sabato 25 febbraio 2012

THE BLUES BROTHERS

Anni 80'.
I fratelli più bizzarri del panorama musicale, si riuniscono dopo che uno di questi è uscito di galera.
Lo stesso giorno vengono a sapere che l'orfanotrofio dove sono cresciuti rischia di chiudere, cosi si mettono in cerca del denaro che gli occorre.
I due protagonisti si sentono investiti da una missione divina, si credono inviati direttamente da Dio e con la loro "luce" ne combinano di tutti i colori, aizzando l'intera polizia di Chicago, che si mette sulle loro tracce.

Per racimolare i soldi necessari decidono di riunire la band con la quale suonavano nei locali: i Blues Brothers!
Uno a uno, i componenti della band, che ormai avevano prese strade diverse dalla musica, riprendono i loro posti sullo sfondo del palco.
Gli ostacoli però non sono pochi; non ultimo un chiaro tentativo di omicidio da parte di una misteriosa donna.
Ce la faranno i nostri buffi uomini in abito scuro stile mafioso e Ray Ban a salvare l'orfanotrofio?
Regia di John Landis con John Belushi e Dan Aykroyd riempito all'orlo con le comparsate dei Big della musica balck, come Ray Charles e Aretha Franklin.

Ho visto questo film divertita sin dalle primissime scene, colpita dal grande senso comico che si aveva in quegli anni e amareggiata dalla mancanza di questo, nel cinema odierno.
Credo sia stato il primo film che ho visto con John Belushi, attore di cui ho sempre sentito parlare tanto e vorrei vederne altri, perché è stato un vero toccasana di risate!
Apoteosi, la scena finale in cui pompieri, C.I.A., sbirri di quartiere e provincia, militari e squadroni speciali inseguono i due, su per il grattacielo.

sabato 11 febbraio 2012

A.C.A.B.

Capitale italiana, giorni nostri.
Tre poliziotti escono indenni dall'ennesimo scontro con gli estremisti di zona, ultrà, black bloc, no tav, skin heads.
Gli anni, per i nostri protagonisti, si fanno sentire e gli 'anta' hanno già suonato.
Il lavoro è duro e farlo collimare con le rispettive vite private non è affatto un gioco.
C'è chi cerca di fare il proprio dovere di padre e di poliziotto, ma crea solo tensioni e distanze con i familiari.
C'è chi lascia scoppiare tutte le insoddisfazioni latenti e c'è chi, inseguendo un valore trovato fino a quel momento in quel mestiere, dimentica l'umanità e il valore stesso di quest'ultima.
Adriano è giovane, spinto e sospinto da sani ideali, ed è la nuova recluta del reparto dei celerini.
Per una vita migliore per se e per sua madre, costretta allo sfratto e impossibilitata ad occupare la casa che le spetta, Adriano si fa occhio vigile di chi è tenuto a 'far rispettare la legge' svelandone pecche e ambiguità, arrivando a focalizzarne l'umanità.
Stefano Sollima esce dal successo di Romanzo Criminale e mantenendo la sua lucidità torna sul grande schermo con A.c.a.b., un film crudo, pieno di violenza, ma della violenza che è reale e che non disgusta come uno splatter. Il suo realismo non si mistifica in romanzate alla 'volemose bene' è ben saldo su ciò che ha di fronte e fedele alla cronaca, per quanto questa possa disturbare chi non vuole vedere una quotidianità che vive sotto ai nostri occhi.
Pienissimo di messaggi importanti, carico di ironia e sarcasmo, Acab si fa beffe dei pregiudizi e si mostra al pubblico italiano con un 'è cosi, che vi piaccia o meno' scagliandosi contro il ruolo del politico e il suo egoismo; contro chi determina un modus operandi e poi è il primo a non rispettarlo; contro un passato non troppo passato e per una lotta per il futuro.
La sua trama circolare, i suoi ruoli intercambiabili e la relatività, caratteristiche che ne fanno un film memorabile, da rivedere più e più volte per appuntarsi tutto.
A volte siamo talmente invasati nel perseguire fedelmente dei nostri ideali ritenuti giusti fino a quel momento, che ci dimentichiamo di guardare il caso specifico e di vedere se effettivamente si è nel giusto; il giusto di se.
Cosa mi ha completamente avvolto di Acab?
'Tieni gli occhi sempre ben aperti e impara a guardare CAMALEONTICAMENTE la vita'.