolescenti.
Quante volte, al liceo, ci è capitato di veder passare ai bordi dei corridoi, quei tipi strani, silenziosi e quasi oscuri, che camminano svogliatamente con lo sguardo perso nel vuoto? Ci chiedevamo chi erano, cosa facevano nella vita, quali erano le loro passioni, cosa gli piaceva, cosa odiavano e soprattutto, cosa li faceva stare in quel modo. Ma non glielo dicevamo. O magari eravamo noi?
Un fantastico specchio di questa piccola società, che vive tutt'ora nei licei del mondo, ci viene proposta da Jessica Sharzer e dal suo 'Speak, le parole non dette' tratto dal libro omonimo di L. H. Anderson. Un'interpretazione realisticamente dolorosa di Kristen Stewart, ci porta nel liceo di Merryweather, dove un terribile segreto celato da una ragazza, Melinda Sordino sta per aprirci il cuore e la mente. Lei è magrissima, volto pallido seminascosto da capelli rossi arruffati e occhi segnati da lunghe notti passate in bianco. Il suo dolore...nessuno lo conosce, nessuno si sofferma a chiederle cosa le è successo, perchè è tanto cambiata, perchè l'ha fatto...
Aveva molte amiche, Melinda Sordino; si facevano chiamare 'Le acqua e sapone' ed erano: Melinda, Rachel, Nicole e Ivy. Melinda e Rachel erano inseparabili da nove anni e avevano condiviso ogni cosa. Non si direbbe, ora che Rachel frequenta il gruppo degli European, si fa chiamare Rachelle, sottolineando le sue origini francesi ed esce con LUI.
LUI dà ancora brividi a Melinda e la gela come un forte vento del Nord. Le altre gli vanno dietro come cagnolini da riporto e le sue parole sono oro su di loro. I bagni della scuola si trasformano in pagine di metallo, dove scorrono intere conversazioni: 'tizia è un puttana', 'perdonami', 'ti amo', 'sei bellissima', numeri di telefono cancellati con le chiavi e puzza, tipica puzza da bagno perennemente intasato e non lavato. I professori sono preda facile per i nomignoli di Melinda e sembrano aderire perfettamente ad essi, come fossero personaggi di un cartone animato, dove c'è il buono, il cattivo e gli aiutanti. I compagni di classe emancipano Melinda per una chiamata; le tirano palle di purè in mensa, le fanno cadere i libri a terra nei corridoi, le attaccano cartelli con su scritto 'spiona' dietro la schiena e Melinda resta zitta, non parla, si morde le labbra fino al sangue, si colora di scuro le unghie, si chiude in uno stanzino e non esce per ore. Non parla nemmeno quando un compito assegnatole era quello di parlare di un suo tema sulle suffragette; si fa mandare dal Preside e finisce ai doposcuola estivi. Melinda ha tanto da dire, ma non parla; non lo fa perchè nessuno l'ascolterebbe, nessuno le crederebbe. Nessuno la conosce, nemmeno i suoi genitori, nemmeno sua madre, che le regala un ridicolo maglione e pretende che se lo metta, senza nemmeno immaginare che non sia adatto a lei. Melinda è sola, o crede perlomeno di esserlo ed è decisa a lasciar morire in lei quel segreto che lentamente la sta uccidendo. Le lezioni di Educazione Artistica sono l'unico medicinale a tutto quel dolore e il prof. Freeman sembra essere l'unico essere umano realmente interessato a lei...la incuriosisce. Il prof. Neck, invece è il cattivo della storia; si aggira per i corridoi come un segugio e abbaia a tutti i ragazzi che gironzolano senza scuse o 'permessi'. Ce l'ha con Melinda, la crede una delinquente e fa discorsi razzisti e xenofobi durante le sue lezioni suscitando l'indignazione di David Petrakis, allievo aspirante medico e/o avvocato, compagno di lezioni di Melinda. David Petrakis è il nuovo eroe di Melinda, l'unico che è stato in grado di fronteggiare il cane-Neck. Ma il dolore non le passa e continua a tormentarsi.
Riuscirà a guarire? E come farà?
Le tipiche difficoltà del liceo elencate una per una e messe in scena con crudo realismo, tanto da farci sentire ancora partecipi di quella realtà. Il bigottismo, l'ottusaggine, le discriminazioni, il classismo, lo snobbismo, il razzismo, l'ingiustizia e quei cazzo di gruppi che chi se li scorda? Il peso di un grande dolore ci fa sentire chiusi in uno stanzino, dove c'è silenzio, tanta rabbia e vergogna, dove i sentimenti ci sono, eccome, ma non possono uscire per paura. La PAURA è il nemico più grande da affrontare, lo è a tutte le età, figuriamoci a 14 anni, figuriamoci per una come Melinda.

lunedì 13 settembre 2010

Gipsy


Gipsy

E quando si vaga per la vita,
come una gitana ubriaca
e non si ha niente da perdere,
cosa possono fare gli insulti dei passanti?

Quando si è stati traditi da se stessi,
cosa si può fare?

Ed è con un sorriso meschino sul volto
sporco di gitana,
che capisco cosa fare:

mi getterò nel fiume che scorre qui sotto
e lascerò affogare ogni parte di questa sciocca gitana...

domenica 12 settembre 2010

RIFLESSIONE SU 'NEW MOON'

