domenica 11 dicembre 2011

Il Loto e l'Arpia



Il tuo sorriso squarcia la mia realtà e mi trasporta in una dimensione dove non sei più cosi sconosciuto.
Ci sono tanti ricordi che si accatastano nella mia mente e me la stipano; tante voci felici che tornano ad eco, nelle mie orecchie.
Vorrei trovare risposte certe a un qualcosa che non so descrivere, forse perché troppo prematuro. Vorrei cantarti quei canti antichi che usavo soffiarti, mentre ti tenevo stretto e sentirmi leggera nel nostro nuovo ritrovarci.
Un peso però, ancora il mio cuore a terra e gli frena l'impeto delle ali che tendono verso il cielo; una me fasciata di veli neri e leggeri, quasi evanescenti, col viso pallido e marcato di nero, con labbra scure, prive di vita...
Una me con capelli corvini, vivi come serpi, con gli occhi sbarrati e iniettati di sangue; una me che con voce tagliente come lama, frena quel cuore invitandolo ad arrestarsi, forse per sempre.
Una luce fa allentare la letale morsa dell'arpia nera e un grido acuto, disperato plasma il cuore alato, in un minuto corpo.
Una creatura delicata, con occhi limpidi ma pieni di perché, si trova ora incatenata tra le metalliche braccia ossute di quell'altra. Le sue vesti bianche si confondono con la sua chioma che si spalma sul suolo.
Coraggio e paura, curiosità e riluttanza, desiderio e oppressione, libertà e catene ... vita e morte.
Come può un fiore di loto, col suo candore e la sua purezza continuare a brillare della sua essenza accanto a erbacce semimorte, velenose e soffocanti?

sabato 10 dicembre 2011

AMERICAN BEAUTY

INTRODUZIONE
Mi gira la testa se penso alle molteplici chiavi di lettura di questo film. Credo che guardarlo una sola volta, non basti; credo sia uno di quei film da vedere più e più volte per apprezzare la variopinta gamma di colori che vi esiste.
'American Beauty' è un film nato alla fine degli anni '90 e a un passo dal 2000; un film nato quindi in un periodo di forti cambi, su più livelli; basti pensare che in molti, allora, credevano che nel 2000 sarebbe finito il mondo (ritornello che sentiamo anche oggi) . La bellezza americana, titolo già di per se sarcastico, ci spiega che l'intento basilare della pellicola è quello di mostrare teatralmente la società americana. 'Che novità!' penserete in molti, ma non vi soffermate qui; non date per scontata questa tematica.
ANALISI E SINOSSI
Lester è un 40'enne remissivo, insoddisfatto, ma con una mente attiva e interrogativa, sempre alla ricerca di un qualcosa in più, sulla vita. La moglie, Carolyn è un'ambiziosa agente immobiliare, frustrata e dura con se stessa, che si prende a schiaffi quando si concede un pianto liberatorio e la figlia dei due, Jane è la tipica adolescente imparanoiata, complessa, arrabbiata, che osserva con cinismo e forte critica i genitori e il mondo che la circonda. Questo è però il quadretto che si vede dentro casa, perché al di fuori, tutti giocano allo stesso gioco: la famiglia felice di un quartiere felice. E' l'autoillusione che permea questa famiglia, perchè al di fuori è palese che c'è qualcosa che stona con l'immagine che danno, un vago senso di irrequietezza. La realtà stessa è quella che schiaffeggia i 3 e gli ricorda che il mondo è ben diverso da come vogliono dipingerlo loro. I loro vicini in primis sono i testimoni di questo: una coppia gay e i neo trasferiti Fitts. I primi non hanno problemi a mostrarsi al mondo per ciò che sono e i secondi, vivono segregati dalla disciplina militare del marito e dalla totale assenza (psichica e fisica) della moglie. Il figlio di questa coppia, Ricky è considerato dai compagni di scuola "uno scoppiato", ed è magneticamente attratto da Jane, che mostra apparentemente di fuggirgli, ma che in realtà ne è lusingata e addolcita. Elemento bomba è Angela, amica di Jane, bionda, appariscente e frivola accende in Lester una miccia potentissima, che cambierà definitivamente le carte in tavola. Alla vista di Angela, infatti, Lester si resetta e torna come adolescente; annienta i suoi ultimi 20'anni e torna a desiderare le cose di quando aveva l'età di sua figlia. Torna a volere la bionda cheerleader della scuola, torna all'egoismo tipico adolescenziale, torna alla palestra e torna a farsi le canne in compagnia del nuovo amico Ricky. Questo suo improvviso cambio e la perdita contemporanea del lavoro destabilizza prima sua moglie, che inizia una relazione con il concorrente in carriera Buddy Kane e poi la figlia, che si allontana definitivamente dal suo nucleo familiare e dall'amica Angela, che prova un senso di gratificazione e gioco a sedurre e a farsi sedurre dal padre di Jane. Lester è certamente il protagonista-miccia; quello da cui poi il film e i personaggi attuano cambi importanti, ed è anche colui che si prende gli oneri delle conseguenze, come se stesse trascinando se, la sua famiglia, la sua intera realtà, in passi che gli altri non desiderano o che temono. Egli ne è consapevole e accetta il cambio con serenità e gioia. Di fatto, tutti godono dei cambi di Lester; la moglie è più rilassata e vitale, la figlia comincia ad ammorbidirsi e ad amare, Ricky trova l'oggetto che cercava di osservare da sempre. Persino il durissimo signor Fitts viene scosso e attaccato dal dubbio; il suo però è un dubbio malsano. Un fraintendimento sarà la causa dello scoppio definitivo della bomba e le pedine di questo gioco geometrico, saltano in aria.
Il backstage di questo film è più interessante forse del film stesso, perché ha molti cambi, new entry, un entrata in campo e un'uscita di nomi famosi, l'uno dietro l'altro, tra cui cito Steven Spielberg. Dopo vari passaggi, il regista è Sam Mendes e lo sceneggiatore (il cuore stesso della vicenda e del merito di questo film) è Alan Ball. A quest'ultimo va infatti il merito di aver messo assieme alcuni "fermi-emozionali" della sua vita, come per esempio il caso dei primi anni 90 di Amy Fisher, da cui ha tratto le vicende di Carolyn e nei medesimi anni, quello di un semplice sacchetto di plastica che volteggia al vento per 10 min, regalato poi al personaggio di Ricky. La fotografia è un'altra sezione che è stata poi premiata e qui nomino Conrad Hall, che ha saputo dare respiro alle scene con inquadrature larghe e gli ha conferito comunque preziosità.
Sin dall'inizio del film si ha il senso dell'immersione. L'inquadratura iniziale è infatti quella che prende l'intero quartiere dove si svolge la vicenda e poi si tuffa nella casa dei protagonisti. Questa ha la facciata pulita, regolare, perfetta e ha al contempo, quei tratti che denotano una certa bizzarria della famiglia che vi abita, come la porta rossa. A riprendere il rosso, colore che torna poi in tutto il film è la staccionata abbracciata da numerose piante di rose ben curate. Carolyn infatti ha l'attitudine a prendersi cura dei suoi fiori e quei fiori saranno poi il tarlo fisso, l'ossessione che spunterà in ogni angolo della casa, in ogni attimo di abbandono emotivo. I petali di rosa saranno l'elemento premonitore del cambiamento, il seme della discordia, la passione serpeggiante che scardina il rigore, il bigottismo e il borghesismo iniziali.
Il rigore della nostra famiglia, viene poi affiancato alla disciplina dei Fitts, in una casa dai colori militari, opachi, quasi che si confondono con lo sfondo. Le due abitazioni sono in perfetta comunicazione, in particolare le stanze dei ragazzi, le uniche delle due case ad aver colori e arredamenti che escono dallo stile principale, che si affacciano l'una nell'altra e che permettono a Ricky di osservare la curiosa famiglia e le relazioni che vi sono tra i componenti. I due giovani sono gli unici barlumi di sincerità, non per niente sono ragazzi, simbolo di purezza, di futuro; sono quelli che riconoscendosi reciprocamente decidono di innalzarsi al di sopra di tutto ciò che li circonda, di andare avanti, diversamente. E che dire dell'amicizia tra Ricky e Lester? Ovvio il gioco-specchio che hanno e di cui sono pienamente consapevoli. E quella tra Angela e Jane? La realtà che si scontra con l'illusione. Per chi non avesse ancora visto questo film ... beh consiglio la sua visione con consapevolezza che ne rimarrà estasiato. Per chi l'ha invece già visto, consiglio una re-visione, visto che l'altalenanza dramma-commedia lo rendono piacevole e scorrevole.
Chi vuoi essere nella vita? Dove sei in questo momento? Chiediti se sei e se fai ciò che veramente vuoi essere e fare.

venerdì 9 dicembre 2011

I GUERRIERI DELLA NOTTE


New York, anni ‘70. Tutte le bande giovanili della città vengono chiamate a raduno dal leader dei Riffs, Cyrus, ascoltato e venerato da tutti per saggezza e intelligenza. Le condizioni del raduno obbligano solo nove componenti di ciascuna banda a recarsi nel quartiere del Bronx, dove si terrà l’adunata e rigorosamente, tutti disarmati. I protagonisti indiscussi della vicenda sono i Guerrieri, un gruppo di Coney Island, che porta smanicati di pelle e che vengono ingiustamente accusati dell’uccisione di Cyrus. Questo infatti, al culmine del suo discorso sulla conquista della città, tramite l’unione in un’unica forza di tutte le bande viene assassinato dal folle capo dei Rogues, Luther, che in ultimo accusa Cleon il capo dei Guerrieri, successivamente ucciso. Si scatena il delirio e la banda dei Guerrieri si trova a lottare per raggiungere Coney Island, dove sarà finalmente al sicuro. I ragazzi cercano di salvarsi la pelle, svicolando il più possibile per le buie strade di New York e dintorni, affrontando tutte le bande che gli danno la caccia, dividendosi per poi ritrovarsi. Riusciranno i nostri eroi a tornare a casa? Chi si salverà e chi perirà? Quali evoluzioni avvolgeranno Swan, nuovo capo dei Guerrieri e gli altri membri rimasti in vita?

