sabato 19 febbraio 2011

'Provaci ancora, Sam'

Sam, un critico cinematografico viene mollato dalla moglie. Il nostro protagonista, si mette allora nelle mani della coppia dei suoi migliori amici, Linda e Dick, che cominciano a presentargli una ragazza dopo l'altra, per risollevarlo, ottenendo però risultati catastrofici. Sam vive, infatti, costantemente con il confronto col suo eroe preferito, Humphrey Bogart, dal quale egli vorrebbe assorbire atteggiamenti, modi di fare e parlare, per essere un "vincente" con le donne. La sua indole però è l'esatto opposto del protagonista di Casablanca; è infatti goffo, emotivo, maldestro e sensibile. La sua depressione raggiunge livelli sempre più alti e cosi la sorta di dipendenza verso Linda, moglie del suo migliore amico, con la quale Sam riesce a sentirsi pienamente a suo agio, perché non sente di dover essere qualcuno di diverso da se stesso. Questo attaccamento sfocia inevitabilmente nell'amore e i due si vivono una notte di ardente passione, tutto alle spalle dell'indaffaratissimo Dick, che non ha mai tempo per la sua bella moglie. Linda soffre molto la mancanza di attenzioni del marito e trova Sam simpatico e premuroso; con lui ha modo di riscattarsi come donna e come moglie. Sam ha d'altro canto la possibilità di sperimentarsi per ciò che è realmente, senza maschere, ne schemi pre-costruiti e falsi.
Come in altri film di Woody Allen, anche qui il protagonista (che è Allen stesso) è un soggetto dal carattere fragile e bisognoso di un percorso di crescita e di auto-rafforzamento. E' anche qui dipendente dalle pillole e dallo psichiatra, un uomo chiuso nel suo mondo, che è contemporaneamente casa e lavoro. Il fatto che da sposato proponesse alla moglie sempre e solo di andare al cinema è una chiara prova di ciò che ho appena detto e che la moglie dopo soli due anni di matrimonio ha fatto le valigie e lo ha mollato, dicendo che vuole vivere è una logica conseguenza! La trama della vicenda è ciclica, perché inizia con alcune scene di Casablanca e finisce con la ricreazione della scena finale del suddetto film.
Il finale è secondo me la parte più significativa, perché mostra l'originalità della testa che sta dietro alla pellicola. Linda è ora contesa tra suo marito e il suo migliore amico; ma senza troppi sforzi attua una scelta. Come disse Sartre: 'il faut choisir, il faut toujours choisir' sarebbe a dire 'bisogna scegliere, bisogna sempre scegliere', mai mantenersi nella non-scelta, mai finire tra gli ignavi, perché sono coloro che non hanno avuto il coraggio di dare una svolta alla loro vita, in un verso o in un altro. Ed è bello come Linda arriva a questa scelta: si pone una semplice domanda e ascolta attentamente la risposta che le giunge dal suo cuore. Sarò sentimentale, vedetela come volete, ma è qui che si cela poi, il nocciolo della questione! Non ha chiamato un indovino, non ha fatto chissà quali casini, o impicci; non ha messo in mezzo nessuno e non ci sono stati pomposi discorsi o monologhi: si è semplicemente fatta una domanda. Ha risolto la questione con l'unica persona con la quale era giusto parlarne: se stessa. E' un concetto da non sottovalutare, questo , per la valutazione di questo film, dalla trama vista e rivista, molto semplice, ma estremamente divertente e dai profili psicologici dei personaggi ben definiti. Il film è stato diretto da Herbert Ross, nel 1972 ed è tratto da una delle commedie di Allen, che lo hanno portato poi, al successo. Nell'originale, il protagonista si chiama Allan Felix, ma nella versione italiana è stato ribattezzato Sam , per aiutare il pubblico nella comprensione del riferimento alla celeberrima frase di Casablanca: 'Play it, Sam'.

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