Voi tutti sapete quanto amo la saga di Twilight, i loro personaggi, i libri e la storia narrata. Il suo successo mi spinge continuamente a chiedermi il perchè, che va oltre i perchè ovvi e ogni giorno c'è un perchè nuovo che richiede risposta. Cosa hanno visto milioni di persone in questa saga? Cosa li aggancia cosi...di pancia? La storia di Twilight la conosciamo,
ma oggi voglio raccontare una storia.
E' la storia di una ragazza asociale, introversa e per certi versi chiusa, che scopre per la prima volta di essere viva, quando si trasferisce a Forks, nello Stato di Washington, per vivere dal padre. Lì incontra i Cullen, una famiglia molto strana, dei quali s'innamora perdutamente, di Edward. Solo in seguito, Isabella Swan, la nostra protagonista ed eroina scoprirà che Edward e la sua famiglia sono vampiri. L'amore è corrisposto e in breve è in grado di riunire ragazzi, ragazze, donne e uomini di tutto il mondo, sotto il suo alone misterioso e romantico.
Ma c'è un' altra storia ancora.
E' questa la storia di una ragazza asociale, introversa e per certi versi chiusa, che scopre per la prima volta di essere viva, quando viene mollata dal fidanzato vampiro Edward Cullen. Solo dopo aver vissuto quella che io chiamo 'la fase larva' si renderà conto che c'è un mondo fuori da conoscere e che l'aspetta a braccia aperte. Questo mondo è rappresentato da Jacob Black, amico d'infanzia di Bella. Jacob è il figlio del migliore amico del padre di Bella e vive attorniato da strane credenze popolari della sua tribù, i Quileute, che sembra discendano direttamente dai lupi. Col tempo, Bella e Jacob scopriranno che non erano solo leggende e Jacob farà i conti con la parte lupo che vive in lui, quando scoprirà di potersi trasformare in licantropo. Bella è confusa e combattuta. Edward se ne è andato lasciandola sola, in balìa di quella che in effetti sarebbe potuta essere la sua vita, senza l'incanto dei Cullen. La presenza di Jacob è un buon medicamento alle sue ferite, ma si rende conto di provare di più per lui.
Ricapitolando: una ragazza, due "contendenti", la scelta. Dramma questo vissuto da molti e risolto con scelte più o meno condivisibili. Entrambe i contendenti sono belli, intelligenti e cosa proposta in maniera "commercialmente imbattibile", entrambe offrono l'eternità. Concetto sul quale riflettere. Entrambe porgono a Bella, la possibilità di una vita felice, piena e soddisfacente. Edward appartiene a una famiglia benestante e l'amore che lui prova per Bella è eterno e saldo, come la sua immortalità di vampiro e il suo corpo marmoreo. Jacob, seppur non naviga nell'oro, garantisce alla ragazza una vita felice, con un amore saldo e sicuro, come potrebbe essere quello di una famiglia. Poi il mio obiettivo riduce lo zoom e penso: è facile garantire l'eternità di una vita e anche di un sentimento, quando si vive in una città di 3120 persone! E' facile quando tra queste 3120 persone non se ne salva una per curiosità, originalità e maturità. E' facile quando la ragazza qui in questione, non ha mai avuto nessun tipo d'esperienza e d'improvviso le viene offerto il mondo! Chi altro avrebbe avuto dubbi? Tutti noi, se avessimo avuto il passato di Isabella Swan, quindi vuoto, non avremmo avuto il benchè minimo dubbio tra ciò che ci veniva offerto e quello che forse, ipoteticamente, si avrebbe potuto avere in un futuro più o meno lontano. Certezza per incertezza; facile.
Se si resta con lo zoom su Forks, allora Bella ha solo l'imbarazzo della scelta, o meglio, cambia il tipo di scelta che si deve fare e allora, come poi dirà, la scelta si tramuterà non in una scelta tra un ragazzo e un altro, ma tra chi si vuole diventare e chi non si vuole diventare; su che tipo di vita si vuole avere e su che tipo di vita non si vuole avere. Vista cosi...la saga di Twilight è davvero una balla mondiale e vi prego di capire quale sforzo sto facendo per arrivare a dire questo; ma vedete quanti spunti di riflessione saltano fuori!
Tornando a monte. Quando si vive in una grande città come può essere Roma o New York e si ha una vita frenetica e piena, le proporzioni di ciò che vogliamo cambiano e allora vi chiedo: quanti di voi avrebbero ridotto le scelte della vostra vita a 2 ragazzi, quando c'è cosi tanto da scegliere? Quanti di voi avrebbero ridotto le scelte della vostra vita a 2 lavori, a 2 case...a 2?
Ognuno di noi, se potesse essere chiaro con se stesso direbbe che vorrebbe tutto, ma prima cosa fra tutte è che vorrebbe vivere! E vivere significa entrare nella vita, assaporarne il gusto agro-dolce, godere delle sue gioie e soffrire dei suoi dolori. Sperimentarsi e conoscersi e ogni giorno cambiare idea e rivalutare...
Ci è stata proposta questa come una scelta mondiale, ma se Bella avesse accettato l'idea di provare a vivere qualche anno senza Edward e Jacob, allora che sarebbe successo?

giovedì 9 settembre 2010

L'appartamento spagnolo


Uscito solamente nel 2002???
Ma com'è possibile?! Gli avrei dato molti più anni, questo è sicuro.
Tra i giovani ragazzi che ciarlano nei luoghi pubblici avevo già sentito nominare 'L'appartamento spagnolo' seguito da una scarica di commenti e risatine che hanno messo in rilievo, nella mia memoria, solo il titolo.
Ebbene si! Uscito nel 2002 dal regista Cèdric Klapisch fa scalpore tra i vent'enni e non, per il suo carattere frizzante e libertino, ma anche per le sottili critiche alla società moderna e agli stereotipi sociali.
Un 25'enne parigino, Xavier ( Romain Duris) per ottenere un posto dall'amico del padre, al Ministero delle Finanze, deve dimostrare di saper padroneggiare la lingua spagnola e cosi parte nel progetto Erasmus, per un anno a Barcellona. Già solo il semplice tentare di far parte del proggetto è una chiara critica che il regista fa alla burocrazia. Nella scena dove Xavier è alla segreteria è emblematico il giro che deve fare per poter partire e il regista movimenta questo attimo con degli effetti speciali, ricoprendo quasi completamente lo schermo, con i fogli che Xavier avrebbe dovuto prendere per partire. Ma lasciare casa non è solamente scartoffie burocratiche e lo sfregolìo delle mani al pensiero di un buon posto di lavoro, ci sono anche dei saluti da fare. Martine (Audrey Tautou), la fidanzata del protagonista attacca la solfa, il pianto e in seguito anche le cosiddette 'seghe mentali'. La madre di Xavier non manca all'appello e allega le sue ansie e le sue insicurezze al figlio, che ovviamente la saluta frettolosamente e non proprio amorevolmente.
Una volta a Barcellona, Xavier si trova a dover cercare un appartamento e non trovandolo, è costretto a chiedere ospitalità a due compatrioti conosciuti sull'aereo, un neurochirurgo e la delicata moglie, Anne Sophie (Judith Godrèche). Dopo lungo cercare, il parigino trova un appartamento da condividere con altri cinque ragazzi, un danese, un'inglese, un italiano, un tedesco e una spagnola. Una breve intervista per sapere chi è e che tipo è e Xavier ha trovato casa. La convivenza con gli altri ragazzi fa da specchio a una piccola Europa e mostra quei compromessi ai quali ciascuno deve scendere, per poter convivere con altre persone, come l'ordine e la pulizia. Il regista mostra i classici stereotipi attraverso la voce, del fratello minore della ragazza inglese, che viene a far visita alla sorella, il quale suscita non poco l'indignazione e l'offesa degli abitanti dell'appartamento.
Xavier intanto ha cominciato gli studi e proprio durante una lezione conosce Isabelle (Cécile de France), lesbica, che insegna a Xavier come conquistare fisicamente una donna e che in seguito va a vivere con lui, nel l'ormai nominato 'appartamento spagnolo'. La lontananza, i ritmi 'calienti' di Barcellona, la 'movida', le nuove amicizie e una relazione con Anne-Sophie, moglie del neurochirurgo allontanano Xavier dalla Francia e da Martine, sua fidanzata che, dopo non molto decide di mollarlo. E' proprio nel momento di questa sofferenza, che dall'appartamento fuoriescono i sentimenti degli altri coinquilini, che cominciano a stringere i rapporti e diventano ufficialmente amici; tanto che, nel momento in cui Alistair, fidanzato della ragazza inglese, arriva a Barcellona per farle una sorpresa, si assiste a un comico smobilitamento generale ,che porta a una corsa sfrenata verso casa, nel disperato tentativo di proteggere l'inglesina, che intanto se la stava spassando con un americano. Il regista ha presentato questa corsa tramite lo 'split- screen', ovvero lo schermo diviso in varie scene e con questa tecnica, il film ha acquistato la sua particolarità. Grazie alla fulminea creatività del fratello della ragazza inglese, che si fa trovare a letto con Alistair e quindi si finge gay, la situazione viene salvata e cosi anche la coppia.
L'anno accademico a Barcellona sta terminando e Xavier si riscopre cambiato, più aperto, con la mente più elastica e decide di non accettare l'impiego, ormai ottenuto, al Ministero delle Finanze, ma di inseguire il sogno che aveva da bambino: diventare uno scrittore. E indovinate qual'è stato il suo primo libro?
'L'appartamento spagnolo'.
Film leggero e giovanile, con interessanti riflessioni e caratterizzato da quella leggera ironia franco- spagnola che lo rende piacevole.


