martedì 28 settembre 2010

...Annegare...

Mi sento risucchiare lo stomaco in un abisso di dolore immenso...
e uscirne è difficile.
Mi sembra di affogare, mi sento affogare e soffocare da quest'acqua melmosa che riempie i polmoni e non lascia scampo.
Vado sempre più giù, mi agito verso la superficie, sgranando gli occhi dal terrore: non voglio perdere la vita, ma il vortice di dolore è troppo grande e mi incatena verso il fondo.
I capelli si aggrappano alle braccia, come funi resistenti e le gambe non hanno forza sufficiente.
Sento l'aria mancare e quel fastidioso, anzi odioso nodo in gola che mi fa venir voglia di vomitare!
E tu sei in superficie e mi guardi annegare;
il tuo sguardo impassibile è frastagliato dalle increspature dell'acqua, ma riesco cmq a vedere un mezzo sorriso sulla tua bocca.
Mi stai lasciando annegare senza neppure uno spiraglio d'umanità.
Dove sta l'uomo che ho amato? Dove sta il principe delle mie fantasie che mi proteggeva e mi tutelava dal mondo brutto e cattivo?
Ho perso tutto e sto per perdere anche me stessa.
Ora il mio corpo cede alla morte imminente e i miei occhi decidono di restare aperti;
vogliono imprimere quelle ultime immagini nella retina e portarti con me nell'altro mondo, dove forse avrò pace.
Lascio tutto, cedo tutto;
disperdo i miei sogni come le lacrime in quest'acqua e le ultime bolle d'ossigeno, che oziose fuoriescono dalla mia bocca.
Il canto del mio cuore che volge al termine è l'ultimo suono che riesco a sentire...poi..
...l'oscurità.

giovedì 23 settembre 2010

SPEAK, le parole non dette


Quali segreti potrà mai nascondere una ragazza di 14 anni, che non parla mai con nessuno?
Interrogativi silenziosi che aleggiano involontari, nelle menti degli adolescenti.
Quante volte, al liceo, ci è capitato di veder passare ai bordi dei corridoi, quei tipi strani, silenziosi e quasi oscuri, che camminano svogliatamente con lo sguardo perso nel vuoto? Ci chiedevamo chi erano, cosa facevano nella vita, quali erano le loro passioni, cosa gli piaceva, cosa odiavano e soprattutto, cosa li faceva stare in quel modo. Ma non glielo dicevamo. O magari eravamo noi?
Un fantastico specchio di questa piccola società, che vive tutt'ora nei licei del mondo, ci viene proposta da Jessica Sharzer e dal suo 'Speak, le parole non dette' tratto dal libro omonimo di L. H. Anderson. Un'interpretazione realisticamente dolorosa di Kristen Stewart, ci porta nel liceo di Merryweather, dove un terribile segreto celato da una ragazza, Melinda Sordino sta per aprirci il cuore e la mente. Lei è magrissima, volto pallido seminascosto da capelli rossi arruffati e occhi segnati da lunghe notti passate in bianco. Il suo dolore...nessuno lo conosce, nessuno si sofferma a chiederle cosa le è successo, perchè è tanto cambiata, perchè l'ha fatto...
Aveva molte amiche, Melinda Sordino; si facevano chiamare 'Le acqua e sapone' ed erano: Melinda, Rachel, Nicole e Ivy. Melinda e Rachel erano inseparabili da nove anni e avevano condiviso ogni cosa. Non si direbbe, ora che Rachel frequenta il gruppo degli European, si fa chiamare Rachelle, sottolineando le sue origini francesi ed esce con LUI.
