domenica 27 febbraio 2011

Ray


Chi di noi non conosce 'I got a woman' o 'Georgia' del grande Ray Charles?
Molti... e sono rari quelli che invece non conoscono un'H di lui.
Ma chi era Ray Charles? Che tipo di uomo era?
Quali erano i suoi talloni d'Achille? I suoi punti di forza? Le sue più grandi paure?
I suoi sogni e i suoi incubi?
Ciascuna di queste domande trova poi risposta in questo amplissimo film uscito nel 2004 e diretto da Taylor Hackford.
Ray Charles Robinson nasce e cresce nel Sud della Florida. Sua madre è una donna forte, indipendente e una grande lavoratrice, che pur di non far mancare nulla ai figli preferisce spaccarsi la schiena. Ho parlato di figli?
Si, perché Ray aveva un fratellino di nome George, che però è morto quando questo aveva solo pochi anni, in un disgraziato e aggiungerei sciocco, incidente. Questo fatto è lo 'start' ai problemi di Ray, che poco dopo diventa cieco e che viene allontanato dalla madre, per andare a studiare alla scuola dei ciechi. Scopre la passione per il piano all'età di sette anni e da grande si avventura nel mondo cercando un lavoro come pianista. La sua carriera comincia a Seattle e in pochi anni conquista tutto il mondo scaturendo nel cuore della gente, ardore e shock allo stesso tempo. La sua musica è una completa fusione tra gospel, country, jazz e soul e non ha sempre raccolto consensi, perché ritenuta sacrilega e blasfema nei confronti della "santità" originale di quegli stili.
Girando l'America, Ray entra a contatto con gente competente e incompetente, con brava gente e cattiva gente, con i soldi e con le fregature, con le donne, gli amori, le semplici passioni e infine, fa la conoscenza con l'eroina.
Perché il grande Ray Charles era un'eroinomane, un dipendente dalla moglie e dalla sua musica. Era un uomo tormentato dal senso di colpa, per la perdita del fratellino, che guarda caso è stata precedente alla perdita della vista. La madre lo ha accusato di non averla chiamata, di non aver fatto niente ed è come se Ray avesse scelto di 'non voler più vedere', 'non volersi più prendere la responsabilità di ciò che gli accadeva intorno' e cosi facendo è diventato si un uomo forte e determinato, ma anche sfacciato, spregiudicato, quasi gelido e lo ha costretto a una vita di solitudine e abbandono.
Il buio dentro e fuori di lui lo ha accompagnato per la vita e la musica, la SUA musica era l'unica luce in quell'oscurità; l'unica cosa che non era disposto a mollare. E' cosi che è nata poi la stella, l'eroe, il genio. E' passato per un inferno privo di fiamme luminose, ma ricco di ombre e dubbio; ha superato la solitudine e lottato con la dipendenza e infine ha vinto.
Un film caldo, pieno e ripieno di tutto. C'è eros, c'è amore, passione, c'è determinazione e sofferenza, c'è il tormento e il perdono. Un film che ASSOLUTAMENTE va visto, per ricordarci di Ray Charles, non come un grande musicista, ma come UN GRANDE UOMO.

mercoledì 23 febbraio 2011

...Di Rosso e Magia...



Ogni favola che si rispetti comincia con un...