mercoledì 11 agosto 2010

SLIPSTREAM nella mente oscura di Anthony Hopkins


"Felix Bonhoeffer è uno sceneggiatore che sta lavorando a un film. Improvvisamente i personaggi che sta creando invadono la sua mente".
Questo è quanto è stato in grado di scrivere il sito Wikipedia e, con molte parole in più, ma anche Mymovies. Sono ricorsa spesso all'aiuto di queste fonti per i miei articoli e non me ne vergogno. Il confronto di altre idee, mi aiuta a prendere consapevolezza delle MIE idee. In realtà, quanto hanno scritto i due siti sopra citati rende "più fico" il film in se per se. Comincia e sfortunatamente continua con infiniti effetti ottici, come di scatti di fotografia, alternati da cambi di colore e sovrapposizione di immagini che rendono faticoso seguire la trama e le vicende varie. Appare il mitico sguardo glaciale di Hopkins e penso:'Woooow, questo film è intrigante'. Dopo circa 20 min di ' clic, spash, bang, foam etc etc' capisco che il film non è intrigante, ma...una schifezza. Gli intellettuali lo chiamano 'cinema sperimentale', quando in realtà si tratta solo di un esperimento, puro e semplice. Meglio chiamarlo cosi che infarcirlo con paroloni che gettano fumo negli occhi della gente. A casa mia si dice: 'Hopkins c'ha provato!' e per carità è notevole per un signore della sua età! Notevole anche la scelta del tema trattato, ovvero lo studio della mente umana e dell'originalità, ma ho faticato a seguirne il filo fino alla fine e anche alla fine ho dovuto ricordare il più possibile il percorso del film, per trovarne un senso logico. Solo una cosa è chiara: ' Felix Bon...qualcosa è uno sceneggiatore e improvvisamente i suoi personaggi invadono la sua mente'. Punto, stop, nient'altro. Il potenziale del film è alto, se ci atteniamo a questa descrizione, ma arrivo persino a dubitare che sia questo il vero succo del film in proposito. Secondo me c'è molto di più.; è nascosto...è ben nascosto, ma secondo me c'è dell'altro. Forse è uno di quei film che va rivisto più e più e più e più...e più volte prima di apprezzarlo semplicemente per quello che è. Chi lo sa...
Provare per credere.

Paura e delirio a Las Vegas


Serataccia anche questa, x quanto riguarda la scelta dei film! Uffaaaa!!!! Il primo che ho tirato giù dalla "macchina sforna dvd" è stato proprio 'Paura e delirio a Las Vegas', di Terry Gilliam ( Parnassus), con Jhonny Depp e Benicio Del Toro. A mia discolpa posso dire di averlo scelto su suggerimento di una certa persona, che qui evito di citare, che me lo aveva elogiato in tutti i modi possibili e immaginabili e che, non contento, mi aveva fatto notare che schifezza potevo essere a non averlo mai visto! Mi sono lasciata prendere dalla curiosità e anche, lo ammetto, dalla sfida e...ho fatto la cazzata.
Il film è tratto dal libro parzialmente autobiografico ' Paura e disgusto a Las Vegas' di Hunter S. Thompson, in cui lo scrittore usa lo pseudonimo RAOUL DUKE, mentre l'avvocato Oscar Zeta Acosta, si fa chiamare DR. GONZO.
Fatto girare per circa 12 anni, in cerca di qualcuno che lo potesse realizzare (chissà com'è nessuno lo voleva), il film trova finalmente padre in Terry Gilliam.
Il giornalista Raoul Duke e il suo avvocato samoano, Dott. Gonzo sorseggiano degli aperitivi in un lussuoso albergo californiano, quando Duke riceve l'incarico di scrivere un articolo sulla gara motociclistica off- road 'Mint 400', che si tiene annualmente nel deserto vicino Las Vegas. Lui e il suo compare prendono l'occasione al volo, per affrontare il viaggio in grande-vecchio stile americano: estremi portati agli estremi. Noleggiano una Chevrolet rossa decappottabile , con meravigliosi interni bianchi in pelle e la riempiono di ogni tipo di droga possibile e immaginabile, poi si mettono in viaggio. Affrontano numerosi incontri, tra i quali Lucy (Christina Ricci) una giovane artista, che cade vittima ai due protagonisti. Arrivati a Las Vegas, Duke e dott. Gonzo si lasciano ai vizi della droga, dell'alcol e degli acidi e Duke mette in secondo piano il suo lavoro. La gara termina senza che Duke abbia realizzato l'articolo, cosi fugge dall'albergo e accetta il successivo incarico: realizzare un articolo sull'annuale incontro formativo sulle droghe, per le forze dell'ordine, ma la situazione non cambia. Albergo differente, risultati uguali. Duke non realizza neppure questo articolo, ma in compenso si dedica agli eccessi più stravaganti. Anche in questo caso i due fuggono dall'albergo, Duke porta dott. Gonzo all'aeroporto per il rientro e lui continua il suo viaggio 'on the road'.
Il senso di questo film?
C'è chi ci vede un affascinante lato filosofico; il viaggio on the road, la vita di estremi e del valicare i limiti umani e anche un no male specchio della società degli anni '70. Sinceramente, io ci vedo solo tanto 'sballo' e il gusto che molti provano a immedesimarsi in persone che non hanno più il contatto con se stessi e col mondo che li circonda. Un lato filosofico e un fascino particolare può evocarlo un film, molto simile come 'The Doors', la vera storia di Jim Morrison e della sua band. Li c'è poesia, amore e quello stile anni '70 che noi tutti amiamo. Questo forse voleva tentare di carpire e poi di trasmettere ciò che invece ha trasmesso The Doors, ma mi dispiace, non c'è riuscito!
Il film è un continuo sproloquiare senza senso dei due protagonisti sballati, buttati su una sceneggiatura niente male, con buoni accostamenti di colore e ondeggianti su una discreta colonna sonora, dove affiorano anche i Jefferson Airplane. Ci sono comparse di grossi personaggi come Flea, il bassista dei Red Hot Chili Peppers, ma si sa: quando c'è troppa gente definita 'brava' in un solo film, si vede che il film stesso non è poi granchè. Quant'è verooo!!!
C'è talmente tanta droga, senso di perdizione di se stessi e rincoglionimento generale, che anche io mi sono sentita spesso in overdose, anche se sorseggiavo solo dell'acqua liscia!
Vedetelo se siete in aria 'sballo senza senso', ma se volete investire la vostra carta della videoteca in qualcosa di più :statene alla larga!

