domenica 25 agosto 2013

Sabbia

E avevo i pantaloni bianchi risvoltati, come quelli delle pubblicità;
come quelli che stanno bene,
perché io lì stavo bene, irrequieta, ma bene.

Le infradito impanate in qualche angolo di scoglio, vicino alle tue..
ma non troppo, per non disturbare.


Le tue impronte da gigante, pesanti sulla sabbia fresca
inseguivano traiettorie a me sconosciute ma ben definite e io,
io inseguivo te.
Le mie erano tracce fugaci, 
come di un folletto,
confuse, veloci e senza senso.

Sapevo che avrei dovuto memorizzare tutto di quel momento e ancora lo porto dentro.

Il ronfare del mare caldo,
la brezza che mi scompigliava la chioma.


La quiete di noi due..


Avevo paura di infastidirti, ma tu eri un punto d'attrazione troppo forte.
Ti giravo intorno quasi nauseando me stessa, saltando da roccia a roccia per racchiuderti in un abbraccio più grande di me;
spaventata,
col cuore a mille,
incuriosita,
fragile e contenta come una bambina.

Raro e strano quanto due estranei possano parlarsi non dicendosi assolutamente nulla.
Forse è proprio in quei casi che si parla di riconoscimento, di incontro animico.

Mi piaceva stare con te, ma mi piacevano ancor di più quei nostri silenzi;
lì si stava bene.

Nessun commento:

Posta un commento