C'era una volta,
in un paesino arroccato su una montagna apparentemente fragile, una popolazione che non conosceva pena o dolore, ma viveva nella pace e nell'armonia. La gente si accontentava di ciò che viveva quotidianamente e non si faceva mai troppe domande; amava assistere al sorgere del sole e al tramonto, che caldo arrossava il profilo della montagna; amava la musica che da generazioni colorava i ricordi della loro infanzia. Amavano coprire le notti coi loro sogni e i loro semplici desideri, incuranti degli avvenimenti che strisciavano furtivi nella foresta circostante.
Proprio nelle notti però, un solo malinconico essere restava sveglio fino a tardi, fino a quasi vedere i raggi del sole scacciare le fievoli stelle: Sahara.
I suoi genitori le avevano dato il nome del Grande Deserto, perché quando nacque, i suoi capelli avevano lo stesso colore rossiccio. Nel corso degli anni, i lineamenti della bambina divennero sempre più perfetti; i suoi occhi verde smeraldo brillavano senza esitazione sui volti dei suoi concittadini, la sua bocca prese una morbida forma, che faceva sospirare tutti i giovanotti e la sua pelle era talmente candida, che spesso rifletteva i raggi lunari, nelle notti in cui la Luna era totalmente piena. Inutili i continui regali dei ragazzi della città, inutili le serenate davanti la porta della sua casa, inutili i complimenti, le galanterie; Sahara aveva la testa altrove. Era un'adepta, un'amante sfrenata della Luna e spesso passava intere notti, nella sua semplice contemplazione, nelle preghiere, nell'ascolto di quella quiete magica, che conquistava il mondo al calar del sole. La sua casa si trovava proprio su un promontorio; metà di questa era rivolta all'interno della città, l'altra metà era parte stessa della montagna. Costruita generazioni prima, dagli avi di Sahara, la ragazza aveva la camera sul versante della montagna e amava quella posizione, perché lontana da occhi indiscreti e dalle continue scocciature dei ragazzi. Poteva inoltre ammirare il grigio fantasma che si posava con dolcezza sulla foresta circostante, quando la notte era ormai alta; poteva meditare sull'immensità del cielo, che sembrava mostrarsi a pieno, soltanto lontano dai raggi solari; poteva sognare di terre lontane; di avventure scapestrate, fuori da quella città, che la soffocava. Sahara aveva il cuore selvaggio ereditato forse da un suo antenato. Il padre le raccontava spesso di un suo pro-zio, che era conosciuto in tutto il villaggio, per il suo temperamento irrequieto, coraggioso oltre ogni immaginazione, ma anche irrefrenabile. La ragazza passava molti pomeriggi in soffitta, alla ricerca di informazioni maggiori sul suo avo, ma non trovò quasi nulla, all'infuori di una vecchia armatura e di qualche pergamena consunta dal tempo. Sahara amava la soffitta di casa; amava il suo odore antico e protettivo; pensava infatti che in quel posto, nulla e nessuno poteva farle del male. Una sera, mentre Sahara e i suoi genitori erano a cena, il padre le disse che aveva raggiunto i 20'anni e che si sarebbe dovuta sposare e che avrebbe dovuto scegliere il suo futuro marito, il giorno della festa dell'Equinozio di Primavera. Il cuore della fanciulla si colmò di dolore a quelle parole. In breve avrebbe dovuto scegliere l'uomo della sua vita tra gli zotici del villaggio, tra i sempliciotti che le regalavano fiori di campo e poche e mal riposte parole poetiche. Non poteva concedere tutta se stessa a quella gente; lei voleva di più e sapeva che avrebbe dovuto lasciare il villaggio per cercarlo. La festa era organizzata di li a pochi giorni e tutti i paesani si muovevano eccitati portando qua e la ghirlande di fiori, sontuosi banchetti, strumenti per la musica e si affrettavano per far cucire loro, il vestito più bello della stoffa più pregiata. Sahara venne portata dalla sarta del villaggio e le fu creato l'abito di una tale bellezza, che sembrava rilucere agli occhi altrui. Era di un bel bianco luminoso, con minuscole decorazioni floreali, sull'ampia gonna che toccava il suolo. Con quell'abito, Sahara sembrava proprio una regina. La madre le regalò poi una parure di gioielli, che appartenevano alla sua famiglia da moltissime generazioni. Una collana in filo d'argento con un bel ciondolo ovale, un ferma capelli dal quale scendevano fili argentei lungo la bella chioma della ragazza e un bracciale, anch'esso d'argento, da mettere a metà del braccio, come segno d'appartenenza a quel popolo. Sahara si muoveva meccanicamente, annuendo ubbidiente alle parole della madre, ma covando nel cuore un'angoscia dovuta alla prossima imminente separazione, che a stento riusciva a trattenere le lacrime. Quando poi, si trovò sola, nella sua amata camera, Sahara si gettò con foga alla finestra e cominciò a pregare, fin quando la Luna fece capolino nel cielo. Il giorno dopo sarebbe stata completamente piena e Sahara pensava fosse questo, un segno del destino. Arrivò quindi il giorno della festa e Sahara si preparò come un soldato ben addestrato, a fare la sua parte. Si mise il prezioso vestito e la parure della madre e s'incamminò poi, verso la piazza principale del villaggio e verso il suo destino. Alla piazza, Sahara venne quasi aggredita dagli ammiratori, che avevano per lei, doni umili, ma fatti col cuore. La ragazza non era però pronta a quella folla, cosi scappò verso la foresta, correndo senza mai fermarsi, cercando di non udire le urla della madre in lacrime, o quelle furibonde e preoccupate del padre. Corse e corse inoltrandosi nel cuore della foresta, fino a perdere il cammino di ritorno e solo li, si rese conto di essere già nel bel mezzo di una scelta presa. La notte era calata e la Luna, come da sue previsioni era piena. Arrivò faticosamente a una piccola cascata e li si abbeverò, riprendendo fiato e forze. Il suo bel vestito era sfilacciato e strappato in più punti, ma le teneva caldo e ci si accoccolò affrontando l'umidità della notte. Poco dopo udì dei rumori provenire dagli alberi di fronte a lei e spaventandosi, si mise in piedi, pronta alla fuga. Qualche altro rumore ed ecco uscire dal folto scuro della foresta, una figura alta e maestosa. Sahara si spaventò, ma non corse via; restò quasi pietrificata dalla bellezza di quella creatura e non si mosse di un solo centimetro. Il silenzio vegliava su quel magico momento e il dolce sciabordio della cascata conferiva vita a quella radura, altrimenti morta. L'uomo aveva un corpo snello e muscoloso, con grandi spalle e lunghissime gambe e braccia, il petto sporgente e l'addome scolpito, come fosse una statua. Restava li, immobile, con solo il respiro a dargli vita. Il suo volto era ancora celato dalla notte, ma quando questo si fece avanti, i raggi lunari mostrarono la meraviglia che era. Una chioma corta e disordinata, bruna come la notte più profonda contornava occhi grandi, color tormalina nera. Alla vista della giovane, l'uomo disse:"Sei forse un angelo?" e la sua voce era buona, dolce e Sahara rispose un po impacciata:"Ehm no, sono una fanciulla, mi chiamo Sahara e sto fuggendo da casa mia". L'uomo strabuzzò gli occhi, quasi tentando di risvegliarsi da un sogno, poi disse:"Quindi sei tu la causa di tutto quel trambusto nel villaggio poco distante da qui?!" e Sahara rispose:"Si, ma ti prego di non dire a nessuno che mi hai vista, non voglio più tornare, non appartengo più a quel posto" e la ragazza mostrò tutto il dolore di quelle parole. Il misterioso uomo disse allora:"Va bene, ma non puoi restare qui, ti verranno a cercare. Ti porto io in un luogo sicuro, seguimi" e Sahara lo seguì senza esitazione. I due camminarono nella notte a lungo, per ore e parlarono poco o nulla; entrambi si limitarono a fissarsi reciprocamente, di rado, come a voler tener presente che non era un sogno ... o un incubo. Arrivarono ai pendii di una collina rocciosa, priva quasi completamente di verde e l'uomo disse:"Eccoci arrivati, questa collina è disabitata, o meglio, ci abito io ogni tanto" "Ogni tanto?Come sarebbe a dire?"lo interruppe Sahara incuriosita. "Sono un cacciatore e vivo della mia caccia. Sto via per parecchi giorni senza mai tornare, perché viaggio di villaggio in villaggio per vendere le mie prede"rispose prontamente Verdaian. "Molto strano, non mi pare di averti mai visto al mio villaggio" continuò Sahara "Io invece credo di aver visto te"disse l'uomo "Davvero? E dove?Dimmi di più"incalzò la giovane "Non è importante, ora va a dormire che sarai stanca dalla lunga giornata" e Sahara face come gli aveva detto. Verdaian era un tipo strano, sempre molto silenzioso e chiaramente pensoso, lasciò il giaciglio più comodo a Sahara e passò tutta la notte ad appuntire lance e frecce. La ragazza non dormì poi molto, tanto era incuriosita dal suo nuovo amico. Lo guardò per tutta la notte, studiando i suoi lineamenti, per non dimenticarli, se l'indomani non l'avesse più rivisto. Rimase incantata dalla profondità dei suoi occhi, di un nero cosi intenso, da non lasciare via d'uscita se ci si perdesse dentro. Verdaian usò d'altro canto, la scusa di appuntire le armi, per guardare di soppiatto la ragazza, che lentamente cedeva le forze al sonno. Quando Sahara si addormentò del tutto, Verdaian la osservò ancor più da vicino e si perse nel rosso dei suoi capelli, rimase intrecciato nei tondi boccoli e incatenato al suo odore. La caverna scavata chissà quando nella collina fu un'ottima alleata per la protezione di Sahara, che dormì tranquilla senza mai essere disturbata. Il mattino seguente, la ragazza si alzò con i primi raggi del sole e subito cercò Verdaian nella caverna, ma non lo trovò. Il suo animo si appesantì di una profonda nostalgia, un sentimento mai provato prima d'allora. Notò con piacere, che l'affascinante uomo, le aveva preparato un buon pasto per la giornata, prima di andarsene, cosi mangiò di gusto e poi uscì alla ricerca di un qualcosa da fare. Cominciò a perlustrare la foresta, in cerca di punti di riferimento e cominciò a familiarizzare con gli alberi, le rocce e la terra. Gli odori puri e selvaggi penetrarono nei polmoni di Sahara, che giorno dopo giorno sentiva di appartenere a quel posto, più che al suo villaggio; penetrarono talmente in profondità, che arrivarono ad occupare la sua anima stessa e a possederla, forse per sempre. Sahara imparò a cacciare, ad attendere prima di scagliare una freccia; imparò ad ascoltare e a trovare l'acqua seguendo gli odori via via sempre più intensi sul cammino. Aveva accorciato il suo lungo abito per non avere intralci nei movimenti, con un coltello che era nella caverna. C'era tutto, non le mancava niente; aveva un giaciglio tutto per se, una caverna, una foresta tutta per se; utensili da cucina, armi, coperte per la notte. Avrebbe potuto vivere li senza alcun problema, ma tuttavia, non si sentiva pienamente soddisfatta; le mancava comunque qualcosa. I giorni scivolarono via senza tregua e cosi le notti, che si fecero sempre più tormentate. Sahara aveva sogni folli, di conturbanti passioni bruciate sulle sponde di una cascata, nel cuore della notte; di corse sfrenate alla ricerca di qualcosa, di paura mista a curiosità. Vedeva Verdaian nei suoi sogni e nel suo cuore, nonostante l'avesse visto solamente una volta; non poteva fare a meno di pensarlo intensamente e più lo pensava, più sentiva la sua mancanza e più aumentava la voglia di rivederlo. Sahara regolava il tempo in base ai cicli lunari, che ormai conosceva tanto bene. Era passato un mese dalla fuga da casa e si sentiva un'altra persona. Aveva nascosto la parure della madre, in una fossa della caverna; aveva tolto tutto, tranne il ciondolo, che luminoso pendeva dal suo corpo non più morbido, ma ora muscoloso e tonico. Al bracciale aveva sostituito un intreccio di liane e aveva imparato a creare cesti e giacigli più comodi. Ne aveva preparato uno anche per Verdaian, per quando sarebbe tornato, perché sapeva che sarebbe tornato. La nuova Luna si presentò in tutto il suo splendore e Sahara, che la venerava come fosse madre sua, si mise a pregarla e a meditare nel suo chiarore. Immersa nella meditazione e nella pace dei sensi, quasi non si accorse del crepitio di alcuni rami, poco distante da lei. Riaprì gli occhi fulminea e prese il suo arco, che teneva sempre vicino, poi vi incastrò la freccia e prese la mira. Subito dopo, sbucò dal buio Verdaian e Sahara abbassò immediatamente l'arma "Sei tu! Ma sei impazzito stavo per colpirti, vuoi annunciarti!?