Film cult di fine anni ’70 diretto da Walter Hill, ‘I Guerrieri della notte’ è tratto dal romanzo omonimo di Sol Yurik, che a sua volta si è ispirato all’Anabasi dello storico ateniese Senofonte e mostra la vita che nasce quando cala il sole, per le strade della metropoli newyorkese. Il viaggio che “gli eroi” devono affrontare per ottenere gloria, rispetto e stima del resto del mondo, nonché un’affermazione territoriale, tipicamente maschile e/o patriottica. Titolo iniziale del film era ‘Streets of fire’, ma alla produzione non piaceva e Hill ha pensato comunque di archiviare questo titolo per un altro film, che vede la luce nel 1984. Le locations per le riprese sono state varie a causa delle continue interruzioni da parte di gente curiosa sul set e la scena della lotta in bagno è stata totalmente ricostruita negli studi Astoria di Long Island, dove sono occorsi ben 5 giorni di riprese per la sequenza. Per la protezione dei furgoni della produzione sono stati assoldati per davvero dei delinquenti, ovviamente pagati profumatamente, che hanno cosi evitato atti vandalici e gli stessi hanno avuto piccoli ruoli di comparsa, nella scena del raduno. Tanto per non sbagliarsi, in Italia il film è stato vietato ai minori di 18 anni, a causa della violenza che vi regna sovrana e nel resto del mondo ha avuto difficoltà di circolazione, perché più volte accusato di incentivare la violenza. Cos’è che è rimasto alla storia di questo film? Cosa lo fa rimbombare a distanza di cosi tanti anni? Gli impulsi che si alzano al nome Guerrieri della notte hanno il sapore della determinazione, del coraggio, del ‘Se il mondo mi è contro o mi da la caccia, combatterò a mani nude e vincerò lo stesso’. Sa di individualismo, di reazione contro l’omologazione, contro un’omologazione che è mentale più che estetica; sa di rivolta contro una società ottusa e cieca. Contro il mondo? E’ possibile. Certamente le reazioni sono varie a seconda di chi parla, ma ciò che è universale è il messaggio che arriva: se lotti, nonostante le difficoltà e le avversità, riesci. Se non lotti perisci e … punto.


CONFERENZA STAMPA: 'BLOODLINE'


Una grande casa in aperta campagna, un gruppo di persone in procinto di girare un film porno e una di queste, Sandra, incaricata dal capo di girare un backstage sul film, con un ricordo agghiacciante con cui fare, prima o poi i conti. Questi i dati per il nuovo horror dal retrogusto italiano: Bloodline, film a basso costo diretto da Edo Tagliavini. Gli elementi dell’horror classico ci sono tutti; c’è la casa con i fantasmi, ci sono gi zombie, il serial killer e un gruppo molto caratteristico di persone che lentamente viene falciata dallo psicopatico mascherato. E’ il nuovo film slasher con ricordi di Psycho, The ring, Shining e The others. E’ un coraggioso tentativo di un gruppo di artisti amanti del cinema, di ridare vita a un genere che sta scomparendo: l’horror. Ed ecco sul tavolo gli attori Virgilio Olivari, Francesco Malcom e Paolo Ricci accompagnati dal regista Edo Tagliavini e il produttore Mario Calamita; ecco alcuni componenti della Opencinema s.r.l. società di produzione cinematografica, audiovisivi e VFX fondata nel 2009. Le domande partono lente e ben concepite e vertono tutte sul come verrà distribuito il film, secondo quali criteri e in quali paesi; su che tipo di aspettative si fondano gli spiriti del cast e della produzione e sulla cifra emessa per la sua realizzazione, sui 150.000 euro. A parlare è il produttore, Mario Calamita, che spiega gli appoggi in America per la distribuzione e l’aiuto di Uwe Boll per l’estero e con umiltà mostra la semplice volontà di creare un film variegato per stile e figure rappresentate, non solo un horror classico, ma un horror capace di ridere di se, di prendersi in giro e di prendere in giro; un film ricco di suspence e mistero, di scene splatter e terrore, ma alleggerito da sarcasmo e follia. Si parla poi dei compromessi a cui si è dovuti scendere per la sua realizzazione e qui è Edo Tagliavini, che di fronte alle mie audaci attenzioni circa il finale a mio avviso rimediato, “di scarto”, mi mostra con gentilezza, quanto sia quasi impossibile creare un film senza modifiche non sempre proprio soddisfacenti. Calamita poi aggiunge che ci sono necessità tecniche che non si possono tralasciare e che vanno inevitabilmente a scontrarsi anche col modesto budget; quest’ ultimo, fattore primario per chi s’imbarca nel difficile campo artistico. Bloodline ha però nel suo mazzo anche nomi importanti, come Sergio Stivaletti che ha curato gli effetti speciali e Claudio Simonetti che ha lavorato sulla colonna sonora. Oltre ai nomi ha la bravura di essere stato girato in tempi strettissimi (appena 4 settimane) col brutto tempo che li ha accolti e con la Canon 7D che non offre gli stessi effetti di fotocamere di altri livelli. La conferenza è un vero e proprio scambio di opinioni e chiarificazioni ed è un piacere la tranquillità con la quale ci si confronta e ci si spiega, senza altezzosità, senza orgoglio di alcuna sorta e anche al termine di questa, si ha la sorpresa di conoscere i nomi di cui sopra e di apprezzarli per la loro versatilità, più umana che artistica.

BLOODLINE


Sandra e Marco vengono messi con le spalle al muro dal loro capo e per non perdere il posto accettano di girare un servizio sul backstage di un film porno. Cosi eccoli in una grande casa in campagna con il cast del film e il regista, che cominciano a verificarsi una serie di casi strani, omicidi e sparizioni e Sandra si ritrova a confessare un segreto che le pesa sul cuore da anni, da ben 15 anni. Fu proprio in quella casa, infatti, che scomparve la sorellina gemella di Sandra, Giulia, legame di cui le è rimasto solo un ciondolo a forma di mezzo cuore e infinito rancore per il suo assassino, Il Chirurgo. Ad accentuare il tutto, alcune sempre più frequenti apparizioni di Giulia a Sandra e l’inspiegabile ritorno in vita dei corpi trucidati dall’omicida. Il gruppo viene falciato e lentamente si disgrega, mettendo a nudo le varie personalità in cui nessuna è omessa. C’è il superstizioso extracomunitario, il coraggioso muscoloso, la sexy e belloccia, la timida e ingenua, il folle squinternato e altri. Le scene sono abbastanza veloci e sostenute da una buona suspance, perché in Bloodline, davvero tutto è possibile! Il trucco e le musiche, i colpi di scena, il sangue e gli effetti speciali sono notevoli e cosa importante: c’è la giusta dose d’ironia che alleggerisce il tutto. Perché il film infatti è più che consapevole delle sue pecche; dei suoi stereotipi antichi, come la camicia da notte più che ottocentesca addosso a una bambina dei giorni nostri, del finale un po deludente rispetto alle potenzialità e ai presupposti, della recitazione di alcuni attori, decisamente poco convincente, ma il fatto di presentarsi come un film umile e consapevole lancia il coraggio col quale si è imposto nel panorama cinematografico, come barlume di speranza. C’è gente che ama il buon cinema, che ne è appassionata e che cerca, con i propri mezzi di mostrarlo, di risvegliare le menti e di dire ‘Ehi, ragazzi, si può fare! Ci vuole pazienza e coraggio, ma si può fare e può essere meritevole la cosa!’. Tutto questo arriva, come arriva il bisogno di perdono, amore e pace, per un mondo in cui tutto questo è mera utopia. La metafora che penso più si addica a un film come Bloodline è certamente quella di un uomo umile e modesto che mostra con serena ironia i suoi tesori più preziosi; molti occhi li troveranno di bassa qualità o addirittura insufficienti, ma ci saranno certamente occhi che resteranno commossi e col cuore accetteranno quei doni. Bloodline ha spessore, uno spessore forse acerbo e non totalmente espresso, ma ce l’ha e merita quella giusta dose di spessore di volontà per andare a vederlo.


lunedì 28 novembre 2011

Conferenza Stampa Il Gatto con gli Stivali

Hotel Hassler, piazza Trinità dei Monti. L’entrata dell’albergo pullula di macchine di gran lusso lucidate a specchio, di signore ben vestite in corsa sui tacchi, dei riflessi dei raggi del sole sull’ottone delle porte dell’albergo e tutti sono in trepidante attesa, della coppia che scoppia de Il Gatto con gli Stivali: Antonio Banderas e Salma Hayek. Entro un pò trafelata, ma agguerrita quanto basta per non farmi mettere da parte dalla calca. La sala è gremita e dopo poco il presentatore fa sfilare le due star. Applausi e fischi provengono a ondate e i volti sorridenti dei due divi, del produttore della Dreamwors Jeffrey Katzenberg e del regista Chris Miller vengono illuminati dai flash. Molte domande sono riferite alle affinità che i due attori hanno riscontrato con i personaggi del film d’animazione, sul come si sono sentiti in questa avventura cinematografica e sul doppiaggio. Le loro risposte sono semplici e mettono in evidenza la professionalità del cast che ha lavorato sodo per ottenere un risultato, alla pari delle loro aspettative. Banderas sottolinea la dicotomia del Gatto tra il suo piccolo aspetto e la sua voce profonda, tratto che gli conferisce poi comicità e, se vogliamo, assurdità, intervallando questa sua risposta con alcune battute del film dette in diretta solo per noi. La Hayek dice invece, di essere entusiasta del lavoro fatto, perché era molto che desiderava mettersi in gioco nel campo d’animazione e parlando del suo personaggio, Kitty Zampe di Velluto, dice di ammirarla per la sua indipendenza e la sua forza, aggiungendo di ritrovare queste caratteristiche in ogni donna che si rispetti. Incalzano poi i riferimenti al perché Banderas non conduce la conferenza stampa in italiano e con ironica eleganza, l’attore risponde di temere di sbagliare nel parlare italiano, perché non ha le risposte scritte. Le risate alleggeriscono l’iniziale tensione avvertita dal divo, dopo la domanda e lo stesso parla del perdono, come mezzo d’unificazione nazionale, per risolvere la crisi. Sempre a Banderas, la richiesta di chiarimenti sul doppiaggio che è stato fatto in tre versioni: in castigliano, nell’idioma speciale per esprimere divertimento per l’America Latina e Centrale e in italiano e l’attore “malagueno” risponde che per lui era importante dare la possibilità agli spagnoli di identificarsi, proprio perché tra queste lingue ci sono sottili, ma sostanziali differenze. Qui Zatzenberg aggiunge che ovviamente il film verrà tradotto nelle 45- 46 lingue mondiali scelte per la distribuzione e che ogni lingua ha bisogno di diversi modi d’espressione, da qui la bravura dei doppiatori. Miller evidenzia che ha avuto anche l’aiuto di un grande staff, per la realizzazione della pellicola, come Guillermo del Toro nelle vesti di produttore esecutivo, Joe Aguilar (Sirene) e Latifa Ouaou (Mostri contro Alieni) in quelle di produttori. Meticolosi e assolutamente originali hanno tutti contribuito ad arricchire il film e la storia del gatto più amato del grande schermo, ispirandosi ai western di Sergio Leone, studiandone le scenografie, i colori e adattando tutto questo al ‘protagonista-sputa-palle-di-pelo’. I filmmakers si sono lasciati ispirare dalla città di San Miguel de Allende, dai suoi edifici color terra di Siena, coloniali e neo-classici e per adattare la stravaganza del personaggio di Gatto alle scenografie, ogni singola casa o chiesa è asimmetrica e leggermente pendente. E mentre in Shrek, Gatto doveva confrontarsi tecnicamente con un gigante di due metri e spicci, qui le proporzioni si fanno più realistiche e per visualizzare i suoi novanta centimetri sono state rafforzate le ombre. Nel PressBook viene detto poi che il lavoro più duro è senza dubbio stato nella realizzazione delle nubi, nel modo in cui la luce penetra o rimbalza su esse, composte di particelle d’acqua, sulle quali ogni raggio di sole viene disperso in molteplici direzioni; proprio perché le masse amorfe come acqua, fuoco, pellicce e piume sono le sfide più dure per gli animatori digitali. Un ottimo lavoro merita dunque un’ottima affluenza di gente, che certamente apprezzerà questo nuovo capolavoro Dreamworks.



