domenica 11 dicembre 2011

Il Loto e l'Arpia



Il tuo sorriso squarcia la mia realtà e mi trasporta in una dimensione dove non sei più cosi sconosciuto.
Ci sono tanti ricordi che si accatastano nella mia mente e me la stipano; tante voci felici che tornano ad eco, nelle mie orecchie.
Vorrei trovare risposte certe a un qualcosa che non so descrivere, forse perché troppo prematuro. Vorrei cantarti quei canti antichi che usavo soffiarti, mentre ti tenevo stretto e sentirmi leggera nel nostro nuovo ritrovarci.
Un peso però, ancora il mio cuore a terra e gli frena l'impeto delle ali che tendono verso il cielo; una me fasciata di veli neri e leggeri, quasi evanescenti, col viso pallido e marcato di nero, con labbra scure, prive di vita...
Una me con capelli corvini, vivi come serpi, con gli occhi sbarrati e iniettati di sangue; una me che con voce tagliente come lama, frena quel cuore invitandolo ad arrestarsi, forse per sempre.
Una luce fa allentare la letale morsa dell'arpia nera e un grido acuto, disperato plasma il cuore alato, in un minuto corpo.
Una creatura delicata, con occhi limpidi ma pieni di perché, si trova ora incatenata tra le metalliche braccia ossute di quell'altra. Le sue vesti bianche si confondono con la sua chioma che si spalma sul suolo.
Coraggio e paura, curiosità e riluttanza, desiderio e oppressione, libertà e catene ... vita e morte.
Come può un fiore di loto, col suo candore e la sua purezza continuare a brillare della sua essenza accanto a erbacce semimorte, velenose e soffocanti?

