lunedì 30 maggio 2011

X-Men



« La mutazione è la chiave della nostra evoluzione. Ci ha consentito di evolverci da organismi monocellulari a specie dominante sul pianeta. Questo processo è lento e normalmente richiede migliaia e migliaia di anni, ma ogni qualche centinaio di millenni l'evoluzione fa un balzo in avanti. »
(Professor Xavier)

E' secondo voi possibile quest'ipotesi?
Vi siete mai soffermati a pensare che forse esistono persone 'potenziate' o 'evolute', tra di noi?
E cosa succede quando e se pensate questo? Qual'è la vostra reazione?
Provate paura, sdegno, scetticismo, incredulità, oppure restate semplicemente in silenzio, con un ronzio nella testa?
E' proprio su questo punto che ruota il film X-men, tratto dall'omonima serie a fumetti della Marvel, uscito in Italia nel lontano 2000.
Tante persone accomunate da vari poteri, che vivono isolati e mischiati allo stesso tempo, tra tutti 'gli altri'; contesi e in attesa sulla probabile uscita di una legge governativa, che porterebbe alla loro diretta caccia e quindi alla fuga e al nascondiglio.
Protagonista della vicenda è sin dall'inizio una ragazza con lo straordinario e terribile potere di risucchiare l'energia di chi tocca, Rouge, che dopo aver spedito in coma un ragazzo, col quale si stava solo pudicamente baciando, prende e fugge da casa. Nel suo viaggio, la ragazza incontra il sexy e burbero Wolverine, che si guadagna da vivere in combattimenti corpo a corpo, ed è proprio al loro incontro che ha inizio la storia degli X-men, i mutanti, ovvero di tutti quelli che hanno dei poteri. Wolverine e Rouge finiscono in seguito a un incidente stradale, nella scuola del professor Xavier, dove vengono a conoscenza dell'esistenza di altri come loro e di Magneto, che ha in progetto la creazione artificiale di 'esseri speciali', rubando i poteri ai veri x-men.
Avventure rocambolesche, un sottile alone di mistero per tutta la vicenda e in particolare, attorno al personaggio di Wolverine, che non ricorda nulla del suo passato. Effetti speciali all'infinito, azioni, adrenalina, gelosia e amore: c'è tutto!
Amare questo film per tutto questo? Amarlo per la bellezza dei personaggi? Lo amo perché è un film che non mi annoia, che ha una trama ricca di intrecci e di colpi di scena, ricca di senso sul razzismo, sulla diversità, sull'alienazione. E' una trama sempre attuale, anche a distanza di 11 anni!
Per chi l'ha visto: RIVEDETELO;
Per chi non l'ha mai visto: RECUPERATE AL DANNO ;)

lunedì 23 maggio 2011

Sopravvivere con i lupi












Seconda guerra mondiale, Bruxelles. La situazione storica atroce viene vista attraverso gli occhi celesti di Misha, bimba ribelliosa ebrea, che si nasconde con la famiglia dalle persecuzioni naziste. Un giorno le vien detto 'Amore di amore' da una signora sconosciuta e viene portata di forza, in casa di un'altra signora, mai vista anche questa, che le da ordini e la tratta male. Origliando nel cuore della notte, Misha scopre che è stata tratta in "salvo" da questa signora in cambio di denaro, ma che presto è costretta a 'sparire'. Dopo un ultimo saluto al buon Ernest, signore che procura carte e documenti falsi a chi combatte contro i 'crucchi', Misha decide di intraprendere un viaggio verso Est, verso i suoi genitori scomparsi. La determinazione e la cocciutaggine della piccola ragazzina, la portano nel cuore dei boschi e a stretto contatto con la natura e con i...lupi! Qui, il freddo, la fame, la solitudine e la nostalgia dell'amore dei genitori, tirano fuori il meglio e il peggio di Misha, che continua abilmente a scappare ai tedeschi, che sembrano pedinarla 'in esclusiva'. Nonostante tutto però....è una bambina e come può mai andar a finire per lei?

Il film è del 2007 ed è tratto dall'omonimo libro autobiografico di Misha Defonseca (si, la stessa marca delle ciabatte). Leggendo qua e la ho scoperto che c'è anche stato una specie di 'scandalo' con questo film, perché la regista Vèra Belmont, interrogando l'autrice ha scoperto che parte del libro è puramente inventato! Poi si è ripresa e ammontando una giustificazione "artistica", della serie: ' per fare un film è quasi impossibile non inserire fatti inventati' è andata avanti. Però vabbè...
Vedendo il film, mi è piaciuta moltissimo l'interpretazione della piccola Mathilde Goffart, nel ruolo di Misha; mi è piaciuta la sua espressività, la sua originalità, il suo naturale disinteresse verso la telecamera e al contempo, il suo naturalmente essere magnetica verso di essa. Si vede che si è sentita a suo agio nel ruolo, nelle ambientazioni e con gli animali stessi ( i lupi erano tutti veri!). Mi è piaciuto quando rideva e persino quando piangeva; è stata capace di emozionarmi, di addentrarsi nel covo emozionale umano e farsi strada, con i denti incisivi sporgenti, i capelli arruffati e il corpo mutilato, molto simile a Pippi Calzelunghe!
L'inizio è un po lento, ma l'intero film viaggia sul 'dico-non dico' che crea suspence e curiosità, che comunque tengono attaccati fino alla fine. Dai temi trattati, ci sono anche molti ritorni: 'Into the Wild', tanto per citarne uno, ma anche 'Il ragazzo selvaggio' di Truffaut, 'Mowgli e il Libro della jungla' e 'Il labirinto del fauno'. Quest'ultimo non so quanti di voi l'hanno già visto, ma è molto molto simile!
Inutile dire che trovo emozionante la parte in cui Misha vive con i lupi nella foresta e nel ghiaccio, come si sfama, come gioca, come interagisce con loro. Quasi invidiabile il rapporto che hanno.
Il dono della bimba è quello di saper parlare con gli animali e questo le salverà spesso la pelle, in situazioni a ridosso dell'impossibile!
Buone anche le musiche di Emilie Simon che passano dal folkloristico al suono metallico, tecnico.

