lunedì 31 gennaio 2011

Perchè spegnere la tv?- pochi e semplici motivi x disinfettarci la mente, con un clic ;) -

Hola!
Stasera mi voglio ricollegare all'art. su 'I Raccomandati' e voglio parlarvi della televisione; in particolare, sul xkè dovremmo SPEGNERLA! V'inchiodo su questa paginetta su suggerimento di un mio amico (?), che ha definito il mio articolo con una frase chiara e precisa:'it doesn't works'...tradotto letteralmente in romano= N.C.S= Non ci siamo!! E vabbè... dopo un lungo confronto è riuscito a convincermi ed eccomi qua...contenti??!! Ehh...immagino =.=''
Dunque, ognuno di noi si presume abbia la tv a casa, giusto? E non fate finta di nulla, xkè co tutti sti digitali, le offerte, gli schermi iper fighi, che quasi ti fanno mettere in discussione i tuoi 10/10, c'è poco da fingere! Bene..è sera, siete stanchi dopo una lunga giornata di lavoro, studio, sport, chiacchiere inutili della gente, shopping (e pure quello stanca assai)e vi volete solo fare una buona mangiata e spalmarvi sul divano, davanti a un bel film, oppure a una trasmissione interessante. Premetto che per interessante, non intendo trasmissioni che ti fanno uscire un embolo tanta la concentrazione, oppure noiose! Interessante può essere anche un semplice documentario, che intriga e al termine, lascia qualcosa!
Ed eccovi li, senza scarpe, a sgranchirvi le dita dei piedi, spaparanzati sul divano. Fate il famoso -clic- di accensione della tele e ... cosa vi trovate????????????? I soliti quiz condotti da Papi, Scotti e Amadeus attorniati dalle solite sgallettate in costume da bagno, che hanno fatto strada non si sa come....................balletti che decisamente non fanno bruciare neppure una caloria, ammiccamenti, sorrisi finti in risposta a battute altrettanto finte, tette e culi in primo piano, neppure fossimo la Nazione rinomata per i sexy shop o chessò io! Ok, direste voi, si può sempre cambiare canale: cos'altro c'è? Trasmissioni dove omicidi diventano argomento su cui discuterne per mesi; tutta l'Italia alla ricerca della verità! Quando un procedimento legale può tranquillamente metterci 27 anni prima di avere un verdetto ufficiale!(vedi il caso Busco). Aggiungiamo chiacchiericci da salotto che non hanno ne capo ne coda, in trasmissioni pomeridiane tipo 'Amici di Maria de Filippi'....devo commentare? E commento; si può fare di un uomo e sottolineo UN UOMO, l'oggetto del desiderio di centinaia di ragazze, che si acchittano e vanno in una trasmissione a produrre solo anidride carbonica che c'intossica e a bruciare del preziosissimo ossigeno? Ambientalisti! Ecco la causa di tutti i mali!! Analizzate quanto ossigeno viene bruciato in trasmissioni come queste e vediamo un pò cosa si può fare!
Pongo un'altra domanda: Ma i film e i cartoni animati che facevano poco prima di cena....CHE FINE HANNO FATTO? Sono tutti a pagamento ora? E questi canali digitali e i satelliti che appollaiamo sul tetto di casa nostra(che dall'alto sembra il tentacolo di una piovra) manco dovessimo connetterci con l'iperspazio...funzionano davvero? Fonti attendibili e nemmeno cosi tanto illogiche, m'informano che NON SERVONO A NULLA! Sono solo un altro espediente per spillare più soldi alla gente, rincarando su una qualità differente di tecnologia!Ma chi l'ha chiesto il digitale? Chi ha voluto sta zozzeria? Ci stanno monopolizzando e controllando! Ci manca il coprifuoco e siamo a cavallo! C'impediscono di godere della tv liberamente e ci obbligano a vedere ciò che loro vogliono che vediamo; avviando il nostro prezioso cervello, verso la vegetazione!Diamoci una svegliata ragazzi! Se vogliamo vederci un film e mettere qualcosa di consistente nella testa, compriamoci i dvd! Ormai si trovano offerte davvero vantagiose e accessibili a tutti! Incrementiamo cosi l'industria cinematografica; al cine si vedono film qualitativamente migliori e se tutto va bene, si può incominciare a digerire i 'cinepanettoni' che ci stanno un pò sullo stomaco; si è disponibili a pagare bene attori con la A maiuscola e a INVESTIRE sulla preparazione di futuri attori; le videoteche restano aperte e lavorano bene e oltre a tutto, resta una cosa molto importante: LA POSSIBILITA' DI SCELTA! Sembra scontato che una persona possa scegliere di vedersi un film in santa pace: non è cosi! Chi non si ribella alla televisione come strumento di controllo e di rincoglionimento è destinato a dire si si si, anche al primo cretino che ci dice di saltare dalla famosissima finestra! Ovviamente sono esempi grandi, ma li uso per farvi capire che, magari non ora o tra 2 anni, ma di qui a 10 anni (e non sono nemmeno cosi tanti),ci sarà gente che non conoscerà la cultura vera e propria, quella cosa cioè che ci differenzia singolarmente, gli uni dagli altri e questo è grave!
Non dico che trasmissioni leggere non debbano esistere, ma dico che su 10 canali, x es.,2 possono essere frivole, le altre no, dai!SONO SOLDI STATALI!!!!Trasmissioni come il Grande Fratello che vanno in onda da un decennio a questa parte,in cosa contribuiscono? Poteva essere interessante la prima edizione, ma ora non più; non c'è più niente di nuovo; è ora di farla finita. E facciamola finita anche con queste ragazze perennemente in atteggiamenti sensuali, che offendono chi invece usa la sensualità in maniera intelligente e creativa! Questi maschietti non troveranno più piacere a stare con la propria donna, se non avranno più la curiosità di provare cose nuove o se avranno in testa la Fico( che tra l'altro demotiva ad aspirare a qualcosa di meglio)!In poche parole, la tv oggi è solo una scatola vuota. I canali satellitari il più delle volte non funzionano(un pò come il cordless come seconda linea in casa, una volta funziona e 1000 no!); manca spesso il segnale stesso, che ci lascia con un solitario schermo nero e tanta rabbia; ci rimpinzano di serie televisive popolate da gente incompetente, analfabeta, incapace persino di LEGGERE le battute! La gente che lavora in tv guadagna fior fior di quattrini...perchè? Per cosa? Soldi, solo per questo. E' frustrante sapere che trasmissioni interessanti le mandano solo in seconda serata! Il ragionamento che ne consegue è che c'è una richiesta di argomenti futili x la prima serata da parte della gente e che cose più articolate e magari più intriganti, le chiedono forse solo gli intellettuali che, non si sa xkè, non dormono! Torno a ciò che dicevo prima: ci vuole un pò di tutto, un pò dappertutto! Sono molto arrabbiata con chi gestisce la televisione e sono arrabbiata con quella gente che si mette davanti allo schermo e accetta senza un minimo di critica e di amor proprio, anche le cose più basse.Come si può non batter ciglio?? Questo mi chiedo e questo chiedo a voi, con la speranza che da qualche parte, queste parole risuonino come motivo sufficiente per poter reagire e fermare questo processo di distruzione interna al paese.
-Spegnere la tv, xkè non c'è più una possibilità di scelta, che sia all'altezza delle nostre aspirazioni conoscitive;
-Spegnere la tv, xkè vengono proposti canoni e stereotipi retrogradi, che ci bloccano la creatività e la curiosità, anche solo di ipotizzare, che ci sia dell'altro;
-Spegnere la tv, xkè tutte le trasmissioni sono uguali e noiose;
-Spegnere la tv, xkè gli argomenti trattati sono inconsistenti o sempre gli stessi, fritti e rifritti in salse di tutti i tipi;
-Spegnere la tv, xkè va avanti gente che non si merita un bel niente;
-Spegnere la tv, xkè siamo un popolo ignorante, che anzichè interessarsi e sfruttare le vere potenzialità, si anestetizza il cervello con le cazzate;
-Spegnere la tv, xkè quando la si accende, non si vedono più i film che magari trasmettevano anche milioni di volte, ma che fanno parte dei nostri ricordi;
-Spegnerla, xkè non ci sono i vecchi cartoni;
-Spegnerla, xkè il nostro cinema, che all'Estero viene considerato di qualità e proposto ai Festival, non lo conosciamo!!!
SPEGNERE LA TV X IL BENE DI NOI STESSI E DELLE NOSTRE MENTI.