LUI dà ancora brividi a Melinda e la gela come un forte vento del Nord. Le altre gli vanno dietro come cagnolini da riporto e le sue parole sono oro su di loro. I bagni della scuola si trasformano in pagine di metallo, dove scorrono intere conversazioni: 'tizia è un puttana', 'perdonami', 'ti amo', 'sei bellissima', numeri di telefono cancellati con le chiavi e puzza, tipica puzza da bagno perennemente intasato e non lavato. I professori sono preda facile per i nomignoli di Melinda e sembrano aderire perfettamente ad essi, come fossero personaggi di un cartone animato, dove c'è il buono, il cattivo e gli aiutanti. I compagni di classe emancipano Melinda per una chiamata; le tirano palle di purè in mensa, le fanno cadere i libri a terra nei corridoi, le attaccano cartelli con su scritto 'spiona' dietro la schiena e Melinda resta zitta, non parla, si morde le labbra fino al sangue, si colora di scuro le unghie, si chiude in uno stanzino e non esce per ore. Non parla nemmeno quando un compito assegnatole era quello di parlare di un suo tema sulle suffragette; si fa mandare dal Preside e finisce ai doposcuola estivi. Melinda ha tanto da dire, ma non parla; non lo fa perchè nessuno l'ascolterebbe, nessuno le crederebbe. Nessuno la conosce, nemmeno i suoi genitori, nemmeno sua madre, che le regala un ridicolo maglione e pretende che se lo metta, senza nemmeno immaginare che non sia adatto a lei. Melinda è sola, o crede perlomeno di esserlo ed è decisa a lasciar morire in lei quel segreto che lentamente la sta uccidendo. Le lezioni di Educazione Artistica sono l'unico medicinale a tutto quel dolore e il prof. Freeman sembra essere l'unico essere umano realmente interessato a lei...la incuriosisce. Il prof. Neck, invece è il cattivo della storia; si aggira per i corridoi come un segugio e abbaia a tutti i ragazzi che gironzolano senza scuse o 'permessi'. Ce l'ha con Melinda, la crede una delinquente e fa discorsi razzisti e xenofobi durante le sue lezioni suscitando l'indignazione di David Petrakis, allievo aspirante medico e/o avvocato, compagno di lezioni di Melinda. David Petrakis è il nuovo eroe di Melinda, l'unico che è stato in grado di fronteggiare il cane-Neck. Ma il dolore non le passa e continua a tormentarsi.
Riuscirà a guarire? E come farà?
Le tipiche difficoltà del liceo elencate una per una e messe in scena con crudo realismo, tanto da farci sentire ancora partecipi di quella realtà. Il bigottismo, l'ottusaggine, le discriminazioni, il classismo, lo snobbismo, il razzismo, l'ingiustizia e quei cazzo di gruppi che chi se li scorda? Il peso di un grande dolore ci fa sentire chiusi in uno stanzino, dove c'è silenzio, tanta rabbia e vergogna, dove i sentimenti ci sono, eccome, ma non possono uscire per paura. La PAURA è il nemico più grande da affrontare, lo è a tutte le età, figuriamoci a 14 anni, figuriamoci per una come Melinda.

