venerdì 3 giugno 2011

RAGAZZE INTERROTTE

-A volte, l'unico modo per rimanere sani di mente è diventare un po pazzi-

Susanna Kaysen è una diciottenne apparentemente normale; un'aspirante scrittrice, introversa e riservata, che vive un rapporto conflittuale con i genitori, "inquadrati", poco presenti, conformisti e dediti molto più all'apparenza, che alla sostanza. Quel genere di persone insomma, che hanno difficoltà a vedere e poi ad accettare cose, che sono al di la del loro naso. Susanna ci sta stretta in questo nucleo familiare e si mostra insofferente nei confronti della vita, gettandosi in relazioni bislacche, come quella con un professore del liceo, o fuggendo da relazioni invece "normali", come quella con Toby. Non ultimo, si rifugia spesso in un mondo mentale, tutto suo. Una sera finisce in ospedale dopo aver inghiottito un flacone di aspirine miste a vodka e in seguito a questo incidente (?) viene mandata al Claymore Hospital, una clinica per le cosiddette 'ragazze interrotte', ovvero tutte quelle ragazze colpite da un trauma nella loro vita, che le ha appunto arrestate in quella fase. Nella clinica, Susanna si relaziona con donne ridotte in condizioni decisamente peggiori delle sue: c'è chi è anoressica, chi bulimica e dipendente dal Valium come Daisy, chi è rimasta una bambina come Peggy, altrimenti detta 'Torcia', a causa delle sue ustioni che le hanno sfigurato il viso. C'è poi chi è sociopatica, come Lisa, chiaramente 'il capo' delle matte, sexy, affascinante, sarcastica, pungente, glaciale e bollente allo stesso tempo; una personalità attratta e che fa attrarre Susanna. Le due, in breve diventano amiche e complici in quelle che saranno palesi dimostrazioni di ribellione, nei confronti della clinica e del mondo che le ha emarginate ed etichettate in quel modo, ma l'occhio attento e il buon cuore dell'infermiera Valerie tenteranno di riportarle in carreggiata.

Uscito nel 1999 sotto la regia di James Mangold, il film è tratto dal diario della stessa scrittrice Susanna Kaysen 'La ragazza interrotta'. Interpreti principali della pellicola sono: Winona Ryder nel ruolo protagonista di Susanna, Angelina Jolie in quello di Lisa, Brittany Murphy in quello di Daisy, Clea DuVall interpreta Georgina e Whoopi Goldberg, l'infermiera Valerie.

Susanna ha la sindrome Borderline ed è sessualmente promiscua, definizioni non sufficienti però, a convincerla della sua follia, che messa a confronto con le altre è decisamente poco rilevante. E' la più lucida, la più presente a se stessa, la più normale, se vogliamo.
Il legame che instaura con Lisa è il classico legame di amore-odio, che prova un protagonista per il suo alter ego. Lisa, infatti non ha peli sulla lingua, ottiene sempre ciò che vuole, dice sempre tutto ciò che pensa e non ha pudore o contegno. E' lei a scappare più e più volte dalla clinica per qualche giorno di libertà, ed è sempre lei a coinvolgere Susanna nei suoi guai. Lisa si definisce 'libera' proprio per queste sue caratteristiche fuori dalle righe e soprattutto dal contesto, proprio perché è consapevole dei suoi problemi e non teme di mostrarli come parti integranti di se stessa; Susanna invece, che definisce libere le persone fuori dalla clinica e non riesce ad ammettere a se stessa che ha qualcosa che non va, prima idolatra l'amica bionda, poi le va contro, in forma di rifiuto. Il monologo iniziale ci dice una cosa molto importante, per la valutazione del film:
'Avete mai confuso il sogno con la vita, o rubato qualcosa pur avendo i soldi in tasca? Siete mai stati giù di giri, o creduto che il vostro treno si muovesse, quando invece era fermo? Forse ero pazza e basta, forse erano gli anni sessanta...o magari ero solo una ragazza interrotta'.
Ci vien detto che erano gli anni sessanta, anni di boom economico, anni di convenzioni, anni di conformismo, anni in cui si definisce l'America del buon costume, ovvero tutta quella fetta di popolazione, che vive in canoni ben precisi, come per esempio, quello della 'famiglia delle pubblicità'. Ed è proprio per questa fetta d'America, che ragazze leggermente diverse vengono rinchiuse in cliniche e anestetizzate con pillole ed elettroshock; è proprio per questo, che una come Susanna finisce li dentro, perché è una macchia scura troppo grande per la famiglia in cui è nata e per gli amici che questa frequenta.
Personaggio- chiave è Daisy, bulimica, infantile, ostile alla gente e al cibo che non sia il pollo della rosticceria di suo padre; Daisy è l'esempio lampante, che dimostra le pecche di quella famosa fetta d'America. Benestante, viziata, ha tutto quello che vuole, ma si vive un rapporto morboso e malato col padre, che la violenta e che, una volta dimessa dalla clinica, la chiude in un bell'appartamentino con tanto di gatto, dove va costantemente a trovarla. In un monologo agghiacciante, Lisa getta Daisy con le spalle al muro, la fa cadere in una trance devastante che la porterà al suicidio (?) e proprio in questo punto ho un dubbio. Sembra che la morte di Daisy sia un suicidio, ma c'è un dettaglio che mi fa pensare che è stata Lisa ad ucciderla. Quando infatti Lisa e Susanna scappando dalla clinica, si rifugiano a casa di Daisy, Lisa per ruffianarsi la ragazza e permetterle cosi di restare, le regala un bracciale di perline colorate e al momento della morte, il bracciale è al polso di Lisa. Voi sapete dirmi di più?
Parentesi dubbio a parte, il film è fatto bene, anche se avrei sottolineato un po di più la relazione tra Susanna e i suoi genitori e fa stare col dubbio 'è matta davvero o non lo è?' per tutta la sua durata e direi anche oltre. E' notevole l'interpretazione di Angelina Jolie, che a mio avviso si riconferma come bravissima oltreché bellissima. Per l'interpretazione della Ryder invece, aggiungo un'osservazione personale: nulla togliendo alla sua bravura magnetica fa sempre lo stesso ruolo e mi sta annoiando parecchio! Stesse espressioni, stessi identici movimenti di bocca; stesso personaggio delicato ma fascinoso, mistico e sull'orlo della pazzia che non sorprende più.

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