Qualcosa è cambiato

Il romanziere Melvin Udall vive la sua solitaria vita, a cavallo tra il suo appartamento, l'odio pluri- affermato per il suo vicino di casa gay, Simon e un ristorante dove va tutti i giorni a pranzo. E' un misantropo razzista, che soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo. Al ristorante si porta le posate di plastica per paura dei germi; per strada non si fa sfiorare da nessun passante e sta attento a non pestare le crepe della strada, o le quadrettature dei marciapiedi. Come se non bastasse ha un caratteraccio, che lo porta ad allontanare bruscamente qualsiasi persona tenti una relazione, seppur di civile convivenza. Il suo cuore gelido viene prima incrinato dall'entrata di Verdell, il cane di Simon, che in seguito a un' aggressione deve affidarlo a qualcuno, poi dalla dolce e attenta Carol, single e madre di un figlio perennemente malato, che le assorbe tutte le energie e gli spazi privati. Simon, in seguito all'aggressione ha perso l'ispirazione artistica e si trova sommerso dai debiti. La sua mostra d'arte non gli ha fruttato nulla e ha numerose spese mediche da pagare, cosi è costretto prima a vendere il suo appartamento, poi a intraprendere un viaggio per Baltimora, dove abitano i suoi genitori, per chieder loro un prestito. Al viaggio si uniscono Melvin, costretto dall'amico di Simon, Frank e Carol, che si sente in debito con Melvin per averle mandato il suo medico personale ad assisterle il figlio.
Regia di James L. Brooks uscito nel 1997, il film si presenta intrigante anche solo dalla presenza di Jack Nicholson e Helen Hunt, che rispettivamente interpretano Melvin e Carol e per i quali hanno vinto due Oscar, come migliori attori protagonisti.
Anche questa pellicola, come molte altre da me recensite presentano il viaggio, l'eroe che non sa di esserlo e vari aiutanti, che fanno scoprire lati impensabili del protagonista. C'è l'amore che padroneggia e che è qui usato come mezzo di guarigione dal dolore, dalla solitudine e persino dalle malattie psico-fisiche. C'è la disperazione e al contempo la dignità, di una donna preoccupata per la salute del figlio, che trova speranza nell'uomo più impensabile! C'è una forte femminilità sottolineata dal personaggio di Simon, che ha la capacità di unire, di sfondare i muri di ottusagine; che in modo originale spacca definitivamente le difficoltà sia di Melvin sia di Carol. E' 'l'iniettore del sentimento', che causa poi la rottura dell'involucro di creta, degli altri due. Senza di lui, questa evoluzione non avverrebbe, perciò è secondo me uno dei protagonisti; a differenza di quanto credono altri critici del film. Tutto il film è un climax discendente, una diga che si rompe ... Tutti e tre i personaggi vengono inizialmente presentati staticamente nella loro routine e progressivamente vengono "colpiti", gli uni dagli altri come meteoriti, che crepandosi, si scoprono alla vita e si sorprendono di se stessi. Carol è un personaggio particolare, a mio avviso. Fa la cameriera e conduce una vita umile; è una donna responsabile, che VIVE della sue responsabilità verso il figlio e arriva al punto di dimenticarsi di se stessa, di ciò che vuole e vorrebbe. Quando Melvin la sorprende mandandole il suo medico, Carol è contesa tra la gratitudine, che la spingerebbe a ridursi a schiava x lui e la paura di dover contraccambiare in un modo che non vuole. E qui viene nuovamente sorpresa, perché Melvin non vuole nulla in cambio, se non che, il suo servizio al ristorante. Ovvio che è solo inconscia e formale, questa sua "ricompensa", ma Melvin non lo confessa neppure a se stesso! E' inusuale vedere personaggi femminili cosi attuali! Generalmente all'atto generoso e nobile di un uomo, una donna si scioglie e scoppia il lieto fine ... qui no! Lei riflette molto, valuta, soppesa, ma cmq si permette di vivere e di godere di questo grande regalo, accettando il viaggio e ciò che ne consegue. Paradossale infine, che un uomo burbero e arido come Melvin abbia successo scrivendo romanzi d'amore, lavoro che quasi gli testimonia la sua potenzialità d'amare!
Battute taglienti ed esilaranti; interpretazioni realistiche e appassionanti. Il famoso 'gioco degli specchi', dove ognuno può vedersi riflesso in un altro e di conseguenza guarire. Memorabile!