IL GATTO CON GLI STIVALI

C’era una volta … no. Lui non vorrebbe che la sua storia iniziasse cosi:” roba da ‘ninos’!”, direbbe! Meglio narrare con cronaca gli avvenimenti. Ecco allora che c’è un lui, un eroe- ladro con la E (e la L) maiuscola, veloce, forte, coraggioso, letale con le donne, ehm, con le gatte. Ebbene si, parliamo di un lui gatto, ma non di un gatto qualunque; parliamo de: Il Gatto con gli Stivali! Sempre alla ricerca di un qualcosa da sgraffignare, Gatto ora da la caccia ai leggendari fagioli magici, quelli che possono far crescere una pianta di fagioli appunto, talmente alta da arrivare in cielo, dove un castello custodisce gelosamente, l’oca dalle uova d’oro. Bottino troppo appetitoso per il bandito più temuto della Spagna. Nella ricerca però, Gatto incappa in un nemico temibile e terribile, la coppia Jack e Jill, coniugi orripilanti, temuti e determinati che hanno già con loro i mitici fagioli. La sera in cui Gatto programma il furto ai coniugi incontra lei, la gatta Kitty Zampe di Velluto, intelligente, scaltra, veloce e … sensuale. Mix da bomba per Gatto, che dopo aver scoperto la sua concorrente, tenta in tutti i modi un approccio “micesco”. Ma i colpi di scena non finiscono e spunta un altro personaggio: l’uovo Humpty Dumpty, ex migliore amico di Gatto, col quale viene a galla anche la vera, triste storia del nostro protagonista dagli occhioni irresistibili. Chris Miller è il regista di questo nuovo film d’animazione 3D firmato Dreamworks, in uscita il prossimo 16 Dicembre, ed è sempre Antonio Banderas a dare voce e mente al gatto battagliero di Shrek. Questa volta però, ad accompagnare l’attore dal fascino latino sono anche altre stelle del cinema: Salma Hayek, che interpreta la bella Kitty, Zach Galifianakis in Humpty e Bob Thorton e Amy Sedaris in Jack e Jill. Tutti sicuramente si saranno chiesti in Shrek, qual è la storia di Gatto, da dove viene, perché è diventato un ladro su commissione e soprattutto: dove ha preso quegli stivali? Le risposte non sono cosi ovvie però, perché non è stato preso nulla della storia originale del Gatto con gli Stivali e tutto è nuovo e sorprendente. Quale eroe ha mai avuto un uovo come migliore amico? E quanti sanno ‘parlare la lingua del miao’? I ritmi incalzanti della pellicola incollano gli sguardi degli spettatori, grandi e piccini, della sala 2 del Cinema Barberini e le risate sono fragorose (le mie comprese) e per nulla soffocate. Tenerezza e compassione, cuore e azione, duelli, fughe in deserti polverosi al sapore dei vecchi western di Sergio Leone, incontri- scontri, colpi di scena e suspence: c’è tutto! I colori sono caldi e le luci belle forti; i momenti ironici spezzano sorprendentemente quelli seri e Gatto viene sempre più messo a fuoco, in un contesto che si riconosce senza sforzi essere il suo. La storia di un micino orfano che conquista la piccola città di San Ricardo con la sua grinta e il suo coraggio; la storia di un’amicizia contorta e sincera e l’inseguimento di un sogno sono le tematiche principali, che ramificandosi, intrecciandosi, a volte scontrandosi e mischiandosi dipingono il film e fanno spaziare su più livelli lo spettatore. I pochi rallentamenti e i vuoti narrativi, le uniche pecche di questo nuovo, certo, capolavoro Dreamworks, che però vengono subito messe in ombra dall’imprevedibilità del susseguirsi delle scene e dagli effetti speciali volutamente … speciali!


Conferenza Stampa Inti Illimani, dove cantano le nuvole

La proiezione finisce 79 minuti dopo e l’atmosfera è serena, ma vibrante di energia vitale. La gente si stiracchia e c’è chi cerca di metabolizzare quanto ha visto; c’è poi chi sbadiglia e chi come me, con gli occhi lucidi non vede l’ora di saperne di più, sui retroscena della pellicola. Sul tavolo di fronte a noi sfilano i due registi, Francesco Cordio e Paolo Pagnoncelli, il Presidente della Distribuzione Indipendente Giovanni Costantino e Boris Sollazzo giornalista di Liberazione. Partono le prime domande circa l’intento che i due registi volevano trasmettere con il film, se far ruotare il tutto sul piano prettamente politico o se avevano un’altra idea e questi evidenziano quanto il loro scopo fosse invece quello di mostrare a tutti, gli Inti- Illimani attraverso la loro musica e il suo effetto sulla gente. Intento che arriva chiaro, se si ripensa alle registrazioni video che hanno composto e arricchito la pellicola, alle inquadrature mirate sui volti commossi e partecipi della folla sotto ai palchi, o delle interviste dirette fatte a questa folla, sul loro parere sul gruppo. Il tratto popolare degli Inti- Illimani arriva rafforzato anche quando Giovanni Costantino comunica che la band agisce anche sul piano economico e gestisce i loro guadagni, come una Cooperativa; spartendo il tutto in base al consenso popolare. Nei quindici anni in Italia poi, la band ha lavorato moltissimo arrivando quasi a eguagliare la produzione e il successo dei Pink Floyd e nel 2004, Horacio Duran forma un altro gruppo degli Inti- Illimani, chiamati ‘Inti- Illimani Historico’ sottolineando la concezione del gruppo con i componenti storici, appunto e scostando cosi da se, l’idea di variegare la formazione che hanno invece appoggiato i fratelli Coulon. Tuttora i due “filoni” lavorano senza però incontrarsi mai, forse chissà, per ben distinguersi gli uni dagli altri e per permettere cosi di assaporare al pubblico, “più gusti del medesimo frutto”.


INTI ILLIMANI, DOVE CANTANO LE NUVOLE


Casa del Cinema, sala Gian Maria Volonté, un ambiente piccolo, intimo e confortevole, si prepara alla proiezione del documentario musicale diretto dal gemellaggio registico Francesco Cordio e Paolo Pagnoncelli: ‘Inti- Illimani, dove cantano le nuvole’. Con l’inizio proiezione partono anche le prime note, quelle calde e commoventi del gruppo che ha smosso intere popolazioni. A parlare sono proprio loro, i componenti della band, volti familiari solo con qualche ruga e capello bianco in più, ma con la stessa luce ed energia, che narrando gli avvenimenti storici e politici dei loro anni d’oro, ci fanno rivivere una fetta di storia, che stranamente non suona cosi lontana dai giorni nostri. Il Cile e la dittatura di Pinochet sono la spina che tiene in vita i primi passi della band, quella che li costringe a vivere in Italia per 15 anni, che gli permette di viversi un’altra società per lungo tempo e di assorbire da questa tratti comuni di un popolo che condivide con loro, gli ardori rivoltosi e il dolore. Forse proprio questo, il tratto che attira su questo film; il grande insieme di sentimenti umani che spaziano dalla solidarietà all’unità, dal ribellarsi alla voglia di libertà. Un’implosione popolare che ne scandisce vite e morti, delusioni e shock. Gli Inti- Illimani cantano una storia mondiale, applicabile a tutti i popoli che hanno vissuto tempi di privazioni e carneficine. Le lacrime che fuoriescono sotto a ‘El pueblo unido’, grande successo del gruppo acclamato e richiesto a gran voce in ogni piazza o esibizione sono cilene, italiane, ebree, inglesi, russe, cinesi; appartengono a chiunque viva o si senta vittima di qualcosa o qualcuno che mina la libertà personale e il libero arbitrio. Come ogni gruppo storico, anche quello degli Inti- Illimani ha una sua evoluzione. Oggi infatti la band, che negli anni ha subito parecchie new entries e sostituzioni è formata da alcuni dei membri storici e da nuovi giovani promesse musicali, che aggiungono un sapore attuale all’eterno gusto caratteristico della formazione. Film uscito nel 2007 distribuito in CineClub e CineCircoli appassionati, che fortunatamente danno spazio anche a quelle pellicole non seriamente prese in considerazione da altri enti è anche il primo docufilm proiettato alla Casa del Cinema. E’ proprio grazie alla Distribuzione Indipendente, infatti, che gli ‘Inti- Illimani, dove cantano le nuvole’ ha potuto mostrare la sua bellezza e profondità. Gancio ultimo, ma non ultimo con l’Italia è la presenza nel filmato di Daniele Silvestri, che di fronte al gruppo che ha fatto parte della sua vita, come colonna sonora torna bambino e mostra senza filtro il suo sincero affetto per la loro musica. E’ proprio infatti attraverso i ricordi, i cuori e le voci dei protagonisti del filmato che prende forma un quadro completo, omogeneo, pieno di valori e carico di emozioni; un quadro che certamente risiede silenzioso, in tutti noi.

