lunedì 28 novembre 2011

Conferenza Stampa Il Gatto con gli Stivali

Hotel Hassler, piazza Trinità dei Monti. L’entrata dell’albergo pullula di macchine di gran lusso lucidate a specchio, di signore ben vestite in corsa sui tacchi, dei riflessi dei raggi del sole sull’ottone delle porte dell’albergo e tutti sono in trepidante attesa, della coppia che scoppia de Il Gatto con gli Stivali: Antonio Banderas e Salma Hayek. Entro un pò trafelata, ma agguerrita quanto basta per non farmi mettere da parte dalla calca. La sala è gremita e dopo poco il presentatore fa sfilare le due star. Applausi e fischi provengono a ondate e i volti sorridenti dei due divi, del produttore della Dreamwors Jeffrey Katzenberg e del regista Chris Miller vengono illuminati dai flash. Molte domande sono riferite alle affinità che i due attori hanno riscontrato con i personaggi del film d’animazione, sul come si sono sentiti in questa avventura cinematografica e sul doppiaggio. Le loro risposte sono semplici e mettono in evidenza la professionalità del cast che ha lavorato sodo per ottenere un risultato, alla pari delle loro aspettative. Banderas sottolinea la dicotomia del Gatto tra il suo piccolo aspetto e la sua voce profonda, tratto che gli conferisce poi comicità e, se vogliamo, assurdità, intervallando questa sua risposta con alcune battute del film dette in diretta solo per noi. La Hayek dice invece, di essere entusiasta del lavoro fatto, perché era molto che desiderava mettersi in gioco nel campo d’animazione e parlando del suo personaggio, Kitty Zampe di Velluto, dice di ammirarla per la sua indipendenza e la sua forza, aggiungendo di ritrovare queste caratteristiche in ogni donna che si rispetti. Incalzano poi i riferimenti al perché Banderas non conduce la conferenza stampa in italiano e con ironica eleganza, l’attore risponde di temere di sbagliare nel parlare italiano, perché non ha le risposte scritte. Le risate alleggeriscono l’iniziale tensione avvertita dal divo, dopo la domanda e lo stesso parla del perdono, come mezzo d’unificazione nazionale, per risolvere la crisi. Sempre a Banderas, la richiesta di chiarimenti sul doppiaggio che è stato fatto in tre versioni: in castigliano, nell’idioma speciale per esprimere divertimento per l’America Latina e Centrale e in italiano e l’attore “malagueno” risponde che per lui era importante dare la possibilità agli spagnoli di identificarsi, proprio perché tra queste lingue ci sono sottili, ma sostanziali differenze. Qui Zatzenberg aggiunge che ovviamente il film verrà tradotto nelle 45- 46 lingue mondiali scelte per la distribuzione e che ogni lingua ha bisogno di diversi modi d’espressione, da qui la bravura dei doppiatori. Miller evidenzia che ha avuto anche l’aiuto di un grande staff, per la realizzazione della pellicola, come Guillermo del Toro nelle vesti di produttore esecutivo, Joe Aguilar (Sirene) e Latifa Ouaou (Mostri contro Alieni) in quelle di produttori. Meticolosi e assolutamente originali hanno tutti contribuito ad arricchire il film e la storia del gatto più amato del grande schermo, ispirandosi ai western di Sergio Leone, studiandone le scenografie, i colori e adattando tutto questo al ‘protagonista-sputa-palle-di-pelo’. I filmmakers si sono lasciati ispirare dalla città di San Miguel de Allende, dai suoi edifici color terra di Siena, coloniali e neo-classici e per adattare la stravaganza del personaggio di Gatto alle scenografie, ogni singola casa o chiesa è asimmetrica e leggermente pendente. E mentre in Shrek, Gatto doveva confrontarsi tecnicamente con un gigante di due metri e spicci, qui le proporzioni si fanno più realistiche e per visualizzare i suoi novanta centimetri sono state rafforzate le ombre. Nel PressBook viene detto poi che il lavoro più duro è senza dubbio stato nella realizzazione delle nubi, nel modo in cui la luce penetra o rimbalza su esse, composte di particelle d’acqua, sulle quali ogni raggio di sole viene disperso in molteplici direzioni; proprio perché le masse amorfe come acqua, fuoco, pellicce e piume sono le sfide più dure per gli animatori digitali. Un ottimo lavoro merita dunque un’ottima affluenza di gente, che certamente apprezzerà questo nuovo capolavoro Dreamworks.