sabato 29 gennaio 2011

VERGOGNA X 'I RACCOMANDATI'

Uno schifo schifoso! E qui mi do alla pazza gioia, xkè posso scrivere ciò che voglio!
Dunque...ieri sera ho tentato di assistere a una trasmissione, anziché infilare uno dei miei innumerevoli dvd e anestetizzarmi, magari nel mondo di 'Harry Potter'...risultato? Incazzatura, nervosismo a 1000 e delusione!
Trasmissione presentata da Pupo, ed è già tutto dire; ospiti della giuria, basta che vi cito Emanuele Filiberto e Valeria Marini!!!! Ragazzi cosa c'entrano questi, con la musica e la canzone, s'intende, di qualità? Il primo è un venduto che è arrivato al secondo posto a Sanremo non si sa come! E la seconda... la vogliamo commentare? Tette e culi a buon mercato: ma basta!!
Il sito di riferimento è www.nuovitalenti.rai.it , quindi si evince che i protagonisti della trasmissione sono i nuovi talenti sostenuti dai "personaggi già noti" ( e anche qui vorrei approfondire). A distogliere da questa ovvietà, la parentesi introduttiva in sovrimpressione, dove ci sono scritti i nomi dei partecipanti, in cui chi accompagna è scritto in grande e chi è accompagnato in piccolo...io non ho studiato marketing..ma è chiaro che non importa un fico secco a nessuno, chi è il povero ragazzo tremolante, colmo d'ansia, accanto al vecchio decrepito! Durante l'esibizione, il cameraman ha intelligentemente inquadrato la giuria, che nel frattempo se la rideva, si sgomitava, chiacchierava e non seguiva una virgola dello spettacolo! Voti dati a buffo e poi è intervenuta la Marini, col suo preziosissimo voto dando ben due 10 a 2 ragazzini che evidentemente erano alle primissime armi e non cantavano ma gridavano, cosa che ha fatto giustamente obiettare il pubblico. Inoltre ha comunicato quanto apprezza la cucina e la generosità della Berti, che distribuisce samaritamente i suoi manicaretti alla troupe televisiva...e al popolo? Cosa c'entra in quel contesto? Ma lei risolve tutto gonfiando ancor di più i suoi gommoni siliconati e ammiccando l'occhio da fattona alla telecamera, che il gioco è fatto! Evviva l'Italia!
La maggior parte delle esibizioni erano palesemente il tentativo di vecchie celebrità, di riconfermare la loro presenza, nell'ormai inesistente panorama musicale italiano, sovrapponendosi bruscamente al povero ragazzo che tentava di farsi sentire e che quindi, gridava più forte; ma dico...il rispetto? E che fine ha fatto il concetto 'diamo spazio ai giovani'? Evviva l'Italia un'altra volta!
Gli unici relitti, che però hanno dato spazio ai propri protetti sono stati Fausto Leali e Riccardo Fogli, che portavano rispettivamente Simona Romei e Flavio Pellegriti. Nella sfida tra questi ha vinto l'ultimo citato, con stupore e disdegno di Pierluigi Diaco, giornalista e conduttore radiofonico, che essendo in giuria ha dato al ragazzo 1, come voto suscitando le critiche del saggio Pupo, che ha affermato che non si può dare 1 come voto. A questo, Diaco ha giustamente risposto:' ma le palette sono o no da 1 a 10? Possiamo quindi dare o no. voti da 1 a 10?' Pupo ha taciuto. Oggettivamente la Romei ha cantato meglio di tutti gli altri ragazzi, mostrando la sua esperienza e la sua sicurezza sul palco e davanti le telecamere. Il pubblico però, non la pensava cosi, quindi ha portato a vittoria lo 'zeppolante' Flavio Pellegriti, che precedentemente si era presentato, dicendo di aver scovato nel pubblico di una sua passata esibizione, 2 ragazze in lacrime dall'emozione...Ora...queste ragazze non hanno nomi, quindi non si possono interrogare, ma credo che abbiano pianto non per l'emozione, quanto per la pietà che invocavano!
Mi chiedo, mi domando e dico: possibile mai che quando si accende la tv, le uniche cose che ci vengono proposte siano trasmissioni del genere? Possibile mai, che si debbano spendere preziosi soldi statali in scemenze cosi basse e anche scarsamente mascherate? Possibile mai che la gente ama assistere a tette, culi, volgarità e profonda ignoranza? Vogliamo davvero restare il popolo rozzo, 'pizza e mandolino' fino alla fine dei nostri giorni? In tutta la trasmissione, gli unici che a mio avviso possono essere salvati da questo fascio d'erba sono Pierluigi Diaco e Dario Salvatori, che nonostante la popolanità degli altri hanno saputo esprimere la loro opinione senza lasciarsi prevaricare dall'omertà.
EVVIVA L'ITALIA!!!