domenica 20 novembre 2011

IMMORTALS


Grecia antica.
Qui si lotta per l'immortalità, si lotta per essere IMMORTALS!
Il re Iperione mette a ferro e fuoco intere città, alla disperata e ossessiva ricerca dell'arco di Ares, che gli serve per liberare i Titani imprigionati da Zeus, nel monte Tartaro. Gli dei osservano inermi i percorsi di vita umani, senza poter intervenire per non infrangere il libero arbitrio, ma non tutti sono d'accordo con l'inazione. La dea Atena prima fra tutte mostra chiari intenti di fermare il folle re, che stermina innocenti senza ritegno e di aiutare il giovane Teseo, semplice contadino ma istruito sin da bambino alla guerra, nel formare un esercito da lui guidato che sconfigga Iperione. Zeus, che si mantiene saldo sul divieto assoluto di intervenire è in realtà colui che, sotto le vesti di un vecchio amico di famiglia di Teseo, aiuta il ragazzo a divenire il semidio che in realtà è, perché concepito dal dio Poseidone che ha violato la madre del giovane. L'oracolo predice in una notte, la sconfitta di Iperione e/o l'alleanza di questo con Teseo e viene immediatamente catturato dal re per avere più informazioni. Nel medesimo tempo, Iperione va nella città di Teseo, dove assassina la madre scatenando le furie del giovane, che giura di vendicarla. Cosi ecco la situazione:
Iperione da la caccia a Teseo, xkè sa che questo può schiacciarlo;
Teseo da la caccia a Iperione per vendicare la madre;
l'oracolo da la caccia a Teseo per portarlo sulla strada giusta e
gli dei restano a guardare.
Il cambio avviene quando Teseo viene catturato da Iperione e messo a lavorare nelle miniere di sale, dove per c...aso incontra l'oracolo (una bellona da urlo, come al solito). I due fuggono insieme a un gruppetto di ribelli e hanno pure una relazione. Il passo verso la guerra è breve e questa è cruenta e sanguinolenta.
Chi vincerà? Quali saranno le sorprese?
Uscito l'11 Novembre scorso diretto da Tarsem Singh ha come interpreti principali Henry Cavill nel ruolo di Teseo, Freida Pinto in quelli di Fedra(l'oracolo), Kellan Lutz in Poseidone e Mickey Rourke in Iperione.
Non posso evitare di dire che è un film commerciale, abbastanza vuoto e fine a se stesso; molto simile negli effetti speciali e anche un po, nella trama a '300'. I fattori che mi fanno invece dire che è un film 'guardabile' sono proprio gli stessi effetti speciali, stupefacenti più che speciali, vasti, profondi, pienamente coinvolgenti. Anche il sangue ha un altro sapore e non è 'splatter', ma con significato in ogni sua goccia. Terribile la scena del toro di metallo sul fuoco, che contiene le sorelle dell'oracolo imbavagliate; semplicemente divina la scena di Poseidone che si tuffa nell'Oceano per aiutare Teseo...ASSOLUTAMENTE DA FOMENTO il discorso di Teseo all'esercito di fronte a quello di Iperione!
In sintesi...il film poteva essere sviluppato diversamente, ma non hanno avuto la sufficiente voglia di farlo.

giovedì 13 ottobre 2011

SUCKER PUNCH

Incredibile! A questo bel gruppo di signorine non avrei dato assolutamente, nemmeno un euro! Mi aspettavo un film d'azione banale e vuoto, con molti effetti speciali e zero morale e invece mi ha piacevolmente sorpreso!
Siamo negli anni '50 e in una bella casa, la mamma di due bimbe muore "accidentalmente"; accanto al letto di morte, il patrigno che con un ghigno volge lo sguardo alla più grande, Babydoll. La ragazza capisce che la morte della madre non è stata casuale e intuendo le mire del patrigno sull'eredità fa di tutto per ostacolarlo. Nella rissa che scatta, Babydoll uccide per errore la sorellina e il patrigno, cogliendo l'occasione al volo, rinchiude la ragazza in un manicomio, dove pagando, manipola la sua cartella clinica e riesce a condannarla alla lobotomia.
Arriva il giorno della lobotomia e Babydoll è seduta davanti al medico, quando in un secondo, lo scenario cambia e la clinica è un bordello elegante, in cui le ragazze sono le attrazioni e Babydoll è la nuova arrivata. Babydoll decide che vuole scappare da quel posto, ma per farlo deve stare al gioco, almeno per un po. La signora che "istruisce" le ragazze convince Babydoll a danzare e mentre la ragazza si fonde con la musica, avviene quello che chiamo il 1°RISUCCHIO(dal titolo che a mia modesta traduzione può voler significare:'forza risucchiante' riferita all'effetto della danza di Babydoll). Babydoll è ora in un tempio, dove un monaco le dona quelle che saranno le sue armi per combattere e conquistare la libertà dal bordello/manicomio: una spada e una pistola. Le dice inoltre che le serviranno 5 elementi: una mappa, il fuoco, un coltello, una chiave e un quinto elemento ignoto. Da qui Babydoll torna al bordello e convince altre 4 ragazze a seguirla: Amber, Blondie, Rocket e Sweetie. Il gruppo è nei risucchi una forza militare addestrata per compiere missioni, in ciascuna delle quali, ciascuna ragazza ha il compito di conquistare uno dei famosi elementi citati dal monaco. Le 5 guerriere però riescono a recuperare solamente fino al terzo elemento, poi i loro piani vengono sconvolti dall'intervento dell'inserviente/pappone Blue Jones.
Uscito quest'anno sotto la regia di Zack Snyder e la sceneggiatura di Steve Shibuya ha come protagoniste: Emily Browning (Babydoll), Abbie Cornish (Sweetie), Jena Malone (Rocket), Vanessa Hudgens (Blondie) e Jamie Chung (Amber).
Il film è sfaccettato su tre piani di realtà: il primo, quello di partenza nel manicomio; il secondo, nel bordello e il terzo, nei vari scenari guerriglieschi. L'intero film viaggia tra realtà, inconscio e suboconscio; quelli di una ragazza che, per sfuggire a un grande dolore e a un enorme senso di colpa, si rinchiude in un mondo tutto suo, proteggendosi cosi dall'affrontare il tutto. Anche i ruoli giostrano e non sono affatto scontati; ruotano senza sosta e su ciascun piano di realtà acquistano diversi significati. Il monaco, per esempio è il saggio e la guida che in ogni guerra è il comandante delle ragazze; l'inserviente è l'antagonista, "la sveglia" che rompe il sogno e la dottoressa è matrona, insegnante, quella che viene manipolata in tutti e 3 i livelli...forse rappresenta proprio lo spettatore, preso in giro e schernito dal regista.
Ad abbellire la pellicola sono senza dubbio le musiche, tra le quali cito i Jefferson Airplaine, i Nirvana e Bjork e l'uso degli effetti speciali usati senza ritegno in ogni singola scena, che proiettano il film anche in una dimensione da videogioco, dove le superfici sono morbide e non feriscono i protagonisti alle loro cadute.
Un film che ha, insomma, un po di tutto dal drammatico, al fantasy; dove vengono trattati concetti come il 'metatheatre', ovvero il teatro nel teatro e 'l'homo faber', con profondità e originalità. Dove le credenze sul Fato vengono sfidate e messe a dura prova da un, a mio parere, consiglio non richiesto del regista, o chiave di lettura moderna della vita: l'uomo non deve arrendersi anche se i tempi sono duri, deve lottare e fare suo, il potere di cambiare il corso della propria esistenza. So che a parole questo concetto è tutt'altro fuorché moderno(esiste da secoli!), ma il senso profondo arriva, per chi come me vive questi periodi con estrema fatica e un senso di sfiducia profonda.
CURIOSITA'.
Fate attenzione perché ci sono molti simboli e in parecchie scene c'è da tenere a memoria alcuni oggetti e notare frasi che snocciolano un intero modo di lettura della pellicola. Qualche esempio:
- 'Andiamo nel teatro', frase detta dall'inserviente che introduce Babydoll nella sala comune delle folli, che anticipa quindi il secondo livello di realtà;
-Sweetie sfotte lo spettacolo che sta mettendo in scena con le altre (che è poi il primo livello di realtà) e vuole mostrare al pubblico(nel film o a noi?) qualcosa di più commerciale (spari, esplosioni...azione! che è poi il terzo livello!)
-il monaco da a Babydoll una pistola, arma con la quale ha ucciso la sorellina, come a volerla usare per riparare al danno commesso e sulla pistola sono appesi 4 pupazzi, tra i quali ricordo un coniglio rosa, che sarà poi lo stemma di Amber nel 1° risucchio!

In sostanza ho metabolizzato il film come un 'non ti arrendere, fatti forza e credi in te; tutto si risolverà', perciò consiglio vivamente la sua visione, magari può trasmettervi la medesima speranza che ha trasmesso a me.

mercoledì 12 ottobre 2011

Un amore a 5 stelle


Abbiate pazienza: sono un'inguaribile romantica!!! Chi non sogna l'amore stile 'principe coraggioso e vigoroso che ti salva dalla tua squallida vita prendendoti al volo sul suo cavallo?'
--.-- Siate sinceri...tutti! O comunque chi più chi meno, ma a nessuno fa schifo l'idea, no?!
Uscito nel 2002, con Jennifer Lopez e Ralph Fiennes, diretto da Wayne Wang ambientato dove: a Manhattan! Caotica città puzzolente di smog, traffico, gente sempre di corsa, clacson come sottofondo fisso h 24. In questo scenario da panico, una bella donna verace, che lavora come cameriera in un albergo di lusso: Marisa. Lei è fantastica, perché vive umilmente, ma allo stesso tempo con dignità e voglia di emergere dalla sua condizione sociale. Mantiene suo figlio Ty e nonostante tutto, a fine giornata è piena di se e della sua vita. A lavoro è stimata e rispettata; molti le vogliono bene e l'aiutano quando possono. Tra le sue amicizie, Stephanie è quella più stretta e cara, quella che anche con poca grazia, spingerà la nostra eroina sulla strada giusta. Un giorno in cui le due amiche lavorano alla stanza di Caroline Lane, una riccona svampita, Stephanie convince Marisa ad indossare uno degli abiti della padrona della stanza. In quel preciso momento entra Christopher Marshall, prossimo candidato al senato, affascinante single conteso da molte, che alla vista di Marisa, se ne innamora. Per evitare guai sul lavoro Stephanie chiama l'amica col nome di Caroline, spacciandola cosi per la Lane e dopo lusinghe e giri di parole Marisa e Christopher escono per una passeggiata col cane e Ty.
Che fine faranno i due amorosi? Secondo voi ci saranno complicazioni? Rispondo io a quest'ultima domanda: a iosa! Impicci, inciuci, equivoci, bugie e verità si mescoleranno e si scioglieranno poi, come neve al sole.
Commedia romantica dai tratti profondi. Importante, a mio avviso, la scena di lite tra Marisa e la madre, dove si snocciola l'anima stessa della pellicola, apparentemente scadente; la fiamma che arde in Marisa, la sua volontà di avere una vita migliore e gli sforzi per ottenerla sono costantemente battuti dalla pragmaticità della madre, che le ricorda i suoi doveri. Importante e quindi motivo di svolta, la reazione di Marisa, che ribadisce quanto ogni giorno adempie ai suoi doveri, ma che allo stesso tempo, non disdegna l'opportunità, seppur ipotetica, di un'evoluzione e di un cambiamento.
Da vedere!!!!