giovedì 19 maggio 2011

Distruggimi


Non c'è davvero un tubo da fare. Quando ti piace una persona, quando...si, quando sei innamorata, non c'è santo che tenga che vai a soffrire! Me l'ero ripromesso, me l'ero giurato 'nessuno avrà mai più il permesso di farmi del male' e invece sono di nuovo qui a chiedermi perché e come fare. Mi sento una folle, una disperata; una con un pacco bollente, ardente da donare a lui e lui è indeciso sul prenderlo o meno. Lui vacilla, lui esita, lui vorrebbe buttarsi con me nell'oceano dell'amore, della perdizione, della follia rossa che pervade due persone che si vogliono, che si cercano come un assetato cerca l'acqua, nel deserto...ma ha paura. Non sa se mi ama, non sa definire ciò che sente, non sa spiegarsi razionalmente tante cose e si trova già invischiato in una melma accogliente, ma spaventevole.
La situazione è questa: io lo amo. Non ci posso fare niente è più forte di me, più forte della logica, della razionalità, dei principi; più forte di tutti quei fottuti cinismi di cui mi sono riempita la bocca in tutti questi anni!
Mi fa arrabbiare, mi ferisce, mi strappa lembi di pelle di dosso, ma lo fa come un artista spoglia una modella: con la stessa passione di scoprire cosa celano i veli che la ricoprono; con curiosità e ingenuità allo stesso tempo, con cattiveria, con violenza, con tutto il dolore che ha provato nei suoi anni. Tutto ciò che gli ha fatto la gente, lo riversa su di me, come un pittore sferza la tela con i suoi colori, con grinta, con ardore, con voglia di liberazione.
Sono immune di fronte alle tue mani. I miei occhi restano fissi nei tuoi, quasi a sfidarti di farmi di peggio; denudami di tutte quelle paure, denudami del terrore d'amare, feriscimi con amore, con tremore, con l'incertezza dei tuoi anni, con l'esperienza dei miei.
Tra tanti ho scelto te per farmi ferire; ho scelto te per farmi uccidere. Distruggi questa me cosi timidamente e impacciatamente terrorizzata. Ho scelto te, perché hai mezzi innocenti di chi non sa, di chi non conosce, di chi non ha mai provato: sei un puro.
Sarò la fiamma che modella la creta in un forno, ti darò la forza di forgiarmi, di forgiare, di forgiarti; usciremo da questo bozzolo stantio e saremo esseri meravigliosi, luminosi, esseri speciali.

mercoledì 18 maggio 2011

MARNIE














Adoro questo genere di film!
E' un thriller psicologico di Alfred Hitchcock del 1964, con Tippi Hedren nel ruolo protagonista di Marnie, appunto; stessa attrice che ha recitato, tra l'altro, in 'Gli uccelli', dello stesso regista. Ma non solo! Vediamo infatti anche un giovanissimo e super sexy Sean Connery, nel ruolo di 'macho-salva-chiappe', Mark Rutland.
Ma torniamo a poppa.
Il film comincia con un furto e con la descrizione di una bella mora, alta un metro e sessantaquattro, con occhi blu e gambe mozzafiato, probabilmente responsabile del misfatto. Un furto e quindi una caccia conseguente! Poi vediamo una folta chioma china su un lavello e delle gocce nere colare, che svelano una magnifica bionda, la stessa che potete vedere nell'immagine che ho messo qui sopra. Lei è Marnie, ma nel film ha molti nomi: Margaret Edgar, Peggy Nicholson, Mary Taylor... S'intasca ben 10,000 dollari e fila verso un quartiere prossimo a un porto, dove ad aprirle la porta è una bella bimba bionda. Marnie entra senza prestare troppa attenzione alla bimba e chiede di sua madre e di li a poco fa la sua comparsa una vecchia signora con bastone. L'atmosfera si fa subito gelida e torbida di mistero. Tra le due donne non scorre buon sangue, è palese...ma perché? Marnie mostra smanie di bimba un po troppo cresciuta, con palesi rancori e conti da saldare e la madre, dal suo canto, non fatica a celare delle cose non dette e tanto, tanto dolore.
A questa strana visita segue una nuova vita per la nostra Marnie, che cercando lavoro incappa nell'impresa Rutland & Co., di proprietà del bel Mark, che s'innamora subito della bionda distaccata e riservata. Il primo contatto tra i due è in una giornata di straordinari di Marnie; un sabato verso le 14:00, giorno piovoso, pieno di lampi e tuoni. La donna è nello studio di Mark e prende indicazioni sul lavoro da fare, ma la tempesta la getta in uno stato di choc incontrollabile, che mette subito in allarme Mark. Qui, una scena stupenda, calorosissima! Mentre Marnie è tra le braccia di Mark, egli percorre con le labbra il viso di lei e in ultimo,affonda nelle sue labbra; un primo piano che ci fa quasi sentire il tocco! Davvero emozionante.
Da questo momento i due diventano inseparabili e non sempre nel senso romantico che tutti noi ci aspettiamo! L'alone di mistero su Marnie s'inspessisce e Mark, che non ci ha mai visto chiaro dall'inizio, comincia a indagare sulla donna venendo man mano a conoscenza di un segreto...

Non è molto corretto da parte mia essere cosi precisa nella descrizione delle immagini e poi lasciarvi cosi, a bocca asciutta e testa piena, ma il "bello" delle recensioni è proprio questo: se vi è piaciuta potete affidarvi al mio umile giudizio e vedere il film con i vostri occhi! Il gusto è sempre personale e sono certa che la pellicola sarà di vostro gradimento.