lunedì 9 agosto 2010

SHUTTER ISLAND


Magnifico,
semplicemente magnifico! Oooh, questi sì che sono film che vale la pena vedere! La mia prima scelta di ieri sera è stata proprio 'Shutter Island'. Confesso che l'ho scelto spinta sopratutto dal giudizio di chi l'ha visto e non tanto perchè mi andava; posso dire che ' mi sentivo pronta per questo genere di film'. Sinceramente mi aspettavo sarebbe stato più " doloroso", ma devo dare merito a Martin Scorsese: è stato geniale! Negli appunti che ho preso mentre lo vedevo ho scritto:" Avvincente, emozionante e delicato allo stesso tempo". Non è facile trattare la follìa umana senza cadere in scene che fanno attorcigliare lo stomaco! In una recensione scritta da Edoardo Beccatini su Mymovies, a proposito di Shutter Island ho trovato una frase che mi è molto piaciuta; spero sarà lo stesso anche per voi. E' un'analisi dello stile di Scorsese: "...manipolare lo spettatore non è mai stato uno dei passatempi preferiti di Scorsese, quanto piuttosto l'idea di raccontare dei personaggi manipolati dall'impossibilità di aderire alla realtà". Credo che questa frase chiarifichi definitivamente il concetto di questo film. Il film inizia e ci viene proposta una realtà: Teddy Daniels (Leonardo Di Caprio) è un agente federale in missione col nuovo parter, Chuck Aule (Mark Ruffalo) al penitenziario/ istituto mentale di Ashecliffe situato a largo della costa est, dove dovranno investigare la misteriosa sparizione di una pericolosa infanticida, Rachel Solando. Le indagini portano Daniels a dubitare della sparizione sin dall'inizio, a scavare nel passato di Shutter Island e a contestare la conduzione del posto del dottor Cawley (Ben Kingsley). Nel frattempo, Teddy continua ad avere allucinazioni sulla moglie defunta e flashback sui campi di concentramento, dove ha prestato servizio militare in guerra. I dati che Daniels raccoglie gli prospettano l'idea che Shutter Island sia in realtà un posto dove avvengono esperimenti sugli esseri umani; dove vengono creati fantasmi o zombie incapaci di ricordare quanto hanno fatto in passato, di provare paura o rimorso: delle macchine da guerra. Lobotomia, immersioni in acque ghiacciate fino alla perdita dei sensi o alla morte e scariche elettriche nel cervello, non sono più per Teddy, espedienti curativi appartenenti a epoche passate, ma metodi che probabilmente vengono ancora usati come esperimenti, su esseri umani. Le sue allucinazioni sembrano peggiorare e a queste, si unisce un principio di paralisi e tremori che spingono l'agente ad accelerare le indagini. Un fortunato incontro conferma a Daniels i dubbi su Shutter Island, ma allo stesso tempo, lo allontana dalla possibilità di una fuga dall'isola, dove ogni singola mossa è controllata. Le indagini continuano fino al punto in cui viene accusato lui stesso di essere folle, di essere un detenuto di Shutter Island. Da qui un susseguirsi di domande che lo spettatore si fa: "E' folle o non lo è?; E' vero o non è vero? Chi è allora? Perchè?" etc etc etc ed è un continuo fino allo svelarsi della verità.
Edward Daniels è in realtà Andrew Leddis, ex agente federale revocato dall'incarico perchè incline alla violenza e perchè accusato dell'omicidio di sua moglie Dolores Chanal; la moglie aveva annegato i suoi tre figli perchè soffriva di depressione e il marito tornato a casa, aveva scoperto i corpi dei bambini nel lago dietro casa. Andrew aveva creato nel suo inconscio l'anagramma di se stesso e di sua moglie: Edward Daniels - Andrew Leddis; Rachel Solando - Dolores Chanal. L'istituto dove presumibilmente stava conducendo delle indagini era in realtà l'istituto nel quale era in cura da oltre 2 anni e il suo presunto collega era in realtà il suo dottore. Tutti gli inservienti, gli agenti, il direttore e gli stessi detenuti avevano organizzato il tutto per spingere Andrew a rendersi conto della verità e quindi a guarire, ma inutilmente. Il dott. Cawley mette Andrew alle strette: o guarisce oppure gli verrà fatta una lobotomia per renderlo innocuo. Andrew, una volta scoperto e accettato tutto sembra essere rinsavito, ma già dal giorno dopo tutto torna come prima e il suo destino è segnato. Ne è cosciente, ma pur essendo folle ha scelto e questa scelta viene in seguito a una domanda che Andrew fa al suo dottore:'Cosa sarebbe peggio: vivere da mostro o morire da uomo per bene?'
Dopo un inizio pressocchè lineare e senza turbolenze, il film si trasforma in uno di quegli aerei che si trovano in mezzo a una tempesta, una scatola nel cielo (in questo caso nell'oceano) preda delle variazioni climatiche. Tutto il film e gli avvenimenti del protagonista sono su un vetrino di uno scienziato, che si diverte col suo microscopio a variare la distanza: macrocosmo - microcosmo, microcosmo - macrocosmo cosi fino a far perdere l'identità persino a chi guarda il film.
Consigliato, mi chiedereste voi????DI PIUUUU'''!!!!Affittatelo o compratelo addirittura e gustatevelo, facendo attenzione a rimanere sul pianeta terra. Consiglio: tenete vicino a voi la carta d'identità! ;))

WOLFMAN


Che tristezzaaa!!!Stavo scorrendo l'elenco dei film della videoteca e appena ho letto questo titolo, non c'ho pensato due volte e ho cliccato su -noleggia-. Ma quale delusione si è rivelato!
Questa versione dell'uomo-lupo è stato praticamente uno spreco di soldi, tempo ed energia. Indecente, scontato, ripetitivo, banale e deludente per le potenzialità. Al termine non mi è rimasto niente, all'infuori di qualche scena cruenta e sanguinolenta e a che scopo vedere un film se ci resta solo questo? Sono ben 70'anni che vengono create versioni cinematografiche sulla leggenda dell'uomo lupo e mi chiedo come sia possibile che, nel 2010, la versione che ne è uscita è la copia più sbiadita di 'Wolf', adattamento della medesima leggenda, del 1994 con un'interpretazione magnifica di Jack Nicholson. I temi trattati sono gli stessi, ma il modo...è del tutto privo di sentimento!' Wolfman' è uscito nelle sale italiane il 19 Febbraio 2010 ed è stato diretto da Joe Johnston. Il protagonista è il combattuto Lawrence Talbot (Benicio Del Toro) fuggito dal nucleo familiare in seguito a un'infanzia infelice, dove ha assistito alla morte della sua adorata madre e dove è stato rinchiuso in un manicomio, subendo i peggiori trattamenti. Informato dalla moglie di suo fratello, Gwen (Emily Blunt) della scomparsa di quest' ultimo, Lawrence decide di tornare a casa, infilandosi i panni del classico 'figlio al prodigo'. Il ritorno a casa non è stato certo un 'Bentornato'; infatti Lawrence si ritrova negli stessi meccanismi sociali e mentali, che anni prima l'hanno fatto fuggire. Relazione contorta e misteriosa è quella del protagonista con il padre (Anthony Hopkins), verso il quale si notano strani dubbi. Chi meglio di Anthony Hopkins poteva interpretare la figura dell'uomo ambiguo e custode di un grande segreto??!! Lawrence si mette sulle tracce della presunta bestia che ha ucciso il fratello e una sera decide di andare al campo deigli zingari per avere informazioni. Il campo viene attaccato dalla bestia e Lawrence viene morso. In seguito al morso vengono fuori i chiari segni che annunciano la prossima trasformazione di Lawrence in qualcosa di inumano: un licantropo. La gente del posto, informata dell'accaduto decide di fermare Lawrence prima della totale trasformazione, ma vengono fermati dal padre di lui, che in seguito confesserà al figlio di essere stato lui il primo ad essere morso, molti anni prima della sua nascita. Lawrence capisce che è stato il padre a uccidere sia la madre sia il fratello e di essere stato lui a morderlo. Da qui nasce lo scontro padre- figlio in veste uomini- lupo, che terminerà con l'ovvia vincita di Lawrence. Sulle tracce degli omicidi si è messo anche un investigatore di Scotland Yard, Alberline e la notte di luna piena, dove Lawrence diventa un licantropo, si scatena una caccia. A tentare di salvare il protagonista è Gwen che, innamorata di lui fa di tutto. 'Solo il vero amore potrà salvarlo' questo è il solito antidoto per ogni male e anche quello per questa storia. Gwen e Lawrence si trovano faccia a faccia e la donna cerca di riportagli la memoria umana, ma invano; è costretta a sparargli per liberarlo completamente dalla maledizione. In uno scontro avvenuto tra Lawrence e Alberline, l'investigatore viene morso e...si presuppone che ci sarà un seguito????!!! O_O
Spero caldamente di no. Mentre scrivo questo articolo mi rendo conto che molte frasi le vorrei far terminare con una bella fila di Bla, bla, bla, bla...è un segno bruttissimo! Ero persino indecisa se scrivere quest'articolo o meno, ritenendolo anch'esso uno spreco; avrei voluto scrivere il titolo, appiccicarci la foto e poi scrivere:"Da non vedere". Pulito, semplice e chiaro, ma non è nella mia natura essere cosi...ehm...superficiale. Magari leggendo l'articolo qualcuno s'incuriosirà, lo andrà ad affittare e confermerà quanto ho scritto qui; oppure avverrà che dopo averlo visto, riceverò un commento che mi azzittirà. Io attendo ^_^

domenica 8 agosto 2010

La folata

Non so quanto tempo è passato;
il tuo arrivo si mescola nel fumo del tempo.
Mi hai tolto il fiato e hai sostituito
al ritmo lento e ozioso delle giornate,
quello soffice e cadenzato della musica,
la nostra musica.