> gridò Sahara col cuore a mille, un po per la gioia di rivederlo, un po per lo spavento. "Ma guarda guarda, come siamo cambiate! Ti ho lasciato che eri una principessa e ti ritrovo con arco e frecce pronte per essere scagliate!" le rispose sarcastico Verdaian. Sahara era entusiasta di rivederlo e non mancò di fargli vedere tutto quello che aveva creato e di raccontargli, tutto quello che aveva fatto. Lui ascoltava paziente, con occhi ridenti e un bel sorriso sulle labbra. Si sentiva in pace quando era con lei; tutto il mondo poteva sparire, non avrebbe contato nulla. Verdaian rideva di cuore alle avventure della piccola inesperta e non la interrompeva mai, perché troppo importante era memorizzare il suono della sua voce. Doveva farlo. Giunse il momento di riposare e Sahara non vedeva l'ora di assistere alla faccia di Verdaian, quando avrebbe scoperto la comodità inusuale del suo giaciglio. Lui si levò la casacca, perché il caldo della Primavera ufficiale, lo soffocava e Sahara restò in ammirazione di quel corpo cosi perfetto. Sulla schiena, notò però delle lunghe cicatrici, alcune delle quali recenti e ancora rosse di sangue. "Ma cosa hai fatto?" chiese presa dall'ansia "hai la schiena piena di tagli e molti sono rossi e gettano ancora sangue!"e cosi facendo si gettò a medicargli le ferite. "Sono un cacciatore è normale avere delle ferite. Non preoccuparti, guarisco in fretta"la rassicurò Verdaian. Sahara preparò un impacco di erbe e acqua fresca, poi prese delle bende, ricavate dal suo abito e cominciò a tamponare il sangue. Il fuoco sprofondava la caverna in un fievole bagliore, che bastava ad illuminare i due avventurieri silenziosi. Dopo aver medicato le ferite della schiena, Sahara si rese conto della vicinanza con Verdaian e cadde per la prima volta, nei suoi occhi. Rimasero qualche istante cosi, l'uno negli occhi dell'altra; l'uno perso nel chiarore dell'altra; l'altra persa nell'oscurità di lui. Un tuffo nel cielo e nelle tenebre più assolute. Le fiamme del fuoco erano l'unico punto di luce che si rifletteva in entrambi e l'unica via d'uscita da quel labirinto mistico. Verdaian aveva l'animo combattuto, perché desiderava Sahara più di ogni altra cosa e perché non poteva desiderarla in quel modo. Lei vibrava di desiderio e quell'attesa sospesa la uccideva. Infine, Verdaian allungò lentamente una mano verso il volto di porcellana della giovane e con solo la punta del suo indice, le sfiorò il profilo fino a raggiungere la bocca. Sahara chiuse gli occhi e lasciò che lui potesse studiarla fin quando voleva, socchiuse le labbra e rovesciò la testa all'indietro, liberando la cascata di fuoco dei suo capelli. Verdaian le si avvicinò piano, spaventato quasi all'idea di poterle far male, chiuse anch'egli gli occhi e avvicinò le labbra a quelle di Sahara. Nel silenzio infuocato di quella notte, il tocco delle loro labbra fece scaturire tutta la passione, l'ardore, tutte le emozioni per anni represse. I loro corpi si muovevano con bramosia di piacere, ma con un'intimità tale, che sembrava l'incontro di due anime da lungo in viaggio, finalmente giunti alla meta. Il mattino seguente, Sahara si svegliò tardi, col sole già alto e ancora intontita dagli avvenimenti della notte prima, chiamò il suo amante più e più volte. Non rispose nessuno e Sahara cadde nuovamente nella nostalgia. I giorni successivi trascinavano la ragazza in una routine che odiava, in una solitudine estrema, che la portava più volte a ripensare a casa sua. Troppe cose erano però cambiate; troppo era cambiata lei e di tornare non se ne parlava. Passò cosi un altro mese e poi un altro ancora, ma Verdaian non si fece più vedere. Sahara passò molte notti a piangere e gridare di dolore; si sentiva sciocca, illusa, una bambina che giocava con armi più potenti di lei. La notte di Luna piena del terzo mese, fu l'ultima in cui Sahara decise di aspettare Verdaian. Il mattino dopo, si mise a caccia e seguendo un cervo con il suo inseparabile arco arrivò in un punto della foresta, da lei mai conosciuto, molto lontano dalla caverna. Poco prima di scagliare la sua freccia, si levò in aria un forte grido, che fece scappare il cervo e spaventare Sahara. La giovane alzò lo sguardo e vide enormi ali verdi appuntite svettare dalla montagna, che aveva di fronte: un drago! Con cautela, Sahara si avvicinò ai piedi della montagna e la costeggiò fino a raggiungere un punto, da cui si poteva ben vedere il drago. La creatura viveva in una conca piena di cadaveri putrefatti e ossa. Era enorme e aveva un colore molto particolare; un punto di verde acceso, quasi fosforescente, la testa gigante, con affilatissimi denti aguzzi, che spuntavano da una bocca altrettanto grande. Sahara non poteva lottare col drago, non sarebbe riuscita a ucciderlo. Ma dopotutto, perché farlo? Non faceva male a nessuno, se ne stava li per i fatti suoi. Non trovava un buon motivo per ucciderlo, ma ne restò molto affascinata, quindi decise di studiarlo. Da quel giorno tornò molte volte dal drago e approfittò della sua mansuetudine per studiarne i movimenti, le abitudini e gli orari. Giunse cosi l'ennesima notte di Luna piena e Sahara decise di andare dal drago. Arrivata davanti la tana, si affacciò attirata da urla strane e vide il drago rimpicciolire e cambiare forma, trasformandosi poi in un uomo: Verdaian. Sahara non credeva ai suoi occhi e rispondendo a un suo istinto, cominciò a corrergli incontro, brandendo un coltello. Verdaian vide Sahara e la fermò gettandola a terra " Chi sei? Cosa sei? Perché non me l'hai detto? Sei un bugiardo!" gridava la ragazza con il volto pieno di lacrime. "Ma come potevo dirtelo? Non mi avresti mai creduto e avresti pensato che fosse una scusa per lasciarti!"tentò di calmarla Verdaian carezzandole il viso. Sahara lo abbracciò e disse:"Non m'importa cosa sei! Io...io ti amo e non posso vivere senza di te. Staremo sempre insieme, per sempre!" e Verdaian guardò con aria grave la fanciulla e le disse:" Vorrei tanto, ma non possiamo. Non capisci perché ci vediamo solo nelle notti di Luna piena?" Sahara non capiva:"No, non ci ho mai pensato. Fino a qualche istante fa pensavo che tu fossi un cacciatore sempre in viaggio, ora scopro che sei un drago,figurati se pensavo alla Luna piena!"e Verdaian prese tra le forti braccia il corpo di Sahara, l'abbracciò e gli raccontò la sua triste storia. "Come avrai ben notato sono molto più grande di te. Fino a qualche tempo fa ero un uomo normalissimo che amava la solitudine e il lavoro. Ero un uomo ricco e potente e la gente mi rispettava, ma mi temeva allo stesso tempo, perché rifiutavo le attenzioni di tutti e di tutte. Non mi volevo sposare nonostante fossi in età, bastavo a me stesso, mi andava bene cosi ed ero soddisfatto. Uno dei miei lavori consisteva nel andare di villaggio in villaggio a cercare brava e onesta gente che poteva lavorare con me, come socio e un giorno venni al tuo villaggio e ti vidi" "Davvero?Ma com'è possibile che io non ti abbia visto?"chiese sbalordita Sahara:" E' probabile che tu non mi abbia mai visto, ma è del tutto improbabile che io non abbia visto te. Stavi uscendo da un negozio, una libreria credo e sembrava che il tempo si fosse fermato, che i rumori avessere taciuto per lasciare spazio a te. Tutti erano gentilissimi con te, ti sorridevano, i ragazzi ti indicavano ai lati della strada e sospiravano, tutti ti amavano e lo sai la cosa che mi è più piaciuta di te?"domandò sorridendo a Verdaian "No quale?"chiese Sahara "E' stato il fatto di vederti del tutto non curante delle loro attenzioni, perché semplicemente non sapevi quale effetto avevi su di loro, non ritenevi ci fosse nulla d'infido nel loro comportamento, senza secondo fine. Ti sei allontanata da me e da quel momento ho giurato che ti avrei rivista" "E cosi è stato" aggiunse la ragazza "Non mi riferisco solo al nostro casuale incontro nel bosco di quella notte. Sono tornato più volte al tuo villaggio, di nascosto e ti ho vista crescere, perché avevi si e no 10'anni..." Sahara avvicinò le sue labbra a quelle di Verdaian e si abbandonarono a un lungo bacio. "Ci siamo cercati per tutto questo tempo, senza neppure saperlo, sono passati 10'anni e tu hai aspettato e ora eccoci qui, nonostante le difficoltà e la lontananza" "Ma non sai ancora tutto" disse dolorosamente Verdaian "Una sera ero nella mia dimora a fare dei conti. C'era la luna piena in cielo e i suoi raggi filtravano dalla mia finestra, quando ad un tratto dai raggi si formò una figura umana, senza capelli ne occhi, luminosa che quasi mi accecò e disse' Cosi, fino alla resa alle emozioni' e poi scomparve. Il giorno dopo pensai di aver sognato e lo pensai fin quando il mio corpo cominciò a cambiare e mi trasformai. Distrussi la mia dimora e fuggì lontano per non essere cacciato e ucciso. Non sono più tornato al mio villaggio, per loro devo essere morto. E' da allora che cerco un'armatura in particolare; è resistente alla fiamme è magica e apparteneva a un cacciatore di draghi. Ho vagabondato per le foreste fino a trovare la caverna, che ho adibito a casa per quando sono uomo; poi ho trovato la montagna e li stavo quando ero drago. Ho relegato le mie nature in due dimore differenti e nonostante tutto, sei arrivata tu e sei riuscita a fonderle>.Il racconto di Verdaian era una storia incredibile e Sahara si sentiva confusa, ma decisa allo stesso tempo, a non voler mai più abbandonare il suo grande amore. "Ho deciso. Questa storia la sappiamo solo io e te e finché resterà tale, nessuno potrà farti del male. Io ti proteggerò da qualunque cosa, non dovrai temere mai di essere scoperto. Posso aiutarti a cercare l'armatura se vuoi, ma cosa ci devi fare?"chiese la ragazza "No, no e no!Non voglio assolutamente che tu ti avvicini a me quando non sono normale, potrei ferirti! Non potrei sopravvivere alla tua morte, non ce la farei!" "E io alla tua!Voleremo via da qui non appena troviamo l'armatura"gridò la fanciulla di nuovo agitata.Verdaian non se la sentiva di continuare la discussione; sapeva che Sahara era cocciuta quanto bastava per finire a litigare, quindi fece cadere il discorso e insieme tornarono alla caverna. Un'altra notte di passione e la scoperta della verità però, non bastarono all'animo irrequieto di Sahara, che cominciò a pensare al modo per uscire da quell'impiccio e cancellare per sempre la maledizione." 'Cosi, fino alla resa alle emozioni'" si ripeté andando avanti e indietro vicino la tana di Verdaian. Lasciò quelle riflessioni a un altro momento e tentò di avvicinarsi al drago, per riuscire a toccarlo. Portò con se dei cervi cacciati e qualche coniglio, cosi da distrarlo mentre si avvicinava; glieli porse davanti e poi scappò a nascondersi. Verdaian-drago uscì dalla tana attirato dall'odore dei cadaveri e si avvicinò cauto alle gratuite prede. Sahara colse al volo l'occasione e si avvicinò alle spalle del drago. Mentre stava allungando la mano verso il dorso, Sahara percepì troppo silenzio e voltandosi vide gli occhi neri del drago, che la fissavano. Rimase paralizzata, con la mano sospesa nel vuoto, poi con voce calma e dolce disse:"Verdaian sono io, non mi riconosci?Sono Sahara e non ti voglio far del male" e lentamente mostrò i palmi delle mani alla creatura, che però continuava a restare immobile, fissando la fanciulla. Il fiato caldo del drago scompigliava i ricci di Sahara e la ragazza venne invasa dalla paura di non essere riconosciuta e quindi uccisa. Tentò comunque di tenere a bada l'istinto alla fuga, perché se lo avesse fatto avrebbe dato inizio a una vera e propria caccia, alla quale nessun animale, maggior ragione un drago avrebbe resistito. Con mano tremante, continuando a rassicurare il drago, Sahara allungò la mano verso il dorso e con estrema lentezza riuscì a toccarlo, facendolo sussultare e con esso lei. Cominciò cosi a carezzarlo dolcemente parlandogli del più e del meno, dei suoi progetti e dei sogni che aveva in serbo per loro due, una volta sventata la maledizione. Il drago mugolò di piacere a quelle coccole e si accovacciò in piena pace. Alla successiva Luna piena, la fanciulla raccontò a Verdaian il successo avuto e lui disse:"Certo che mi sono fatto avvicinare, ti ho riconosciuta! Ho riconosciuto il suono della tua voce e il tuo odore. Nelle notti in cui