sabato 12 febbraio 2011

La Rosa Purpurea del Cairo di Woody Allen


Anni '30, New Jersey, la crisi economica e la mancanza dilagante di lavoro atterrano l'America. Cecilia, una semplice ragazza che fa la cameriera in un ristorante, ama profondamente il cinema e tutte le sere va al Jewel, perdendosi nelle pellicole. S'innamora perdutamente de 'La rosa purpurea del Cairo', in cui la ragazza nota il protagonista, Tom e comincia a sognare a occhi aperti. Magicamente, una sera, Tom nota a sua volta la ragazza e decide di uscire dallo schermo, per realizzare il suo sogno d'amore e libertà. L'attore che interpreta Tom, Gil, sente minacciare la sua carriera, perché in seguito alla follia del suo personaggio, anche negli altri cinema del paese, si verificano casi strani. Cosi parte alla volta del New Jersey, dove fatalmente incontra Cecilia, che nel frattempo ha deciso di viversi l'avventura con Tom, anche per sfuggire a un matrimonio ormai fallito e si crea non un triangolo d'amore, bensì un quadrato! Ora Cecilia è desiderata da ben 4 uomini:'Fino a ieri nessuno mi amava e ora...'
Woody Allen inscena l'amara storia della romantica Cecilia creando un personaggio in cui il pubblico può facilmente personificarsi e con esso gioire e piangere. Cecilia è giovane, si è sposata troppo presto e forse, con l'unico uomo che ha incontrato, che si è però dimostrato scansafatiche, egoista, violento e infantile. Il suo matrimonio è palesemente finito, ma non ha il coraggio di uscire dalla porta di casa e di non tornare più. E' infatti consuetudine che nelle liti tra i due, lei finisca per fare le valigie e uscire, x però sempre ritornare, tanto che il marito stesso non la prende più seriamente in considerazione. Cecilia è anche enormemente stupida e illusa; crede nell'amore delle favole e dei film e ci crede talmente tanto, che usa il Jewel come "macchina del tempo", per abbandonare una realtà che detesta. L'incontro con Tom le ridà colore alle guance e la speranza che forse, anche per lei esiste una fetta di felicità. Ma la realtà, concetto sul quale ruota poi l'intero film è ben più complicata di quanto si pensi e scegliere poi, tra questa e la finzione è assai difficile. Tom non è soltanto 'la magia' del film; è la magia di Cecilia; è la sua opportunità, forse l'unica, forse l'ultima, per cui è giusto che la ragazza provi quel brivido di paura, quando si ritrova a scegliere tra lui e Gil, che improvvisamente le si dichiara. Il marito di Cecilia, Monk è legato a lei da un solo, singolo filo: il bisogno.Senza Cecilia, Monk non potrebbe neppure sopravvivere; è infatti lei a pagare il vitto e l'alloggio! Monk ripete spessissimo il bisogno che ha di lei durante tutta la pellicola e fa rosicare quanto invece lei non noti minimamente quella parola! E anzi, la prende in considerazione come motivo per cui restargli accanto... come a dire:'Pooovero lui! Ha bisogno di me!' Frase pericolosissima d'altronde, anche ai giorni nostri, che ci convince malignamente a viverci situazioni tossiche, per non prendere il coraggio a 2 mani e affrontare invece l'ignoto, che x quanto possa spaventare è senza dubbio meglio del vecchio-tossico! Ovviamente è un gioco doppio; è quello della vittima e il carnefice. Il bisogno di Monk fa presa sulle insicurezze di Cecilia e sul grande bisogno che ha questa, di sentirsi utile, indispensabile. Allen è anche qui, intimista e analitico e dimostra di saper giocare bene le sue carte incarnando e incastrando ruoli e personaggi, in una meccanica infallibile. La finzione è rappresentata non solo da Tom, ma anche dal resto del cast del film, che invece resta sullo schermo del Jewel, in attesa del protagonista, per poter andare avanti. La finzione è messa in risalto dalla realtà cruda e dura, da qui, chiaro perché Allen abbia scelto il periodo della crisi economica.Da notare anche le reazioni del pubblico, che resta sbigottito dalla fuga di Tom e che 'vuole il finale di ieri l'altro; vuole che finisca con il finale che conosce, non con un altro'; chiaro segno della tendenza umana a scegliere il già conosciuto, piuttosto che incuriosirsi all'ignoto.

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