Mi hai riportato gioia e calore,
emozione, musica...
stare con te è immergersi in un bagno di colori e ridere...
...ridere tanto.
Hai sferzato i miei occhi con i tuoi;
hanno marchiato la mia memoria col fuoco e
liberato il mio cuore con un soffio violento di vento.
Appartenenza, unione...
...sei ciò che stavo cercando in questo momento...

domenica 18 luglio 2010

Due partite

Ed eccoci al secondo film della serata. Uscito nelle sale italiane nel 2009, 'Due partite' è la storia di quattro donne, che negli anni '60 si riuniscono ogni giovedi per giocare a carte e per raccontarsi le loro vite. Adattamento cinematografico dell'omonima pièce teatrale di Cristina Comencini(regista e sceneggiatrice di 'La bestia nel cuore') ,'Due partite' mostra l'universo femminile attraverso una struttura quadrata doppia. La prima, quella degli anni'60 e la seconda, dei giorni nostri, dove le figlie delle prime 4 protagoniste, si ritrovano allo stesso tavolo, a parlare delle stesse situazioni che anni prima attanagliavano le madri. Ineluttabilità del Fato?Oppure la tanto famosa concezione: 'tale madre, tale figlia' è vera?! Confesso che la prima parte del film è lenta e molti potranno arrivare a spegnere tutto e a cambiare genere, ma per quei fiduciosi che avranno la pazienza di aspettare, si rivelerà loro un film che trasmette concetti sui quali riflettere. 'Tutto torna'; 'Ciò che semini, raccogli'; 'Assorbiamo delle cose dai nostri genitori, senza rendercene conto'. Tutte queste frasi diventano spaventosamente tangibili in Due partite e assicuro che, al termine del film, ci si ritrova ad analizzarci e a guardare nostra madre in cagnesco. Alla videoteca, il film era sotto il genere -commedia-, io l'avrei messo sotto -drammatico- che è ben diverso. Non è un film nel quale ci si piega in due dalle risate, ma non è nemmeno uno di quei film dove ci vengono i crampi cerebrali per le riflessioni o il coinvolgimento emotivo; è semplicemente un film da vedere, che lascia un messaggio molto chiaro senza per forza marchiarci a fuoco, come invece ha fatto 'Caterina va in città'.

Caterina va in città

Stasera dico a mia madre:'Ti va di vedere un film con me?', mia madre accetta e io volo in videoteca con un'idea precisa: affittare Agorà e vedermelo paciosamente sbracata sul divano di casa mia. Prima delusione della serata: Agorà non era presente sull'elenco. Non mi andava affatto di sprecare un viaggio alla videoteca, cosi decido di affittare cmq un film.Curiosamente, mi sono sentita una strana ispirazione salirmi dalla bocca dello stomaco e divampare poi nella mia mente: stasera ho voglia di cinema italiano! Il primo film che noleggio è 'Due partite', dal quale mi sono lasciata affascinare per la copertina supercolorata e per la presenza nel cast, di attrici delle quali conoscevo già qualche lavoro come, per esempio: Margherita Buy, Claudia Pandolfi, Isabella Ferrari, Paola Cortellesi e Marina Massironi. Il secondo film, l'ho scelto perchè avevo memoria di un'ottima pubblicità che gli era stata fatta quando uscì, nel 2003.
'Caterina va in città' è la storia di un'adolescente, Caterina appunto, che si trasferisce con la famiglia da Montalto di Castro a Roma. E' una ragazza timida, introversa, ingenua e per cosi dire "pura". Viene catapultata in una dimensione del tutto diversa da quella che ha vissuto a Montalto e si ritrova in una classe spaccata da opinioni politiche diverse; da una parte i fans della destra, rappresentata dalla figlia di un parlamentare di Alleanza Nazionale( interpretato da Claudio Amendola), Daniela e dall'altra i fans della sinistra, rappresentata dalla figlia di un noto giornalista, Margherita. Attraverso gli occhi scuri della protagonista, lo spettatore vive in prima persona i traumi che gli adolescenti passano in una società contorta come la nostra, dove le opinioni politiche contrastanti, gli stili e i ritmi di vita diversi e classificazioni come 'zecca' o 'pariolino' creano soltanto maggiore caos a quello già esistente. Caterina inizialmente si avvicina a Margherita, con la quale instaura una relazione d'amicizia apparentemente piacevole, ma che si ritrova a interrompere quando il padre ( interpretato da Sergio Castellitto) la scopre ubriaca e con un tattoo. Subito dopo viene trascinata nello sfarzo e nella superficialità, del mondo di Daniela, nel quale riceve offese gratuite alla sua persona e ai suoi sentimenti. Del tutto sconvolta da questi due mondi, Caterina perde se stessa e in un momento dove le sembrava di esplodere, si ritrova in una rissa, durante l'ora di educazione fisica e fugge dalla scuola. Di sua volontà torna a casa e ha modo di conoscere il suo dirimpettaio, il seducente Edward, che l'ha osservata sin dai primi giorni e che le mostra quasi fosse 'gli occhi negli occhi', come lei e la sua famiglia appaiono. Il padre intrecciato nei suoi pensieri, la madre ( interpretata da Margherita Buy) insicura, repressa e infelice e lei, confusa, ma anche estremamente affascinante. Caterina sembra allora ritrovare il punto e tornata a casa, si prepara ad affrontare la sua vita, di nuovo. Supera senza problemi gli esami di terza media e prepara le valigie per le vacanze estive. Nel frattempo, il padre scopre di essere tradito dalla moglie col suo amico d'infanzia ritrovato a Roma e lascia casa e famiglia, per inseguire il suo sogno più grande: viaggiare in moto senza meta. Il film ha un buon messaggio ed è stato fatto bene, ma non è stato in grado di farmi godere, nel vero senso del termine. A causa infatti delle emozioni cosi "di pancia" ho avuto la sensazione di difficoltà, dolore, confusione e smarrimento per tutta la sua durata e al termine, mi sono ritrovata contenta al vedere i titoli di coda. Questo per me, non è uno stato d'animo ch possa essere adibito e un bel film. Non lo consiglio a chi vive situazioni simili o difficili o a chi comunque ha voglia di un film che scorra lasciandoti dentro un messaggio, senza per forza marchiartelo a fuoco. Per quanto la bravura degli attori sia oggettiva, ma per me discutibile, il film ha evidenziato ancor di più la tipica mentalità italiana dell'elemosinare felicità e del continuo lamento su tutto. Film cosi snervano e personalmente fanno infuriare. Sembra come se gli attori italiani conoscessero un unico modo di interpretazione; loro si 'incollano' realmente il ruolo storico dell'Italia-parassita ed elemosiniera, povera e bisognosa e muoiono in questa definizione, senza nemmeno un ultimo bagliore di magnificenza. Vengono messi in rilievo(ancora nel 2003) sentimenti come la rabbia per la gestione del mondo, le agevolazioni per quelli più agiati e le difficoltà per quelli meno fortunati e tutte le lagne che sono conseguenzialmente al seguito.
Consiglio originalità agli attori italiani!!!