venerdì 28 gennaio 2011

Il posto delle fragole di Ingmar Bergman

Raccogliendo maggiori informazioni per la realizzazione della critica su 'Harry a pezzi', mi sono imbattuta in una recensione, dove il film veniva messo a confronto con 'Il posto delle fragole' di Ingmar Bergman e avendo già visto 'Donne in attesa' dello stesso regista ho voluto provare anche questo.
Il risultato di questo mio modesto esperimento è stato che trovo molto più elegante, pieno e sofisticato quello di Bergman, che con accurata narrazione degli eventi mostra la vita curiosa di un vecchio di 78 anni, ex dottore, prossimo al suo Giubileo( alto riconoscimento accademico), che sceglie di cambiare la sua vita, la mattina di un 1° Giugno. Le analogie tra le due pellicole sono in effetti parecchie. Un uomo riconosciuto professionalmente, ma che per tutta la sua vita non ha fatto altro che collezionare insuccessi relazionali, si vede di punto in bianco, prima tramite un sogno, poi tramite la sua governante e in seguito col viaggio in macchina e con le bizzarre conoscenze che vi fa, rivangare il suo passato e rivalutarsi come persona. Si arriva persino al punto in cui, in sogno, si vede attribuire alla sua gloriosa carriera il totale fallimento, l'incapacità e il suo esaminatore, si "trasforma" in un giudice in piena regola, che a causa dell'indifferenza, dell'incomprensione e di quant'altro, lo condannerà ad eterna solitudine. Il risveglio del nostro protagonista, Isak Borg, lo condurrà a un cambiamento radicale, uno di quelli che inaspettatamente, ti rimettono in gioco e ti fanno cambiare l'esito (se scritto da qualche parte) della vita.
La vicenda è ciclica, chiara e può essere definita come una catarsi, dove l'eroe in questione guarisce parti della suo passato fino ad un ricongiungimento con se stesso e in seguito, con gli altri. Un pç come Ebenezer Scrooge di 'Canto di Natale'!
Comunque, il film ha vinto l'Orso d'Oro al Festival di Berlino nel 1958, il Premio della critica a Venezia, il Nastro Argento italiano e tanti altri!! Davvero tutti meritevoli!

giovedì 27 gennaio 2011

Harry a pezzi di Woody Allen

Harry Block, un noto scrittore subisce il famoso 'blocco' (da notare la rima col suo cognome) e comincia a rovistare nella sua vita e poi nei suoi romanzi (per lo più autobiografici), alla ricerca di un equilibrio psico-fisico e di una nuova ispirazione. Ad aggiungere un notevole carico alla sua fragile condizione emotiva e psichica giungono le forti critiche dei suoi familiari e soprattutto delle sue ex, che lo accusano di aver pubblicato 'senza troppi sforzi fantasiosi di camuffamento' cose intime e riservate. Ciliegina sulla torta, alla follia di questa trama, l'invito ufficiale della vecchia università di Harry che vuole onorarlo, sebbene lo abbia buttato fuori, che mette il nostro protagonista alla disperata ricerca di qualcuno che lo accompagni. Questo viaggio esilarante, a limite tra conscio e subconscio, a cavallo tra realtà e finzione è ricco di flash back, 'rewind', tuffi nella narrazione e visioni allucinogene dei personaggi dei suoi romanzi, che gli parlano e sperperano consigli. I dialoghi tra i molteplici personaggi del film sono diretti e taglienti come lame e cosa molto importante: NON FANNO NEPPURE PER UN ISTANTE DISTOGLIERE LO SGUARDO! La varietà delle scene e l'infinità degli argomenti trattati fanno di 'Harry a pezzi' (1997) sicuramente un altro capolavoro firmato Woody Allen.
In questa pellicola viene nuovamente messo in evidenza l'originalità di Allen non solo come regista e attore, ma anche come persona, visto che molto di questa sceneggiatura è tratto dal periodo dove Allen ha divorziato con Mia Farrow. Egli infatti riconosce e poi snocciola, tutte quelle fisime mentali che ha un uomo dalla vita viziosa, dipendente dall'alcol e dalle pillole, dalle prestazioni delle prostitute e da quei 'demoni del passato' che gli infestano la vita. Nessun tema viene risparmiato; vengono presi di mira gli ebrei, le istituzioni (come il matrimonio, l'Università e la Chiesa), si gioca molto sull'egoismo e l'infantilismo, di un uomo dalla carriera vincente ma da una vita privata scadente, come per esempio il modo in cui si approccia a Fay, suo presunto grande amore, quando le dice che non vuole che si sposi, nonostante l'abbia tradita e tenuta sempre alla larga, con la frase 'non t'innamorare di me', ottenendo poi che lei non si innamora di lui e si sposa col suo migliore amico. Solo al termine della pellicola si capisce che quello di Harry Block è un viaggio d'epurazione personale, di ritorno alla consapevolezza, alla pace e all'armonia con se stesso e con gli altri. Risultato che può ottenere solo arrivando in fondo a se stesso, al limite estremo della sua follia e della sua viziosità, al numero massimo di pillole prese e al maggior numero di strilli delle sue ex. Il grande cast aiuta Allen nella realizzazione di questo frizzante e dissacrante film; memorabile il 'fuori fuoco' interpretato da Robin Williams.