IL GATTO CON GLI STIVALI

C’era una volta … no. Lui non vorrebbe che la sua storia iniziasse cosi:” roba da ‘ninos’!”, direbbe! Meglio narrare con cronaca gli avvenimenti. Ecco allora che c’è un lui, un eroe- ladro con la E (e la L) maiuscola, veloce, forte, coraggioso, letale con le donne, ehm, con le gatte. Ebbene si, parliamo di un lui gatto, ma non di un gatto qualunque; parliamo de: Il Gatto con gli Stivali! Sempre alla ricerca di un qualcosa da sgraffignare, Gatto ora da la caccia ai leggendari fagioli magici, quelli che possono far crescere una pianta di fagioli appunto, talmente alta da arrivare in cielo, dove un castello custodisce gelosamente, l’oca dalle uova d’oro. Bottino troppo appetitoso per il bandito più temuto della Spagna. Nella ricerca però, Gatto incappa in un nemico temibile e terribile, la coppia Jack e Jill, coniugi orripilanti, temuti e determinati che hanno già con loro i mitici fagioli. La sera in cui Gatto programma il furto ai coniugi incontra lei, la gatta Kitty Zampe di Velluto, intelligente, scaltra, veloce e … sensuale. Mix da bomba per Gatto, che dopo aver scoperto la sua concorrente, tenta in tutti i modi un approccio “micesco”. Ma i colpi di scena non finiscono e spunta un altro personaggio: l’uovo Humpty Dumpty, ex migliore amico di Gatto, col quale viene a galla anche la vera, triste storia del nostro protagonista dagli occhioni irresistibili. Chris Miller è il regista di questo nuovo film d’animazione 3D firmato Dreamworks, in uscita il prossimo 16 Dicembre, ed è sempre Antonio Banderas a dare voce e mente al gatto battagliero di Shrek. Questa volta però, ad accompagnare l’attore dal fascino latino sono anche altre stelle del cinema: Salma Hayek, che interpreta la bella Kitty, Zach Galifianakis in Humpty e Bob Thorton e Amy Sedaris in Jack e Jill. Tutti sicuramente si saranno chiesti in Shrek, qual è la storia di Gatto, da dove viene, perché è diventato un ladro su commissione e soprattutto: dove ha preso quegli stivali? Le risposte non sono cosi ovvie però, perché non è stato preso nulla della storia originale del Gatto con gli Stivali e tutto è nuovo e sorprendente. Quale eroe ha mai avuto un uovo come migliore amico? E quanti sanno ‘parlare la lingua del miao’? I ritmi incalzanti della pellicola incollano gli sguardi degli spettatori, grandi e piccini, della sala 2 del Cinema Barberini e le risate sono fragorose (le mie comprese) e per nulla soffocate. Tenerezza e compassione, cuore e azione, duelli, fughe in deserti polverosi al sapore dei vecchi western di Sergio Leone, incontri- scontri, colpi di scena e suspence: c’è tutto! I colori sono caldi e le luci belle forti; i momenti ironici spezzano sorprendentemente quelli seri e Gatto viene sempre più messo a fuoco, in un contesto che si riconosce senza sforzi essere il suo. La storia di un micino orfano che conquista la piccola città di San Ricardo con la sua grinta e il suo coraggio; la storia di un’amicizia contorta e sincera e l’inseguimento di un sogno sono le tematiche principali, che ramificandosi, intrecciandosi, a volte scontrandosi e mischiandosi dipingono il film e fanno spaziare su più livelli lo spettatore. I pochi rallentamenti e i vuoti narrativi, le uniche pecche di questo nuovo, certo, capolavoro Dreamworks, che però vengono subito messe in ombra dall’imprevedibilità del susseguirsi delle scene e dagli effetti speciali volutamente … speciali!