domenica 11 luglio 2010

Eclipse


Il terzo capitolo della saga di Twilight sbaraglia completamente il successo ottenuto dai primi due film. Il regista, David Slade ottimizza le scene d'azione gettandoci quella giusta quantità di sentimentalismo che, si sa, addolcisce la pillola.
Isabella Swan, ormai per tutti Bella, prende REALMENTE consapevolezza del triangolo amoroso che la vede contesa tra l'affascinante vampiro Edward e l'attizzoso licantropo Jacob. Mentre i legami del triangolo si rafforzano e la confusione di Bella, seppur ben mascherata, aumenta, la città di Seattle viene attaccata da un ritenuto misterioso serial killer, che causa angoscia e terrore. Nel frattempo, dall'Italia giunge la minaccia dei Volturi, l'antica casata reale dei vampiri, che avendo saputo delle misteriose sparizioni a Seattle e sentendo puzza di ' vampirismo', si recano sul posto, per vedere di cosa si tratta. Quando i Cullen e i licantropi sanno di questi avvenimenti, decidono di allearsi, per risolvere la questione. Ciliegina sulla torta è l'inarrestabile sete di vendetta di Victoria, che vuole massacrare Bella in nome del compagno James, fatto fuori nel primo episodio della saga. Il film ha un ottimo inizio; mentre i primi due episodi cominciano con la protagonista e le sue pare mentali, questo comincia con il mistero, il giallo di Seattle e poi ritorna alla narrazione della storia di Bella. I personaggi sembrano sbocciare in loro stessi, prendere coscienza dei loro ruoli, dei loro sentimenti, dei loro punti deboli e di quelli forti. In certi momenti sembra assistere a uno scontro tra titani, come quando Edward, avvelenato per il furto di un bacio a Bella da Jacob, corre a casa della ragazza per "mettere in guardia" il focoso e impulsivo licantropo. Si assiste alla famosa goccia che fa traboccare il vaso e si mettono a nudo gli impulsi, spesso repressi, dei singoli personaggi. Edward e la sua gelosia combattuta con la sua etica; Jacob e il suo amore per Bella e anche la provocazione nei confronti del vampiro e infine Bella, che sceglie di mettersi tra i due e di dividerli, come per racchiuderli in due differenti bolle d'aria, dando peso prima all'uno e poi all'altro. Ma è cardine quanto dolcemente viene poi a galla, ovvero che la scelta della ragazza, non è tra il vampiro e il licantropo, ma tra due parti di se stessa. E' la scelta di una vita ; la scelta di una vita tra due vite. Il film è carico di suspence, azione, scontri fisici arricchiti da sottofondi agghiaccianti e una gamma emozionale, molto vasta. Il regista ha agganciato per bene gli spettatori e fa si che questa corda, li tenga allo schermo, per tutta la durata del film. Nuovamente azzeccate le colonne sonore, che zampillano nelle scene e gli effetti speciali, che sembrano perfezionati, più puliti e realistici. Si assiste a un cambio di attore, nel ruolo di Victoria, interpretata con grinta da Bryce Dallas Howard.
Il cambio di regista è stato, secondo me, il fattore fondamentale, che probabilmente ha ancorato maggiormente i fans della saga, che spinge i nuovi ad appassionarvisi e che fa ricredere tutti quelli che la sottovalutavano.
Consiglio, come sempre faccio nel mio blog, la visione di questo film che sicuramente non vi deluderà, perchè è stato in grado di sconvolgere e sorprendere persino me, che ho letto tutti e 4 i libri per più di 6 volte ^_^

domenica 4 luglio 2010

Gli Abbracci Spezzati



Il 2009 è stato il ventre, dove è venuto alla luce, un'altra creazione di Pedro Almodòvar: Gli Abbracci Spezzati. Una storia creata in un secchio di metallo, con un pò d'acqua sul fondo. Il primo pigmento colorato che vi si riversa è il giallo, il mistero continuo, che circonda ogni singolo personaggio della vicenda. Il secondo pigmento è il rosso; quel serpente sinuoso che s'intrufola nella mente degli esseri umani e ne acceca la lucidità. Un colore che scalda il cuore e sprigiona sentimenti potenti e irrazionali, come la gelosia. Il protagonista e il narratore della storia è il regista e sceneggiatore Mateo Blanco (Lluìs Homar), che in seguito a un grave incidente perde la vista e l'amore della sua vita, Lena (Penelope Cruz). Il racconto viene a galla dopo 10 anni di continui misteri. Dopo aver perso la vista, Mateo si dedica alla scrittura( usando un programma per ciechi) e firma i suoi lavori con lo pseudonimo Harry Caine. Un giorno, gli fa visita un giovane regista, che si fa chiamare Ray-X (Rubén Ochandiano),che gli propone di realizzare un film per disonorare le memorie del padre,un uomo molto ricco e potente, ora morto, col quale ha avuto un rapporto difficile. Aiutato dalla sua fidata produttrice Judit (Blanca Portillo) e dal figlio di lei, Diego(Tamar Novas), Mateo riconosce nel ragazzo, il figlio di Ernesto Martel (Josè Luis Gòmez). Dieci anni prima, Ernesto propose a Mateo la realizzazione di un film, che aveva come protagonista,la compagna Lena; film che s'intitolava 'Chicas y Maletas'. Mateo e Lena s'innamorano sul set e tra loro nasce una relazione. Ernesto, che muore di gelosia per la donna incarica il figlio di spiare le riprese e Lena, con una telecamera. Le riprese mostrano chiaramente un'intesa tra Lena e Mateo e una sera, acceccato dalla gelosia e dall'ira, Ernesto spinge dalle scale Lena,che si rompe una gamba. Pur di non interrompere le riprese, Lena continua a girare il film arrivando a una convivenza con Ernesto, insostenibile. Al termine delle riprese, Lena subisce un'aggressione da Ernesto, che la getta senza vestiti per strada. La donna corre da Mateo e i due scappano a Lanzarote diventando irrintracciabili per circa un mese. Solo Judit era al corrente di dove si trovavano i due amanti. Innamorata segretamente di Mateo, Judit tradisce i due rivelando a Ernesto dove erano scappati e si lascia corrompere facendo montare le scene peggiori del film,ottenendo cosi un flop. Una sera, mentre Mateo e Lena erano in auto, un fuoristrada li prende in pieno e nell'incidente, Lena muore e Mateo perde la vista. Da quel momento, per Mateo comincia un'altra vita, la vita di Harry Caine; Mateo era morto insieme a Lena. Dopo più di 10 anni, Judit confessa a Mateo il tradimento e i suoi sentimenti per lui e Mateo decide di accettare la proposta di Ray-X e di realizzare quindi il documentario. Judit, però aveva conservato tutte le riprese del film, cosi propone a Mateo di far riuscire 'Chicas y Maletas' e confessa inoltre al figlio Diego, di essere nato da una relazione giovanile,che la madre aveva avuto con Mateo. Scenografie colorate e un ritmo scoppiettante riconfermano l'unicità dello stile, di Pedro Almodòvar, che amo chiamare 'el pintor de las emotiones'.

venerdì 2 luglio 2010

Denunciato 7 volte x Stalking uccide le sue 2 ex e poi si toglie la vita(E grazie)