siamo stati insieme ho tentato di memorizzare la tua voce e di assorbire il tuo odore per prevenirti da qualsiasi pericolo" E Sahara non si capacitava. Nei mesi successivi, Sahara riuscì ad avere ottimi risultati con Verdaian-drago, tanto da riuscire a cavalcarlo e a volare con lui. La prima volta fu un'emozione unica. Sahara aveva ormai molta confidenza con la bestia e con agilità gli salì in groppa, non temendo alcunché; il drago si sgranchì le ali e poi prese il volo facendo sfiorare i piedi della ragazza, con le punte degli alberi e cosi facendo sferzarono il vento e il cielo. Un giorno, Sahara non trovò Verdaian nella tana e s'insospettì, perché non era mai successo prima. Cominciò cosi a cercarlo in lungo e in largo e al tramonto udì un forte grido irrompere nel cielo: il drago. Cominciò a correre verso il richiamo della bestia e corse finché si ritrovò sul sentiero che la portava al suo villaggio. Arrivata presso la piazza principale vide Verdaian attaccato dai contadini con lance, bastoni e forconi e senza esitare si gettò nella mischia affrontando singolarmente ciascuno di loro. Nel tempo si era rafforzata ed era diventata più agile; i suoi riflessi si erano accentuati e senza sforzo li batté tutti, poi liberò il drago dalle corde e gli saltò in groppa volando via. In volo, Sahara sentì pronunciare più e più volte il suo nome, veniva gridato da una donna in ginocchio sulla piazza: sua madre, che l'aveva riconosciuta. La sera, davanti al fuoco, Sahara pensò al motivo per cui Verdaian era al villaggio e decise di aspettare la prossima Luna piena, per avere delle risposte. "Si vede che sono stato attirato dall'odore del bestiame!" disse Verdaian "Ma sei impazzito?Potevi morire!"gli urlò Sahara "Sahara io non ho memoria umana in quei momenti, seguo l'istinto è per questo che è pericoloso che tu mi stia cosi vicina. Non sono addomesticato! Se ti divorassi non verrei mai a sapere cosa ti è successo, perché nella mia mente umana non è concepibile che io ti faccia del male, ma invece è possibile che tu sia scappata per salvarti la pelle e per avere una vita normale! Non verrei mai a sapere la verità!"Sahara fissava il suo amore con un respiro affannoso dalla paura e dal dubbio. "Fidati di me, so badare a me stessa e ormai ci sono troppo dentro, non me ne andrò mai". Nei giorni seguenti, Sahara tentò di trovare una via d'accesso al suo villaggio, che non la gettasse nelle braccia della sua famiglia o dei forconi, ma era molto difficile. Poi ripensò all'armatura di cui parlava Verdaian e all'uomo che tempo prima dava la caccia ai draghi ed ebbe un lampo, in cui si rivide in soffitta a cercare informazioni sul suo pro-zio, con alle spalle, la vecchia armatura. E fu cosi che decise di entrare nella città tramite la finestra della sua camera. Una notte, si arrampicò su per la montagna e raggiunse la sua finestra; la spalancò ed entrò nella sua vecchia camera. Il ritorno nella sua casa, le causò un tuffo al cuore e tanta nostalgia, ma non perse di vista il suo obiettivo, cosi si diresse verso l'ingresso alla soffitta. Proprio davanti le scale comparve suo padre brandente un bastone, con una candela, che nel rivedere la figlia sussultò e poi disse:"Sahara, figlia mia sei tu?"chiese l'uomo "Si, padre sono io" disse la ragazza arrendendosi al confronto col genitore"Figlia mia non sai da quanto aspettavo il tuo ritorno!Tua madre sarà felicissima!"aggiunse con gli occhi lucidi dall'emozione avvicinandosi alla figlia."Non sono tornata per restare, padre! Sono qui per un motivo ben preciso.Vi ho amato immensamente, ma ora è tutto cambiato, ora sono troppo cambiata per poter tornare. La mamma deve capirlo e deve mettersi l'anima in pace! Mi avete allevata come fossi una delicata principessa, ma ho scoperto di essere ben diversa e questo non lo si può cambiare, non più...Padre, parlatemi del mio pro-zio, ditemi di più di lui, vi scongiuro! Ne vale la vita della persona che amo" "Non capisco il motivo, ma per amor tuo ti dirò ciò che so. Tuo zio era un uomo ricco, coraggioso e potente temuto e rispettato, ma tenuto a bada dalla gente per alcune cose che andava dicendo. Diceva di essere un cacciatore di draghi e stava via molto tempo. La gente non credeva alle sue parole, ma le cose cambiarono quando tornò da un viaggio con la testa di una di quelle bestie e con un'armatura rossa come le fiamme e lucente, come la lama di una spada. Da quel momento nessuno mise più in discussione la sua parola e morì in pace e gloria. L'armatura non l'ho mai buttata per suo rispetto, altrimenti l'avrei venduta" "Grazie" disse la fanciulla baciando dolcemente il padre. Sahara corse verso la soffitta ed entrata si diresse verso la polverosa armatura, la mise in una sacca e poi tornò giù dal padre."Non ti rivedrò mai più, non è vero?"chiese il padre con occhi stanchi "Non so dirti quando tornerò padre" e cosi dicendo lo baciò di nuovo e scappò nella foresta. Il mattino seguente, Sahara lo passò a ripulire l'armatura in riva a un fiume e la riportò al suo antico splendore. Non aveva mai visto una lucentezza tale, nemmeno nella parure della madre e la volle provare per vedere che effetto le faceva indossare una cosa cosi antica. Con indosso l'armatura e il suo corpo muscoloso, Sahara sembrava proprio una guerriera e volle andare da Verdaian per farsi vedere. Arrivata dal drago disse eccitata:"Verdaian ho trovato l'armatura, guardami!" ma il drago si voltò e alla vista dell'armatura, si scagliò con ira verso Sahara che urlando scappò. Le fiamme però la raggiunsero e l'avvolsero in un inferno senza via d'uscita, fin quando la sua voce scavalcò le fiamme e il drago la riconobbe fermando cosi il suo attacco. Sahara era turbata, spaventata, ma non si era fatta un graffio; il suo corpo era illeso, nonostante le fiamme l'avessero toccata e cosi potè dimostrare la magia dell'armatura. Aveva l'armatura aveva Verdaian e poteva finalmente fuggire via con lui, ma una cosa la tormentava, la frase dell'essere della Luna 'Cosi, fino alla resa alle emozioni'. I giorni passarono e si avvicinava la notte di Luna piena; Sahara rifletteva senza però trovare spiegazione. Ripensò alla storia di Verdaian e capì che doveva farsi amare per poter rompere la maledizione. Ora Verdaian aveva lei e il loro amore, quindi avrebbe dovuto rompersi tempo fa, ma non è successo. Decise cosi di tentare un'ultima cosa: avrebbe portato Verdaian-drago al villaggio. Al tramonto del giorno di Luna piena, Sahara si avvicinò al villaggio, con Verdaian che era innervosito dalla percezione del prossimo cambiamento. Aspettò che la piazza si vuotasse e poi si avvicinò con il drago. Alla vista della creatura però, tutto il villaggio si agitò e cominciarono ad affiorare torce, forconi e spade, con urla e grida di paura. Sahara si mise davanti al drago, che gridava pronto all'attacco e cercò di fermare i suoi concittadini:"Fermi, non fate cosi! Lo innervosite! E' solo un animale e attacca per nutrirsi!" "Queste bestiacce attaccano chiunque senza troppo badare a chi è, come puoi dirci di non fare nulla?"gridò un contadino "Se non facciamo qualcosa sarà la nostra rovina! Come puoi tu parlare cosi di un drago, tu che discendi da una dinastia di cacciatori di draghi! Sei una traditrice!"gridò di seguito il fabbro. Sahara non poteva fermarli a parole e Verdaian stava per cambiare, sperava solo di far funzionare il suo piano, prima che fosse troppo tardi. La folla era armata, spaventata e agguerrita e cominciava ad avvicinarsi a Verdaian che intanto stava per lanciare le sue fiamme "Verdaian nooo!" gridò Sahara, ma il drago aveva già lanciato le sue fiamme contro il villaggio, che in breve prese fuoco. Le grida aumentarono e la rabbia pervase ogni senso. Sahara aveva indosso l'armatura, quindi era immune alle fiamme di Verdaian e tentò di calmarlo con la sua voce:"Calmati, stai calmo! Per favore non peggiorare le cose!" e cosi dicendo gli si avvicinò. Le fiamme avevano contagiato tutti i tetti di paglia delle case e la piazza era ora un cerchio infuocato. Sahara e Verdaian erano al centro, l'uno negli occhi dell'altra; lui la custodiva tra le sue ali, lei lo carezzava per calmarlo. Quando una voce esterna al cerchio gridò:"Sahara! Cosa stai facendo?"fece risvegliare Sahara "Padre! Devi fidarti di me!Allontana gli altri, mettili al sicuro!Ti prego!" gridò lei con le lacrime agli occhi. La paura di perdere Verdaian e la sua famiglia l'attanagliava, ma doveva resistere. Il padre di Sahara corse dagli altri e li convinse a chiudersi nella chiesa al riparo dalle fiamme e con qualche tentativo riuscì ad ottenere ciò che voleva. Da dentro la chiesa, il padre di Sahara poteva vedere la figlia, la sua unica figlia, di fronte a quell'enorme bestia e tremò di terrore. Ma Sahara era serena e col volto pallido rigato dalle lacrime continuava a carezzare il drago con estrema dolcezza. Questo dopo un po, si calmò e la scena era suggestiva ed emozionante. Il fuoco continuava ad avvolgerli, ma essi erano immuni, protetti da un sottile ma resistente strato, che non li carbonizzava. I capelli di Sahara erano infiammati dal colore delle fiamme e l'armatura che aveva indosso, riluceva pacifica. Come fosse un miracolo poi, il drago cominciò ad agitarsi e mostrò chiari segni di dolore. La notte era finalmente calata e Sahara sperava nel meglio. Il padre della ragazza con l'intero villaggio assistevano alla scena con occhi sgranati e incredulità. Le fiamme lambivano le due figure, come avvenenti danzatrici in cerchio; si muovevano a una musica inudibile e il drago stava rimpicciolendo. Sahara piangeva, ma gli restava accanto; il vederlo soffrire era una cosa insopportabile per lei, ma sapeva che era l'unico modo. Le ali scomparvero e cosi l'enorme bocca con i denti affilati e gli artigli; il verde smeraldo si spense e a questo si sostituì il forte corpo di Verdaian tornato uomo. Il silenzio della chiesa gremita era un controsenso magico. Sahara ha tra le braccia il suo grande amore e gli sussurra frasi di conforto "Perdonami, perdonami...ho forse scoperto il perché la maledizione non si è infranta e ho voluto tentare, mi dispiace!" Verdaian era distrutto dal dolore e dallo sforzo, ma con voce esile le rispose:"Ho scelto di seguirti, perché avevo fiducia in te; nonostante tutto, non ho perso la fiducia e so che farai la cosa giusta". Uno per uno, ciascun cittadino uscì dalla chiesa e cominciò a piovere. Le gocce d'acqua si susseguirono velocemente, fino a ricoprire gli amanti e il popolo, di un velo argenteo che spense le fiamme. I forconi si abbassarono e cosi le spade; gli animi si spensero e giunse l'amore e la comprensione. Il padre di Sahara si avvicinò alla figlia e con voce intensa disse:"E' dunque questo l'uomo che ti ha rubato il cuore?" Sahara guardò il padre ancora piangendo e disse" Si, si padre è lui. E' un uomo onesto e gentile, buono e coraggioso e mi ha aiutata quando ne avevo bisogno, come potrei non amarlo?" e a quelle parole, il padre della fanciulla si commosse e si inchinò ad accarezzare l'uomo. Il tocco della sua mano risvegliò Verdaian, che con sgomento fissava la mano di quello sconosciuto, sul suo corpo ferito. "Figlio mio stai bene?" chiese poi il padre di Sahara. "Si, ora sto bene" rispose Verdaian. "Ne sono felice, ne siamo tutti felici" aggiunse il padre sorridendo e dietro a lui, tutti gli altri. La pioggia scostò magicamente la Luna piena e dai suoi raggi si materializzò una creatura, la stessa della notte di Verdaian. Sahara spaventata chiese:"Sei tu che gli hai fatto tutto questo?Rispondimi!" e la creatura disse:"Si sono io. Lui teneva lontano da se il calore, le fiamme e a volte, il dolore, cosi l'ho costretto a convivere con il calore, le fiamme e il dolore. Pensava di non meritarsi l'amore per il suo carattere, cosi gli ho voluto dimostrare che anche con un aspetto terribile può essere amato. Ora ha te e vi auguro una vita serena e felice" e cosi dicendo, la creatura sparì. Verdaian non si trasformò più in drago e poté vivere felicemente, con la sua bella Sahara. Vissero a lungo ed ebbero una numerosa famiglia; il popolo li amava e li rispettava per tutto quello che erano, una guerriera e un drago, una fanciulla e un uomo dall'animo nobile. La loro prima figlia, Serene ebbe in dono il ciondolo di Sahara e in esso vi era incisa la frase 'Ti amiamo cosi come sei'.
-Fine-.