Il riccio


Per chi l'ha già capito, 'Il Riccio' è tratto dal libro di Muriel Burbery 'L'eleganza del riccio' del 2006. Il film è uscito nel 2009 è diretto da Mona Achache e ha come protagonisti Josiane Balasko nei panni di Renée Michel e Garance Le Guillermic, in quelli di Paloma.
E' ambientato a Parigi, in una palazzina di sontuosi appartamenti, dove vive Paloma, ragazzina di 12 anni. Paloma esordisce nel film spiegando di volersi suicidare perché non vuole diventare, crescendo, come i suoi odiati genitori, che paragona a pesci in una boccia d'acqua, a persone che vivono la vita di riflesso, chiusi in una realtà che non è vera. Attraverso gli occhi/occhiali e la videocamera regalatale dal padre, Paloma ci mostra i curiosi avvenimenti della sua vita e i personaggi che popolano la palazzina dove vive. La madre che parla con le piante, annaffiandole ogni giorno per 3 ore imbottendosi di pillole antidepressive e psicofarmaci; la sorella che anela alla perfezione e il padre completamente dedito al lavoro.Tra le varie curiosità, Paloma resta affascinata dalla portinaia Renée, donna di 54 anni, che vive sola, col gatto, nel modesto appartamento accanto all'entrata della palazzina; una donna che si nasconde nell'umiltà del suo mestiere per non affrontare la profondità della sua essenza, cosi radicata ai romanzi da lei tanto amati, come quelli di Tolstoj. Questa donna cosi trasandata, sovrappeso, burbera e scostante conquista in breve l'indole curiosa, solitaria, cinica e sconvolgentemente intellettuale (per l'età), di Paloma che poco a poco le si avvicina e riesce a instaurare con la donna, un legame più intimo di quanto ci viene mostrato con le semplici immagini. Non pensate male! Non intimo in quel senso! Le due, seppur distanti generazioni l'una dall'altra condividono un mondo e un modo di vivere e di concepire la vita, che le accomuna enormemente. Le loro somiglianze vengono poi messe in risalto dall'arrivo del signor Ozu, ricco giapponese, che sin dal primo istante in cui fa la conoscenza di Renée percepisce nella donna uno spessore morale non comune, che la fa velocemente slittare ai suoi occhi, dal mestiere di portinaia. Lui ne resta come incantato e con l'eleganza e lo charme tipico degli orientali, comincia a corteggiare Renée riuscendo ad ottenere un invito a cena e un pomeriggio insieme. E' qui che la donna comincia a sciogliere il suo cuore gelido e ad aprirsi, con gioia e dolore, alla vita e all'amore; è qui che guardandosi allo specchio, con un nuovo taglio di capelli e un vestito nuovo scatta lo sguardo di chi dice: 'Ecco, posso anche io essere come la protagonista di quei romanzi; anche io posso essere amata'. Paloma intanto comincia a scansare l'dea del suicidio, perché trova finalmente dei motivi per cui vivere, delle relazioni per cui vivere. Si può tranquillamente dire che la bambina e la signora si rappresentano a vicenda; come se fossero l'una l'immagine in uno specchio del tempo, dell'altra, dove Paloma si vede tra molti anni e Renée si rivede.
Un film che vale la sua visione, che merita ascolto e attenzione, perché avanti e attuale al medesimo tempo. Seppure ho odiato Paloma con tutta me stessa, per il suo modo di fare arrogante e presuntuoso, il suo personaggio è poi sbocciato e ha lasciato intravedere la bambina che in sostanza è. Intrigante l'interpretazione della Balasko e assolutamente toccante quella di Togo Igawa, che interpreta il signor Ozu.

lunedì 26 settembre 2011

Halloween, la notte delle streghe


Sono scomparsa, mi dispiaceee! Ho avuto problemi con Internet! Spero di essere perdonata! ^.^
Torno alla riscossa con un pezzo che ho scoperto essere storia: HALLOWEEN, LA NOTTE DELLE STREGHE. Uscito nel 1978 diretto da John Carpenter, che con questa pellicola lancia sul grande schermo, la giovane Jamie Lee Curtis. Film a basso costo, prodotto con soli 325.000 dollari e basti pensare che tutti gli attori hanno lavorato con i propri abiti, perché non c'erano sufficienti soldi per i costumi di scena. Diventato il capostipite dei film 'slasher' (in italiano, 'tagliente', 'squarciante'; genere di film che ha per antagonista un maniaco omicida, per lo più mascherato e per vittime giovani) è dal 2006 al National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli USA, per essere 'storicamente, culturalmente ed esteticamente significativo'. Hai capito!
Siamo in un paesino dell'Illinois, Haddonfield e la notte di Halloween, il piccolo Michael Myers uccide a coltellate la sorella maggiore. Viene immediatamente rinchiuso in una clinica, dove vi sta per 15 anni, seguito e studiato dal dottor Loomis. Dopo questi 15 anni Michael evade dalla clinica e torna ad Haddonfield in cerca di nuove vittime. E' proprio qui che trova Laurie e le sue amiche; tre giovanissime ragazze, ciascuna diversa dall'altra. Quella più diversa è Laurie, la "cervellona" del gruppo, la secchiona di scuola e quella eternamente single, perché poco attraente. Laurie e Annie lavorano come baby sitter e anche la notte di Halloween devono badare a due bambini rimasti soli a casa.
Cosa succede generalmente a questo tipo di personaggi? Che fine fanno le tre amiche? Chi è e da cosa è ossessionato l'omicida mascherato, Michael Myers?
Alcuni critici hanno trovato nel film tracce di sadismo e misoginia, altri ancora credono si nasconda una sottile critica alla promiscuità dei ragazzi degli anni '70, sessualmente disinvolti e consumatori di droghe, alcol e stupefacenti, ma il regista ha smentito queste ipotesi.
A mio modesto parere credo sia assurdo fare un film e non 'mostrare' qualcosa che è quotidiano, qualcosa che fa parte della realtà che si vive, perciò credo che in fondo in fondo, Carpenter volesse davvero illuminare l'adolescenza di quei ragazzi, in tutte le sue forme, le sue pecche e i suoi pregi. Il fascino di questa pellicola risiede non solo nella sua unicità, ma soprattutto nel mistero che resta costante persino a fine film; nelle ambientazioni sempre in penombra, dove a malapena si riescono a distinguere i contorni di una stanza o, tanto più, di un volto. C'è una scena in cui la maschera di Myers cade e per qualche frazione di secondo si scorge il profilo del viso, ma la scena dura talmente poco che non si capisce comunque molto, della fisionomia dell'assassino. In aggiunta, non si sa nulla di Myers, non lo si vede in relazione con qualcuno, ne con un genitore, ne a scuola con gli amici, perciò è ancor più oscuro il chi è e il cosa gli è successo per arrivare a commettere quel gesto folle. Aveva forse un'ostilità verso la sorella? Viveva un senso d'inferiorità con lei, col genere femminile? Come lo trattavano i genitori?
E' tutto un mistero, ma un mistero che a mio avviso vale la pena assaporare, quantomeno per capire da dove provengono tutti quei film, che vedono giovani in corse folli, in disperati tentativi di salvarsi la pelle, con un tizio brandente un coltellaccio, che gli sta alle calcagna.

sabato 13 agosto 2011

La Distanza e la Felicità

...Penso che a volte, o in certi giorni, la Felicità abbia un passo troppo lungo per le mie gambe...Poi a volte mi fermo e mi volto...e lei è la, che serena e paziente attende che io mi renda conto, di quanto è ottusa la mia mente umana...Inutile aggiungere altro; le sorrido e continuo a fingere d'inseguirla sapendo però che è sempre al mio fianco...o poco più in la.
DEDICATO A TUTTI, PER UNA NUOVA E CONSAPEVOLE GIORNATA!

giovedì 28 luglio 2011

SON DE MAR

L'immagine qui sopra racconta già tutto.
Loro due si amano e tanto e condividono la passione intima e smodata per il mare. Lui è un professore di lettere, amante dell'Eneide e dei suoi passi e lei una semplice cameriera che lavora nel ristorante di famiglia. Si conoscono e scatta la scintilla, che li fa ardere in breve in una cocente passione. Si sposano hanno un figlio e vanno a vivere insieme; tutto nell'arco di un anno e nello stesso anno, un tragico incidente fa morire lui, Ulysses, su una barca in mezzo al mare, lasciando lei, Martina, sola, senza lavoro e con un figlio da mantenere. Dopo ben 4 anni, Martina si rifa una vita e cedendo alle sontuose lusinghe di Sierra, amico di famiglia della ragazza e da sempre innamorato di lei, lo sposa e si trasferisce col figlioletto nella villa. La vita è solida ora, apparentemente perfetta, senza problemi economici, ne pensieri, con un uomo presente, premuroso e attento...ma è una prigione d'oro. Martina, da fresca, solare e vitale è ora una donna d'alta borghesia, fredda, scostante, poco attenta a suo figlio e persino a se stessa. Un giorno arriva una chiamata e una voce all'altro capo del telefono recita quel passo dell'Eneide, che Martina tanto amava farsi dire dal marito:

'Sul profondo e calmo mare, incombono due serpenti con immense volute. I petti irti tra i flutti e le creste sanguigne sovrastano le onde. Mentre il resto del loro corpo si snoda a fior d'acqua, uno di essi ora mi avvinghia la vita due volte e mi opprime col doppio nodo del suo amore e io mi sforzo di sciogliere il suo nodo'.