Ho letto ieri questa notizia sul giornale; uomo di 55 anni, tale Gaetano De Caro, carrozziere uccide due sue ex e poi si toglie la vita. So che una giornalista dovrebbe riportare semplicemente delle informazioni, ma ringraziando il cielo questo è un blog e per questo posso ampiamente permettermi espressioni e pensieri. Il signor De Caro era di origini pugliesi e da tempo risiedeva in Lombardia; era divorziato e aveva una figlia. Era stato già denunciato per minacce e molestie sessuali, ma nonostante questo, non è stato fermato in tempo. Il 1 Luglio scorso si è recato a Chieri da Maria Montanaro, una sua ex, che lo aveva lasciato 4 giorni prima e l'ha fatta fuori con 3 colpi di pistola in fronte, poi, nel pomeriggio, si è recato a Rivolta D'Adda, in Lombardia e ha fatto fuori un'altra sua ex, Sonia Balconi sposata e con una figlia di cinque anni. La donna e De Carlo si erano conosciuti 7 anni prima in piscina e da allora, l'uomo la tormentava con minacce, messaggi e danni provocati all'auto di lei; il tutto con durata 7 anni. Una volta fu tenuta in prognosi per 5 giorni a causa di un'aggressione da parte dell'assassino. Sostenuta dal marito Guido Olivari, Sonia aveva sporto denuncia e da un anno non aveva avuto più fastidi, fino all'altro ieri, quando è stata uccisa con dei colpi di pistola in fronte, mentre era in auto. Stessa sorte è toccata a Maria Montanaro che aveva una relazione burrascosa con l'uomo da un anno, della quale molti dei vicini della vittima, erano a conoscenza.
Due donne, stesso uomo, 7 denunce e molestie per 7 anni, non sono stati dati sufficienti per fermare il pazzo. Risultato? Due donne innocenti ci hanno rimesso le penne. Un marito ha perso sua moglie e una bambina di 5 anni, la madre. Una donna di 36 anni, con una vita di fronte, non tornerà mai più a casa dai suoi familiari.
In tutto questo, mi salta agli occhi una cosa. I carabinieri hanno avuto bisogno di due omicidi per poter dare la caccia a questo pazzo a briglia sciolta; per poter controllare i posti di blocco e per mettere il telefonino dell'uomo sotto controllo. Due omicidi e 7 denunce.
Cari carabinieri immaginiamo che queste donne fossero vostre parenti; sorelle, madri, zie, amiche, figlie e che avessero sporto denuncia per ben 7 volte verso le molestie e le aggressioni di un uomo e che avessero chiuso da poco una relazione insostenibile con un uomo:quanto tempo avreste aspettato prima di muovere il culo?
Quale dato occorre, per poter spingere ad atto pratico, coloro che DOVREBBERO tutelarci?Ditelo,almeno!
Anni fa andava in onda una trasmissione televisiva condotta da Paola Perego, che se non sbaglio si chiamava "Donne". Una volta è venuta come ospite,una donna che era stata vittima di stalking e aveva raccontato la sua storia. Dopo non so quanto tempo di minacce e percosse era riuscita ad avere un'ordine del giudice, dove veniva vietato all'uomo di avvicinarsi alla donna, nel raggio di un tot di metri. Un giorno, l'uomo se ne infischiò dell'ordine del giudice spallò la porta di casa di lei e la picchiò. Rimasi scioccata quando la donna disse, di essere andata dai carabinieri piena di lividi e sangue e di essersi sentita dire:'Beh...se le prende vuol dire che se le merita!'
C'è un pò di tutto al mondo e bisogna stare attenti a chi si ha di fronte e imparare a difenderci. Ma se esistono istituzioni che hanno l'OBBLIGO di intervenire dove noi non possiamo, perchè queste non si muovono?

sabato 5 giugno 2010

Il bacio che aspettavo


Un bravo ragazzo viene mollato dalla fidanzata: il classico.'Ora lui si ammazzerà di pippe mentali, rimetterà tutto in discussione,bla bla bla,bla bla bla...'. Ecco cosa ho pensato dopo la prima scena del film. E' ambientata in uno di quei classici bar americani, con la cameriera che serve il caffè( se cosi si può chimare quell'acqua zozza che altalena a ogni movimento) in quella specie di caraffa che hanno solo loro, il grembiulino, il rumore di stoviglie e un leggero brusio di sottofondo;l'obbiettivo resta immobile sul nostro protagonista, Carter(Adam Brody) e a volte, si posa sulla nostra interlocutrice, Sophia.
Il volto di lui si contorce al suono delle parole di lei:"Ho bisogno di spazio...sapevamo che sarebbe finita cosi...devo andare" e il film sembra già segnato ed etichettato a: 'solfa già vista, niente di nuovo'.
Poi una frase "Sei sempre piaciuto alle ragazze,non avrai problemi a trovarne un'altra" e al film viene dato il serio -Play-. Per affrontare la delusione d'amore, Crater decide di trasferirsi per un pò nel Michigan, dove abita la nonna; ne ha le palle piene dell'amore e delle donne e il suo vero intento è di dedicarsi alla nonna, per potersi disintossicare da tutto. Ironicamente, una volta trasferitosi, si ritrova capovolto in un'altro universo femminile. La prima sera, infatti conosce una ragazza, sua vicina di casa, Lucy (Kristen Stewart) e fin qui è solo gioco di sguardi. Il giorno dopo viene a trovarlo Sarah (Meg Ryan), la mamma di Lucy, che gli porta in dono dei biscotti deconfezionati e serviti su un vassoio. I due entrano in sintonia sin dalle prime battute e un qualcosa preannuncia un legame curioso, che rimette in discussione le idee fattesi fino a quel momento. Carter e Sarah passeggiano molto e parlano molto,scoprendosi stranamente simili. Lui ascolta pazientemente e lei si schiude lentamente mostrando,dietro l'apparenza di donna algida,un cuore che soffre e l'identità di una donna quasi completamente inesistente. Il ruolo di Carter nella vicenda è sensazionale, perchè è sia vittima sia carnefice, sia protagonista sia comparsa, narratore e ascoltatore. E' l'obbiettivo delle telecamere del Grande Fratello e il bambino che ascolta tutto dietro a una porta, con un bicchiere capovolto. Compie un trasferimento perchè aveva bisogno d'aiuto e si ritrova ad essere sostegno fondamentale di tre generazioni femminili. La nonna che continua a ripetere che sta per morire, nonostante le sue ottime condizioni di salute, Sarah che si trova divisa tra i suoi diritti di donna e quelli di madre e Lucy, nel pieno dei primi amori, dei casini mentali e degli squilibri ormonali. Carter, curiosamente, che risultava "il complessato" della situazione all'inizio di tutto, si rivela poi il personaggio cardine di tutto, "il saggio", colui che sperpera consigli a tutti e per tutto e che ha sempre una parola buona per ogni evenienza. Mi piace definirlo, come la Fata Madrina di Cenerentola (evviva la Disney e chi la creò), che dove arriva mette ordine e fa pulizia; infatti all'arrivo di Carter nel Michigan, tutto è scombussolato, indefinito, scomodo e alle sue prime parole, si avverte che qualcosa sta cambiando, che non tutto è perduto, che già qualcosa sta migliorando. E' evidente come Carter venga spiazzato da quel che gli accade, ma non è inconsapevole, perciò accetta, in un certo senso, il ruolo che gli è stato affidato e anzi lo interpreta pienamente, con tutti i pro e i contro del caso. Si ritrova a baciare Sarah, dopo uno sfogo di lei e la sera seguente, a baciare Lucy; arriva ad interpretare l'uomo dei sogni della sorellina di Lucy,Paige(Makenzie Vega). Nel vortice della situazione, Carter rielabora anche la storia con Sophia e ne guarisce e rivaluta i rapporti e la vita. Il film parte come scala emozionale che sale, si trasforma poi in centrifuga da lavatrice e infine sguscia come la pastafrolla dalla macchina che l'ha stesa, liscia, pulita, perfetta. Ogni cosa va a suo posto e tutto riaquista equilibrio, respiro regolare."Il bacio che aspettavo" è creatura del regista alle prime armi Jonathan Kasdan è una commedia romantica ed è uscito nel 2007; è vivamente consigliato a tutti coloro che vogliono passare una serata tranquilla, davanti a un film rilassante, divertente e allo stesso tempo riflessivo e per tutti coloro che amano scoprire,anche attraverso queste piccole cose, che c'è sempre di peggio e di meglio nella vita e che comunque và la pena di viverla!

martedì 4 maggio 2010

nonna e nipote fall in love!!!