sabato 19 febbraio 2011

'Provaci ancora, Sam'

Sam, un critico cinematografico viene mollato dalla moglie. Il nostro protagonista, si mette allora nelle mani della coppia dei suoi migliori amici, Linda e Dick, che cominciano a presentargli una ragazza dopo l'altra, per risollevarlo, ottenendo però risultati catastrofici. Sam vive, infatti, costantemente con il confronto col suo eroe preferito, Humphrey Bogart, dal quale egli vorrebbe assorbire atteggiamenti, modi di fare e parlare, per essere un "vincente" con le donne. La sua indole però è l'esatto opposto del protagonista di Casablanca; è infatti goffo, emotivo, maldestro e sensibile. La sua depressione raggiunge livelli sempre più alti e cosi la sorta di dipendenza verso Linda, moglie del suo migliore amico, con la quale Sam riesce a sentirsi pienamente a suo agio, perché non sente di dover essere qualcuno di diverso da se stesso. Questo attaccamento sfocia inevitabilmente nell'amore e i due si vivono una notte di ardente passione, tutto alle spalle dell'indaffaratissimo Dick, che non ha mai tempo per la sua bella moglie. Linda soffre molto la mancanza di attenzioni del marito e trova Sam simpatico e premuroso; con lui ha modo di riscattarsi come donna e come moglie. Sam ha d'altro canto la possibilità di sperimentarsi per ciò che è realmente, senza maschere, ne schemi pre-costruiti e falsi.
Come in altri film di Woody Allen, anche qui il protagonista (che è Allen stesso) è un soggetto dal carattere fragile e bisognoso di un percorso di crescita e di auto-rafforzamento. E' anche qui dipendente dalle pillole e dallo psichiatra, un uomo chiuso nel suo mondo, che è contemporaneamente casa e lavoro. Il fatto che da sposato proponesse alla moglie sempre e solo di andare al cinema è una chiara prova di ciò che ho appena detto e che la moglie dopo soli due anni di matrimonio ha fatto le valigie e lo ha mollato, dicendo che vuole vivere è una logica conseguenza! La trama della vicenda è ciclica, perché inizia con alcune scene di Casablanca e finisce con la ricreazione della scena finale del suddetto film.
Il finale è secondo me la parte più significativa, perché mostra l'originalità della testa che sta dietro alla pellicola. Linda è ora contesa tra suo marito e il suo migliore amico; ma senza troppi sforzi attua una scelta. Come disse Sartre: 'il faut choisir, il faut toujours choisir' sarebbe a dire 'bisogna scegliere, bisogna sempre scegliere', mai mantenersi nella non-scelta, mai finire tra gli ignavi, perché sono coloro che non hanno avuto il coraggio di dare una svolta alla loro vita, in un verso o in un altro. Ed è bello come Linda arriva a questa scelta: si pone una semplice domanda e ascolta attentamente la risposta che le giunge dal suo cuore. Sarò sentimentale, vedetela come volete, ma è qui che si cela poi, il nocciolo della questione! Non ha chiamato un indovino, non ha fatto chissà quali casini, o impicci; non ha messo in mezzo nessuno e non ci sono stati pomposi discorsi o monologhi: si è semplicemente fatta una domanda. Ha risolto la questione con l'unica persona con la quale era giusto parlarne: se stessa. E' un concetto da non sottovalutare, questo , per la valutazione di questo film, dalla trama vista e rivista, molto semplice, ma estremamente divertente e dai profili psicologici dei personaggi ben definiti. Il film è stato diretto da Herbert Ross, nel 1972 ed è tratto da una delle commedie di Allen, che lo hanno portato poi, al successo. Nell'originale, il protagonista si chiama Allan Felix, ma nella versione italiana è stato ribattezzato Sam , per aiutare il pubblico nella comprensione del riferimento alla celeberrima frase di Casablanca: 'Play it, Sam'.