Conferenza Stampa Inti Illimani, dove cantano le nuvole

La proiezione finisce 79 minuti dopo e l’atmosfera è serena, ma vibrante di energia vitale. La gente si stiracchia e c’è chi cerca di metabolizzare quanto ha visto; c’è poi chi sbadiglia e chi come me, con gli occhi lucidi non vede l’ora di saperne di più, sui retroscena della pellicola. Sul tavolo di fronte a noi sfilano i due registi, Francesco Cordio e Paolo Pagnoncelli, il Presidente della Distribuzione Indipendente Giovanni Costantino e Boris Sollazzo giornalista di Liberazione. Partono le prime domande circa l’intento che i due registi volevano trasmettere con il film, se far ruotare il tutto sul piano prettamente politico o se avevano un’altra idea e questi evidenziano quanto il loro scopo fosse invece quello di mostrare a tutti, gli Inti- Illimani attraverso la loro musica e il suo effetto sulla gente. Intento che arriva chiaro, se si ripensa alle registrazioni video che hanno composto e arricchito la pellicola, alle inquadrature mirate sui volti commossi e partecipi della folla sotto ai palchi, o delle interviste dirette fatte a questa folla, sul loro parere sul gruppo. Il tratto popolare degli Inti- Illimani arriva rafforzato anche quando Giovanni Costantino comunica che la band agisce anche sul piano economico e gestisce i loro guadagni, come una Cooperativa; spartendo il tutto in base al consenso popolare. Nei quindici anni in Italia poi, la band ha lavorato moltissimo arrivando quasi a eguagliare la produzione e il successo dei Pink Floyd e nel 2004, Horacio Duran forma un altro gruppo degli Inti- Illimani, chiamati ‘Inti- Illimani Historico’ sottolineando la concezione del gruppo con i componenti storici, appunto e scostando cosi da se, l’idea di variegare la formazione che hanno invece appoggiato i fratelli Coulon. Tuttora i due “filoni” lavorano senza però incontrarsi mai, forse chissà, per ben distinguersi gli uni dagli altri e per permettere cosi di assaporare al pubblico, “più gusti del medesimo frutto”.


INTI ILLIMANI, DOVE CANTANO LE NUVOLE


Casa del Cinema, sala Gian Maria Volonté, un ambiente piccolo, intimo e confortevole, si prepara alla proiezione del documentario musicale diretto dal gemellaggio registico Francesco Cordio e Paolo Pagnoncelli: ‘Inti- Illimani, dove cantano le nuvole’. Con l’inizio proiezione partono anche le prime note, quelle calde e commoventi del gruppo che ha smosso intere popolazioni. A parlare sono proprio loro, i componenti della band, volti familiari solo con qualche ruga e capello bianco in più, ma con la stessa luce ed energia, che narrando gli avvenimenti storici e politici dei loro anni d’oro, ci fanno rivivere una fetta di storia, che stranamente non suona cosi lontana dai giorni nostri. Il Cile e la dittatura di Pinochet sono la spina che tiene in vita i primi passi della band, quella che li costringe a vivere in Italia per 15 anni, che gli permette di viversi un’altra società per lungo tempo e di assorbire da questa tratti comuni di un popolo che condivide con loro, gli ardori rivoltosi e il dolore. Forse proprio questo, il tratto che attira su questo film; il grande insieme di sentimenti umani che spaziano dalla solidarietà all’unità, dal ribellarsi alla voglia di libertà. Un’implosione popolare che ne scandisce vite e morti, delusioni e shock. Gli Inti- Illimani cantano una storia mondiale, applicabile a tutti i popoli che hanno vissuto tempi di privazioni e carneficine. Le lacrime che fuoriescono sotto a ‘El pueblo unido’, grande successo del gruppo acclamato e richiesto a gran voce in ogni piazza o esibizione sono cilene, italiane, ebree, inglesi, russe, cinesi; appartengono a chiunque viva o si senta vittima di qualcosa o qualcuno che mina la libertà personale e il libero arbitrio. Come ogni gruppo storico, anche quello degli Inti- Illimani ha una sua evoluzione. Oggi infatti la band, che negli anni ha subito parecchie new entries e sostituzioni è formata da alcuni dei membri storici e da nuovi giovani promesse musicali, che aggiungono un sapore attuale all’eterno gusto caratteristico della formazione. Film uscito nel 2007 distribuito in CineClub e CineCircoli appassionati, che fortunatamente danno spazio anche a quelle pellicole non seriamente prese in considerazione da altri enti è anche il primo docufilm proiettato alla Casa del Cinema. E’ proprio grazie alla Distribuzione Indipendente, infatti, che gli ‘Inti- Illimani, dove cantano le nuvole’ ha potuto mostrare la sua bellezza e profondità. Gancio ultimo, ma non ultimo con l’Italia è la presenza nel filmato di Daniele Silvestri, che di fronte al gruppo che ha fatto parte della sua vita, come colonna sonora torna bambino e mostra senza filtro il suo sincero affetto per la loro musica. E’ proprio infatti attraverso i ricordi, i cuori e le voci dei protagonisti del filmato che prende forma un quadro completo, omogeneo, pieno di valori e carico di emozioni; un quadro che certamente risiede silenzioso, in tutti noi.