Dunque, ho detto già molto con il termine thriller psicologico, quindi non mi resta poi molto da aggiungere, se non qualche osservazione. La cromia sulla quale gioca tutto il film è sui 'colori eleganti': il nero, il bianco, il panna, il beige, il perla e il grigio, colori che vengono rotti, quando compaiono le scene sovrastate dal rosso, che acceca la lucidità di Marnie. Essi prevalgono nei vestiti, ma anche nelle tinte delle pareti delle case, nella tappezzeria dei salotti...trasmettono calma, stabilità, ordine, pulizia; aggettivi che in realtà si oppongono, alla personalità frastagliata e tormentata di Marnie.
Notevole come si ripresenti anche qui, il rapporto madre-figlia e l'importanza che questo ricopre nella vita di una persona. Hitchcock pare esserne ossessionato! Chi ha visto il famosissimo Psycho lo sa bene e chi ha visto anche Gli uccelli, può confermarlo.
Marnie è come una bambina con la mamma; le si mette col capo sulle ginocchia, aspettando delle carezze che non verranno mai; la cerca e tenta di conquistarsi il suo amore e le sue attenzioni, proprio come i bambini, quando sono molto piccoli. Non tentenna nel farle presente che non la coccola mai, che non la tocca mai e non teme di mostrare quanto dolore questa cosa, le arrechi. Ma la madre ha le sue buone ragioni e i suoi giusti motivi per non avere gesti d'affetto, nei confronti della figlia.
Facile però analizzare Marnie, vero? C'è un momento nel film, in cui l'attenzione per troppo tempo cristallizzata sulla bella bionda, si sposta su Mark. Lui l'accusa di essere malata e lei, prontamente e sarcasticamente, gli rigetta la stessa frase addosso, con lo stesso effetto di un boomerang! E' proprio qui che sembra concretizzarsi anche il suo ruolo. Lui è innamorato ed è ok; la vuole proteggere e tutelare, la vuole aiutare, ed è ok, ma perché? Chi non si sofferma su risposte troppo facili e "superficiali" come, 'perché è innamorato e basta' può trovarsi d'accordo con me quando dico che Mark è un cacciatore-bisognoso. Come un cacciatore infatti, egli punta la sua preda e più questa è rara, aggressiva, sfuggente e misteriosa, più egli ci si accanisce. La rende il suo motivo di vita, la sua ragion d'essere. Perché in fondo lui non è niente senza quella ragione, senza quella preda; ecco perché è anche un bisognoso! E' un uomo ricco, ma solo, contornato da belle donne, ma sempre a caccia di qualcosa di più, di qualcosa di diverso e speciale e Marnie è la preda perfetta. Egli riesce ad ingabbiarla con l'inganno, col ricatto; mezzo davvero basso per la dimostrazione di un amore, vero? Ma a Mark non vanno solo connotazioni negative. Egli è infatti un signore, che rispetta e ama la sua donna, con venerazione e trasporto, dolcezza e comprensione, come un vero innamorato può fare. E' colui che si sofferma e va oltre alle apparenze, oltre ai giudizi e ai pregiudizi. Anche lui non ha un rapporto fiorente col padre, cosa che lo accomuna a Marnie e che forse lo spinge ad avvicinarsi a lei, per capire di più anche su se stesso. E' solo un caso che i loro nomi hanno le prime 3 lettere identiche?
Sono due persone in fuga, che però si cercano disperatamente; una caccia dove il ruolo di preda e predatore, si mischiano e si scambiano continuamente.
VEDETELO!

i think


E' proprio sull'orlo di una nota che fioriscono le emozioni; li dove il nodo alla gola si stringe e trabocca una lacrima silenziosa...

martedì 17 maggio 2011

MATCH POINT













Chi crede nella fortuna?

TRAMA
Chris è un giovane irlandese che decide di trasferirsi a Londra e insegnare tennis in un club prestigioso. All'interno di questo conosce Tom Hewett, giovane borghese, che subito lo coinvolge nella sua vita: gli presenta la famiglia, sua sorella Chloe e la fidanzata, Nola. Chloe resta immediatamente affascinata dal giovane intellettuale di modeste origini e i due cominciano a frequentarsi, ma Chris è distratto e lontano. Da quando ha infatti conosciuto Nola, egli non può non pensare a lei; la passione che l'ha tramortito quando si sono incontrati ha seminato in lui una confusione e dei dubbi, sempre più opprimenti. Le cose col tempo, non migliorano affatto. Tom e Nola si lasciano e lei torna in America; Chris continua a vedere Chloe pensando però sempre a Nola e in ultimo decide di sposare Chloe. Un giorno però, Chris rincontra Nola e tra i due si riapre il circolo vizioso di amore e sesso sfrenato, incipit della catastrofe.

ANALISI
Regia del "Re Mida" Woody Allen, uscito in Italia a Gennaio 2006 è un film che abbraccia vari temi. Il primo tema presentato è quello del bravo ragazzo, che per emergere e differenziarsi da quelli del suo stesso ceto sociale, studia, lascia la sua patria e si fa largo in una cerchia di persone di alto rango.
Poi arriva il triangolo amoroso, che è più un quadrato poi! Tom-Nola e Chris-Chloe; schema con a seguito gli intrecci, le ovvie complicazioni e le conseguenze.
Il triangolo si trasforma in pura follia e ossessione; quindi è come se l'intero film fosse un'escalation di vita; una trasformazione, un climax! Si passa, attraverso gli occhi di Chris, protagonista in assoluto della vicenda, da un'immagine di vita solida e schematica, a una più caotica e illogica.
C'è la destabilizzazione più pura di un ragazzo tutto d'un pezzo, coerente a se stesso e saldo nei suoi principi.
C'è anche quell'ironia della vita, che spesso getta persone semplici in situazioni impossibili, trasformandole per sempre.
Il tutto si muove, gioca, come una pallina da tennis, avanti e indietro sul campo, attraversando la rete, sfiorandola per pochi attimi. A sua volta questa pallina è "guidata" da una forza superiore: la fortuna.
Il prologo infatti a inizio film è la chiave di lettura dell'intera pellicola, dove viene detto:

« Ci sono momenti in una partita di tennis in cui la palla colpisce il nastro e, con un po' di fortuna, lo oltrepassa, e allora si vince; oppure no... e allora si perde. »

Tra i vari temi emerge moltissimo, anche la critica alla società borghese, che etichetta, inscatola, manovra e plasma a sua immagine e somiglianza, tutto ciò che ama e che vorrebbe, ma che non rientra perfettamente nei suoi canoni. Il razzismo e lo snobismo due gemelli di questa stessa madre, presenti palesemente nella scena in cui la madre di Tom denigra e svilisce le aspirazioni artistiche di Nola.
Ma non solo; se si passa infatti a un'analisi più precisa dei personaggi e del protagonista Chris emergono le paure e le insicurezze di tutto un genere umano, costretto spesso a scegliere tra un tipo di vita 'comodo e gratificante', in mezzo al lusso e al potere, a un altro più semplice e modesto, ma ricco di calore e vita. Questa anche la scelta che aleggia per tutto il film e che arriva alla fine di questo, con uno schianto assordante. E per finire, l'egoismo, la codardia, l'irresponsabilità, l'incoerenza e la voglia di supremazia; tutto espresso in un film pieno di dialoghi e concetti, disordinatamente ordinati. VEDETELO.