sabato 12 febbraio 2011

Monster


Dopo aver visto 'La signora ammazzatutti', mi sono informata e sono incappata in 'Monster', film del 2003 girato da Patty Jenkins, con Charlize Theron nel ruolo della protagonista Aileen.
Aileen è una prostituta e lavora da quando ha 13 anni. Un pomeriggio tenta il suicidio e decide di fermarsi solo all'ultimo, stabilendo che era un'opportunità concessale da Dio (Amen). La sera stessa, in un bar conosce Selby, giovane lesbica che tenta di abbordarla. Aileen però è sfuggente e aggressiva e l'emotiva Selby resta ferita dalla freddezza della donna. Dopo le scuse di Aileen e qualche giro di drink, la situazione si scioglie e Selby propone ad Aileen di andare a dormire da lei, in semplice veste d'amica. Aileen accetta fiduciosa e colpita dalla gentilezza della ragazza e tra le due nasce qualcosa. Una notte, Aileen viene violentata brutalmente da un suo cliente e riuscendo poi a ucciderlo, liberandosi del corpo, s'impossessa della sua auto. Aileen in poco, si affeziona molto a Selby, ma la tiene all'oscuro di ciò che ha fatto per proteggerla. Scappano infine insieme e Aileen decide di cambiare vita cercando un lavoro onesto. La mancanza di un curriculum, di precedenti esperienze lavorative e l'atteggiamento poco diplomatico però, le chiudono tutte le porte in faccia, e ora vede nell'omicidio, un qualcosa di giustificato per tutto ciò che ha vissuto e subito nel suo passato. Torna a prostituirsi per necessità e per amore di Selby, che una sera la rimprovera di non farle vivere la vita che tempo prima, le aveva promesso, cosi per giustificarsi, Aileen le confessa il misfatto. Gli omicidi di Aileen aumentano velocemente, cambiando di volta in volta macchina tenendo però la polizia nel buio più completo, finché Aileen non uccide un poliziotto e le autorità si mettono in cerca dell'assassino.
Premetto che trovo ODIOSO il personaggio di Selby, che per carità è giovane, innocente, emotiva, inesperta, rifiutata dai genitori per la sua natura e tutto ciò che vogliamo ... ma di certo è più che capace di rompere i coglioni ad Aileen che però, nel frattempo, da il c*** per campare!
Aileen è l'eroina di tutte le donne oppresse dalla vita e dalle scelte fatte: dal marito ubriacone, dal padre violento, dai fratelli ingrati e stronzi fino all'osso, dal lavoro insoddisfacente e quant'altro. Ma è anche un'assassina, pazza squilibrata che è convinta di essere una 'gran bella persona' e che vede, nelle cose della vita, gesti divini e provvidenziali. E' anche un'inguaribile romantica, ma attenti a non cadere in questo tranello, che sembra poi architettato dalla stessa regista, sin dall'inizio, in cui Aileen si presenta come una sognatrice favolistica! Ammetto che io per prima ho ritenuto Aileen un'incompresa, una sfigata se vogliamo, che è costretta, quasi dalla stessa 'forza provvidenziale'che la guida, a commettere gesti estremi per buone cause; ma che non è cosi viene mostrato quando uccide un uomo che si era fermato SOLAMENTE per aiutarla. In quell'esatto momento ha avuto la possibilità di scegliere e ha scelto di cedere all'omicidio, anziché optare per "una guarigione". Sono le scelte che ci differenziano!
La Theron, con quest'interpretazione ha vinto l'Oscar alla Migliore Attrice: meritato grandemente!

La Rosa Purpurea del Cairo di Woody Allen


Anni '30, New Jersey, la crisi economica e la mancanza dilagante di lavoro atterrano l'America. Cecilia, una semplice ragazza che fa la cameriera in un ristorante, ama profondamente il cinema e tutte le sere va al Jewel, perdendosi nelle pellicole. S'innamora perdutamente de 'La rosa purpurea del Cairo', in cui la ragazza nota il protagonista, Tom e comincia a sognare a occhi aperti. Magicamente, una sera, Tom nota a sua volta la ragazza e decide di uscire dallo schermo, per realizzare il suo sogno d'amore e libertà. L'attore che interpreta Tom, Gil, sente minacciare la sua carriera, perché in seguito alla follia del suo personaggio, anche negli altri cinema del paese, si verificano casi strani. Cosi parte alla volta del New Jersey, dove fatalmente incontra Cecilia, che nel frattempo ha deciso di viversi l'avventura con Tom, anche per sfuggire a un matrimonio ormai fallito e si crea non un triangolo d'amore, bensì un quadrato! Ora Cecilia è desiderata da ben 4 uomini:'Fino a ieri nessuno mi amava e ora...'
Woody Allen inscena l'amara storia della romantica Cecilia creando un personaggio in cui il pubblico può facilmente personificarsi e con esso gioire e piangere. Cecilia è giovane, si è sposata troppo presto e forse, con l'unico uomo che ha incontrato, che si è però dimostrato scansafatiche, egoista, violento e infantile. Il suo matrimonio è palesemente finito, ma non ha il coraggio di uscire dalla porta di casa e di non tornare più. E' infatti consuetudine che nelle liti tra i due, lei finisca per fare le valigie e uscire, x però sempre ritornare, tanto che il marito stesso non la prende più seriamente in considerazione. Cecilia è anche enormemente stupida e illusa; crede nell'amore delle favole e dei film e ci crede talmente tanto, che usa il Jewel come "macchina del tempo", per abbandonare una realtà che detesta. L'incontro con Tom le ridà colore alle guance e la speranza che forse, anche per lei esiste una fetta di felicità. Ma la realtà, concetto sul quale ruota poi l'intero film è ben più complicata di quanto si pensi e scegliere poi, tra questa e la finzione è assai difficile. Tom non è soltanto 'la magia' del film; è la magia di Cecilia; è la sua opportunità, forse l'unica, forse l'ultima, per cui è giusto che la ragazza provi quel brivido di paura, quando si ritrova a scegliere tra lui e Gil, che improvvisamente le si dichiara. Il marito di Cecilia, Monk è legato a lei da un solo, singolo filo: il bisogno.Senza Cecilia, Monk non potrebbe neppure sopravvivere; è infatti lei a pagare il vitto e l'alloggio! Monk ripete spessissimo il bisogno che ha di lei durante tutta la pellicola e fa rosicare quanto invece lei non noti minimamente quella parola! E anzi, la prende in considerazione come motivo per cui restargli accanto... come a dire:'Pooovero lui! Ha bisogno di me!' Frase pericolosissima d'altronde, anche ai giorni nostri, che ci convince malignamente a viverci situazioni tossiche, per non prendere il coraggio a 2 mani e affrontare invece l'ignoto, che x quanto possa spaventare è senza dubbio meglio del vecchio-tossico! Ovviamente è un gioco doppio; è quello della vittima e il carnefice. Il bisogno di Monk fa presa sulle insicurezze di Cecilia e sul grande bisogno che ha questa, di sentirsi utile, indispensabile. Allen è anche qui, intimista e analitico e dimostra di saper giocare bene le sue carte incarnando e incastrando ruoli e personaggi, in una meccanica infallibile. La finzione è rappresentata non solo da Tom, ma anche dal resto del cast del film, che invece resta sullo schermo del Jewel, in attesa del protagonista, per poter andare avanti. La finzione è messa in risalto dalla realtà cruda e dura, da qui, chiaro perché Allen abbia scelto il periodo della crisi economica.Da notare anche le reazioni del pubblico, che resta sbigottito dalla fuga di Tom e che 'vuole il finale di ieri l'altro; vuole che finisca con il finale che conosce, non con un altro'; chiaro segno della tendenza umana a scegliere il già conosciuto, piuttosto che incuriosirsi all'ignoto.