martedì 25 gennaio 2011

Il richiamo della foresta

Buck è un San Bernardo- pastore scozzese e vive nell'assolata Santa Clara, nella famiglia di un ricco signore; è orgoglioso della sua vita e delle sue origini, perché discende da una lunga dinastia di bei cani. Un giorno viene portato via e venduto a un uomo 'dal maglione rosso', che insegna a Buck la 'legge del bastone e della zanna' costringendolo a prendere consapevolezza del suo essere semplice cane. Da qui lunghe sono le peripezie che Buck deve affrontare. Viene comprato da un tale che lo lega a una slitta e gli fa percorrere migliaia di chilometri facendogli rimpiangere la sua vecchia e comoda vita e mettendolo a confronto con altri cani, dei quali assiste persino la morte. Impara a vivere nelle terre selvagge dell'Alaska, a patire il freddo e la fame e in ultimo a riconoscere in se stesso una forza e un richiamo selvaggio tale, da renderlo un cane più unico che raro.
Toccante e famosissimo libro di Jack London uscito nel 1903, mi ha attirata per il titolo intrigante. In seguito ho saputo che, le difficoltà che lo scrittore ha avuto nella pubblicazione di questo libro sono derivate proprio dal titolo che 'non funziona'...
'Il richiamo della foresta' è un vero richiamo, al quale io ho risposto e sono felice di averlo fatto!

domenica 23 gennaio 2011

POETI DELL'INFERNO di Agnieszka Holland

La travagliata vita dei due poeti Paul Verlaine e Arthur Rimbaud, interpretati dagli stravaganti Leonardo Di Caprio e David Thewlis. Regia di Agnieszka Holland uscito nel 1995, sceneggiatura tratta dal pezzo teatrale del 1967 di Christopher Hampton, che nel film troviamo interpretare il ruolo del giudice belga è uno dei film che ho più a memoria del Liceo. Sono ovviamente rimasta sconcertata dalle scene di nudo e dalla scena di sesso tra i due protagonisti, ma forse ancor più, dalla veridicità del film in se per se. La regista infatti sembra non voler usare alcun filtro e mostra senza problemi dinamiche e intrecci di vita realmente vissuta. C'è tormento, dubbio, passione; c'è il genio che si trova conteso tra i rigidi schemi sociali e le fulgide aspirazioni artistiche, concetto immortale e immutabile, che non accenna a svanire neppure oggi. Non c'era la libertà di poter essere ciò che si era, con tutti i pro e i contro; ci si DOVEVA ACCONTENTARE a testa bassa e mostrare persino un leggero sorriso di apparente felicità, perché finché si rientrava in quei maledetti schemi, allora nessuno avrebbe detto nulla. Ma questo annientava l'essere umano, annientava l'anima ed è forse proprio questa la causa della fine dei due poeti qui in questione. La società che soffoca e lentamente uccide, che non permette di vivere, ma di sopravvivere e la rivoluzione ribollente che nasce da animi cosi fortemente motivati, nell'andare avanti.
Credo ci sia una fiamma importante in ognuno di noi e credo che, per attuare quella famosa 'svolta' che tanto si cerca, si debba tentare di ridarle vita, di soffiarci sopra per ridarle ossigeno!
Punto a sfavore del film è che forse resta troppo circospetto sui due protagonisti, non sappiamo bene chi sono, o qual'è la loro indole. Non c'è un termine di paragone, o un'evoluzione delle loro vite; si è voluto mostrare solo un periodo ben preciso e mandare solo un certo tipo di messaggi. Questo limita e soffoca eccessivamente il film.