lunedì 16 maggio 2011

Qualunquemente

Una tristezza assoluta.
E' uscito nelle sale italiane il 21 Gennaio scorso e ha come protagonista Antonio Albanese, che veste i panni di un ex galeotto mafioso, che decide di candidarsi alle elezioni, per il posto di senatore, della sua città.
Tutto il film ruota proprio attorno al COME, il qui in questione Cetto La Qualunque tenta di arraffare il posto, con stratagemmi coraggiosamente definiti comici, una cerchia di amici davvero poco raccomandabili, eclatanti gesta di "supremazia" su gente di una città piccola mentalmente e tutti quegli espedienti italiani, che almeno a mio parere lasciano un po a desiderare.
Gli incassi del film sono stati notevoli, ma vorrei proprio capirne il motivo.
Certo è un film di forte critica alla società, alla politica e al come questa, marchingegna le sue manovre per ottenere precisi risultati, ma oltre a questo e a un vaghissimo riferimento al razzismo ingiustificato della nuova, sensualissima moglie di Cetto, una brasiliana con figlia a seguito, non c'è altro.
Nota positiva è la presenza nel cast di Sergio Rubini, che con la sua bravura e con la sua voce calda e sexy da una botta di vita alla pellicola. Discorso troppo linfomane? Mah...a voi giudicare!
Personalmente la mia faccia è stata questa, per tutta la durata:
--.--

domenica 15 maggio 2011

Gli Uccelli

Melanie è la figlia di un ricco editore e si trova in un negozio di uccelli, quando incontra Mitch Brenner, avvocato. Lei approfitta della momentanea assenza della padrona del negozio e si finge una commessa e lui, che l'ha perfettamente riconosciuta ma vuole prenderla un po in giro, continua a far finta di stare al gioco e le chiede una coppia di pappagalli, gli inseparabili. Quando poi entrambi si smascherano, Melanie resta indignata e Mitch molto compiaciuto di aver "vinto" in quella specie di 'gioco psicologico'. La ragazza non è abituata ad essere manovrata e il fatto che Mitch ci è riuscito, la colpisce e l'affascina, tanto da seguirlo fino fuori dal negozio e da architettare un modo per rivederlo. Utilizzando i suoi contatti e il suo fascino, Melanie riesce a scoprire che Mitch è a Bodega-Bay per il week-end e per il compleanno della sorellina Cathy, cosi decide di recarsi li e di portargli, i famosi pappagallini. Arrivata a destinazione però, Melanie viene attaccata da un gabbiano, che la ferisce alla fronte e di li a poco avvengono altri attacchi improvvisi di uccelli a persone. Cosa troppo strana per animali da sempre innocenti...

Noto film di Alfred Hitchcock del 1963, tratto dal libro di Daphne du Maurier, con Tippi Hedren nel ruolo di Melanie, Rod Taylor in quelli di Mitch e Veronica Cartwright in quelli di Cathy. Com'è altrettanto noto, Hitchcock soffriva di 'avifobia', cioè paura degli uccelli è perciò particolare pensare che egli abbia affrontato la sua paura facendoci addirittura un film! Ha infatti usato uccelli veri e addestrati, che andavano addosso agli attori e proprio Tippi Hedren ebbe uno choc, in seguito ad una ferita involontaria da parte di uno di questi uccelli, che costrinse la troupe ad interrompere le riprese per una settimana.
Interessante come il film sia asciutto dal punto di vista di fronzoli narrativi, dai perché, i ma; da quelle ipotesi che rallenterebbero il senso e distrarrebbero dall'evento scandalizzante degli 'uccelli indemoniati'. Viene detto poco e niente anche sugli stessi personaggi, proprio per mettere in risalto l'inspiegabile furia che ha colpito i volatili di Bodega-Bay.
Da notare come per Hitchcock sia imprescindibile fare un film, senza evidenziare la presenza di una figura materna opprimente e schiacciante. In questo caso è infatti la madre di Mitch, Lydia, interpretata da Jessica Tandy, che con questo film, tra l'altro debutta sul grande schermo, che mostra quei segnali agghiaccianti, che fanno temere per un attimo, in uno Psycho2.

venerdì 13 maggio 2011

BuRlEsQuE!!!

Ali, sensibile e determinata ragazza di provincia, un giorno molla tutto per inseguire il suo sogno: diventare una cantante di successo. Si reca a Los Angeles e comincia a tappezzare tutta la città, in cerca di un lavoro, quando incappa, una sera, nell'intrigante Burlesque Lounge, locale gestito dall'eccentrica Tess. Incantata dai balli provocanti, dalle musiche incalzanti e dai colori accesi, Ali tenta in tutti i modi di entrare nel giro e di cantare, ma quello che all'inizio riesce a trovare è l'ennesimo posto come cameriera. La giovane però non si perde d'animo e prende l'opportunità al balzo di restare comunque in quel mondo; comincia a studiare per conto suo i numeri del Burlesque e un giorno, finalmente, si conquista la sua grande occasione e ha un'audizione, che passa. A Tess però, le cose non vanno bene finanziariamente, ed è "braccata" da Marcus, affascinante uomo d'affari, che tenta in tutti i modi di comprare il locale, per costruirvi al suo posto, un grattacielo di 20 piani. Come se non bastasse, Ali ha a che fare con la prima ballerina del Burlesque Lounge, Nikki, che sentendosi minacciata sul lavoro combina un guaio dietro l'altro, creando notevole tensione. Può inoltre mancare l'amore? Ma a questo mi fermo e lascio a voi continuare la ricerca.