giovedì 10 febbraio 2011

La signora della porta accanto di Francois Truffaut


Grenoble, anni '80. La vicenda ruota attorno a una strada, che si biforca lasciando al centro dell'incrocio, due case. In una abita Bernard ,protagonista della storia; nell'altra invece arriva ad abitarci Mathilde. Entrambi sono sposati e Bernard ha persino un figlio, Thomas. Apparentemente le due famiglie hanno vite semplici e normali, ma in realtà Bernard e Mathilde nascondono un groviglio di segreti risalenti a molti anni prima. Sono stati amanti passionali e appassionati e si sono poi allontanati l'un l'altro per intrecci sentimentali, dove prevalevano gelosia, odio, rabbia, rancore, dolore e nonostante ciò, grande amore. Il classico amore impossibile tra due persone, tra le quali però arde la passione... ma nulla più. Ovvi gli sviluppi della complicata storia, dove il ritrovarsi porta inevitabilmente al ritorno di fiamma e quindi al rispettivo tradimento e a molto altro ancora...
Non c'è molto da dire sulla trama, che è semplice e anche se tenta un approccio misterioso, non ha poi niente di cosi eccitante. Mi è rimasto però impresso il comportamento di Bernard; insomma Mathilde vuole andare avanti nella vita e sceglie di continuare a viversi il suo matrimonio etc etc, ma lui? Lui non solo non mette neppure lontanamente in considerazione ciò che può desiderare lei(il che equivarrebbe a un gesto d'amore), ma non riuscendo a placare il bollore dei suoi pantaloni, tenta di riprendersela nel peggiore dei modi, mettendo allo scoperto il loro tenebroso passato. Idiota. Conto pure che non amo particolarmente Gerard Depardieu e i suoi 4 peli biondi da viscido patentato, ma ecco... la mia valutazione è questa. La donna finisce pure all'ospedale tanto è diventata tossica e velenosa la loro relazione! Il deficiente ha distrutto l'equilibrio che entrambi si erano costruiti in anni di pazienza e non è stato in grado di comportarsi da uomo prendendo una posizione nella faccenda: ha voluto non la botte piena e la moglie ubriaca, ma la moglie e la dirimpettaia!
Il film termina e oltre a un paio di volte in cui ho fatto degli 'ohh!' e dei 'ma dai!?'.....diciamo che si può serenamente vivere senza vederlo!

mercoledì 9 febbraio 2011

Viale del tramonto- Sunset Boulevard

Chi è che non verrebbe attratto da una trama noir-gialla, da una vecchia casa misteriosa e da una ricca signora pronta a spendere senza problemi, cifre impronunciabili per colui che ama?AVETE SCELTO IL FILM GIUSTO!
Uno scrittore di Hollywood ormai ridotto al verde è costretto a fuggire per nascondersi dalla finanza, che vuole pignolargli la macchina. Nella fuga, il protagonista Joe Gillis, si nasconde in una traversa di Sunset Boulevard e fa la conoscenza di Max, maggiordomo della lussuosa villa che si vede svettare di fronte e Norma Desmond, ex grande diva del cinema muto, che vive solo dei suoi ricordi e dell'ormai decaduta gloria. Lo scrittore viene letteralmente ingabbiato nella casa e assuefatto dalla ricca donna a scriverle una sceneggiatura sulla regina Salomè e cosi facendo Joe sana i suoi debiti. Il lavoro lo costringe a una convivenza con la donna di mesi e l'invisibile gabbia di cristallo, che soffoca lentamente il protagonista comincia a farsi sentire. La notte di capodanno, Norma organizza una grande e sontuosa festa, nella quale però, gli unici invitati sono lei e Joe; le intenzioni dell'ex diva, infatti sono ben diverse da puri scopi di lavoro e quando gli confessa il suo amore e viene respinta, Joe fugge e Norma tenta il suicidio. Joe è ora deciso ad abbandonare lo script e la diva, cosi va a passare le ultime ore della serata, a casa di un amico e li incontra Betty Schaefer, una ragazza conosciuta precedentemente negli uffici della Paramount. Dopo una chiamata a Max, Joe viene a sapere dell'atto scellerato di Norma, cosi lascia la festa e torna alla villa, dove promette alla donna di amarla. Il sogno di Norma è di tornare in scena riacquistando la gloria di un tempo e da anni aspetta l'occasione giusta. Nel frattempo Joe comincia a uscire di notte per andare da Betty, a scrivere un soggetto cinematografico e Norma s'insospettisce facendo degenerare la situazione.
Tra i due s'instaura un legame anomalo, per cui Joe vende il suo talento e il suo corpo, per sicurezza economica e in un certo senso, anche sicurezza sentimentale, tutelandosi dalle palpitazioni alla vita, ritenuta forse troppo misteriosa e pericolosa e a quelle per Betty; Norma, gli "succhia" le energie e la gioventù; gli si attacca come una cozza, per risollevarsi da quella vita di solitudine e completo abbandono; fa di lui il suo unico motivo di vita; vede in lui un piccolo riflesso di se stessa, di quando era al vertice della carriera e di quando'i marajà prendevano le sue calze di seta per impiccarcisi' tanto l'amavano e la desideravano. Ci sono tutti gli elementi di un noir, ma anche della favola: una casa apparentemente disabitata, ma affascinante; una donna/strega; il maggiordomo/Igor; i segreti e i misteri; il terrore; la morte e l'amore.
Riflettere sui meccanismi presenti nel film e contemporaneamente tentare di ricordarli tutti è pressoché impossibile. Ogni tema viene infatti toccato e affrontato con logica e profondità, tanto da rimanere più volte scioccati dalle scoperte che via via fuoriescono, come per esempio la stroncante rivelazione di Max che...vi lascio scoprire guardando il film ;))
La trama è circolare, per cui inizia con la scoperta di un cadavere in una piscina e termina, con il ripescamento del corpo dalla polizia. Il fatto del 'morto che parla' di inizio film è secondo me una grande trovata, perché aggancia subito le persone dalla curiosità. Grande la critica allo star system americano, qui interpretato da Norma, nelle cui tristi partite a bridge compaiono anche altre celebrità dei suoi tempi, come Buster Keaton. Film del 1950 di Billy Wilder, con William Holden nel ruolo di Joe e Gloria Swanson in quello di Norma.VEDETELO !

martedì 8 febbraio 2011

LA SIGNORA AMMAZZATUTTI

Beverly Sutphin è una casalinga doc, amante degli uccellini che cantano al mattino nel suo giardino, della raccolta differenziata e madre iperprotettiva. Ma l'apparentemente perfetta signora nasconde una personalità disturbata; legge di nascosto libri guida sul come uccidere, tiene nota dei grandi assassini passati alla storia e con uno di questi ha persino avuto un rapporto epistolare, di cui resta solo un'audio cassetta. Elimina man mano chiunque la ostacoli o porti vergogna ai suoi valori e la famiglia, fino ad allora ignara comincia ad avere sospetti quando viene brutalmente ucciso un amico della figlia Misty, nel bagno del mercatino dove la ragazza lavora. Da li un susseguirsi di omicidi e le continue chiamate anonime oscene, alla 'povera Dotty' portano l'intera comunità della piccola cittadina, al terrore e al panico. Una vicina di casa della cosiddetta 'Mamma Killer' scopre che l'assassina è proprio Beverly, che viene accusata e processata. Nel frattempo Beverly è diventata al pari di una celebrità e i figli sono i manager di questo nuovo commercio di maglie, cappellini, bandiere e quant'altro. Il processo è l'anima pulsante del senso stesso del film, sul ' è cosi o ci fa?', 'mente o è sincera?' ed esemplare il modo in cui, prima l'imputata diventa avvocato di se stessa e poi riesce originalmente, a manipolare un testimone.
La vicenda è tratta da una storia vera, come ci confermano alcune didascalie a inizio proiezione, ma resta comunque il dubbio, rafforzato dal fatto che ci vien detto poi, che è stata solo una trovata pubblicitaria. Nelle mie ricerche non ho trovato a chi è ispirata la storia, vista poi la vastità di casi, uno vale l'altro! Resta comunque memorabile la globale reazione di sdegno e incredulità, alla notizia. Forse ci siamo inconsciamente abituati a crimini commessi da mano maschili, che quelli femminili restano quasi quasi un dubbio, anche di fronte a prove inconfutabili? Curiosa come cosa. Il regista ha la fama di essere un amante del trash e nella sua filmografia vengono nominati altri casi in cui è dominante la critica alla società perbenista americana, come per esempio Cry Baby. Impossibile non notarla in 'La signora ammazzatutti', dove tramite colori marcati, ambientazioni 'troppo perfette' e un'azzeccata Kathleen Turner nella mamma-killer, la critica è precisa e senza sbavature. Resta alla storia la chiamata oscena, che potete tranquillamente trovare anche su youtube, dove la Turner si lascia andare a un linguaggio volgare e scabroso riducendo a un mucchio di nervi e lacrime la povera vicina di casa, Dotty. Il finale a mio parere rovina un pò l'intero film. L'assassinio col cosciotto di pollo se lo potevano risparmiare e con esso, anche quando Beverly apre e chiude ripetutamente le gambe sotto al banco degli imputati, per distrarre un testimone e quando Scotty, amico di Chip (figlio della pazza) viene colto in fragrante mentre è alle prese con un filmino porno: davvero irreale il tempo che passa in orgasmo! Per il resto il film non è male; resta leggero e comico, nonostante alcune scene splatter. La Turner pare ormai assodata come donna-mamma- psicotica, visto che lo stesso ruolo le viene affidato in 'La guerra dei Roses' e 'Il giardino delle vergini suicide'.