lunedì 13 settembre 2010

Gipsy


Gipsy

E quando si vaga per la vita,
come una gitana ubriaca
e non si ha niente da perdere,
cosa possono fare gli insulti dei passanti?

Quando si è stati traditi da se stessi,
cosa si può fare?

Ed è con un sorriso meschino sul volto
sporco di gitana,
che capisco cosa fare:

mi getterò nel fiume che scorre qui sotto
e lascerò affogare ogni parte di questa sciocca gitana...

domenica 12 settembre 2010

RIFLESSIONE SU 'NEW MOON'

Voi tutti sapete quanto amo la saga di Twilight, i loro personaggi, i libri e la storia narrata. Il suo successo mi spinge continuamente a chiedermi il perchè, che va oltre i perchè ovvi e ogni giorno c'è un perchè nuovo che richiede risposta. Cosa hanno visto milioni di persone in questa saga? Cosa li aggancia cosi...di pancia? La storia di Twilight la conosciamo,
ma oggi voglio raccontare una storia.
E' la storia di una ragazza asociale, introversa e per certi versi chiusa, che scopre per la prima volta di essere viva, quando si trasferisce a Forks, nello Stato di Washington, per vivere dal padre. Lì incontra i Cullen, una famiglia molto strana, dei quali s'innamora perdutamente, di Edward. Solo in seguito, Isabella Swan, la nostra protagonista ed eroina scoprirà che Edward e la sua famiglia sono vampiri. L'amore è corrisposto e in breve è in grado di riunire ragazzi, ragazze, donne e uomini di tutto il mondo, sotto il suo alone misterioso e romantico.
Ma c'è un' altra storia ancora.
E' questa la storia di una ragazza asociale, introversa e per certi versi chiusa, che scopre per la prima volta di essere viva, quando viene mollata dal fidanzato vampiro Edward Cullen. Solo dopo aver vissuto quella che io chiamo 'la fase larva' si renderà conto che c'è un mondo fuori da conoscere e che l'aspetta a braccia aperte. Questo mondo è rappresentato da Jacob Black, amico d'infanzia di Bella. Jacob è il figlio del migliore amico del padre di Bella e vive attorniato da strane credenze popolari della sua tribù, i Quileute, che sembra discendano direttamente dai lupi. Col tempo, Bella e Jacob scopriranno che non erano solo leggende e Jacob farà i conti con la parte lupo che vive in lui, quando scoprirà di potersi trasformare in licantropo. Bella è confusa e combattuta. Edward se ne è andato lasciandola sola, in balìa di quella che in effetti sarebbe potuta essere la sua vita, senza l'incanto dei Cullen. La presenza di Jacob è un buon medicamento alle sue ferite, ma si rende conto di provare di più per lui.
Ricapitolando: una ragazza, due "contendenti", la scelta. Dramma questo vissuto da molti e risolto con scelte più o meno condivisibili. Entrambe i contendenti sono belli, intelligenti e cosa proposta in maniera "commercialmente imbattibile", entrambe offrono l'eternità. Concetto sul quale riflettere. Entrambe porgono a Bella, la possibilità di una vita felice, piena e soddisfacente. Edward appartiene a una famiglia benestante e l'amore che lui prova per Bella è eterno e saldo, come la sua immortalità di vampiro e il suo corpo marmoreo. Jacob, seppur non naviga nell'oro, garantisce alla ragazza una vita felice, con un amore saldo e sicuro, come potrebbe essere quello di una famiglia. Poi il mio obiettivo riduce lo zoom e penso: è facile garantire l'eternità di una vita e anche di un sentimento, quando si vive in una città di 3120 persone! E' facile quando tra queste 3120 persone non se ne salva una per curiosità, originalità e maturità. E' facile quando la ragazza qui in questione, non ha mai avuto nessun tipo d'esperienza e d'improvviso le viene offerto il mondo! Chi altro avrebbe avuto dubbi? Tutti noi, se avessimo avuto il passato di Isabella Swan, quindi vuoto, non avremmo avuto il benchè minimo dubbio tra ciò che ci veniva offerto e quello che forse, ipoteticamente, si avrebbe potuto avere in un futuro più o meno lontano. Certezza per incertezza; facile.
Se si resta con lo zoom su Forks, allora Bella ha solo l'imbarazzo della scelta, o meglio, cambia il tipo di scelta che si deve fare e allora, come poi dirà, la scelta si tramuterà non in una scelta tra un ragazzo e un altro, ma tra chi si vuole diventare e chi non si vuole diventare; su che tipo di vita si vuole avere e su che tipo di vita non si vuole avere. Vista cosi...la saga di Twilight è davvero una balla mondiale e vi prego di capire quale sforzo sto facendo per arrivare a dire questo; ma vedete quanti spunti di riflessione saltano fuori!
Tornando a monte. Quando si vive in una grande città come può essere Roma o New York e si ha una vita frenetica e piena, le proporzioni di ciò che vogliamo cambiano e allora vi chiedo: quanti di voi avrebbero ridotto le scelte della vostra vita a 2 ragazzi, quando c'è cosi tanto da scegliere? Quanti di voi avrebbero ridotto le scelte della vostra vita a 2 lavori, a 2 case...a 2?
Ognuno di noi, se potesse essere chiaro con se stesso direbbe che vorrebbe tutto, ma prima cosa fra tutte è che vorrebbe vivere! E vivere significa entrare nella vita, assaporarne il gusto agro-dolce, godere delle sue gioie e soffrire dei suoi dolori. Sperimentarsi e conoscersi e ogni giorno cambiare idea e rivalutare...
Ci è stata proposta questa come una scelta mondiale, ma se Bella avesse accettato l'idea di provare a vivere qualche anno senza Edward e Jacob, allora che sarebbe successo?