La storia è sempre la stessa: giovane, bella, grintosa e talentuosa ragazza di provincia, che un giorno tenta il tutto per tutto e ha successo.
Sicuramente, a dare rilievo a questa pellicola è la presenza che buca lo schermo, di Christina Aguilera nei panni di Ali e di Cher in quelli di Tess. Con le loro voci inconfondibili, infatti, le due dive colorano ulteriormente questo film già di per se appariscente e lo consolidano come un ennesimo loro successo. Cher torna in pista dopo 11 anni dal suo ultimo film e l'Aguilera ha modo di proteggere il suo trono, dalle minacce di LadyGaga, affine a lei per stile e aspetto.
Con dispiacere ho notato che molte canzoni sono praticamente il remix, di alcune del musical Chicago e ci sono anche molti echi a Moulin Rouge; ma si sa, quando si decide di fare questo genere di film è quasi inevitabile non sfiorare questi due, a mio avviso, caposaldi del musical contemporaneo.
A giocare un gioco interessante è inoltre quel "passaggio di scettro" presente in ogni ambito, che anche qui, sottilmente, aggancia molti personaggi tra di loro. Prime fra tutte le stesse Ali e Tess, simili tra loro per tempra e determinazione, che presto creano un legame affettivo, del tipo madre-figlia. Ali è infatti orfana di madre e apparentemente non ha nessuno al mondo; nel film, infatti, nessuna figura genitoriale o familiare ruota attorno alla ragazza, dato forse non casuale, che le vuole conferire ancor più merito, per la sua determinazione e il suo coraggio. Ma il passaggio di scettro non è secondo me, solo tra loro due, si allarga bensì anche a un terzo personaggio, la burrascosa Nikki. Nemesi della stessa Ali, sola al mondo, scontrosa e decisamente poco amichevole, che allontana da se tutto e tutti e si aggrappa con tutta se stessa alla sua unica ancora di salvezza, il lavoro al locale e la stima di Tess. Quando queste sue due uniche cose vengono minacciate, essa esplode e reca danno ad entrambe.
Regia e sceneggiatura di Steven Antin, girato interamente a Los Angeles tra Novembre 2009 e Marzo 2010. Per il ruolo di Nikki erano state prese in considerazione: Lindsay Lohan e Jessica Biel, mentre per quello di Jack, Robert Pattinson, Taylor Lautner e Kellan Lutz (chissà perché questi tre? --_--'' )
Non posso negare che l'ho già visto 2 volte e che lo rivedrei ad oltranza, aggiungendolo alla lista di quei film che, non annoiano mai, proprio come i sopra citati Chicago e Moulin Rouge. I colori del film sono caldi e accoglienti, sono misteriosi e intriganti al medesimo tempo, fattore che istiga ancor più desiderio di visione, nello spettatore. Pelle d'oca nei brani dell'Aguilera, che anche qui non manca di mostrare i suoi "polmoni da mutante" (citazione del film) e il suo innegabile fascino aggressivo.
ASSOLUTAMENTE DA VEDERE E APPREZZARE!

Non illuderti...

Non illuderti della luce del Sole, nelle giornate di Primavera...sono già le otto...

mercoledì 11 maggio 2011

Scontro tra titani: scimmione vs. il Principe!




VS.








Ho capito una cosa, anzi, forse più di una.

Gli uomini, non hanno più il coraggio di farsi avanti verso le donne di loro interesse. Lasciano andare, sopprimono i loro desideri per chissà quale ragione, architettano stratagemmi agghiaccianti per poter arrivare a loro, o per fargli arrivare le loro attenzioni e, nelle peggiori delle ipotesi, si fanno avanti in modi bruschi, o poco eleganti.

Perché? Cos’è successo antropomorfo logicamente?

Prima c’era lo scimmione, che viveva del suo istinto e che per ragioni, appunto, istintuali e pragmatiche, puntava la sua donna, la faceva svenire con un colpo di clava e se la portava in una grotta, dove essa veniva sedotta e ingravidata. Poi è nata la galanteria e gli uomini impiegavano mesi, anni, per potersi fare avanti verso la donzella del loro cuore. Le sorridevano timidamente in chiesa, si levavano il cappello al suo passaggio, facevano misteriose e improvvise visite a casa loro, “lisciandosi” i genitori e mostrando le loro rendite e le loro proprietà. Quando i genitori approvavano (il perlopiù ‘viscidone’), si procedeva a passeggiate lungo un lago, un tè in veranda, sempre però sorvegliati da occhi indiscreti e pronti a riferire tutto, in caso di comportamenti eccessivi.

Da un estremo all’altro insomma.

E ora? Ora c’è un pò di tutto. Il che, a te donna fa fare il segno della croce e sperare che ti capiti il galantuomo però risoluto, che mostra il suo interesse con virilità e allo stesso tempo, eleganza.

La maggior parte dei casi qual è? E’ l’uomo che combatte con se stesso; è la dicotomia interiore umana che prende il sopravvento e che mette a ferro e fuoco la lucidità, in uno scontro cruento tra scimmione e principe.

Lo scimmione si batte con veemenza, brandendo la sua clava di legno, rivendicando il suo territorio e la necessità che ha di “dover mandare avanti la specie”.

Il principe, con tanto di piuma su cappello, calzamaglia imbarazzante, fioretto e cavallo legato a un albero di mele fa uno sproloquio infinito, ridondante, pomposo, che ovviamente lo scimmione non capisce, sull’importanza che ha la donzella dalla folta chioma(ma con la quale non c’ha mai scambiato una sola sillaba).

Ovviamente tutto questo trambusto è interiore, perciò nessuna di voi può vederlo … e all’esterno? All’esterno qual è il risultato?

Care signore e signorine, il risultato di questa lotta è un uomo balbuziente, uno contraddittorio, uno che gesticola molto e/o che gli sudano le mani. Oppure è un uomo in versione ebete, che ci guarda con occhio vitreo, bocca semi aperta (e pregate che non abbia anche un rivolo di saliva) e che finge cosi, di starci pure a sentire. E’ la scena di un uomo al quale manca solamente, come sottofondo, il suono dei grilli, come nei film, quando c’è un momento d’imbarazzo, o di “vuoto cerebrale”.

E noi donne di fronte a tutto questo? Come ci comportiamo? Qual è quello che io credo sia, l’errore madornale?

Vuoi per evoluzione, vuoi per solidarietà, per bontà d’animo o vuoi anche, per semplice deficienza: li incoraggiamo!

