giovedì 28 luglio 2011

SON DE MAR

L'immagine qui sopra racconta già tutto.
Loro due si amano e tanto e condividono la passione intima e smodata per il mare. Lui è un professore di lettere, amante dell'Eneide e dei suoi passi e lei una semplice cameriera che lavora nel ristorante di famiglia. Si conoscono e scatta la scintilla, che li fa ardere in breve in una cocente passione. Si sposano hanno un figlio e vanno a vivere insieme; tutto nell'arco di un anno e nello stesso anno, un tragico incidente fa morire lui, Ulysses, su una barca in mezzo al mare, lasciando lei, Martina, sola, senza lavoro e con un figlio da mantenere. Dopo ben 4 anni, Martina si rifa una vita e cedendo alle sontuose lusinghe di Sierra, amico di famiglia della ragazza e da sempre innamorato di lei, lo sposa e si trasferisce col figlioletto nella villa. La vita è solida ora, apparentemente perfetta, senza problemi economici, ne pensieri, con un uomo presente, premuroso e attento...ma è una prigione d'oro. Martina, da fresca, solare e vitale è ora una donna d'alta borghesia, fredda, scostante, poco attenta a suo figlio e persino a se stessa. Un giorno arriva una chiamata e una voce all'altro capo del telefono recita quel passo dell'Eneide, che Martina tanto amava farsi dire dal marito:

'Sul profondo e calmo mare, incombono due serpenti con immense volute. I petti irti tra i flutti e le creste sanguigne sovrastano le onde. Mentre il resto del loro corpo si snoda a fior d'acqua, uno di essi ora mi avvinghia la vita due volte e mi opprime col doppio nodo del suo amore e io mi sforzo di sciogliere il suo nodo'.

Si scopre che Ulysses è vivo e vegeto e che è tornato dopo aver compreso che non può vivere senza Martina. Come capirete da voi, da qui cominciano i guai, perché ora la ragazza è trascinata in una storia che credeva essere morta fuori e in lei. Ora deve fare i conti con ciò che sente per il suo ex marito, per il suo attuale marito, per la vita che ha condotto prima e per quella che sta conducendo ora. Scelta ardua e per niente facilitata da esterni fattori.
Uscito nel 2001 dalla regia di Bigas Luna ha come interpreti principali: Leonor Watling e Jordì Molla, rispettivamente nei panni di Martina e Ulysses. Assolutamente da vedere! Un mix perfetto di ambientazioni, musiche e suspance, condito da infiniti fattori, tra cui riferimenti al giallo, metafore esplicite sessuali, che però lasciano comunque spazio all'immaginazione. Quello di Bigas Luna è infatti un erotico delicato, elegante, dove il sesso è l'unione fisica e spirituale tra due persone, non mero atto istintivo. E' un tripudio e un elogio alla vita, al gusto di questa e all'importante di questa. Particolare quanto originale la scena in cui Martina succhia da un'arancia il suo succo, per descrivere il desiderio che prova nei confronti dell'allora semplice cliente del ristorante, Ulysses.