Invictus

1995 Nelson Mandela è il nuovo Presidente del Sud Africa. Il paese è profondamente diviso, è completamente assente lo spirito patriottico e il rugby, simbolo nazionale, sta perdendo credibilità e validità. Le cose non sono facili per il nuovo Presidente, ma grazie ad un'acutissima mossa umano-politica, Mandela riesce a far rinascere nell'intera popolazione, quella fiamma e quell'energia, tipica della calda Africa. La profonda fiducia nei suoi principi lo porta alla letterale conquista del suo paese, ma per riuscire in questo intento deve abbattere la rigidità interna, la mancanza di speranza e anche la mancanza di un leader, che creda profondamente nel paese. Semplice, ma efficace prodotto filmico, con un riuscitissimo Morgan Freeman nel ruolo di Mandela e con un incoraggiante Matt Damon, in Francois Pienaar, capitano degli Springboks, squadra nazionale. Come riuscire a trasmettere tanto calore, con un film che non ha una storia dalla struttura classica? Prendere l'Africa e il periodo di Mandela è stata un'ottima idea e a Eastwood vanno tutti i meriti di questa scelta. Solo l'idea di Africa e Mandela riscuote un successo strepitoso; l'Africa dà l'idea di cuore del mondo, in un certo senso e Mandela può essere paragonato al cuore dell'umanità, colui che ha dato nuova voce all'umanità. Le speranze sono le ultime a morire, persino per un paese provato come l'Africa, perciò si può solo immaginare quanta speranza può avere un paese come l'Italia! L'importante è crederci e offrire i mezzi a questa, per potersi rialzare dignitosamente, come testimoniano le azioni di Nelson Mandela.

venerdì 21 gennaio 2011

IL LADRO DI ORCHIDEE

Il rinomato sceneggiatore Charlie Kaufman entra in crisi per la realizzazione della sceneggiatura, del romanzo intitolato 'Il ladro di orchidee' scritto dall'affermata giornalista, Susan Orlean. Il viaggio alla ricerca della giusta ispirazione, lo conduce a New York, su consiglio del fratello gemello Donald, dove Charlie tenta di conoscere meglio la scrittrice, ma invano. Il suo temperamento, infatti è di indole introversa, timida, la sua mente complessata e si oppone drasticamente a quella del fratello, che invece è carismatico, frizzante, espansivo e intraprendente. Nasce una competizione, che porta però all'unione dei due fratelli, anziché alla divisione e in ultimo è Donald ad incontrare Susan e ad intervistarla. Le risposte della giornalista però risultano false a Donald, che convince il fratello a volerne sapere di più pedinando la scrittrice, fino alla scoperta di una relazione extraconiugale di questa, con John Laroche, botanico e protagonista del suo romanzo. I fratelli vengono in seguito scoperti dalla coppia e questa tenta in tutti i modi, di bloccare i due e di evitargli la rovina.
Film del 2002 diretto da Spike Jonze con interessante montaggio e ottima padronanza del flash-back. La storia infatti nasce e s'intreccia, con continui salti avanti e indietro nel tempo conferendo un'elasticità al film, non comune. L'esplicazione dei ragionamenti di Charlie, molto simile come personaggio, a quello di Stephan di 'L'arte del sogno' rende il film quotidiano e realistico. Chi di noi infatti, non segue costantemente le ben conosciute 'pippe mentali'?
Interessante il rapporto tra i due gemelli, identici nell'aspetto, ma opposti caratterialmente; il disappunto e la competizione, che infine mutano in messaggi come: 'L'unione fa la forza', 'In 2 ci si compensa', 'Anziché essere diversi e stare lontani, sapere di essere diversi, ma preziosi l'uno per l'altro'. E' Donald infatti, a conferire nuova vita a Charlie, a infondergli coraggio, ed è come se alla fine i due si fondessero in uno solo.
Con uno smacco ironico della ruota della vita, Donald tenta la carriera di sceneggiatore, proprio nel momento in cui il fratello si trova in crisi e la riuscita del primo nella creazione di una sceneggiatura di successo e prossima a realizzazione filmica trascina Charlie, al fondo del suo male. Nonostante però gli inevitabili scontri, Donald si dimostra l'unico in grado di aiutare Charlie e questo si lascia aiutare rompendo anche i suoi schemi mentali, come x es. :' I corsi di sceneggiatura sono tutte puttanate', riferendosi al corso che segue il fratello, tenuto da un tale Robert McKee, che si rivela poi ennesimo aiuto per Charlie.

mercoledì 19 gennaio 2011

IL SIGNORE DELLE MOSCHE di Peter Brook

Film del 1963 diretto da Peter Brook e tratto dall'omonimo romanzo di William Golding mostra la sopravvivenza di una ventina di ragazzini a un terribile naufragio, nel quale nessun "grande" si è salvato. I piccoli si ritrovano su un'isola deserta e si organizzano per sopravvivere; tra questi, 4 in particolare hanno rilievo: Ralph, che viene democraticamente scelto come capo dell'intero gruppo, per la sua astuzia e la sua intelligenza; Bombolo, amico di Ralph, che dispensa consigli preziosi all'amico e che si prende cura dei bambini più piccoli; Simone, timido e introverso, tramite il quale si capisce il significato del titolo del romanzo e Jack, rappresentante del gruppo dei cacciatori, capoclasse e capo del coro, tipo arrogante, aggressivo e sanguinario. Quattro tipologie di persone che, anche se in un ambito cosi inusuale possono rappresentare serenamente una micro-società. Ralph, il capo dai buoni propositi, Bombolo il saggio, Simone il visionario e lo spirituale e Jack, istintivo, prepotente, ambizioso e in sintesi l'antagonista e la nemesi di Ralph. Dapprincipio la convivenza è serena e armoniosa, ma in seguito alla distrazione del gruppo di Jack, che ha preferito cacciare, piuttosto che tenere acceso il fuoco, che li avrebbe potuti salvare al passaggio di un aereo avviene una rottura drastica. Si creano due gruppi, quello di Ralph e quello di Jack. Ralph però non è in grado di tenersi stretto i compagni e lentamente viene abbandonato; solo Bombolo resta al suo fianco, da amico leale e fedele. Tutti i ragazzi si alleano nel gruppo di Jack, che garantisce loro cibo, protezione e una notevole dose di aggressività, che sarà poi la causa della morte di Simone e Bombolo. Il primo, ucciso a sangue freddo, per averlo confuso con il mostro che terrorizzava i ragazzi e il secondo, ucciso tentando di riavere i propri occhiali rubati precedentemente per accendere il fuoco.
La follia che degenera in situazioni portate all'estremo; l'incapacità di convivere con gli altri, senza creare rotture o guerre sono chiari messaggi di quanto facile sia la creazione del caos, che genera morte e dolore; di quanto l'essere umano trovi difficoltà nell'essere in armonia con chi e con ciò che lo circonda e la paura, che nonostante la ragione prevarica e accieca inesorabilmente.