Quando abbiamo l’uomo in quelle condizioni, in noi scatta il fottuto istinto materno, che ci fa pensare ‘Ma che carino! Che dolcioso! Oh, ma guardalo è cosi imbarazzato! Etc, etc …’ entriamo nel loop della donna-madreprotettiva-comprensiva e gli spianiamo la strada! Ci resettiamo e cerchiamo di capire:

a- a- a-cosa vuole dire;

b- b- cosa c’è dietro quell’espressione (se c’è qualcosa) e

c- c- c- come possiamo arrivare a una qualche risposta.

Cosi finiamo per essere sempre flessibili con i nostri ometti, sempre comprensive e dimentichiamo che è gratificante, oltreché sano essere corteggiate. Costerà all’ometto qualche fatica e sacrificio? Se è interessato lo farà senza alcuno sforzo e anzi, con entusiasmo e gioia! Questo li responsabilizzerà di più e magari (si spera), li spingerà di più a chiedersi se davvero sono interessati. Da questa riflessione, ne convengono automatici modi di fare, che definiscono più velocemente la situazione. Una volta, se uno ti voleva e voleva davvero solo TE, poteva attraversare oceani, mietere vittime, erigere templi, castelli, ponti, statue o quant’altro per dimostrarti il suo amore e la sua dedizione. Ora a stento riusciamo a ottenere un invito a cena … e manco al ristorante: da McDonald’s!!! Davvero triste.

Mi spingo ancora oltre. Perché gli spianiamo la strada?

Risposta: perché abbiamo paura di stare sole. Siamo disposte ad accettare di “scendere” al loro livello, per poterli capire, per poterli ASPETTARE, solo perché speriamo che in essi un piccolo aiuto(il famoso calcio nel culo), li possa sbloccare definitivamente e far diventare finalmente, ‘gli uomini perfetti per noi’. Grande illusione e pericolosissima convinzione. Pericolosa solo per noi fanciulle? No, anche per gli ometti. Ci si costruiscono infatti intere relazioni su questo giochetto; anni e anni di matrimonio (spesso, ahimé, infelice); figli, case, intrecci di vario tipo. E chi soffre sono entrambi, uomini e donne.

Anche il fattore tempo influisce in tutto questo caos. Pensiamo che se gli diamo del tempo, avremo dei buoni risultati e le cose andranno meglio. Succede invece, che lui si adagia sugli allori, perché SA che voi lo capite, che non gli mettete fretta o pressione; SA che ha delle difficoltà, dei blocchi e che comunque non è tenuto a farci niente, perché lui vi va bene anche cosi. Pensiamo inoltre che se investiamo tutto questo tempo, tutte queste preziose energie, verremo riconosciute, un giorno magari e avremo comunque una targhetta onoraria, da mettere sul camino. Ma NESSUNO MAI, ci riconoscerà niente se non noi stesse; se non la nostra coscienza. Gli altri chiacchiereranno sempre; sempre e comunque. Vi sto forse invitando ad essere più dure? NO. Vi sto invitando ad ascoltarvi di più, ad avere più fiducia in voi stesse e in quello che sentite e ad ESSERE voi stesse, sempre. Non vi sta bene una cosa? Comunicatela e vedete che succede. Cercare di plasmarsi al partner è una cosa naturale ma al contempo dannosa, perché si rischia di perdere la propria individualità, il proprio IO. E perché? E per chi?

Oggi ho chiarito tutto questo in me e non sono più disposta a mettermi da parte, per un qualche tipo che non ha voglia di darsi da fare e di far vedere di che pasta è fatto. Offro la possibilità di un confronto, di mettersi in discussione, di crescere. Potrò risultare dura e fredda? Sappiate che però non è cosi. E’ un gioco che offro, a chi è alla pari con me; a chi sente di voler partecipare.

domenica 8 maggio 2011

Fahrenheit 451

1966, il regista François Truffaut ha a che fare, per la prima volta, con una produzione straniera dagli alti budget e realizza 'Fahrenheit 451', tratto dal libro omonimo di Ray Bradbury.
La storia riproduce una realtà futurista, dove vengono mostrate quelle evoluzioni che potrebbero, nel tempo, snaturare la vita.
I libri sono messi al bando, perché creano dolore e sofferenza nell'essere umano, perché insidiano nell'uomo delle opportunità impossibili o quantomeno difficili da raggiungere, sentimenti, pensieri e idee dannose, "virus" che minano la piatta tranquillità della vita. Gli addetti all'eliminazione dei libri sono i pompieri, che ora non si occupano più di spegnere il fuoco, ma usano questo per bruciare i libri.
Cos'è 451? 451 indica la temperatura in cui la carta brucia all'istante, ed è la stessa cifra stampata sulle divise dei pompieri.
Tra questi, il silenzioso Guy Montag (Oskar Werner) è molto vicino a una promozione e soddisfatto se ne torna a casa. Durante il tragitto incontra la sua vicina di casa, Clarisse(Julie Christie), identica a sua moglie per aspetto, ma di opposta tempra. Infatti quando Montague arriva a casa e racconta della promozione, la moglie Linda (sempre Julie Christie) non gli presta attenzione, perché tutta concentrata al televisore, mezzo primario di trasmissione di informazioni, ma in questa realtà, anche mezzo che plasma concretamente le menti della gente. Ora la tv è chiamata "famiglia" e come il termine stesso, indica quel qualcosa che guida l'intera società, che la tutela, che insegna e che punisce. Montague conosce la moglie e sa che non può pretendere nulla in più da lei, ma nonostante questo, si sente strano e le parole di Clarisse durante il viaggio, l'hanno colpito. 'Hai mai letto un libro di quelli che hai bruciato?' La curiosità è ormai annidata nel protagonista, che in ultimo cede alla tentazione e legge David Copperfield di Dickens, del quale s'innamora. Montague è però costretto a leggere in segreto, perché se qualcuno lo scopre, diviene vittima della medesima pena, che infligge quotidianamente agli altri: tutti i suoi libri vengono bruciati e lui portato in carcere.
Ma qualcosa va storto e Montague mostra irrequietezza anche sul lavoro, che sente di non voler più svolgere, perché non lo condivide più, finché non assiste al suicidio di una vecchia che decide di morire con i suoi libri anziché abbandonarli. Questo l'incipit della fine ... o di un nuovo inizio.
ANALISI
Gli elementi del film sono numerosi e spiegarli senza aver letto il libro è difficile.
La realtà che ci viene proposta è una realtà dittatoriale, dove vengono annientate tutte le emozioni, tutte le linee morbide della vita, come per esempio nelle case, che sono a prova di fuoco, ma dalle forme regolari e tutte uguali. Non solo i libri, ma interi universi vengono messi al bando, vengono placcati per evitare che questi inneschino sentimenti di ribellione e coraggio e speranza, nell'uomo. Le persone sono marionette di uno spettacolo, che guidano esse stesse; sono topi da laboratorio, di un laboratorio di topi; sono impotenti contro se stessi, prede e vittime delle loro stesse azioni. I loro corpi, la loro salute è manovrata da organizzazioni ben precise che 'ti ripuliscono da capo a piedi' in caso di eccesso. Pochi persino i tipi di pillole, suddivise in colori diversi. La malattia che hanno tutti? Depressione. Perché tanto hanno asciugato la propria vita, da ridurla a niente.
La solitudine, l'alienazione, la regolarità scandita da chissà chi, l'impotenza, la routine. Cose che uccidono col tempo, cose pericolose che non possono prendere il sopravvento nella vita del singolo, perché innaturali, perché forzate. Tutto il mondo si erge su regole di migliaia di piccole società diverse creando si caos, ma anche migliaia di possibilità, di varianti. E cosa ci fanno capire queste infinite varianti? Che non esistono regole universali, case universali, idee universali, sentimenti e ragionamenti universali. Il mondo è colore e caos, ma caos vitale, caos imprescindibile, perché naturale.