Questo pazzo, pazzo, pazzo, pazzo mondo di Stanley Kramer


Su una strada statale nel deserto californiano, tre macchine e un furgone vengono sorpassati a tutta velocità da un'altra macchina, che dopo poco finisce fuori strada precipitando in un burrone. I testimoni scendono dalle rispettive auto e vanno in soccorso del pirata della strada, che in fin di vita confessa loro l'esistenza di 350.000 dollari nascosti sotto una grande 'W', nel parco di Santa Rosita, a circa 200 km di distanza dal luogo dell'incidente. Il gruppo nasconde prima alla polizia la confessione del defunto, poi decide cosa fare, se andare a caccia del bottino, oppure prendere quelle parole, come frasi di un folle. Dopo vani tentativi di spartizione della somma, optano per 'chi arriva primo vince' , cosi si mettono tutti in viaggio. Come ogni 'caccia al tesoro' che si rispetti, anche questo viaggio è ricco di guai, situazioni problematiche, furti, corse sfrenate in auto, tradimenti, dubbi, ripensamenti, che rallentano di molto l'arrivo a destinazione, ma la numerosa banda non perde le speranze. Nel frattempo, alla polizia di Santa Rosita, il capitano Culpepper che segue da anni il caso dei 350.000 dollari è venuto a conoscenza dei testimoni dell'incidente e decide di farli pedinare dai suoi uomini, per vedere dov'è nascosto il tesoro. Sognando già una pensione raddoppiata e un viaggio alla Hawaii, per la risoluzione del caso, il capitano è sicuro di vincere. Ma le cose non vanno proprio come le sue previsioni.
Commedia e film d'azione esilarante del regista Stanley Kramer del 1963 vanta la presenza nel numeroso cast di grandi artisti, come Peter Falk e Buster Keaton, quest'ultimo nel ruolo di comparsa del parcheggiatore Jimmy. L'assurdo e la follia sono i temi principali della pellicola, dove anche solo l'eventualità del possesso di una tale somma fa mettere in secondo piano qualsiasi altra cosa, persino gli affetti e gli impegni precedentemente presi. I personaggi sono fortemente caratterizzati e caricaturizzati e prendono vita nei ferrei dialoghi che hanno. C'è la classica coppia benestante in seconda luna di miele, dove lui, razionale ed equo tenta una pari, sebbene complicata suddivisione del denaro, poi si trasforma nel più determinato e folle del gruppo. C'è l'uomo umile e giusto, che si batte affinché tutti paghino le tasse sulla quota che otterranno e anche colui che, più di tutti è vittima di soprusi, ingiustizia e sfortuna. C'è poi la rappresentazione per eccellenza dei tipici intrecci familiari, con il trittico suocera, nuoro e figlia, dove la suocera dispone di tutto e tutti a scapito del povero nuoro, che ne resta vittima e incapace di reagire. In ultimo, ma come si dice, non ultimo, la curiosa coppia d'amici in viaggio per Las Vegas in una piccola decappottabile rossa, dove uno dei due, Benji parla come se avesse in bocca una frittella. Risate continue e a non finire, per un film da annoverare tra i migliori del nostro tempo, 'Questo pazzo pazzo pazzo pazzo mondo' è anche stato il primo film a usare, anche se solo in parte, il Cinerama, tecnica di ripresa cinematografica, che consiste nella disposizione dell'immagine su uno schermo curvo di grandi dimensioni (28m x 10m), con ripresa frontale di tre camere (nel caso di una sola)disposte a semicerchio, per riprodurre la percezione dell'occhio umano. Eccezionale Ethel Merman nel rulo della Signora Marcus (la suocera): DAVVERO ODIOSA! ^^

sabato 5 febbraio 2011

Racconto: 'In quel di Calcata'


Tutto ebbe inizio un pomeriggio d'inverno, durante una bella passeggiata a Calcata, antico borgo medievale, in provincia di Viterbo. Carolina e Caterina passeggiano serenamente godendosi il sole, i profumi che provengono dai ristorantini e lo splendido paesaggio che si si stende dalle numerose terrazze e che si getta nella vallata. D'un tratto Caterina punta dritta in un minuscolo negozio semi nascosto in un vicolo e si lascia attirare dal luccichio di numerosi accessori d'argento e pietre. 'Guarda questo! E guarda quello!' dice Caterina perdendosi ora nell'ammirazione di un anello e ora nella contemplazione di una collana. Carolina ammira in silenzio lasciandosi condurre dall'entusiasmo dell'amica. D'un tratto Caterina, ponendo come al solito la maschera da 'faccia da...' , si gira verso il titolare del negozio e lo riempie di domande, sul come aprirsi un'attività a Calcata e sulla storia del paesino. L'uomo, un pò preso in contropiede, un pò divertito dalla bizzarra ragazza tenta di fare del suo meglio per soddisfare la curiosità della cliente; intanto Carolina sorride al titolare, come a scusarsi dell'irruenza e nel contempo divertita dalla contagiosa amica. Il racconto comincia e poi si ramifica in altri mille e le due giovani perdono completamente la cognizione del tempo; solo il freddo pungente che cominciano ad avvertire ai piedi, le risveglia dalla piacevole conversazione. Il titolare del negozio, il signor Alberto è un appassionato e grande intenditore dei Maya, cosi, dopo che Carolina ha comprato una campana tibetana d'argento, per sua sorella decide di far loro un piccolo regalo. E come fosse uno di quei maghi che vendono oggetti antichi, in posti lugubri ma affascinanti, Alberto estrae un libro chiaramente molto usato, da una mensola e si ferma in una pagina, dove c'è una cartella con simboli e colori. Le due giovani sono affascinate e si lasciano ammaliare dalle parole di Alberto, come se questi avesse risposto a una loro silenziosa e interiore necessità. I giorni e le date di nascita delle ragazze fanno capire ad Alberto chi ha di fronte: un'Viandante del cielo solare' e una 'Tempesta blu intonante dell'onda dell'aquila'. Carolina è sbigottita e anche molto colpita da ciò che le ha detto l'uomo e comincia a riflettere sulle parole cercando di dar loro un senso il più ragionevole possibile; lei un Viandante del cielo solare ... chi l'avrebbe mai detto? Al turno di Caterina, la ragazza ha gli occhi lucidi dall'intensità della situazione creatasi. L'intero pianeta sembra essersi fermato solo per loro due e intanto, il verdetto di Alberto comincia a farsi sentire. Lei è la Tempesta e l'aquila allo stesso tempo; lei è distruzione e creazione, visione e purificazione. Il telefono squilla e Alberto risponde; nel frattempo Caterina tenta di smorzare la serietà e la grandezza di quel momento, cominciando a immaginarsi Tempesta/distruttrice/creatrice guidata dalle indicazioni del Viandante/Torre 9 e le due scoppiano in grasse risate, che gli risollevano l'animo. 'Se io sono la tempesta che, dovunque va porta distruzione e tu la Torre che guida il mio operato, ci ritroveremo da sole, in mezzo al nulla più assoluto!' dice Caterina col sorriso sulle labbra 'Hahahaha che bella coppia!' le risponde Carolina ' immaginaci in un campo bruciato, con gli alberi sradicati e le case distrutte: tutto merito nostro!' continua la ragazza. Le risate le fanno piegare in due e con le lacrime agli occhi dalla gioia, poco dopo salutano il loro nuovo amico e si dirigono a prendere un tè. Alla tèria si rifocillano dalle grandi emozioni davanti a una bella tazza di tè fumante e una buonissima fetta di torta e al momento del conto, la titolare mostra di essersene dimenticata. Carolina allora decide di far tesoro delle nuove scoperte e incita Caterina a fare da Tempesta. La ragazza accetta le indicazioni dell'amica e con passo deciso si reca alla cassa per il conto. Carolina ride al tavolo e si gode la scena, in cui Caterina tra la determinazione e l'imbarazzo, si fa valere e quando torna al tavolo, le due continuano a creare scenette. Ora Caterina-Tempesta oltre al vento e alla pioggia è provvista si piccole bombette e Carolina-Torre, la segue dall'alto con i nuovissimi occhiali da sole, che la rendono davvero una buona vedetta. Le due amiche, cariche dalla giornata lasciano Calcata col cuore sereno e pieno di speranza e s'incamminano verso casa sperando di tornare presto a sorridere :D

giovedì 3 febbraio 2011

Battito Vuoto


Apro la finestra della mia camera, esposta a Occidente. L'aria è tersa, ma ricca di odori: erba tagliata e calda di sole, polvere e sabbia trascinata da lontano... chiudo gli occhi a quelle milioni d'informazioni che mi giungono dal vento e tento di dipingere un'immagine nella mia mente, ma poi apro gli occhi e la trovo già li, davanti a me. Il sole scende silenzioso e sbircia lento, fino a scomparire dietro gli alberi in lontananza; getta gli ultimi spicchi nel cielo, in alto, per poter colorare quella tela naturale dei suoi colori preferiti: l'arancio, il rosa, il giallo. Fa del suo meglio, il sole, perché sa che è al tramonto, che tutto si oscura ed è lui a padroneggiare con la sua creatività. Resto ancora per qualche istante a fissare quel gioco esibizionista e mi scopro una lacrima solcare impavida il profilo del mio viso..
Vecchi ricordi, amori che sembrano appartenere a ere passate anzichè a soli anni, emozioni sfuggenti ma sorprendentemente intense, nonostante la lontananza. L'isola chiama ancora......e a questo pensiero, la lacrima si ferma.