martedì 5 luglio 2011

Ultimo Tango a Parigi

Sapete quando si dice 'guardo il cielo e mi consolo pensando che lo stesso cielo, lo stai guardando anche tu?'
In questo caso non si parla di cielo, ma di un appartamento, un appartamento in affitto in Rue Jules Verne, a Passy, Parigi.
Jeanne è una ventenne ribelle, impertinente e romantica e cerca una casa per lei e il suo fidanzato, un giovane regista emergente. Nello stesso appartamento conosce Paul, uomo oscuro, silenzioso e misterioso, che instaura con la ragazza una relazione sessuale, già dopo pochi minuti il loro incontro. Jeanne turbata, ma affascinata nel medesimo tempo si reca all'appartamento ogni giorno, dove puntualmente trova Paul ad aspettarla. I due cominciano cosi una relazione clandestina e avvolta nel mistero delle rispettive vite, lontane e severamente segrete quando si incontrano; ma è una relazione sana? E' una relazione d'amore? E' solo sesso? Cosa c'è dietro la pesantezza di Paul e l'aria naif di Jeanne?

Regia di Bernardo Bertolucci del 1972, con Marlon Brando nei panni di Paul e Mary Schneider in quelli di Jeanne, la pellicola rappresenta una fantasia sessuale dello stesso regista, fatta su una sconosciuta incontrata per strada e descrive il "silenzio" che due persone vivono al loro primo incontro. Quel 'quid' che scatta quando due persone sono sole, lontane da presentazioni ed etichette sociali; quella conoscenza fatta a livello sottile e, appunto, silenziosa.
Paul è a mio parere, il protagonista indiscusso della vicenda, materializzato dalla presenza di Jeanne, certo, ma è colui che muove gli avvenimenti a livello pratico e d'intenzione. Nel film egli fa un viaggio di redenzione; cerca dapprima un luogo scuro e abbandonato da tutti dove rifugiarsi e affogare i suoi dolori, poi arriva Jeanne che gli fa letteralmente entrare la luce e lo costringe a una reazione, a un risveglio e in ultimo sfoga la sua disperazione e depressione nel sesso con lei. Lui 45'enne, lei 20'enne; due mondi diversi che però condividono lo stesso senso di alienazione nei confronti della vita e dei fatti della vita, come la morte. Una pellicola cosi, scura e profonda, ma alleggerita dalla musica di Gato Barbieri e dalla fotografia di Vittorio Storaro, che conferiscono poesia e magia alla storia. Certamente un film apprezzabile dopo una sua multipla visione, perché all'inizio può apparire piatto e privo di senso. Numerose le scene di sesso, talvolta forse troppo esplicite, che OVVIAMENTE hanno creato scandalo in Italia all'uscita nelle sale, tanto da arrivare a un sequestro della pellicola e a numerosi impicci legali --.--'' ( com'era?? 'Viva l'Italia?'......mah...)
Film come questi fanno storia! E ricordiamoci che parliamo degli anni '70, dove il sesso era davvero affatto tabù --.--''

5 commenti:

  1. D'accordo con te praticamente su tutto, gran film, complesso, profondo e da rivedere almeno un paio di volte per poterne apprezzare appieno la complessità.

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  2. ^^ ne avevo sentito tanto parlare e pensa te, più per la storia d'amore che per le scene di sesso...spero che un giorno l'Italia la smetta di chiacchierare e di farsi riconoscere a livello mondiale x queste cose!Bacio fra e grazie per il tuo commento!

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  3. Brava Vale, sto blog diventa sempre più interessante e ben scritto!

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