Zabriskie Point di Antonioni

Anni '70,
la situazione politico-economica si riversa nelle istituzioni e nelle menti della gente. L'Università è il simbolo stesso e mezzo tramite il quale, i ragazzi mostrano le loro opinioni e i loro disaccordi. Tra questi, Mark, giovane da poco avvicinatosi alla politica e alle idee rivoluzionarie dei suoi coetanei, si scopre del tutto discordante con i fervori altrui e abbandona una riunione scolastica con un:'Io sono disposto a morire, ma non di noia'. Giorni dopo, Mark viene arrestato, dopo un vano tentativo di far rilasciare un compagno e in seguito, con l'amico, si reca in un'armeria e compra una pistola. Scoppia però una rivolta all'università e nel caos, un poliziotto viene freddato. Il compagno di Mark dice di averlo visto in televisione nel momento dell'uccisione, cosi il ragazzo decide di scappare, entra in un aeroporto privato e ruba un monoplano dirigendosi poi, al deserto.
Nel frattempo, una giovane ragazza Daria, saltuariamente segretaria al Sunnydunes Development, si mette in viaggio nel deserto, per raggiungere il capo a una riunone. Sul fantastico scenario del deserto californiano, nel Punto Zabriskie situato nella Valle della Morte, i due giovani s'incontrano e scoppia l'amore. Mark vuole riportare il monoplano all'aeroporto, cosi, dopo una notevole sequenza d'immagini, dove il deserto si anima di conturbanti amanti, i due si lasciano e si dirigono verso i loro destini.
Secondo, dei tre lungometraggi girati da Antonioni, in lingua inglese, Zabriskie Point è un caldo tuffo nel passato e spunto di riflessioni. Ognuno di noi, si trova costantemente in conflitto sul cosa fare della propria vita, ma raramente ci si accorge, che quando si pone questa domanda, si ha già la semplice libertà di poter scegliere; cosa non scontata e/o comune. Conformarsi alle richieste della società, oppure vivere in base ai propri desideri, anche se questi suciteranno sdegno e critiche negli altri?
Mark e Daria una scelta l'hanno fatta...indovinate quale ;)
Temi importanti, da tenere a mente sempre e se possibile, ogni giorno, perché ogni giorno può essere l'ultimo. La vita è una sola e SIAMO LIBERI DI LASCIARE CHE GLI ALTRI CHIACCHIERINO A VANVERA. L'importante è raggiungere una realizzazione personale, che sia all'altezza dei propri sogni.

martedì 18 gennaio 2011

Hereafter di Clint Eastwood

Un nuovo successo, per il talentuoso Clint Eastwood, che in collaborazione con Spielberg ha realizzato un altro capolavoro.
Hereafter, che letterlamente vuol dire 'Aldilà' è l'intrecciarsi di tre storie su una stessa domanda:'Cosa c'è, se c'è, oltre la morte?'
Una giornalista sopravvissuta a uno tsunami, un bambino al quale è morto il fratello gemello e un operaio sensitivo, che però rifiuta il suo dono corrono e si rincorrono su questa domanda, inconsciamente l'uno alla ricerca dell'altro, finchè Londra non consoliderà quest'affannosa corsa, mettendo la parola 'fine'.
Eastwood gioca molto sul senso del destino, sulla casualità degli eventi e su quel lato della natura umana, da sempre e per sempre immutabile: la sete di conoscenza. Dice tutto senza dire niente e lo fa con una delicatezza e una sobrietà che merita una premiazione.
Azzeccata la scelta degli attori, in particolar modo del bambino, Marcus, che esula finalmente dal classico bambino bello e biondo con guance paffute e che rimette in gioco un'altra fisionomia!