8 donne e un mistero

Ovviamente tratto dalla pièce teatrale 'Huit Femmes' di Robert Thomas, '8 donne e un mistero' non è un'equazione algebrica, bensì una coloratissima commedia noir, dove svettano attrici del calibro di Catherine Deneuve e Fanny Ardant. Uscito nel 2002 dalla creatività del regista francese François Ozon, la pellicola presenta 8 donne fascinose e piene di carattere, ciascuna vincolata all'altra da un legame di parentela o di sentimento forte, alle prese con un'assassinio in una villa soffocata dalla neve. Chi è stato? E perché?
Tutte e 8 le belle signore hanno moventi sufficienti per aver commesso il crimine e tutte hanno qualcosa da nascondere. Un Gluedo insomma, tutto al femminile, dove non mancano le figure dei domestici, della scaltra, della "santarellina", della provocante e l'anziana.
Fa ridere davvero? Si. E' una commedia a tutti gli effetti, ma sferzata da tratti noir, gialli e talvolta persino osceni; resta infatti alla storia il bacio lesbo tra Catherine Deneuve e Fanny Ardant, in una composta lotta fatta su un bel tappeto rosso.
I colori sono infatti importantissimi per la valutazione del film, che non cade in dannosi neri, grigi, o fumo, ma ostenta rossi brillanti, viola, verdi, arancioni e celesti che si oppongono bruscamente al candore della neve, che ininterrottamente si vede cadere fuori dalle finestre.
Un film dove vivono e coesistono infiniti significati e concetti: la gelosia, l'avarizia, la possessività, la follia. Quest'ultimo tema, sopratutto, gioca un ruolo importante per tutta la durata della storia e lega più fattori in un puzzle variegato e omogeneo. Tutto alla fine quadra; tutto trova motivi e logiche risposte, in un qualcosa che di logico, si scopre, ha ben poco.
Ciliegina sono le sporadiche ma spiritose canzoncine (molto 'french style'), che alleggeriscono i momenti più pesati e che si scoprono essere espedienti tecnici, in cui i personaggi si denudano completamente delle loro caratteristiche, quasi a voler sfuggire dal ruolo impostogli dal regista e si dichiarano cosi al pubblico, via via sempre più compassionevole (e quindi folle).
Vedetelo, vedetelo, vedetelo!

martedì 5 luglio 2011

Ultimo Tango a Parigi

Sapete quando si dice 'guardo il cielo e mi consolo pensando che lo stesso cielo, lo stai guardando anche tu?'
In questo caso non si parla di cielo, ma di un appartamento, un appartamento in affitto in Rue Jules Verne, a Passy, Parigi.
Jeanne è una ventenne ribelle, impertinente e romantica e cerca una casa per lei e il suo fidanzato, un giovane regista emergente. Nello stesso appartamento conosce Paul, uomo oscuro, silenzioso e misterioso, che instaura con la ragazza una relazione sessuale, già dopo pochi minuti il loro incontro. Jeanne turbata, ma affascinata nel medesimo tempo si reca all'appartamento ogni giorno, dove puntualmente trova Paul ad aspettarla. I due cominciano cosi una relazione clandestina e avvolta nel mistero delle rispettive vite, lontane e severamente segrete quando si incontrano; ma è una relazione sana? E' una relazione d'amore? E' solo sesso? Cosa c'è dietro la pesantezza di Paul e l'aria naif di Jeanne?

Regia di Bernardo Bertolucci del 1972, con Marlon Brando nei panni di Paul e Mary Schneider in quelli di Jeanne, la pellicola rappresenta una fantasia sessuale dello stesso regista, fatta su una sconosciuta incontrata per strada e descrive il "silenzio" che due persone vivono al loro primo incontro. Quel 'quid' che scatta quando due persone sono sole, lontane da presentazioni ed etichette sociali; quella conoscenza fatta a livello sottile e, appunto, silenziosa.
Paul è a mio parere, il protagonista indiscusso della vicenda, materializzato dalla presenza di Jeanne, certo, ma è colui che muove gli avvenimenti a livello pratico e d'intenzione. Nel film egli fa un viaggio di redenzione; cerca dapprima un luogo scuro e abbandonato da tutti dove rifugiarsi e affogare i suoi dolori, poi arriva Jeanne che gli fa letteralmente entrare la luce e lo costringe a una reazione, a un risveglio e in ultimo sfoga la sua disperazione e depressione nel sesso con lei. Lui 45'enne, lei 20'enne; due mondi diversi che però condividono lo stesso senso di alienazione nei confronti della vita e dei fatti della vita, come la morte. Una pellicola cosi, scura e profonda, ma alleggerita dalla musica di Gato Barbieri e dalla fotografia di Vittorio Storaro, che conferiscono poesia e magia alla storia. Certamente un film apprezzabile dopo una sua multipla visione, perché all'inizio può apparire piatto e privo di senso. Numerose le scene di sesso, talvolta forse troppo esplicite, che OVVIAMENTE hanno creato scandalo in Italia all'uscita nelle sale, tanto da arrivare a un sequestro della pellicola e a numerosi impicci legali --.--'' ( com'era?? 'Viva l'Italia?'......mah...)
Film come questi fanno storia! E ricordiamoci che parliamo degli anni '70, dove il sesso era davvero affatto tabù --.--''