Stasera vi racconterò una storia, una storia che sta scioccando chiunque l'ascolti, ma in particolare la Nuova Zelanda, luogo d'origine di tutto.
La 18'enne Pearl Carter (Indiana, USA)rimane incinta e, sotto l'obbligo dei genitori dà in affidamento la figlioletta Lynette. Nel 1983, Lynette mette al mondo Phil Bailey e quando questo compie 18 anni,gli rivela due segreti; il primo è che è stata adottata e il secondo è che ha un tumore al cervello. Phil si mette subito alla ricerca della nonna, in modo da farle incontrare sua madre, ma il tumore è più rapido e impedisce alle due donne di ritrovarsi. Nel frattempo Phil trova la nonna e dopo poche settimane decide di andare a vivere con lei. Qui arriva lo shock...nonna e nipote s'innamorano!!!!Oggi hanno una relazione regolare e fanno sesso come tutte le altre coppie e (rullo dei tamburi)stanno per avere un figlio!La gravidanza viene portata avanti dalla 30'enne Roxanne Campbell, il cui utero è stato affittato dalla strana coppia per 54,000 dollari. Afferma la nonna-futura mamma Pearl,oggi 72'enne:. In seguito la nonna rivela al tabloid neozelandese New Idea, il momento in cui ha aperto il suo cuore al nipote:. Il 26'enne, nipote-futuro papà Phil, aggiunge:.
In seguito a questa notizia, si sono scatenate infinite diatribe e si sono formati vari schieramenti. C'è chi profetizza il valore dell'amore, la sua cecità e l'assenza di qualunque valore in esso; c'è chi, in opposizione a ciò aborra che una coppia cosi possa realmente avere una relazione equilibrata;c'è chi parla di perversione, chi di fatto contronatura. E' ovvio che un fatto del genere non è cosa da tutti i giorni ( o chissà, da domani lo sarà), ma chi siamo noi a giudicarlo? Ha scandalizzato anche me, questo è ovvio! Ma i due rischiano addirittura la galera!Non è forse una reazione eccessiva?Vorrebbero mettere in galera persone cosi che, in fin dei conti non fanno male a nessuno, mentre gente disonesta, ladri, stupratori, spacciatori e quant'altro scorrazzano sereni e tranquilli senza che nessuno li disturbi?Dov'è la Giustizia in tutto questo?Pongo una domanda che credo sia poi il punto di partenza, di tutto ciò: quanta competenza possono avere organi come la polizia e la religione in un ambito del genere?Fin dove possono spingersi le braccia della Legge?Oltre a un evidente imbarazzo, quali altri effetti disastrosi può avere una notizia come questa? E' importante se vogliamo EVOLVERCI imparare a scardinare i nostri schemi mentali, a pensare con la nostra testa e a chiederci continuamente:. E in base alle nostre risposte:
Che una notizia cosi possa essere straordinaria, scioccante e addirittura sconvolgente è ovvio!Ma dopo lo shock, lo sconvolgimento e l'essere stati travolti dalla cosa,che resta?Resta che Pearl e Phil vivono felicemente in Nuova Zelanda e che stanno per avere un figlio coronando cosi, il sogno di una vita. Resta che sono innamorati e che godono dell'estasi e dell'euforia di questo sentimento, di cui ciascuno di noi conosce bene gli effetti e anche le conseguenze. Sostanzialmente resta che in un modo magari inusuale e imprevedibile queste persone hanno raggiunto la felicità. Dopotutto c'è forse un ricettario da seguire alla lettera, per raggiungere la felicità? A voi le risposte, che sono certa usciranno serenamente dal vostro più profondo del cuore.

Quegli occhi...


Quel ragazzo...
Quegli occhi.

Scuri, profondi, intensi come la notte più profonda:quella che non ha sogni.
Quella dove nemmeno gli incubi sostano.
Scuri come una di quelle notti senza pensiero che ti portano in dono, solo il riposo.

Ma in quegli occhi non c'è il riposo.

In quegli occhi c'è passione, perdizione, fame di desiderio;
C'è il sudore di due corpi che fondendosi lasciano libere anche le loro anime.

C'è la sensazione di essere incatenata da quegli occhi; ci sono catene, al sol guardarli per un breve istante, che ti fissano al suolo, lì dove sei, impedendoti ogni movimento.
Quegli occhi consentono un sol movimento: quello del tuo stomaco che lentamente s'attorcina in un unico blocco.
Quegli occhi....

giovedì 1 aprile 2010

Gironi Danteschi

Incuriosita come sempre dalla psiche umana rifletto sul come, molti di noi caschino sempre negli stessi errori.Si parla di scelte più o meno consapevoli, certo,ma la cosa che mi preme capire è il perchè ci ostiniamo a battere la testa sempre sugli stessi muri.Le persone più consapevoli riconoscono che si ritrovano in situazioni che hanno già vissuto,perchè sanno che da quelle situazioni devono apprendere delle lezioni importanti; ma la maggior parte della gente,per eccesso di pigrizia, non per mancanza di intelligenza o che,si ritiene sfortunata e continua a frustrarsi sul quanto gli accade. Reputandomi una persona consapevole e analitica, mi chiedo continuamente il perchè delle cose e nonostante io sia chiara con me stessa e ammetta che ho bisogno di apprendere delle cose,non mi capacito cmq del COSA devo apprendere. E' come avere un fastidiosissimo velo sugli occhi che m'impedisce di vedere chiaramente i dettagli e i bordi della realtà. Detesto tutto questo.
Sono fedele ai miei sensi e al mio intuito,che da sempre, in maniera imparziale,mi guida nelle scelte della vita, ma a volte mi faccio prendere dalla paura e dall'ansia. Ho deciso di chiamare, questi labirinti, questi lacci alle caviglie:Gironi Danteschi. Ci si entra e si rimane un pò cosi e più si va avanti più le cose peggiorano, più diventano gravi le conseguenze. Temo il peggio.

sabato 20 febbraio 2010

Social Network:autismo sociale o potere salvifico?




Giorni fa riflettevo con un'amica su FB.
Quali effetti provocheranno, queste nuove forme di comunicazione, quali appunto FB, ma anche Messenger, nelle persone?
Due opzioni: autismo sociale o potere salvifico?
E' indiscussa l'utilità di questi programmi, ma quanto ci atrofizzano i sensi? Quanta voglia abbiamo poi, una volta chiusa la pagina di FB di chiamare un amico, vedersi e parlare REALMENTE? Di andare incontro all'ipotesi di uno scontro creatosi per opinioni diverse? Di provare emozioni fisiche? Di risentire impulsi che oggi possono essere ritenuti scandalosamente eccessivi?
Viviamo inconsciamente (o consciamente) nell'Era del Contegno, della Repressione di quanto si sente e si pensa. Non pensiamo, che tutto quel parlare chiaro e diretto delle radio, tutto quel dimostrare continuo in maniera sfacciata e spregiudicata della televisione siano l'esempio, che quanto sto dicendo è in realtà l'opposto, perchè non credo sia cosi! Credo che abbiamo cominciato ad usare QUESTO modo di fare per proteggerci da quanto CAOS in realtà c'è dentro di noi e di quanta PAURA abbiamo di ENTRARE dentro a quel caos e di VIVERCELO pienamente. Prima dei social network, l'uomo quando provava paura tremava; quando era felice rideva, saltava e gridava; quando aveva dei dubbi ci si allambiccava il cervello e quando era innamorato, lo dimostrava. Ora usiamo espressioni tipo " Brrrr" per esprimere paura; faccine chiamate 'smiles' " =) " per esprimere gioia; "Mmm" per il dubbio e creiamo un cuore con due tasti "<3">