L'arte del sogno di Michel Gondry

Stephane è un ragazzo messicano che dopo la morte del padre, si fa convincere dalla madre francese ad andare a Parigi, per un "lavoro creativo". Il suo arrivo a Parigi, lo porta alla conoscenza diretta con la sua vicina di casa, Stéphanie, della quale il ragazzo s'innamora all'istante. Il lavoro si dimostra tutt'altro che creativo, ma Stephane decide di restare, per tentare la conquista della dolce Stéphanie. Il protagonista sembra essere un ragazzo del tutto normale, ma in realtà soffre di una strana sindorme, che gli fa confondere il sogno con la realtà e questo ferisce in molte occasioni Stéphanie, che nel frattempo si è anch'essa innamorata del giovane eccentrico. Visto che nella realtà il ragazzo non riesce a combinare nulla di buono tenta la conquista dell'amata in un altro campo: il sogno.
La trama non è eccitante e neppure l'interpretazione degli attori, ma la cosa a rendere questo film particolare e memorabile è senza dubbio la grafica usata dal regista, molto simile a quella del film d'animazione 'Coraline' di Neil Gaiman. La realtà di Stephan prende vita e si tramuta sotto ai suoi occhi, in quella del sogno. L'acqua è un fiume di cellophane, gli oggetti della casa sono cuscini tessuti in varie forme:' Ogni cosa ha un suo accordo di risonanza, basta trovare quello giusto!' è con questa frase che il protagonista riesce ad appendere delle nuvole al soffitto della casa di Stéphanie.
Ma non è solo l'aspetto tecnico a fare di questo film un'originalità, bensì le riflessioni che si possono fare su di esso e sulle affermazioni dei dialoghi. 'La casualità è una cosa difficile da riprodurre, perchè poi arriva inevitabilmente l'ordine e sistema tutto'; 'La distrazione è un'ostruzione alla costruzione' e tante altre, che colpiranno nel corso del film.
Stephane non è certo il prototipo dell'uomo inteso come oggi...è una persona particolare e fragile, infantile quasi, ma che riesce ad affascinare per la sua colorata vivacità e che mostra senza minima vergogna, quanto bisogno ha di Stéphanie e dell'amore. Stéphanie, d'altro canto è l'occasione perfetta per un tipo come lui, per poter finalmente crescere e per capire il senso stesso dell'amore.
D-A V-E-D-E-R-E!

'Harry Potter e i Doni della Morte'

Ed eccoci giunti finalmente, dopo più di un decennio, al capitolo finale della saga, del mago più famoso al mondo. Capitolo cruciale, che non manca di sorprese e suspence e che, per ragioni tempistiche-commerciali viene diviso in due parti, la prima uscita nelle sale italiane recentemente e l'ultima in uscita il prossimo Luglio 2011.
Dopo l'assassinio di Albus Silente, Harry e i suoi amici, Ron e Hermione sono alla ricerca degli horcrux, oggetti nei quali, tutti i poteri del Signore Oscuro sono stati intrappolati. Il trio tenta in tutti i modi di distruggerli e giunge a vittoria con l'annientamento della collana trovata con Silente, nell'episodio precedente, 'Harry Potter e il Principe Mezzosangue'. Ma altre complicazioni renderanno impossibile la vita ai tre maghetti, come varie complicazioni sentimentali che metteranno Harry e Ron, l'uno contro l'altro.
Eccezionale, non c'è che dire! Mancano le parole, nel descrivere un capolavoro come questo. Sebbene le critiche mosse al precedente episodio, che accusano la mancanza eccessiva di elementi e scene presenti invece nel libro, l'ultimo film non manca in queste attenzioni e soddisfa la maggior parte del pubblico.
Ho avuto un approccio particolare alla saga di Harry Potter. Ho cominciato a leggere il libro che facevo le medie e me ne sono subito innamorata, leggendo poi senza sosta fino all'inizio del quinto libro. Non ricordo con esattezza cosa mi ha portato via da Hogwarts e da Harry...ricordo solo che mi sono ritrovata anni dopo, al cinema a vedere i film e che la fiamma si è riaccesa, senza soffrire del tempo trascorso!
Chi mi conosce sa che oggi è una piacevolissima ossessione ;)

Dalla vita in poi

Rosalba ama di Danilo, detenuto in carcere per omicidio e per dimostrargli il suo amore decide di scrivergli una lettera al giorno, per tutta la durata della pena. La ragazza però, non trova le parole e si fa aiutare dalla sua amica Katia, brillante ma costretta su una sedia a rotelle. I sentimenti di Rosalba in pochi mesi svaniscono e in ultimo decide di smettere di scrivere a Danilo. Katia, nel frattempo, si è innamorata di Danilo e decide di continuare a scrivergli, all'insaputa dell'amica. Un giorno si reca a conoscere il ragazzo e grazie alla sua tenacia e astuzia riesce ad entrare nel carcere. Con la stessa forza di volontà spiega a Danilo la situazione e in breve, i due convolano a nozze. Le difficoltà però, non sono poche, prima fra tutte una certa ostilità da parte della guardia carceraria, interpretata da Pino Insegno.
Cosa può aver colpito Katia, di un tipo come Danilo? I due, pur avendo vite differenti si somigliano moltissimo. Entrambi sono testardi e determinati; ribelli in vite e corpi che li imprigionano; orgogliosi e nonostante tutto, dignitosi di loro stessi. La solitudine è un altro fattore che li lega e anche la sensazione che vivono in realtà parallele è un collante in più tra loro. C'è profondità e tenerezza in essi e forse è proprio questo sentore a spingere l'una nelle braccia dell'altro.
Commedia toccante, ma leggera, che attraverso stereotipi già visti, ma ben interpretati riesce a colpire lo spettatore inducendolo a riflessione. Un'originale storia d'amore, che per i suoi modi, ci fa tornare ai tempi in cui l'amore era per lo più epistolare e/o platonico. Notevole l'interpretazione di Cristiana Capotondi, nel ruolo di Katia e la freschezza di quello di Nicoletta Romanoff, in Rosalba.