giovedì 9 settembre 2010

L'appartamento spagnolo


Uscito solamente nel 2002???
Ma com'è possibile?! Gli avrei dato molti più anni, questo è sicuro.
Tra i giovani ragazzi che ciarlano nei luoghi pubblici avevo già sentito nominare 'L'appartamento spagnolo' seguito da una scarica di commenti e risatine che hanno messo in rilievo, nella mia memoria, solo il titolo.
Ebbene si! Uscito nel 2002 dal regista Cèdric Klapisch fa scalpore tra i vent'enni e non, per il suo carattere frizzante e libertino, ma anche per le sottili critiche alla società moderna e agli stereotipi sociali.
Un 25'enne parigino, Xavier ( Romain Duris) per ottenere un posto dall'amico del padre, al Ministero delle Finanze, deve dimostrare di saper padroneggiare la lingua spagnola e cosi parte nel progetto Erasmus, per un anno a Barcellona. Già solo il semplice tentare di far parte del proggetto è una chiara critica che il regista fa alla burocrazia. Nella scena dove Xavier è alla segreteria è emblematico il giro che deve fare per poter partire e il regista movimenta questo attimo con degli effetti speciali, ricoprendo quasi completamente lo schermo, con i fogli che Xavier avrebbe dovuto prendere per partire. Ma lasciare casa non è solamente scartoffie burocratiche e lo sfregolìo delle mani al pensiero di un buon posto di lavoro, ci sono anche dei saluti da fare. Martine (Audrey Tautou), la fidanzata del protagonista attacca la solfa, il pianto e in seguito anche le cosiddette 'seghe mentali'. La madre di Xavier non manca all'appello e allega le sue ansie e le sue insicurezze al figlio, che ovviamente la saluta frettolosamente e non proprio amorevolmente.
Una volta a Barcellona, Xavier si trova a dover cercare un appartamento e non trovandolo, è costretto a chiedere ospitalità a due compatrioti conosciuti sull'aereo, un neurochirurgo e la delicata moglie, Anne Sophie (Judith Godrèche). Dopo lungo cercare, il parigino trova un appartamento da condividere con altri cinque ragazzi, un danese, un'inglese, un italiano, un tedesco e una spagnola. Una breve intervista per sapere chi è e che tipo è e Xavier ha trovato casa. La convivenza con gli altri ragazzi fa da specchio a una piccola Europa e mostra quei compromessi ai quali ciascuno deve scendere, per poter convivere con altre persone, come l'ordine e la pulizia. Il regista mostra i classici stereotipi attraverso la voce, del fratello minore della ragazza inglese, che viene a far visita alla sorella, il quale suscita non poco l'indignazione e l'offesa degli abitanti dell'appartamento.
Xavier intanto ha cominciato gli studi e proprio durante una lezione conosce Isabelle (Cécile de France), lesbica, che insegna a Xavier come conquistare fisicamente una donna e che in seguito va a vivere con lui, nel l'ormai nominato 'appartamento spagnolo'. La lontananza, i ritmi 'calienti' di Barcellona, la 'movida', le nuove amicizie e una relazione con Anne-Sophie, moglie del neurochirurgo allontanano Xavier dalla Francia e da Martine, sua fidanzata che, dopo non molto decide di mollarlo. E' proprio nel momento di questa sofferenza, che dall'appartamento fuoriescono i sentimenti degli altri coinquilini, che cominciano a stringere i rapporti e diventano ufficialmente amici; tanto che, nel momento in cui Alistair, fidanzato della ragazza inglese, arriva a Barcellona per farle una sorpresa, si assiste a un comico smobilitamento generale ,che porta a una corsa sfrenata verso casa, nel disperato tentativo di proteggere l'inglesina, che intanto se la stava spassando con un americano. Il regista ha presentato questa corsa tramite lo 'split- screen', ovvero lo schermo diviso in varie scene e con questa tecnica, il film ha acquistato la sua particolarità. Grazie alla fulminea creatività del fratello della ragazza inglese, che si fa trovare a letto con Alistair e quindi si finge gay, la situazione viene salvata e cosi anche la coppia.
L'anno accademico a Barcellona sta terminando e Xavier si riscopre cambiato, più aperto, con la mente più elastica e decide di non accettare l'impiego, ormai ottenuto, al Ministero delle Finanze, ma di inseguire il sogno che aveva da bambino: diventare uno scrittore. E indovinate qual'è stato il suo primo libro?
'L'appartamento spagnolo'.
Film leggero e giovanile, con interessanti riflessioni e caratterizzato da quella leggera ironia franco- spagnola che lo rende piacevole.