Si scopre che Ulysses è vivo e vegeto e che è tornato dopo aver compreso che non può vivere senza Martina. Come capirete da voi, da qui cominciano i guai, perché ora la ragazza è trascinata in una storia che credeva essere morta fuori e in lei. Ora deve fare i conti con ciò che sente per il suo ex marito, per il suo attuale marito, per la vita che ha condotto prima e per quella che sta conducendo ora. Scelta ardua e per niente facilitata da esterni fattori.
Uscito nel 2001 dalla regia di Bigas Luna ha come interpreti principali: Leonor Watling e Jordì Molla, rispettivamente nei panni di Martina e Ulysses. Assolutamente da vedere! Un mix perfetto di ambientazioni, musiche e suspance, condito da infiniti fattori, tra cui riferimenti al giallo, metafore esplicite sessuali, che però lasciano comunque spazio all'immaginazione. Quello di Bigas Luna è infatti un erotico delicato, elegante, dove il sesso è l'unione fisica e spirituale tra due persone, non mero atto istintivo. E' un tripudio e un elogio alla vita, al gusto di questa e all'importante di questa. Particolare quanto originale la scena in cui Martina succhia da un'arancia il suo succo, per descrivere il desiderio che prova nei confronti dell'allora semplice cliente del ristorante, Ulysses.

8 donne e un mistero

Ovviamente tratto dalla pièce teatrale 'Huit Femmes' di Robert Thomas, '8 donne e un mistero' non è un'equazione algebrica, bensì una coloratissima commedia noir, dove svettano attrici del calibro di Catherine Deneuve e Fanny Ardant. Uscito nel 2002 dalla creatività del regista francese François Ozon, la pellicola presenta 8 donne fascinose e piene di carattere, ciascuna vincolata all'altra da un legame di parentela o di sentimento forte, alle prese con un'assassinio in una villa soffocata dalla neve. Chi è stato? E perché?
Tutte e 8 le belle signore hanno moventi sufficienti per aver commesso il crimine e tutte hanno qualcosa da nascondere. Un Gluedo insomma, tutto al femminile, dove non mancano le figure dei domestici, della scaltra, della "santarellina", della provocante e l'anziana.
Fa ridere davvero? Si. E' una commedia a tutti gli effetti, ma sferzata da tratti noir, gialli e talvolta persino osceni; resta infatti alla storia il bacio lesbo tra Catherine Deneuve e Fanny Ardant, in una composta lotta fatta su un bel tappeto rosso.
I colori sono infatti importantissimi per la valutazione del film, che non cade in dannosi neri, grigi, o fumo, ma ostenta rossi brillanti, viola, verdi, arancioni e celesti che si oppongono bruscamente al candore della neve, che ininterrottamente si vede cadere fuori dalle finestre.
Un film dove vivono e coesistono infiniti significati e concetti: la gelosia, l'avarizia, la possessività, la follia. Quest'ultimo tema, sopratutto, gioca un ruolo importante per tutta la durata della storia e lega più fattori in un puzzle variegato e omogeneo. Tutto alla fine quadra; tutto trova motivi e logiche risposte, in un qualcosa che di logico, si scopre, ha ben poco.
Ciliegina sono le sporadiche ma spiritose canzoncine (molto 'french style'), che alleggeriscono i momenti più pesati e che si scoprono essere espedienti tecnici, in cui i personaggi si denudano completamente delle loro caratteristiche, quasi a voler sfuggire dal ruolo impostogli dal regista e si dichiarano cosi al pubblico, via via sempre più compassionevole (e quindi folle).
Vedetelo, vedetelo, vedetelo!

martedì 5 luglio 2011

Ultimo Tango a Parigi

Sapete quando si dice 'guardo il cielo e mi consolo pensando che lo stesso cielo, lo stai guardando anche tu?'
In questo caso non si parla di cielo, ma di un appartamento, un appartamento in affitto in Rue Jules Verne, a Passy, Parigi.
Jeanne è una ventenne ribelle, impertinente e romantica e cerca una casa per lei e il suo fidanzato, un giovane regista emergente. Nello stesso appartamento conosce Paul, uomo oscuro, silenzioso e misterioso, che instaura con la ragazza una relazione sessuale, già dopo pochi minuti il loro incontro. Jeanne turbata, ma affascinata nel medesimo tempo si reca all'appartamento ogni giorno, dove puntualmente trova Paul ad aspettarla. I due cominciano cosi una relazione clandestina e avvolta nel mistero delle rispettive vite, lontane e severamente segrete quando si incontrano; ma è una relazione sana? E' una relazione d'amore? E' solo sesso? Cosa c'è dietro la pesantezza di Paul e l'aria naif di Jeanne?

Regia di Bernardo Bertolucci del 1972, con Marlon Brando nei panni di Paul e Mary Schneider in quelli di Jeanne, la pellicola rappresenta una fantasia sessuale dello stesso regista, fatta su una sconosciuta incontrata per strada e descrive il "silenzio" che due persone vivono al loro primo incontro. Quel 'quid' che scatta quando due persone sono sole, lontane da presentazioni ed etichette sociali; quella conoscenza fatta a livello sottile e, appunto, silenziosa.
Paul è a mio parere, il protagonista indiscusso della vicenda, materializzato dalla presenza di Jeanne, certo, ma è colui che muove gli avvenimenti a livello pratico e d'intenzione. Nel film egli fa un viaggio di redenzione; cerca dapprima un luogo scuro e abbandonato da tutti dove rifugiarsi e affogare i suoi dolori, poi arriva Jeanne che gli fa letteralmente entrare la luce e lo costringe a una reazione, a un risveglio e in ultimo sfoga la sua disperazione e depressione nel sesso con lei. Lui 45'enne, lei 20'enne; due mondi diversi che però condividono lo stesso senso di alienazione nei confronti della vita e dei fatti della vita, come la morte. Una pellicola cosi, scura e profonda, ma alleggerita dalla musica di Gato Barbieri e dalla fotografia di Vittorio Storaro, che conferiscono poesia e magia alla storia. Certamente un film apprezzabile dopo una sua multipla visione, perché all'inizio può apparire piatto e privo di senso. Numerose le scene di sesso, talvolta forse troppo esplicite, che OVVIAMENTE hanno creato scandalo in Italia all'uscita nelle sale, tanto da arrivare a un sequestro della pellicola e a numerosi impicci legali --.--'' ( com'era?? 'Viva l'Italia?'......mah...)
Film come questi fanno storia! E ricordiamoci che parliamo degli anni '70, dove il sesso era davvero affatto tabù --.--''

giovedì 23 giugno 2011

Un amore all'improvviso













Henry è un bambino di sei anni quando assiste alla tragica morte della madre, in un incidente stradale; lui è in macchina con lei, ma si salva...come? Nel momento dell'impatto mortale, Henry si smaterializza e si trasporta fuori dall'auto che finisce in fiamme, in una splendida e tremenda scena ralenty.
Da grande, Henry fa il bibliotecario e si ritrova a viaggiare spesso nel tempo tornando al momento in cui perde la madre, oppure a quando incontra una bella bimba in un prato, Claire. La sua è una deformazione genetica, praticamente impossibile da guarire, che lo turba e che gli rende la relazione con Claire, ora grande e bellissima, difficile. I due infatti si rincontrano più e più volte crescendo praticamente insieme e coltivando quel sentimento che poi diventerà amore. A minare la loro relazione è ovviamente 'il dono' di Henry, che lo fa letteralmente scomparire anche per lunghi periodi.
Regia di Robert Schwentke con Eric Bana nei panni di Henry e Rachel McAdams in quelli di Claire, uscito in Italia nel 2009, tratto dal romanzo 'La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo' di Audrey Niffenegger. E' una storia d'amore mooolto bella, molto commovente, ambientata in scenari eleganti ma equilibrati, non eccessivi. Storia originale e con una buona tecnica di montaggio che struttura il film senza intoppi. I dialoghi lasciano un po a desiderare, perché veramente essenziali e ripetitivi, ma la cosa che aggancia tutti è il 'come andrà finire?'.
I messaggi di sottofondo al film sono legati al concetto di Fato, di Provvidenza, di incastro temporale degli eventi, di perfezione di questi, anche se tragici, dalla fatidica domanda 'Avrei potuto cambiare il corso degli eventi?' e il tono fiabesco è dato dal colpo di scena finale, che ovviamente non sto qui a svelarvi :-P
Ammetto che le domande filosofico-esistenziali che vi sono nella pellicola costituiscono un ottimo movente per vederla; chi di noi non vorrebbe trovarvi risposta?
Secondo me è un film che va visto e va apprezzato per la sua dolcezza e per la sua originalità.

martedì 21 giugno 2011

UNA NOTTE DA...LEONI

Un maestro delle elementari, un dentista, un bravo ragazzo e 'lo scemo del villaggio'...una barzelletta? Più o meno...
Quattro giovanotti si mettono in viaggio verso 'la terra della perdizione': Las Vegas. Donne, alcol, gioco d'azzardo, macchinoni e hotels lussuosi, tutto per un addio al celibato di uno di loro, Doug. Cosa possono mai combinare questi tipi? O meglio...cosa NON possono combinare questi tipi? Dopo la notte folle, 3 di loro si svegliano nella suite presa la sera prima non ricordando nulla, in un caos paragonabile a un furto in casa, con una tigre nel bagno, un neonato in uno stanzino e uno di loro, Stu, con un dente in meno. Manca il quarto ragazzo, apparentemente svanito nel nulla e cosi i 3 amici si mettono sulle sue tracce, ripercorrendo a ritroso e con i pochi dati in loro possesso il giorno prima.
Film del 2009 annoverato tra i migliori di quell'anno e acclamato dalla critica come miglior film commedia-musicale. Diretto da Todd Phillips con Bradley Cooper, Ed Helms, Zach Galifianakis, Justin Bartha, e Heather Graham ha anche un seguito uscito recentemente nelle sale italiane:'Notte da leoni 2'.
Consigliabile?
Bah...sinceramente mi aspettavo di meglio. Non posso negare la creatività e la poca prevedibilità degli avvenimenti, ma è come se mancasse del brio, il 'quid' famoso che fa la differenza tra 'divertente' ed 'esilarante'. Certamente da vedere, anche solo per non mancare nel dire il famoso 'si, l'ho visto' che mette in gioco tutte le carte e la possibilità di esprimere la propria opinione, seppure discutibile.
Fantastico il personaggio di Stu...alla fine del film, lo si ama!

domenica 12 giugno 2011

NEVERWAS, la favola che non c'è.