sabato 10 dicembre 2011

AMERICAN BEAUTY

INTRODUZIONE
Mi gira la testa se penso alle molteplici chiavi di lettura di questo film. Credo che guardarlo una sola volta, non basti; credo sia uno di quei film da vedere più e più volte per apprezzare la variopinta gamma di colori che vi esiste.
'American Beauty' è un film nato alla fine degli anni '90 e a un passo dal 2000; un film nato quindi in un periodo di forti cambi, su più livelli; basti pensare che in molti, allora, credevano che nel 2000 sarebbe finito il mondo (ritornello che sentiamo anche oggi) . La bellezza americana, titolo già di per se sarcastico, ci spiega che l'intento basilare della pellicola è quello di mostrare teatralmente la società americana. 'Che novità!' penserete in molti, ma non vi soffermate qui; non date per scontata questa tematica.
ANALISI E SINOSSI
Lester è un 40'enne remissivo, insoddisfatto, ma con una mente attiva e interrogativa, sempre alla ricerca di un qualcosa in più, sulla vita. La moglie, Carolyn è un'ambiziosa agente immobiliare, frustrata e dura con se stessa, che si prende a schiaffi quando si concede un pianto liberatorio e la figlia dei due, Jane è la tipica adolescente imparanoiata, complessa, arrabbiata, che osserva con cinismo e forte critica i genitori e il mondo che la circonda. Questo è però il quadretto che si vede dentro casa, perché al di fuori, tutti giocano allo stesso gioco: la famiglia felice di un quartiere felice. E' l'autoillusione che permea questa famiglia, perchè al di fuori è palese che c'è qualcosa che stona con l'immagine che danno, un vago senso di irrequietezza. La realtà stessa è quella che schiaffeggia i 3 e gli ricorda che il mondo è ben diverso da come vogliono dipingerlo loro. I loro vicini in primis sono i testimoni di questo: una coppia gay e i neo trasferiti Fitts. I primi non hanno problemi a mostrarsi al mondo per ciò che sono e i secondi, vivono segregati dalla disciplina militare del marito e dalla totale assenza (psichica e fisica) della moglie. Il figlio di questa coppia, Ricky è considerato dai compagni di scuola "uno scoppiato", ed è magneticamente attratto da Jane, che mostra apparentemente di fuggirgli, ma che in realtà ne è lusingata e addolcita. Elemento bomba è Angela, amica di Jane, bionda, appariscente e frivola accende in Lester una miccia potentissima, che cambierà definitivamente le carte in tavola. Alla vista di Angela, infatti, Lester si resetta e torna come adolescente; annienta i suoi ultimi 20'anni e torna a desiderare le cose di quando aveva l'età di sua figlia. Torna a volere la bionda cheerleader della scuola, torna all'egoismo tipico adolescenziale, torna alla palestra e torna a farsi le canne in compagnia del nuovo amico Ricky. Questo suo improvviso cambio e la perdita contemporanea del lavoro destabilizza prima sua moglie, che inizia una relazione con il concorrente in carriera Buddy Kane e poi la figlia, che si allontana definitivamente dal suo nucleo familiare e dall'amica Angela, che prova un senso di gratificazione e gioco a sedurre e a farsi sedurre dal padre di Jane. Lester è certamente il protagonista-miccia; quello da cui poi il film e i personaggi attuano cambi importanti, ed è anche colui che si prende gli oneri delle conseguenze, come se stesse trascinando se, la sua famiglia, la sua intera realtà, in passi che gli altri non desiderano o che temono. Egli ne è consapevole e accetta il cambio con serenità e gioia. Di fatto, tutti godono dei cambi di Lester; la moglie è più rilassata e vitale, la figlia comincia ad ammorbidirsi e ad amare, Ricky trova l'oggetto che cercava di osservare da sempre. Persino il durissimo signor Fitts viene scosso e attaccato dal dubbio; il suo però è un dubbio malsano. Un fraintendimento sarà la causa dello scoppio definitivo della bomba e le pedine di questo gioco geometrico, saltano in aria.
Il backstage di questo film è più interessante forse del film stesso, perché ha molti cambi, new entry, un entrata in campo e un'uscita di nomi famosi, l'uno dietro l'altro, tra cui cito Steven Spielberg. Dopo vari passaggi, il regista è Sam Mendes e lo sceneggiatore (il cuore stesso della vicenda e del merito di questo film) è Alan Ball. A quest'ultimo va infatti il merito di aver messo assieme alcuni "fermi-emozionali" della sua vita, come per esempio il caso dei primi anni 90 di Amy Fisher, da cui ha tratto le vicende di Carolyn e nei medesimi anni, quello di un semplice sacchetto di plastica che volteggia al vento per 10 min, regalato poi al personaggio di Ricky. La fotografia è un'altra sezione che è stata poi premiata e qui nomino Conrad Hall, che ha saputo dare respiro alle scene con inquadrature larghe e gli ha conferito comunque preziosità.
Sin dall'inizio del film si ha il senso dell'immersione. L'inquadratura iniziale è infatti quella che prende l'intero quartiere dove si svolge la vicenda e poi si tuffa nella casa dei protagonisti. Questa ha la facciata pulita, regolare, perfetta e ha al contempo, quei tratti che denotano una certa bizzarria della famiglia che vi abita, come la porta rossa. A riprendere il rosso, colore che torna poi in tutto il film è la staccionata abbracciata da numerose piante di rose ben curate. Carolyn infatti ha l'attitudine a prendersi cura dei suoi fiori e quei fiori saranno poi il tarlo fisso, l'ossessione che spunterà in ogni angolo della casa, in ogni attimo di abbandono emotivo. I petali di rosa saranno l'elemento premonitore del cambiamento, il seme della discordia, la passione serpeggiante che scardina il rigore, il bigottismo e il borghesismo iniziali.
Il rigore della nostra famiglia, viene poi affiancato alla disciplina dei Fitts, in una casa dai colori militari, opachi, quasi che si confondono con lo sfondo. Le due abitazioni sono in perfetta comunicazione, in particolare le stanze dei ragazzi, le uniche delle due case ad aver colori e arredamenti che escono dallo stile principale, che si affacciano l'una nell'altra e che permettono a Ricky di osservare la curiosa famiglia e le relazioni che vi sono tra i componenti. I due giovani sono gli unici barlumi di sincerità, non per niente sono ragazzi, simbolo di purezza, di futuro; sono quelli che riconoscendosi reciprocamente decidono di innalzarsi al di sopra di tutto ciò che li circonda, di andare avanti, diversamente. E che dire dell'amicizia tra Ricky e Lester? Ovvio il gioco-specchio che hanno e di cui sono pienamente consapevoli. E quella tra Angela e Jane? La realtà che si scontra con l'illusione. Per chi non avesse ancora visto questo film ... beh consiglio la sua visione con consapevolezza che ne rimarrà estasiato. Per chi l'ha invece già visto, consiglio una re-visione, visto che l'altalenanza dramma-commedia lo rendono piacevole e scorrevole.
Chi vuoi essere nella vita? Dove sei in questo momento? Chiediti se sei e se fai ciò che veramente vuoi essere e fare.