sabato 7 maggio 2011

Mangia prega ama

Uscito in Italia il 17 Settembre 2010 è tratto dall'omonimo romanzo di Elisabeth Gilbert e narra il viaggio straordinario di una donna ordinaria, alla ricerca di se stessa. Elisabeth, o come viene chiamata da tutti, Liz conduce una vita ben organizzata; ha un marito che l'ama molto, un lavoro soddisfacente, una vita sociale appagante e come se non bastasse...è una bella donna. Un bel giorno si alza e scopre che la vita che fa, non le piace più; percepisce un richiamo interiore che l'allontana da quella routine. Subentra il panico, l'ansia, la paura, ma in ultimo manda a carte 48 il suo matrimonio e si organizza un viaggio di un anno, con mete: Roma, India e Bali. Quattro mesi per ogni tappa, per ritrovare se stessa, quel centro abbandonato chissà quando e chissà dove. Risultato?
Vedere per credere!
Una bella donna, che però mostra irrequietezza? Julia Roberts, che con gli anni non perde il fascino, la solarità del suo sorriso e la bravura; che sa ridere col cuore, col fegato e col viso e che fa emozionare con altrettanto trasporto.
Che aggiungere di questo film che è di per se, un'enciclopedia di cose da ricordare tutti i giorni? In esso vengono spiegate senza mezzi termini, tutte quelle meccaniche astruse che legano due persone, sia in un rapporto consolidato come può essere il matrimonio, sia in quelle un po più "clandestine", ma non per questo meno intense.
Beh...una volta visto il film....manca solo di leggere il libro!

Il Cigno Nero- Black Swan

TRAMA
New York, giorni nostri, Nina è una delicata e introversa ragazza, che studia danza in una compagnia di balletto, e sogna di poter interpretare il ruolo da protagonista, ne 'Il lago dei cigni'. Il direttore della compagnia Thomas, la seleziona tra tante, ma pretende che essa ritrovi e riabbracci la parte oscura in lei; sporcandosi un po di più, per poter interpretare una variante dell'opera, il personaggio del cigno nero, antagonista a quello bianco. La ragazza però ha grandi difficoltà a lasciarsi andare sin dall'inizio, anche a causa della madre iperprotettiva e ossessiva, che ripone nell'unica figlia le sue aspettative e i suoi progetti di un futuro radioso; medesimo futuro nella danza, al quale ha dovuto rinunciare per la gravidanza. Come se non bastasse, Nina sembra soffrire di allucinazioni, che la portano a una perdita quasi totale della realtà. Il giorno dello spettacolo si avvicina e Nina ha ancora grandi remore, quando una sera compare alla sua porta Lilly, compagna di studi che le somiglia molto e che la convince, almeno per una sera, a viversi un po di più la vita. In quella stessa sera, Nina assaggia la perdita del controllo, la fluidità e forse si perde in se stessa.
ANALISI
Sono rimasta del tutto basita dall'intensità di questo film, uscito in Italia il 18 Febbraio scorso. Il regista, Darren Aronofsky ha creato quella suspence interrotta poi bruscamente da scene agghiaccianti, che tiene lo spettatore fermo sullo schermo, per tutto il tempo.
La scelta degli attori è stata più che azzeccata; Natalie Portman nei panni di Nina è proprio la ragazza contrita, che affronta quotidianamente un Inferno personale, dal quale è difficile uscire. Vincent Cassel (Thomas) è il tipico uomo affascinante, per cui una ragazza come Nina, può sciogliersi di più. Antagonista nella vicenda personale di Nina è Lilly, che rappresenta esattamente tutto ciò che Nina non ha e non è. 'Lilly è sesso', ecco come Thomas la descrive a Nina; fa movimenti imprecisi, ma è palesemente sciolta, a suo agio, rilassata in quegli stessi movimenti. E' l'obiettivo che la candida Nina deve raggiungere, oltrepassando se stessa, oltrepassando la sua ossessione per la perfezione.
Musiche forti e coinvolgenti di Clint Mansell, ci trascinano nell'oscurità di questa pellicola e nell'improvvisa luce che accieca.
Il cuore batte a 1000, quando Nina soffre e fa lo stesso quando essa sta li li per spaccare se stessa, a metà.
Assolutamente meritato il Premio Oscar come migliore attrice, della Portman.
Davvero emozionante!

