giovedì 23 settembre 2010

SPEAK, le parole non dette


Quali segreti potrà mai nascondere una ragazza di 14 anni, che non parla mai con nessuno?
Interrogativi silenziosi che aleggiano involontari, nelle menti degli adolescenti.
Quante volte, al liceo, ci è capitato di veder passare ai bordi dei corridoi, quei tipi strani, silenziosi e quasi oscuri, che camminano svogliatamente con lo sguardo perso nel vuoto? Ci chiedevamo chi erano, cosa facevano nella vita, quali erano le loro passioni, cosa gli piaceva, cosa odiavano e soprattutto, cosa li faceva stare in quel modo. Ma non glielo dicevamo. O magari eravamo noi?
Un fantastico specchio di questa piccola società, che vive tutt'ora nei licei del mondo, ci viene proposta da Jessica Sharzer e dal suo 'Speak, le parole non dette' tratto dal libro omonimo di L. H. Anderson. Un'interpretazione realisticamente dolorosa di Kristen Stewart, ci porta nel liceo di Merryweather, dove un terribile segreto celato da una ragazza, Melinda Sordino sta per aprirci il cuore e la mente. Lei è magrissima, volto pallido seminascosto da capelli rossi arruffati e occhi segnati da lunghe notti passate in bianco. Il suo dolore...nessuno lo conosce, nessuno si sofferma a chiederle cosa le è successo, perchè è tanto cambiata, perchè l'ha fatto...
Aveva molte amiche, Melinda Sordino; si facevano chiamare 'Le acqua e sapone' ed erano: Melinda, Rachel, Nicole e Ivy. Melinda e Rachel erano inseparabili da nove anni e avevano condiviso ogni cosa. Non si direbbe, ora che Rachel frequenta il gruppo degli European, si fa chiamare Rachelle, sottolineando le sue origini francesi ed esce con LUI.
LUI dà ancora brividi a Melinda e la gela come un forte vento del Nord. Le altre gli vanno dietro come cagnolini da riporto e le sue parole sono oro su di loro. I bagni della scuola si trasformano in pagine di metallo, dove scorrono intere conversazioni: 'tizia è un puttana', 'perdonami', 'ti amo', 'sei bellissima', numeri di telefono cancellati con le chiavi e puzza, tipica puzza da bagno perennemente intasato e non lavato. I professori sono preda facile per i nomignoli di Melinda e sembrano aderire perfettamente ad essi, come fossero personaggi di un cartone animato, dove c'è il buono, il cattivo e gli aiutanti. I compagni di classe emancipano Melinda per una chiamata; le tirano palle di purè in mensa, le fanno cadere i libri a terra nei corridoi, le attaccano cartelli con su scritto 'spiona' dietro la schiena e Melinda resta zitta, non parla, si morde le labbra fino al sangue, si colora di scuro le unghie, si chiude in uno stanzino e non esce per ore. Non parla nemmeno quando un compito assegnatole era quello di parlare di un suo tema sulle suffragette; si fa mandare dal Preside e finisce ai doposcuola estivi. Melinda ha tanto da dire, ma non parla; non lo fa perchè nessuno l'ascolterebbe, nessuno le crederebbe. Nessuno la conosce, nemmeno i suoi genitori, nemmeno sua madre, che le regala un ridicolo maglione e pretende che se lo metta, senza nemmeno immaginare che non sia adatto a lei. Melinda è sola, o crede perlomeno di esserlo ed è decisa a lasciar morire in lei quel segreto che lentamente la sta uccidendo. Le lezioni di Educazione Artistica sono l'unico medicinale a tutto quel dolore e il prof. Freeman sembra essere l'unico essere umano realmente interessato a lei...la incuriosisce. Il prof. Neck, invece è il cattivo della storia; si aggira per i corridoi come un segugio e abbaia a tutti i ragazzi che gironzolano senza scuse o 'permessi'. Ce l'ha con Melinda, la crede una delinquente e fa discorsi razzisti e xenofobi durante le sue lezioni suscitando l'indignazione di David Petrakis, allievo aspirante medico e/o avvocato, compagno di lezioni di Melinda. David Petrakis è il nuovo eroe di Melinda, l'unico che è stato in grado di fronteggiare il cane-Neck. Ma il dolore non le passa e continua a tormentarsi.
Riuscirà a guarire? E come farà?
Le tipiche difficoltà del liceo elencate una per una e messe in scena con crudo realismo, tanto da farci sentire ancora partecipi di quella realtà. Il bigottismo, l'ottusaggine, le discriminazioni, il classismo, lo snobbismo, il razzismo, l'ingiustizia e quei cazzo di gruppi che chi se li scorda? Il peso di un grande dolore ci fa sentire chiusi in uno stanzino, dove c'è silenzio, tanta rabbia e vergogna, dove i sentimenti ci sono, eccome, ma non possono uscire per paura. La PAURA è il nemico più grande da affrontare, lo è a tutte le età, figuriamoci a 14 anni, figuriamoci per una come Melinda.

3 commenti:

  1. Complimenti, bella recensione!
    Mi hai fatto venire voglia di vederlo..

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  2. E finalmente inizi ad usare dei font che risultano leggibili!! (Personalmente ti consiglio il Garamond) :-P

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  3. -.-''
    La mia è un'ottima recensione! >.< E i miei font sono originali e divertenti!!!PPPPPRRRRRRRRRRR
    Ps.Te lo devi assolutamente vedere, ma considera che è in lingua madre, non è stato tradotto in ita, ci sono o sottotitoli però..

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