venerdì 9 dicembre 2011

I GUERRIERI DELLA NOTTE


New York, anni ‘70. Tutte le bande giovanili della città vengono chiamate a raduno dal leader dei Riffs, Cyrus, ascoltato e venerato da tutti per saggezza e intelligenza. Le condizioni del raduno obbligano solo nove componenti di ciascuna banda a recarsi nel quartiere del Bronx, dove si terrà l’adunata e rigorosamente, tutti disarmati. I protagonisti indiscussi della vicenda sono i Guerrieri, un gruppo di Coney Island, che porta smanicati di pelle e che vengono ingiustamente accusati dell’uccisione di Cyrus. Questo infatti, al culmine del suo discorso sulla conquista della città, tramite l’unione in un’unica forza di tutte le bande viene assassinato dal folle capo dei Rogues, Luther, che in ultimo accusa Cleon il capo dei Guerrieri, successivamente ucciso. Si scatena il delirio e la banda dei Guerrieri si trova a lottare per raggiungere Coney Island, dove sarà finalmente al sicuro. I ragazzi cercano di salvarsi la pelle, svicolando il più possibile per le buie strade di New York e dintorni, affrontando tutte le bande che gli danno la caccia, dividendosi per poi ritrovarsi. Riusciranno i nostri eroi a tornare a casa? Chi si salverà e chi perirà? Quali evoluzioni avvolgeranno Swan, nuovo capo dei Guerrieri e gli altri membri rimasti in vita?

Film cult di fine anni ’70 diretto da Walter Hill, ‘I Guerrieri della notte’ è tratto dal romanzo omonimo di Sol Yurik, che a sua volta si è ispirato all’Anabasi dello storico ateniese Senofonte e mostra la vita che nasce quando cala il sole, per le strade della metropoli newyorkese. Il viaggio che “gli eroi” devono affrontare per ottenere gloria, rispetto e stima del resto del mondo, nonché un’affermazione territoriale, tipicamente maschile e/o patriottica. Titolo iniziale del film era ‘Streets of fire’, ma alla produzione non piaceva e Hill ha pensato comunque di archiviare questo titolo per un altro film, che vede la luce nel 1984. Le locations per le riprese sono state varie a causa delle continue interruzioni da parte di gente curiosa sul set e la scena della lotta in bagno è stata totalmente ricostruita negli studi Astoria di Long Island, dove sono occorsi ben 5 giorni di riprese per la sequenza. Per la protezione dei furgoni della produzione sono stati assoldati per davvero dei delinquenti, ovviamente pagati profumatamente, che hanno cosi evitato atti vandalici e gli stessi hanno avuto piccoli ruoli di comparsa, nella scena del raduno. Tanto per non sbagliarsi, in Italia il film è stato vietato ai minori di 18 anni, a causa della violenza che vi regna sovrana e nel resto del mondo ha avuto difficoltà di circolazione, perché più volte accusato di incentivare la violenza. Cos’è che è rimasto alla storia di questo film? Cosa lo fa rimbombare a distanza di cosi tanti anni? Gli impulsi che si alzano al nome Guerrieri della notte hanno il sapore della determinazione, del coraggio, del ‘Se il mondo mi è contro o mi da la caccia, combatterò a mani nude e vincerò lo stesso’. Sa di individualismo, di reazione contro l’omologazione, contro un’omologazione che è mentale più che estetica; sa di rivolta contro una società ottusa e cieca. Contro il mondo? E’ possibile. Certamente le reazioni sono varie a seconda di chi parla, ma ciò che è universale è il messaggio che arriva: se lotti, nonostante le difficoltà e le avversità, riesci. Se non lotti perisci e … punto.


CONFERENZA STAMPA: 'BLOODLINE'