C'era una volta,
un re imprigionato da una strega cattiva, nel favoloso mondo di Neverwas. Un bambino, Zachary Small avrebbe liberato il re e restituito la pace e l'armonia all'intero reame e cosi il re aspettava, aspettava e aspettava; per anni interi aspettò la sua liberazione e mentre questo era ancora prigioniero, Zachary cresceva e con gli anni dimenticò il suo ruolo e il suo compito.
Zachary Riley è ora uno psichiatra tormentato persino nel sonno, dalla morte dell'amato padre, che quando era poco più che un bambino si tolse la vita e per saperne di più sulla sua morte, decide di presentarsi come dottore, nella clinica dove il padre è stato ricoverato per tanto tempo. All'interno della clinica, gli viene affidato il caso di Gabriel Finch, che per oltre 40'anni ha fatto avanti e indietro nelle cliniche senza mai parlare con nessuno. Quando i due si incontrano scatta qualcosa e Gabriel comincia a dire cose apparentemente senza senso, molte delle quali riguardanti il libro che aveva scritto il padre di Zac, che gli aveva dato notorietà in tutto il mondo, libro dal titolo 'Neverwas'. Zac è dapprincipio scettico e si approccia a Gabriel in modo tradizionale, da vero dottore, ma quando alcune delle frasi di Gabriel ritornano come echi anche nella bocca di Maggie, vecchia amica di Zac, egli prende il libro cercando delle risposte alle sempre più numerose domande.

L'ormai noto confine tra raziocinio e follia, tra realtà e finzione varcato spesso da numerosi registi è anche qui riaffrontato da Joshua Michael Stern. La pellicola aggancia gli amanti come me del fantasy, per il desiderio di visitare il favoloso mondo di Neverwas, di scoprirne le meraviglie, ma il risultato che ci si ritrova è, a mio parere, deludente. La dolcezza del film risiede nell'illusione e nella disillusione, in quell'incanto che si spezza quando si cresce e ci si ritrova la realtà spiattellata in faccia, come qualcosa di ineluttabile e statico.
E' una pellicola dai toni vibranti, dall'ansia mista a paura e curiosità; quella sensazione di febbricitanza che prende la bocca dello stomaco e che ci fa vivere date situazioni con suspence.
Niente di eccezionale l'interpretazione degli attori principali, Aaron Eckart nei panni di Zac e Brittany Murphy in quelli di Maggie, ma come sempre azzeccata quella di Ian McKellen nel ruolo di Gabriel e di Nick Nolte in quello di T.L. Pierson.
Un po lento il ritmo, ma piacevole nel complesso.

RED













RED = 'Retired Extremely Dangerous'; in italiano 'Ritirato Estremamente Pericoloso'.
Una casa pulita e ordinata, senza neppure un quadro da riaddrizzare, dei vicini cordiali e pacifici, una doccia, un po di palestra, la posta costantemente puntuale; questa l'attuale vita del migliore ex agente della CIA ora in pensione, Frank Moses, una vita che l'ha formato e modellato a sua immagine e somiglianza, che ora gli ha tolto il gusto persino di dormire e Frank in questa routine, ci sta stretto, parecchio stretto. Per dargli un pizzico di pepe straccia gli assegni della pensione che gli arrivano e chiama al Centro Pensionistico, dove gli risponde sempre Sarah(Mary- LouiseParker). I due diventano confidenti e Frank segue le letture che fa la ragazza comprandosi di volta in volta i libri, perlopiù libri d'amore. Sarah è insoddisfatta della sua vita, del suo lavoro e sogna l'amore avventuroso e selvaggio che è descritto nei suoi amati libri. Frank una notte viene aggredito da alcuni agenti della CIA e comincia ad investigare riformando la stessa squadra che anni prima l'ha accompagnato nelle sue avventure, formata da Joe, Marvin, Victoria e Ivan. Sapendo che chi ha tentato di farlo fuori minaccia anche la vita di chi gli è più caro, Frank si reca da Sarah e la coinvolge del pasticcio.

Film azione-commedia uscito lo scorso 11 Maggio in Italia ha come protagonisti un cast storico d'eccezione: Bruce Willis(Frank), John Malkovich (Marvin), Morgan Freeman (Joe), Helen Mirren (Victoria) e Brian Cox (Ivan).
Gli eroi non sono più finalmente dei baldi giovani dagli occhi fiammeggianti, o candide donzelle dal coraggio vibrante, ma una banda di pensionati! Pensionati agguerriti, coraggiosi, che con naturalezza maneggiano bombe, pistolone e mitragliatrici e che si concedono la leggerezza e l'amarezza dell'amore, con tutti i turbamenti delle persone "normali".
A fare da cattivo alla vicenda è paradossalmente un giovane agente della CIA, carino assai, con moglie e figli, che determinato e ubbidiente esegue gli ordini datigli, senza chiedere nulla. A fargli aprire gli occhi sarà il vecchio Frank? Chi c'è dietro a tutta la vicenda?
Regia di Robert Schwentke(Un amore all'improvviso) assolutamente da vedere!!!

mercoledì 8 giugno 2011

Piovuta dal cielo

Ci sono persone che compaiono nella nostra vita all'improvviso e la cambiano totalmente.
Capita spesso, e spessissimo si scambiano queste persone come 'la persona giusta', come 'l'amore della nostra vita', come 'segni del destino' e guardando questa storia...si capisce perché.

Ben è un fedele, bravo ragazzo che sta per sposarsi e a poche ore dalla partenza per l'altare, suo nonno ha un infarto e viene portato d'urgenza all'ospedale. Questa la scintilla, che obbliga Ben a spostare la partenza per Savannah, dove lo aspetta la sua futura moglie. Il giorno del volo, un gabbiano viene risucchiato dal motore dell'aereo sul quale è Ben e l'aeroporto va in tilt, con cancellazioni voli e impossibilità di noleggiare persino un'auto. Nel trambusto della giornata, Ben conosce Sarah, una donna bizzarra quanto brillante e sexy, che lo coinvolge nella sua vita. Sarah riesce a rimediare un passaggio in auto da un certo Vic e i due si mettono in viaggio cominciando ad affrontare una serie infinita di sfighe, quali un arresto perché Vic trasporta droga nella sua auto, un impiccio con un treno che li porta quasi a Chicago, un curioso viaggio in un bus carico di vecchietti che vanno in vacanza a Miami e l'incontro sventurato con il testimone e la damigella d'onore, che fraintendono la relazione tra Ben e Sarah, ora più dolce e intima.
Il tutto è ovviamente contornato dalle paure, dai dubbi, dai ma e i però, di chi sta a un passo dal fatidico -si, lo voglio- e dalle opinioni dei più cari, che paradossalmente in tutti i modi tentano di allontanare il giovane dal prendere moglie.
Ben ha con questo viaggio, la possibilità di conoscere e apprezzare Sarah, che per quanto inizialmente la vede come 'portatrice di sventura', gli da la possibilità di aprirsi al mondo e di conoscere e viversi i suoi sentimenti e i suoi desideri. Un ragazzo che non si è mai lasciato andare nella vita e nelle cose della vita, costretto per forze maggiori, ad affrontare un arresto, delle menzogne, una fuga, il tutto in procinto dell'arrivo di un uragano, che colpirà proprio Savannah. Come poi a voler rispecchiare gli scombussolamenti interni di Ben, anche Bridget, la sua futura moglie, si ritrova a fare i conti con la sua determinazione nello sposarsi, accettando una separazione dei suoi, mascherata per anni per paura di una sua sofferenza e lottando per tener lontano da se, il suo ex Steve, avvocato di successo ma un po imbranato, che vuole a tutti i costi riconquistarla.
La storia è carina e ricca di colpi di scena; la fotografia è meravigliosa e accompagnata con astuzia da musiche ad hoc. Scenografie, ambientazioni mozza fiato, costumi, dialoghi e la presenza raggiante di Sandra Bullock nei panni di Sarah fanno di questa commedia romantica un film piacevole. Regia di Bronwen Hughes uscito nel 1999 ha come attore protagonista Ben Affleck.
Tutti ti diranno la loro, quando sarai a un passo dal -si-; molti ti caricheranno di ansie, paure e dubbi; moltissimi altri, ti diranno che è lo sbaglio più grande di tutta la tua vita, ma io credo fermamente che c'è una sola voce da ascoltare in quel momento: la voce del tuo cuore. Se sentirai di volerti sposare, con tutte le tue molecole, allora sorridi gentilmente agli altri e prendi moglie/marito.

martedì 7 giugno 2011

CARDIOFITNESS












Sono in vena di storie d'amore.
Eccone un'altra: 'Cardiofitness'.


Una bella storia d'amore, travagliata, per molti impossibile, tra un bel Principino e una "bella" (mi dispiace ma la Romanoff non la reputo bella).
Particolarità di quest'altra favoletta? Beh...lei ha 27 anni e lui...solo 15. Due emisferi opposti, generazioni lontane mentalmente anni luce, percorsi talmente diversi e al contempo, talmente simili, che è impossibile non innamorarsene! Mi piace molto l'inizio, perché c'è una voce fuori campo che narra come Stefania, protagonista della vicenda, neolaureata e aspirante scrittrice decide di scrivere un romanzo, una storia d'amore tra una ragazza e un ragazzo molto più piccolo di lei: la sua storia. La descrizione dei personaggi principali avviene simultaneamente e ciò conferisce dinamismo e 'friz' alla storia, ma procediamo per gradi.
Dicevo: Stefania è neolaureata e vuole scrivere. Vive con la madre e lavora nel suo ristorante. Ha 2 amiche, le 2 migliori amiche; Cecilia, ipocondriaca perennemente ammalata e allergica e Ilaria, espansiva e precoce. Tutte e 3 frequentano la stessa palestra, dove un bel giorno, a causa di una riabilitazione alla caviglia, fa la sua comparsa il bel Stefano. Lui aiuta Stefania a far avviare il motore della sua vecchia 500, dopo aver fatto affondare le chiavi in un tombino dal suo ex e in un'occhiata... scatta tutto!
Stefania comincia a sentirsi ossessionata da Stefano e una sera, presa dalla curiosità impellente, entra di soppiatto con le amiche nella palestra e sbirciando nei registri scopre l'età del ragazzo. Da qui una serie infinita di seghe mentali sulla notevole differenza d'età(12 anni), sulle difficoltà che possono incontrare etc, etc, etc...ma l'impulso è più forte in certi casi e Stefania, non perdendosi d'animo, si convince a farsi avanti e lui...