MACHETE


Uscito giusto ieri sera nelle sale italiane e diretto da Robert Rodriguez e Ethan Maniquis, 'Machete' è una coattata di prima categoria, con l'inconfondibile stile "casino, sangue e vendetta", di Rodriguez. Vanta un cast brillante, in cui primeggiano Robert De Niro nei panni del Senatore McLaughlin, Jessica Alba in quelli dell'agente Sartana Rivera, Michelle Rodriguez in Luz e Lindsay Lohan in April.
Tutto ruota appunto sulla vendetta. Un ex agente federale, tale Machete Cortez assiste all'assassinio a sangue freddo della moglie e radiato poi dall'incarico, finisce a fare l'operaio al confine Messico-Stati Uniti, dove è in atto il rimpatrio dei messicani immigrati. Il tutto, in occasione delle prossime elezioni politiche, dove il Senatore McLaughlin armeggia un progetto da far accapponare la pelle, che non esclude, se il caso lo richiede, l'uccisione di donne incinte che tentano di varcare il confine, per una vita migliore.
Machete è qui (ovviamente) il Robin Hood della situazione, che dopo 150.000 dollari offertigli dal Sign. Booth(un tizio che fa pensieri impuri sulla figlia), per inscenare il finto assassinio di McLaughlin, si rende conto che la società messicana ha bisogno del ritorno di Machete! Egli allora comincia a crearsi una band di rivoltosi e di assetati di rivincita, sbaragliando ogni ostacolo in un turbine di violenza, cazzate di immani dimensioni, musiche coatte, schizzi di sangue e risate(alcune, lo ammetto, di cuore).
Ogni personaggio sa perfettamente di dover esaltare, amplificare all'ennesima potenza, le sue caratteristiche, tanto da portarle quasi a una caricaturizzazione.
De Niro reduce dai film comici, dove interpreta il padre protettivo, veste ora i panni del Senatore ambizioso, disposto a tutto, ma con tempra fragile e scarso coraggio.
La Lohan fa tesoro dei film in cui interpretava ragazze sgallettate e superficiali e Jessica Alba, di quelli in cui tutto era il suo viso malinconico, ma carico di fuoco.
Ben poco da dire su Michelle Rodriguez, che non si allontana mai dall'immagine della 'donna-guerriera-coatta e mascolina' e su Danny Trejo, che fa vivere il suo personaggio senza l'utilizzo di troppe battute, ma con la sua semplice fisicità.
Ritroviamo poi la coppia Don Johnson a Cheech Marin, che dopo la serie Nash Bridges ora vestono i panni, il primo del Tenente Stillman, addetto alla 'caccia ai messicani' e il secondo del Padre Cortez, fratello di Machete. Tra i vecchi cult sbuca anche Steven Seagall, che ingrassatissimo interpreta Torrez, ora un boss, ex agente federale anche lui, amante della parola ' puneta', con cui chiama tutti i suoi dipendenti.
Curiosità sul film?
E' lo sviluppo del finto trailer, presente nei primi 2 minuti di Grindhouse-Planet Terror, sempre di Rodriguez.
La battuta: 'MACHETE IMPROVVISA'.....VINCE!

venerdì 6 maggio 2011

Rapunzel e l'intreccio della torre

Una stravagante ragazza di 18 anni vive in una torre isolata, nel cuore della foresta, sotto le cure opprimenti della madre Gothel. Rapunzel, cosi è il nome della ragazza in questione, tenta di riempire le sue giornate con ogni cosa: dipingendo le pareti della torre, giocando con il suo inseparabile amico nonché camaleonte Pascal, leggendo, cucinando, ma la sua ossessione resta sempre e comunque uscire dalla torre e assistere di persona, allo spettacolo delle 'lucine nel cielo notturno'. Ogni anno infatti, il giorno del suo compleanno, miliardi di lucine vanno a illuminare il buio cielo, distante chilometri dalla torre.
Un giorno, in una delle numerose fughe della sua vita, l'affascinante e scaltro ladro Flynn, che ha derubato una delle stanze reali del castello del reame, si ritrova proprio davanti la torre della bella Rapunzel e per sfuggire alle minuziosissime ricerche di un cavallo-poliziotto, Maximus, si arrampica fino ad entrare nella torre, dove fa la conoscenza della ragazza. Rapunzel però tramortisce il povero Flynn con una padella e nasconde la refurtiva: una corona. Al risveglio di Flynn, Rapunzel decide di proporgli un patto: lui l'accompagnerà allo spettacolo delle lucine e lei gli ridarà la corona. Il ragazzo accetta e da qui hanno luogo mille, rocambolesche avventure.

Un mistero risalente 18 anni prima avvolge la bella e simpatica Rapunzel, con i suoi quasi 20 metri di capelli biondo oro. Il sole, l'elemento che può risolvere i segreti della vicenda e per non finire, l'amore, l'amicizia, le corse, le canzoni, le risate!
Tutto questo aggiunto a un eccellente lavoro grafico è 'Rapunzel, l'intreccio della torre' 51° film Wal Disney Production, uscito nelle sale italiane il 26 Novembre 2010 realizzato dai registi Byron Howard e Nathan Greno.
Per la realizzazione del personaggio di Rapunzel, Claire Keane, responsabile del design (figlia del supervisore all'animazione Glen Keane) ha preso spunto da sua figlia, che ama dipingere le pareti. Per gli effetti grafici dell'acqua invece sono state prese le cascate del parco Yosemite, in California e per i movimenti dei capelli di Rapunzel è stato creato un software specifico, perché mai prima d'ora, nessun personaggio ha mai avuto cosi tanti capelli (100.000 ciocche).

I temi trattati sono interessanti, perché giocano molto sullo psicologico. Il rapporto madre-figlia è forse quello, che più di tutti riempie la pellicola e anche il più interessante. Gothel schiaccia in tutti i sensi la personalità di Rapunzel, gioca sulla sua autostima e lo fa per farsi forte, per "succhiare" la sicurezza che in realtà, le manca. Svaluta le caratteristiche della ragazza per levarle potere, per sminuirla continuamente, schernirla, distruggerla, perché è troppo importante per lei la sua presenza.
Rapunzel è la classica ragazza nella fase di ribellione verso la figura genitoriale, in competizione con la madre e allo stesso tempo, che vive un senso d'impotenza nei suoi confronti. Ad aiutarla a riprendersi un po di dignità è proprio Flynn, che la sgancia da quei 'se, ma, però, dovrei, etc etc...' che la chiudono in una torre: se stessa!
Emozionante!