Una grande casa in aperta campagna, un gruppo di persone in procinto di girare un film porno e una di queste, Sandra, incaricata dal capo di girare un backstage sul film, con un ricordo agghiacciante con cui fare, prima o poi i conti. Questi i dati per il nuovo horror dal retrogusto italiano: Bloodline, film a basso costo diretto da Edo Tagliavini. Gli elementi dell’horror classico ci sono tutti; c’è la casa con i fantasmi, ci sono gi zombie, il serial killer e un gruppo molto caratteristico di persone che lentamente viene falciata dallo psicopatico mascherato. E’ il nuovo film slasher con ricordi di Psycho, The ring, Shining e The others. E’ un coraggioso tentativo di un gruppo di artisti amanti del cinema, di ridare vita a un genere che sta scomparendo: l’horror. Ed ecco sul tavolo gli attori Virgilio Olivari, Francesco Malcom e Paolo Ricci accompagnati dal regista Edo Tagliavini e il produttore Mario Calamita; ecco alcuni componenti della Opencinema s.r.l. società di produzione cinematografica, audiovisivi e VFX fondata nel 2009. Le domande partono lente e ben concepite e vertono tutte sul come verrà distribuito il film, secondo quali criteri e in quali paesi; su che tipo di aspettative si fondano gli spiriti del cast e della produzione e sulla cifra emessa per la sua realizzazione, sui 150.000 euro. A parlare è il produttore, Mario Calamita, che spiega gli appoggi in America per la distribuzione e l’aiuto di Uwe Boll per l’estero e con umiltà mostra la semplice volontà di creare un film variegato per stile e figure rappresentate, non solo un horror classico, ma un horror capace di ridere di se, di prendersi in giro e di prendere in giro; un film ricco di suspence e mistero, di scene splatter e terrore, ma alleggerito da sarcasmo e follia. Si parla poi dei compromessi a cui si è dovuti scendere per la sua realizzazione e qui è Edo Tagliavini, che di fronte alle mie audaci attenzioni circa il finale a mio avviso rimediato, “di scarto”, mi mostra con gentilezza, quanto sia quasi impossibile creare un film senza modifiche non sempre proprio soddisfacenti. Calamita poi aggiunge che ci sono necessità tecniche che non si possono tralasciare e che vanno inevitabilmente a scontrarsi anche col modesto budget; quest’ ultimo, fattore primario per chi s’imbarca nel difficile campo artistico. Bloodline ha però nel suo mazzo anche nomi importanti, come Sergio Stivaletti che ha curato gli effetti speciali e Claudio Simonetti che ha lavorato sulla colonna sonora. Oltre ai nomi ha la bravura di essere stato girato in tempi strettissimi (appena 4 settimane) col brutto tempo che li ha accolti e con la Canon 7D che non offre gli stessi effetti di fotocamere di altri livelli. La conferenza è un vero e proprio scambio di opinioni e chiarificazioni ed è un piacere la tranquillità con la quale ci si confronta e ci si spiega, senza altezzosità, senza orgoglio di alcuna sorta e anche al termine di questa, si ha la sorpresa di conoscere i nomi di cui sopra e di apprezzarli per la loro versatilità, più umana che artistica.

BLOODLINE


Sandra e Marco vengono messi con le spalle al muro dal loro capo e per non perdere il posto accettano di girare un servizio sul backstage di un film porno. Cosi eccoli in una grande casa in campagna con il cast del film e il regista, che cominciano a verificarsi una serie di casi strani, omicidi e sparizioni e Sandra si ritrova a confessare un segreto che le pesa sul cuore da anni, da ben 15 anni. Fu proprio in quella casa, infatti, che scomparve la sorellina gemella di Sandra, Giulia, legame di cui le è rimasto solo un ciondolo a forma di mezzo cuore e infinito rancore per il suo assassino, Il Chirurgo. Ad accentuare il tutto, alcune sempre più frequenti apparizioni di Giulia a Sandra e l’inspiegabile ritorno in vita dei corpi trucidati dall’omicida. Il gruppo viene falciato e lentamente si disgrega, mettendo a nudo le varie personalità in cui nessuna è omessa. C’è il superstizioso extracomunitario, il coraggioso muscoloso, la sexy e belloccia, la timida e ingenua, il folle squinternato e altri. Le scene sono abbastanza veloci e sostenute da una buona suspance, perché in Bloodline, davvero tutto è possibile! Il trucco e le musiche, i colpi di scena, il sangue e gli effetti speciali sono notevoli e cosa importante: c’è la giusta dose d’ironia che alleggerisce il tutto. Perché il film infatti è più che consapevole delle sue pecche; dei suoi stereotipi antichi, come la camicia da notte più che ottocentesca addosso a una bambina dei giorni nostri, del finale un po deludente rispetto alle potenzialità e ai presupposti, della recitazione di alcuni attori, decisamente poco convincente, ma il fatto di presentarsi come un film umile e consapevole lancia il coraggio col quale si è imposto nel panorama cinematografico, come barlume di speranza. C’è gente che ama il buon cinema, che ne è appassionata e che cerca, con i propri mezzi di mostrarlo, di risvegliare le menti e di dire ‘Ehi, ragazzi, si può fare! Ci vuole pazienza e coraggio, ma si può fare e può essere meritevole la cosa!’. Tutto questo arriva, come arriva il bisogno di perdono, amore e pace, per un mondo in cui tutto questo è mera utopia. La metafora che penso più si addica a un film come Bloodline è certamente quella di un uomo umile e modesto che mostra con serena ironia i suoi tesori più preziosi; molti occhi li troveranno di bassa qualità o addirittura insufficienti, ma ci saranno certamente occhi che resteranno commossi e col cuore accetteranno quei doni. Bloodline ha spessore, uno spessore forse acerbo e non totalmente espresso, ma ce l’ha e merita quella giusta dose di spessore di volontà per andare a vederlo.