Ehhhh mica vorrete che vi svelo tutto?! Per certi film non mi lascio convincere per nulla al mondo! Dovete vederlo perché è davvero molto, molto carino!
Premetto: l'interpretazione degli attori, soprattutto della Romanoff e della Felberbaum sono da tapparsi le orecchie, ma è notevole quella del giovane Federico Costantini nei panni di Stefano.
Uscito nel 2007 sotto la regia di Fabio Tagliavia tratto dall'omonimo romanzo di Alessandra Montrucchio è una commedia romantica molto dolce, adatta al pubblico di tutte le età.
Anche qui torna la morale favolistica dell'amore che non ha età e che supera tutti gli ostacoli...sarà vero? Lo ritenete vero? E anche per questo, secondo me non esiste una regola valida sempre e per tutti; esistono scelte fatte e ritenute giuste al momento e per il momento, per quanto assurde possano essere o risultare, agli occhi esterni. Il rispetto e la bellezza della vita sta nella sua varietà!
Come sanno toccarsi due cuori, che non hanno età, ne culture, ne religioni, nessuno può toccare!

Kate&Leopold-CREDETE ANCORA NELLE FAVOLE?

Ehhhh....finalmente una bella storia d'amore!!! @.@
CREDETE ANCORA NELLE FAVOLE?

Leopold è un nobile scienziato dell'Ottocento che un bel giorno, nel pieno dei suoi studi sugli ascensori, si ritrova a inseguire uno tipo che 'produce lampi' con uno strano oggetto; è il giorno dell'apertura del ponte di Brooklyn. L'inseguimento termina con Leopold che si ritrova ai giorni nostri, a casa dello squinternato Stuart, scienziato che ha trovato uno squarcio spazio-temporale nel ponte. Leopold è stordito e non crede ai suoi occhi; non crede ai grattacieli, non crede ai rumori dei clacson, alla gente vestita strana e non crede a Kate, ex fidanzata di Stuart, che abita nel suo stesso palazzo e che tratta il povero Leo a pesci in faccia, sin dal primo istante. Nonostante il nostro affascinante uomo, non usa mezzi termini per dire chi è e soprattutto da dove viene, Kate non gli crede e anzi non perde occasione per deriderlo e maltrattarlo come fosse un folle (come darle torto d'altronde?!). Dopo una settimana di battibecchi e di singolari avvenimenti, come uno strano malfunzionamento degli ascensori, tra Kate e Leo sembra nascere qualcosa, ma ad interrompere la 'favola dei giorni nostri' è la palese differenza di origine, che crea una frana enorme tra i due, nonché il fatto che Leo deve tornare ai suoi tempi, per mantenere inalterato il percorso della storia.

Film del 2001, con Meg Ryan nei panni dell'isterica Kate e Hugh Jackman in quelli di Leopold, del regista James Mangold (lo stesso di Resident Evil; fatto non casuale, ma dovuto a una mia bruciante curiosità di sapere se era il regista un incapace, oppure il tema trattato ad essere incommentabile).
Nel cast c'è anche Liev Schreiber che ha recitato al fianco di Jackman, anche in 'X-men, Wolverine-le origini', dove riveste i panni del fratello sanguinario Victor.

'Kate e Leopold' è una commedia romantica a cavallo tra l'800 e i giorni nostri, dove molti temi risultano attuali, nonostante siano distanti da noi centinaia di anni; dove il senso dell'amore e della frenesia della vita di questi giorni, appaiono come uno schiaffo brutale.
Possiamo paragonarlo a una 'Pocahontas' in versione maschile, o a un 'Tarzan'; insomma a quei film, dove appaiono lampanti le differenze tra due civiltà distanti tra loro.
L'eleganza e la nobiltà d'animo di Leo si oppongono drasticamente alla freddezza, all'essere scostante, alla diffidenza e alla disillusione di Kate, abituata a vivere in un mondo glaciale, dove le emozioni, l'educazione, il 'savoir-faire' e i valori vengono grandemente messi da parte.
C'è anche una buona pizzicata all'alto ceto sociale che, non avendo lavorato neppure un giorno nella sua vita, critica chi invece è sempre stato costretto ad accettare lavori e pensieri dietro ai lavori, non proprio dignitosi, come vendere della margarina disgustosa; vendere un'illusione.
E poi c'è il tema-padre: credere ancora nell'amore? E soprattutto: credere ancora nell'amore da favola?
Secondo me non esiste una verità suprema, in risposta a questa domanda. Ognuno di noi può trovare la propria favola, se è con occhi favolosi che la guarda e che la vive; il che non vuol dire viversi un'illusione, ma che ci sono dettagli in ogni storia, che possono essere dettagli di una favola, una splendida e unica favola. Se si prova a raccontare una nostra storia a un amico, si comincia con un tuffo nel passato, una location offuscata dal tempo, un viso poi divenuto familiare e tanto, tanto calore. E' già questa, di per se, una favola.
A voi trovare la vostra.
Il film è carino, divertente, fresco e veloce; gli attori azzeccati, persino il viscidone J.J, interpretato da Bradley Withford e il fratello di Kate, Charlie, interpretato da Breckin Meyer. Belle le musiche, tra le quali è importante ricordare la colonna sonora di 'Colazione da Tiffany', presente in un paio di scene del film.
Commento da civettuola: 'Hugh Jackman come lo vestite, lo vestite, resta sempre un bel pezzo di carne!' :P

sabato 4 giugno 2011

RESIDENT EVIL











Mi meraviglio di me stessa, quando vedo questi film scelti in seguito a una volontà, a un desiderio.
Potrei scrivere la stessa identica parola che ho scritto nella recensione di Lara Croft, Tomb Raider, ma per il momento evito.

Il film inizia con la splendida Milla Jovovich tutta nuda sdraiata nella doccia (ottimo espediente del regista per far rimanere tutti in sala, speranzosi di un seguito altrettanto succulento) e vi seguono parecchi MINUTI, in cui lei vagabonda per una villa apparentemente disabitata. L'atmosfera è lugubre e più che una lussuosa villa, sembra una tomba, con tanto di corvi gracchianti e svolazzanti sulle cime degli alberi, sullo sfondo di un cielo notturno. La bella seminuda incappa in una foto dove si vede in abito da sposa, a fianco di un tipo, poi viene attaccata da un tale, che si spaccia per poliziotto. In un istante, la villa è totalmente invasa da uomini in uniforme militare, col volto coperto da maschere e armati di fucili e pistolone e ci sono luci di elicotteri che ballano, manco fosse una discoteca! Milla, nel film Alice, è disorientata e non capisce cosa accade e in men che non si dica, si ritrova prigioniera di questi tizi, che la chiamano soldato e le chiedono il nome.
OK ha un'amnesia...ma questo era chiaro sin da quando si è alzata dalla doccia! --.--''
Dopo questo primo QUARTO D'ORA interminabile, il capo dei militari nomina un certo 'Alveare' e scaraventano Alice e il tizio che l'aveva aggredita, Matt, in un treno, dove spunta poi il bel tipo della foto, disorientato e in amnesia come Alice. Il treno parte e arrivano nel famoso Alveare, dove comincia "il film". Nel prologo introduttivo vien detto che l'Umbrella Corporation è la più potente società commerciale al mondo, che fa esperimenti di tutti i tipi (anche illegali), in campo genetica, informatica e tecnologie avanzate. Questa vive nel sopra citato Alveare, ovvero una città creata a 600 mt sottoterra, in cui vivono e lavorano centinaia di persone. Un giorno il virus T, che era in fase di studio viene liberato nell'Alveare e il computer centrale che gestisce la sicurezza e gli accessi, blocca tutte le porte e chiude tutti, senza alcuna via d'uscita. La carneficina; tutti muoiono nei peggiori modi, chi annegato, chi soffocato dal gas, chi in un vano tentativo di fuga e a contornare questo racconto, alcuni flash-back di Alice, che si vede parlare con una tipa e che si vede conoscere già l'Alveare.
Dopo altri abbondanti minuti di vagabondaggio per questo benedetto Alveare, si arriva alla prima scena di adrenalina, dove una fazione della squadra militare si decide ad attraversare un corridoio ricco d'insidie, come se fossero le prove di Indiana Jones ne 'L'ultima crociata'! Dopo un sistema di sicurezza che riduce tutti a pezzettini, Alice tenta di superare la prova e ci riesce, giungendo al cervello dell'intero Alveare e disinnescando i codici di protezione.
Da qui, il mistero s'infittisce, perché la restante parte dei militari si trova a combattere contro degli zombie; o meglio, contro gli ex dipendenti dell'Alveare ridotti a zombie. Quando i rimasugli delle due squadre si riunisce, si da avvio a una corsa sfrenata verso una qualsiasi via d'uscita e si assiste a numerose e orribili perdite. Chi infatti viene morso da uno zombie, diventa a sua volta uno di loro (ma va?!)
Tutto qua. Deludente vero? Non c'è uno scopo alto, c'è la fuga per salvarsi la pelle e c'è il blando tentativo del regista, di mettere tutto sotto la chiave 'vorrei distruggere la corruzione e gli esperimenti scientifici che nuocciono alla dignità umana'...ma per favore! Che certe cose restino videogiochi e non si inerpichino nella strada filmica!
Milla Jovovich l'ho già vista recitare ne 'Il quinto elemento' e mi è piaciuta un sacco! Ho visto poi 'Violet... qualcosa' e mi ha deluso enormemente. Va bene che è perfetta per i ruoli da eroina dei videogiochi, ma secondo me è sottovalutata!
Resident Evil esce nel 2002 e il regista è Paul Anderson; è tratto dall'omonimo videogioco e come tutti i videogiochi dove c'è un'eroina figa, ci sono dei seguiti.
Non assicuro che li guarderò!