domenica 20 novembre 2011

IMMORTALS


Grecia antica.
Qui si lotta per l'immortalità, si lotta per essere IMMORTALS!
Il re Iperione mette a ferro e fuoco intere città, alla disperata e ossessiva ricerca dell'arco di Ares, che gli serve per liberare i Titani imprigionati da Zeus, nel monte Tartaro. Gli dei osservano inermi i percorsi di vita umani, senza poter intervenire per non infrangere il libero arbitrio, ma non tutti sono d'accordo con l'inazione. La dea Atena prima fra tutte mostra chiari intenti di fermare il folle re, che stermina innocenti senza ritegno e di aiutare il giovane Teseo, semplice contadino ma istruito sin da bambino alla guerra, nel formare un esercito da lui guidato che sconfigga Iperione. Zeus, che si mantiene saldo sul divieto assoluto di intervenire è in realtà colui che, sotto le vesti di un vecchio amico di famiglia di Teseo, aiuta il ragazzo a divenire il semidio che in realtà è, perché concepito dal dio Poseidone che ha violato la madre del giovane. L'oracolo predice in una notte, la sconfitta di Iperione e/o l'alleanza di questo con Teseo e viene immediatamente catturato dal re per avere più informazioni. Nel medesimo tempo, Iperione va nella città di Teseo, dove assassina la madre scatenando le furie del giovane, che giura di vendicarla. Cosi ecco la situazione:
Iperione da la caccia a Teseo, xkè sa che questo può schiacciarlo;
Teseo da la caccia a Iperione per vendicare la madre;
l'oracolo da la caccia a Teseo per portarlo sulla strada giusta e
gli dei restano a guardare.
Il cambio avviene quando Teseo viene catturato da Iperione e messo a lavorare nelle miniere di sale, dove per c...aso incontra l'oracolo (una bellona da urlo, come al solito). I due fuggono insieme a un gruppetto di ribelli e hanno pure una relazione. Il passo verso la guerra è breve e questa è cruenta e sanguinolenta.
Chi vincerà? Quali saranno le sorprese?
Uscito l'11 Novembre scorso diretto da Tarsem Singh ha come interpreti principali Henry Cavill nel ruolo di Teseo, Freida Pinto in quelli di Fedra(l'oracolo), Kellan Lutz in Poseidone e Mickey Rourke in Iperione.
Non posso evitare di dire che è un film commerciale, abbastanza vuoto e fine a se stesso; molto simile negli effetti speciali e anche un po, nella trama a '300'. I fattori che mi fanno invece dire che è un film 'guardabile' sono proprio gli stessi effetti speciali, stupefacenti più che speciali, vasti, profondi, pienamente coinvolgenti. Anche il sangue ha un altro sapore e non è 'splatter', ma con significato in ogni sua goccia. Terribile la scena del toro di metallo sul fuoco, che contiene le sorelle dell'oracolo imbavagliate; semplicemente divina la scena di Poseidone che si tuffa nell'Oceano per aiutare Teseo...ASSOLUTAMENTE DA FOMENTO il discorso di Teseo all'esercito di fronte a quello di Iperione!
In sintesi...il film poteva essere sviluppato diversamente, ma non hanno avuto la sufficiente voglia di farlo.